Sea Adventure A.S.D. Associazione gommonautica sportiva dilettantistica
affiliata al C.S.I. (Centro Sportivo Italiano)

In origine questo raid avrebbe dovuto prendere il nome di Ciprus 2018, poi, per problemi legati al ritardo nella consegna della carena e relativa coperta si è trasformato nel raid Rodi 2018 con conseguente cambio del percorso oltre che della meta. In questa occasione l’associazione Sea Adventure ha aderito al progetto Emergenza Plastica nata per indurre la Comunità Europea a ridurre al minimo l’utilizzo di borse ed accessori plastici.

1° tappa Venerdì 27 Luglio: alle 08.45 il Prince 23 Sport Cabin lascia le banchine de Il Pontile di Genova Pegli con rotta sul Marina di Pisa; il vento è sui 10 nodi ma il mare si muove con un'onda scomposta evidente residuo dei temporali che si sono susseguiti nei giorni precedenti; le miglia da percorrere sono circa 80, come a dire un inizio tranquillo prima passare a tappe più impegnative. Durante la prima ed unica prova della durata di mezz'ora effettuata sul lago di Lecco abbiamo tarato l’altezza del mini bracket Seastar ottenendo, a pieno carico con un'elica a tre pale da 15" 3/8 x18", una velocità max di 41.1 nodi a 6.200 giri. Ora, non so se sia il maggior sostentamento offerto dall’acqua salata o la mancanza della zavorra umana, Claudio (Aiello) e Giovanni (Micheli) che erano con me durante la prova, ma l’impressione è che il motore sia piuttosto alto e stasera cercherò di abbassarlo di un paio di cm. Nient'altro da segnalare se non che il rabbocco del carburante è di 130 litri e considerando che alle 78 miglia di oggi vanno aggiunte le 20 miglia navigate nella prova sul lago e lo spostamento dal Marina di Varazze al Pontile di Genova Pegli, il risultato finale è di 1.32 litri per un miglio, discreto e da migliorare.

2° tappa: ieri l’amico e concessionario Honda Emiliano Marchi ha fatto un rapido check up sull’Honda mentre io ho abbassato il piccolo bracket della Seastar ed oggi sono curioso di vedere se i consumi miglioreranno. La partenza avviene piuttosto tardi a causa della dimenticanza del conformità del motore, che è stato spedito dal cantiere ed è arrivato stamattina alle 09.30, quindi, motore in moto e rotta sul Marina Riva di Traiano. Il mare è tranquillo ed è pieno di barche e barchette in navigazione o ferme a pescare mentre nel canale di Piombino c'è la consueta maretta ma non così importante da costringermi a tirare indietro la manetta del gas. La rotta mi porta al traverso del Giglio che è ormai priva di quell’enorme cetaceo d'acciaio della Costa Concordia sdraiata a lato del porto. Alle 15.30 entro a Riva di Traiano e mi fermo subito a fare il pieno che conteggia 154 litri che divisi per le 126 miglia navigate oggi danno un bel 1.22 lt/miglio; la miglior performance odierna è stata di 23 nodi con un consumo di 25.6 litri, un risultato che fa ben sperare per il prosieguo del raid.

3° tappa: sono le 08.00 quando l’Honda fa sentire la sua voce ed il Prince lascia la banchina di transito del marina di Riva di Traiano con rotta diretta su Napoli. Il mare è buonissimo ed il vento è latitante, quindi, manetta a 3.800 giri e via a 23 nodi. Il caldo è asfissiante e le miglia passano pigre lasciando dietro Nettuno, Anzio ed il promontorio del Circeo da cui tiro l’ultimo bordo sul canale di Procida. L’idea iniziale era fermarmi a Baia dagli amici del circolo Baioz ma il gentilissimo invito arrivatomi dalla famiglia Marinelli, mi ha permesso di ormeggiare e dormire in uno dei più pittoreschi borghi marinari del mondo, Mergellina e, per ben completare l’opera vado a cena nel ristorante Ciro a Mergellina. Quando entro in questo tempio della cucina partenopea mi dirigo subito alla cassa e lui è lì, brizzolato ma sempre lui, l’ex gommonauta che ora si dedica ad imbarcazioni ben più sostanziose; la domanda che mi faccio è “sono passati un po’ di anni, chissà se si ricorda di me ?” E invece mi riceve con un sorriso ed un “benvenuto Comandante Adventure, cosa ci fai da queste parti…” Per i più curiosi dirò che ho cenato con un polpo e patate e delle linguine alla Ciro, ovvero, vongole, gamberetti e pomodori pachino, oltre a qualche altro ingrediente che ha reso indimenticabile questo piatto.

4° tappa: ieri non ho potuto fare carburante perché era Domenica ed il distributore di Mergellina ha chiuso i battenti alle 13.00; stamattina l’apertura è alle otto ed io sono il primo ad arrivare sotto alla banchina ma le cose qui non sono mai semplici come dovrebbero visto che la pompa non pompa perché durante la sosta si è scaricata la tubazione ed ora va ricaricata. Pare un gioco di parole ma così stanno le cose e, visto che il gestore è solo lo aiuto nelle manovre di stacca/attacca la pompa e soltanto alle nove riesco ad uscire dal porto e puntare su punta Campanella; anche oggi il mare è clemente e di vento non se ne sente neppure un alito, soltanto il caldo riesce a rendere molto faticosa una navigazione che altrimenti sarebbe da sogno. La meta doveva essere Bagnara Calabra, un porticciolo sito una quindicina di miglia a nord di Reggio Calabria ma all'arrivo trovo il distributore chiuso a data da destinarsi ed il porticciolo in stato di penoso abbandono. Stanchissimo per le tante miglia e per il gran caldo riprendo la navigazione e faccio il mio ingresso nello stretto di Messina per approdare finalmente a Reggio, dove il distributore funziona e mi viene assegnato un posto di transito nei pontili sul lato sud. Oggi ho percorso 187 miglia ed il pieno è stato di 215 litri per un consumo di 1.15 litri per miglio! Ora si comincia a ragionare…

5° tappa: sono le 07.30 e oggi è il primo giorno che riesco a partire in un orario consono; metto il naso fuori dal porto ed entro nello stretto dove ci sono una decina di nodi di vento da nord che spingono sulla poppa del Prince che facilitano il lavoro dell’Honda, che fa segnare consumi da 40 hp. Aggiro la punta dello stivale e tutto continua a procedere per il verso giusto sino all’inizio del golfo di Squillace, dove una piccola onda maligna inizia a stamparsi sul mascone di sinistra del gommone; in brevissimo tempo la piccola onda si trasforma in un’onda sul metro e mezzo di altezza che viene a cozzare sulla prua del Prince con sempre maggior violenza. La velocità passa rapidamente da 23 nodi a 18, poi a 15 e finisco per dover scendere sino a 10 anche se il mare peggiore mi aspetta al momento di scapolare Capo Colonna dove le onde, ancora più alte ed appuntite, sembrano arrivare da ogni parte. Per fortuna le miglia che mancano al porto di Crotone sono poche e dopo una mezz'ora di sofferenza entro nel cono di copertura del golfo e posso riportare il gommone ad una velocità quasi normale; in tutto questo bailamme l’unico oggetto di bordo che ha riportato conseguenze è la bussola che è rimasta inchiodata di sghembo e non funziona più.

6° tappa: alle 06.30 lascio a malincuore le ospitali banchine dello Yachting Kroton Club con rotta su Argostoli (Cefalonia), tappa obbligatoria vista la presenza del monumento dedicato ai caduti della Divisione Acqui. Nei quattro giorni passati in porto ho potuto testare il carica batterie della Quick che ha mantenuto perfettamente il livello delle due batterie di bordo. Ieri ho partecipato alla manifestazione dedicata all'avvicinamento dei giovani alla motonautica promossa dallo Yachting Kroton Club, da Maresport e da WindLife sotto il patrocinio della FIM; è stata una vera festa per i numerosi ragazzini che vi hanno partecipato e che hanno potuto provare l'ebbrezza della guida dei due gommoncini appositamente attrezzati per loro. Una leggera brezza sulla poppa favorisce la placida navigazione del Prince mantendo bassi i consumi dell'Honda anche a pieno carico; a parte il gran caldo nessuna problematica particolare richiede la mia attenzione se non il controllo della rotta. Otto ore dopo la partenza entro nel profondo fiordo che porta alla città di Argostoli dove vado ad ormeggiare dietro il distributore stradale dell'amico Denis per fare il pieno; quì si va sempre a taniche ma lui è velocissimo e mezz'ora dopo il problema benzina è solo un ricordo. Ancora una volta prendo in prestito il vetusto ma efficientissimo motorino Honda del Denis per andare a rendere omaggio al monumento eretto a ricordo dei nostri soldati barbaramente fucilati dagli ex alleati tedeschi.

7° tappa: la meta di oggi è Pylos, l’antica baia di Navarino, citata anche da Jules Verne nel suo epico 20.000 leghe sotto i mari, libro che avrò letto qualche centinaio di volte; tengo la rotta esterna all’isola di Zante perché voglio scattare un paio di foto alla famosa spiaggia del relitto da inviare all’amico Roberto Sorrentino che arriverà qui tra qualche giorno. La navigazione scorre tranquilla sino a circa 60 miglia dalla meta quando mi accorgo che il timone agisce sempre più lentamente nelle virate verso destra ed una decina di miglia dopo il difetto aumenta ancora complice il classico rumore dei pistoncini che emette la pompa quando il livello dell’olio è basso; a questo punto non mi resta che fare gli scongiuri e sperare di riuscire ad entrare in porto senza ulteriori problemi. Per fortuna riesco a trovare ormeggio alla murata, posizione che faciliterà il travaso di carburante con le taniche.

8° tappa: ieri l’uomo delle taniche, ovvero il rifornitore di benzina, mi ha procurato un kg di olio per pompe idrauliche che è servito per rabboccare la pompa, anche se di perdite non ne ho trovate né nei raccordi della pompa stessa, né in quelli del cilindro di movimentazione. Lascio l'ormeggio e pare sia tutto ok anche se non ne sono troppo convinto perché non riesco a capire dove sia finito l’olio che mancava dal circuito. Lasciata la protezione di Capo Maleas, l'ultima delle tre dita del Peloponneso, l’Egeo inizia a far sentire i morsi delle onde che per fortuna arrivano al traverso e che il binomio Prince /Honda regge benissimo mantenendo un'ottima media; l’unica problematica continua ad essere la timoneria che dopo le 153 miglia navigate per arrivare a Milos si trova esattamente nello stesso stato di ieri prima del rabbocco. Altra verifica ma tutto sembra a posto anche se a posto non è. La lunga banchina galleggiante messa in funzione da qualche anno ospita numerosi yacht mentre l’isola è letteralmente invasa da turisti italiani e francesi e basta dare un'occhiata intorno per essere pervasi da un greve senso di nostalgia del tempo che fu.

9° tappa: la meta di oggi è Astipalea, l'isola a forma di farfalla, una delle mie preferite; esco dal lungo fiordo di Milos puntando il lato di SW perché voglio passare dinnanzi alla zona dei faraglioni; il vento soffia tra 6 e 7 Beaufort ed il mare è grosso e pieno di schiuma ma me lo trovo ancora al traverso e non posso che stupirmi quando leggo i 16/18 nodi che segna il Raymarine. Sono passate poco più di 6 ore e sono ormai a ridosso del lato sud della farfalla, il mare si è tranquillizzato così ne approfitto per fare pipì dalla plancetta ed il, chiamiamolo sesto senso, mi porta a passare un dito sul raccordo del cilindro della timoneria dove percepisco un leggerissimo velo di unto; ecco che di colpo tutto diventa chiaro: la lievissima perdita avviene soltanto quando il gommone è in navigazione ed il cilindro si trova a lavorare sotto sforzo, e la piccola perdita viene ripulita costantemente dall'acqua salata che ci sbatte sopra, mentre durante le manovre a lento moto la perdita d'olio non si verifica. Alle 14.00 entro nel porticciolo di Astipalea dove trovo un piccolo camion cisterna della Eko già pronto a farmi il pieno; terminata l'operazione rifornimento allento il raccordo incriminato, lo faccio ruotare avanti e indietro, poi lo richiudo con forza; a questo punto rabbocco il livello dell'olio e spurgo l'aria, ora sono quasi certo di aver risolto definitivamente il problema. A questo punto, per festeggiare degnamente l'opera compiuta, non mi resta che andare a cena in quella pittoresca trattoria con i tavoli sulla spiaggia.

10° tappa: oggi parto presto perché conto di arrivare a Rodi, giro di boa del raid; il mare è sempre grosso ma sino a che la rotta punta verso Est, il Meltemi riesco a contenerlo, i problemi, se non molla, sorgeranno da domani sulla via del ritorno. Dopo circa 60 miglia vento e mare calano e quando arrivo davanti al Casino di Rodi mi trovo a navigare su una tavola argentea. Sono le 13,00, ormeggio accanto ad un peschereccio che pare non esca da tempo e mi addentro nella città vecchia per scattare qualche foto e mangiare un gyros accompagnato da una birra Mythos da 50 cc. Un paio d'ore dopo riparto alla volta di Simi che dista una trentina di miglia e che ha il grande pregio di avere un meraviglioso distributore in banchina. Il caldo è devastante, le barche attaccate ai moli sono tantissime e solo grazie ad una botta di culo riesco a trovare un buon ormeggio davanti alla bancarella di un venditore di spugne, Per reintegrare i liquidi mi faccio tre granite giganti di fila al gusto di Mohjto. Oggi è andata benissimo ed una bella grigliata di pesce non me la può levare nessuno.

11° tappa: ore 07.00 motore in moto, qualche scatto fotografico alle coloratissime case con il tetto a punta di Simi poi giù la manetta verso l'isola di Amorgos. Le prime 50 miglia scorrono via bene grazie alla protezione che mi fornisce il lungo braccio della penisola turca di Mesudiye seguita da vicino dall'isola di Kos, ma attraversare il larghissimo canale che porta ad Amorgos è davvero dura, vento a 7/8 Beaufort e mare di conseguenza, tanto che il cuffiotto che racchiude il tendalino si apre sul lato di sottovento e devo fermarmi in mezzo a quel bailamme di acqua e vento per fissarlo con una cima. Alle 15.00, dopo 117 miglia, entro nel porto di Amorgos e ormeggio davanti ad un ristorante; uno dei camerieri dopo aver notato il sale che ho addosso si avvicina e mi aiuta nell'ormeggio, ora il minimo che posso fare è prendere posto ad un tavolo per una Greek salad no aguri, ovvero senza cetrioli, e una Mythos gelata. Con quel poco di english che conosco chiedo per fare benzina e lui, gentilissimo, telefona al benzinaio per farmi arrivare i 150 litri che mi necessitano per arrivare domani ad Atene. La sera ovviamente ceno qui e faccio conoscenza con il proprietario che mi sfida a mangiare la sua carbonara; beh, c'era un po' di panna ed il guanciale non era quello romano ma l'insieme era passabile e, soprattutto, la pasta era alla giusta cottura.

12° tappa: se riesco a sfangarla oggi dovrei poter dire che il più è fatto, questo almeno è il pensiero che mi frulla nel cervello al momento della partenza, il tutto senza minimamente immaginare quanta verità c'era in questa profezia. Le onde iniziano a martellare il Principe da subito, e sono alte, altissime e sempre frangenti. E poi c'è il vento, per lunghi tratti da 8 a 9 Beaufort che continua ad urlare senza sosta, con il piccolo parabrezza completamente coperto di sale che mi obbliga a togliere gli occhiali e srenza di essi se ne va l'ultima protezione dei miei miei occhi che diventano così color rosso fuoco. Ogni volta che posso mi giro indietro per vedere che i coperchi dei gavoni ed il tendalino siano serrati ma il gommone pare riesca a resistere alla tremenda furia di Poseidone. La furia dell'acqua arriva spesso anche dietro il riparo offerto dalla tuga ed anche il Raymnarine subisce l'allagamento con il risultato che spesso la schermata cambia ed un paio di volte mi scopro a sorridere quando mi accorgo che lo schermo si è posizionato sulla Groenlandia. A questo punto penso sia arrivato il momento giusto per spiegare il perché ho aspettato per giorni l'arrivo della nuova bussola in quel di Crotone: il GPS è pieno di salsedine e riuscire a vedere la direzione della prua del gommone è pura utopia mentre lei, la Ritchie (la bussola) è lì in bella vista, con la rosa perfettamente frenata e dopo ogni botta torna ad indicarmi la giusta direzione. Poche volte mi è capitato di affrontare un mare così potente e con un vento tanto devastante che non mi lascia un solo momento di tregua, anzi, il peggio lo trovo nel triangolo tra le isole di Syros, Kithinos e Kea dove non sono mai riuscito a superare i 6/7 nodi e le ultime ondate continuano a sbatacchiarci sino dinnanzi all'Olimpic Marina di Atene. Nei momenti di maggior difficoltà il pensare “ma che cazzo ci sto facendo qui in mezzo” è un classico anche se la risposta la conosco benissimo: sei qui, tu e lui, e lui è immensamente più potente di te e tu non puoi fare altro che difenderti preparando per bene la tua piccola imbarcazione e sfruttando i varchi tra le sue onde dosando l'acceleratore quando lo ritieni opportuno e cercando di sistemare ciò che cede; di contro, però, sai che quando entrerai in porto non c'è nient'altro al mondo che possa dar sfogo alla tua passione ed offrirti emozioni pari a quelle che stai vivendo.

13° tappa: stamattina c'è sempre vento ma la rotta è cambiata ed ora soffia sulla poppa di questo cabinatino, dico ino perché sul mercato italiano non credo ci sia altro su questa misura, che ieri ha dimostrato di poter affrontare un mare gonfiato a dismisura dai parecchi giorni di vento da 7 a 9 Beaufort, con le onde che arrivavano in cielo, il tutto senza riportare alcuna avaria. E poi l'Honda, costantemente affogato sott'acqua ma sempre prontissimo nelle riprese e che si è accontentato di consumare 1.48 lt/miglio che con quel mare ha semplicemente del miracoloso; anche gli strumenti Raymarine non hanno subiito avarie nonostante l'acqua che flagellava il loro schermi. Tornando ad oggi, un po' di maretta sino ad una ventina di miglia da Corinto, poi la calma prende il sopravvento sino al mitico canale. L'ormeggio non è facile poiché il molo all'altezza dei tubolari è scavato e devo mettere i parabordi il più in alto possibile per non farli sfregare contro il cemento; un salto alla torre di controllo per pagare il modesto pedaggio di € 99.20 e risalgo a bordo con il VHF portatile all'orecchio in attesa del via ma ci vuole un'ora e mezza per sentire la torre dire “Prince go!”. Sono al mio dodicesimo passaggio ma l'emozione è sempre grande ed ogni volta non posso fare a meno di pensare che è stato scavato dall'uomo. Il mare è buonissimo e allora il pensiero di arrivare sino a Itaca si fa largo per due ottimi motivi, il primo è che a porto Vathy c'è il distributore in banchina e la seconda è che domani potrei tentare di arrivare a Valona. Nonostante il tempo perso a Corinto alle 17.00 entro nella grande baia dopo 177 miglia di navigazione; dopo il rifornimento trovo un buon ormeggio al traverso davanti al supermercato, quindi, una doccia veloce e discesa a terra per fare cambusa. Un attimo dopo l'urlo “all'attacco” mi fa voltare di scatto, cavolo, è proprio lui, Angelo (Barbieri) grande amico, ex gommonauta e ora skipper velico di professione. Un abbraccio in grado di stritolare un elefante e via verso il grande catamarano di cui ha il comando; cercherò di essere breve, immediata apertura di bottiglia Prosecco, poi, causa il forte vento di Maestrale che si è alzato all'improvviso e che tenta di far derivare la barca, arriva la decisione di cenare a bordo. Da questo momento inizia la via crucis degli ospiti di bordo che portano in tavola cibi di ogni genere e una moltitudine di birre a cui si va ad aggiunge un ottimo wiskhy di 12 anni, buono ma non quanto il rhum da 18 anos che arriva insieme al caffè. Ma non è finita, appena messo a letto il figlio si presenta il vicino di barca, gran specialista del Gin tonic, armato di due bottiglie di un Gin semplicemente superlativo, nonché di autentico laim caraibico; finisce che lascio l'allegrissima compagnia poco prima delle due percorrendo di bolina stretta il tragitto che mi separa dal Prince che, causa bassa marea, ora si trova un bel metro al di sotto della murata; devo essere rimasto almeno un quarto d'ora a prendere la mira, poi, grazie al santo protettore dei bevitori il tubolare riesco a centrarlo.

14° tappa: causa serata impegnativa il risveglio non è dei migliori ma alle 07.00 sono pronto a muovere in direzione Albania; il vento è assente, il mare è piatto ed il Prince scivola sull'acqua a 23 nodi con l'Honda che spinge da par suo consumando 1,1 lt/miglio. Navigazione costiera sino al canale di Corfù poi punto il Raymarine sul promontorio che apre il golfo di Valona e via verso la terra d'Albania. Alle 14.30 percorro il canale d'ingresso del marina di Orikum, stanco ma felice di poter mettere i piedi a terra e farmi una birretta ghiacciata. Non andrà così: accosto alla banchina dinnanzi agli uffici e mi preparo all'ormeggio quando arriva un poliziotto che dopo aver guardato il gommone mi indica la città dicendo l'unica parola che sentirò uscire dalle sue labbra, ovvero, Valona! Cercare di spiegargli che quattro anni prima i documenti li avevo compilati qui non serve a nulla, anzi, è lui che slega la cima di prua e mi manda attonito incontro al mio destino... E' brutto dirlo ma se avessi avuto un lanciafiamme a portata di mano lo avrei incenerito sul posto. Il poliziotto non mi ha dato nessun ragguaglio su dove potessi fare dogana e sul Raymarine è segnato solo il porto commerciale/petrolifero, così non mi resta che procedere a lento moto vicino alla costa per cercare di trovare una qualche struttura che mi consenta di far dogana. Finalmente arrivo presso un piccolo pontile che serve da da ormeggio ad un grosso barcone porta turisti e attracco. A questo punto la fortuna fa capolino sotto le sembianze di un giovanotto che si avvicina e in buon italiano mi dice “tu sei quello del gommone!”. Sono sorpreso e ancor di più quando rincara la dose dicendo che mi segue da molto tempo e che aveva previsto il mio arrivo tramite lo Spot. Il nuovo amico si chiama Ebàno ed è uno dei due figli del proprietario dell'hotel Bologna che sorge proprio dietro al pontile dove sono attraccato, come a dire che tutti i salmi finiscono in gloria... Un poco più tardi arrivano due gommoni pugliesi partiti da San Foca, porticciolo sito poche miglia nord di Otranto, che hanno percorso senza problemi le 50 miglia per arrivare a Valona e a cui faccio i miei complimenti. Più tardi faccio conoscenza con il fratello Luigino, 1 metro e 90 di ragazzone biondo, e con il padre dei due che si lamenta per l'accoglienza che mi è toccata a Orikum e per la perfida burocrazia che qui regna sovrana.

15° tappa: stamattina l'uomo della dogana arriva alle sette per consegnarmi i documenti di espatrio così saluto gli amici albanesi con la promessa di tornare presto. Oggi la rotta è puntata sull'isola di Korcula dove mi incontrerò con una nutrita rappresentanza del Maverick Nauticlub di Padova; ieri ho fatto un super pieno, tanica compresa, perché le miglia da navigare sono tante e la benzina l'ho pagata €1.20. Niente da segnalare a parte il caldo sino a 40 miglia dalla meta quando all'orizzonte appare una barra color grigio pioggia con tanto di lampi e tuoni; mancano ancora un po' di miglia ma decido di travasare subito la tanica perché trovarsi in mezzo ad un temporale con benzina in coperta non è certo il massimo della vita. A 25 miglia dalla meta il mare diventa cattivo, con onde di un paio di metri, ravvicinatissime, che mi costringono a ridurre la velocità a non più di 10 nodi con il Prince che fatica ad avanzare; questa situazione dura sino a quando entro nella protezione della penisola di Peljesac dove il mare diventa più malleabile e gli sbattimenti del gommone meno fastidiosi. La parte sud di Korcula è costellata di piccole baie, isolette e scogli che rendono questo luogo davvero pittoresco e, grazie ai buoni uffuci degli amici del Maverick, posso ormeggiare con il massimo comfort.

16° tappa: alle 07.00 lascio l'ormeggio sotto lo sguardo vigile di Giampi, l'unico maverickiano sveglio a quell'ora, ed inizio a navigare attraverso il mini arcipelago sino al canale di Orebic dove posso puntare il Raymarine sulla costa sud di Havar in modo da passare nel canale delle Paklene o Paklinski Otoci che rappresentano una delle tante bellezze naturali dell'isola di Hvar; il mare è calmo e posso godermi in pace le coste delle tantissime isole e isolette che si trovano sulla mia rotta. La meta di oggi è Betina (Murter) dove si trovano gli amici Germano e Fabio nonché un nutrito gruppo di soci del Club Nautico Gabbiano che da molti anni trascorrono le vacanze in questa zona ricca di bellezze e, perché no, di ottime konobe (trattorie). La prima notte ormeggio nel consueto piccolissimo canale davanti alla casa di Fabio, poi, memore della bassa marea dello scorso anno in cui il fondo marino faceva il solletico al Prince, mi sposto nella confortevole Marina di Betina. I giorni passano veloci e Domenica sera gran cena con i Gabbiani a cui, per il caffè, si aggiungono i superstiti del gruppo Maverick che sono arrivati da Korcula e che domani ritorneranno a casa.

17° tappa: ieri la famiglia Binaschi mi ha fatto un graditissimo regalo, mi hanno accompagnato in un luogo a dir poco ancestrale, dove è sorto il La Laboratori, un locale fuori dai soliti schemi, dove ci siamo fatti un paio di aperitivi seri, accompagnati da patatine fritte di quelle vere, non surgelate e pelate a mano. Oggi si chiude questo Raid Rodi 2018 e lo chiuderò in un luogo a me caro, ovvero, presso la Emmecar dell'amico Enrico Mattiazzi. Slalom tra le tante isole sino alla punta di Dugi Otok, poi mare aperto sino all'imbocco del porto di Chioggia. Per l'ultima tappa Poseidone ha pensato di gratificarmi fornendomi un mare forza olio tutto da godere anche se il gran caldo ci mette del suo, soprattutto durante la risalita del canale che mi porterà in quel di Conche di Codevigo. L'abbraccio della famiglia Mattiazzi che si è arricchita da poco di una nuova unità, la bellissima Ginevra, corona anche quest'anno la fine di questo lungo viaggio che è iniziato con grave ritardo ma che mi ha dato grandissime soddisfazioni. Mercoledì alle 10.00 arriva l'amico Umberto (Sala) che ha portato il carrello su cui carichiamo il Prince ed un'ora dopo partiamo alla volta di Varazze dove vareremo per la seconda volta questo piccolo/grande gommone che riconduco alle banchine de Il Pontile di Genova Pegli; ora posso davvero dire che è finita... almeno per quest'anno...

Le tappe

Genova – Marina di Pisa 78 mg

Marina di Pisa – Riva di Traiano 126 mg

Riva di Traiano – Napoli 139 mg

Napoli – Reggio C. 187 mg

Reggio C. – Crotone 123 mg

Crotone – Argostoli 171 mg

Argostoli - Pylos 103 mg

Pylos - Milos 153 mg

Milos - Astipalea 117 mg

Astipalea – Rodi - Simi 118 mg

Simi - Amorgos 117 mg

Amorgos – Olimpic M. Atene 109 mg

Olimpic Marina – Itaca 177 mg

Itaca – Valona (Albania) 163 mg

Valona – Korcula 188 mg

Korcula – Betina (Croazia) 104 mg

Betina – Conche di Codevigo 173 mg

Miglia complete 2.346

Giorni di navigazione 17

Ore di navigazione 130

Miglia percorse 2.346

Velocità media 18.04 nodi

Consumo totale 2.645 lt

Consumo orario 20.24

Consumo miglio 1.12 litri/miglio

Il gommone

Il Prince 23 Cabin impiegato nel Raid Aegean 2016 si differenzia dai due modelli che lo hanno preceduto per il mini bracket della Sea Star e il posizionamento del serbatoio dell'acqua (70 lt rigido al posto di quello floscio da 60 lt) che è stato montato nella zona centrale davanti a quello del carburante, in luogo del serbatoio delle acque nere che è stato invece inserito nel gavone di poppa. L'impianto elettrico era comprensivo di carica batterie Quick con presa esterna. Il gommone si caratterizza per una linea gradevole e la razionale disposizione degli spazi. Il 23 Cabin adotta la carena impiegata dal gemello Prince 23, nota per la profondità della «V» e la capacità di comportarsi egregiamente anche sulmosso. Lievimodifiche sono state operate solo nelle sezioni prodiere, sopra la linea di galleggiamento, allo scopo di rendere più comodi la cuccetta in cabina e il prendisole sul ponte. La tuga rappresenta il «cuore» del 23 Cabin e offre spazio a sufficienza per almeno due persone. Il bagno non è separato (la privacy è ottenuta da una tenda) ed è equipaggiato con un wc marino provvisto di maceratore e serbatoio delle acque nere. La coperta prevede una dinette, mentre il frigorifero è integrato nella seduta del pilota che può ospitare anche un piccolo lavandino con fornello. Sicuri i passaggi laterali verso la zona prodiera grazie ai due bordi esterni che evitano di scivolare. Questo allestimento, minimale ma funzionale, in abbinamento alle ottime doti di navigazione, fa del Prince 23 Cabin un battello ideale per un camping nautico a largo raggio.

Il motore

Il motore utilizzato nel Raid Aegean 2016 era Honda BF 250 Vtec (250 hp) accoppiato ad un’elica in acciaio a tre pale da 15.3/8” x 18”. Il blocco motore propone un’architettura a 6 cilindri disposti a V di 60° per una cilindrata complessiva di ben 3.583 cc. I bassi consumi di benzina, assicurati dalla tecnologia Lean Burn (miscelazione magra) hanno contribuito ad aumentare l’autonomia e si sono rivelati determinanti nelle lunghe traversate.

Il Gps

Il Raymarine Axiom 9 è un display di navigazione multifunzione touch screen con schermo da 9”; è dotato del nuovo sistema operativo LightHouse 3 e la rapidità di elaborazione del processore quad core rende l'acquisizione dati straordiinariamente veloce. Le schermate sono decisamente inuitive, basta aprire la carta, puntare la meta poi pigiare il famoso Goto (Vai a) per ottenere la rotta, i gradi bussola, le miglia mancanti all'arrivo, insomma tutto. Nel caso si voglia cambiare la meta, una pigiata sulla meta ed ecco comparire la scritta Stop, ulteriore pigiata e tutto è risolto; inoltre, la sezione definita I miei dati è in grado di memorizzare ogni tipo di informazione che avviene durante la navigazione in modo da poterla consultare a piacere.

Sea Adventure ringrazia: Nuova Jolly Marine, Honda Marine, Cocoon, Raymarine, Nautinox, Jewel Marine, Sea Best,Tessilmare, SeaStar Solution, Veneziani Yachting, Sea Best, Quick.

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