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"Linea di ormeggio"

"Per non andare alla deriva"

Il "fai da te" di questa puntata è stato ispirato dall'avaria subita dalla barca che un amico mi aveva prestato per una gita in mare. Non starò a dilungarmi sulle cause dell'avaria al motore diesel della barca in questione (per la cronaca si trattava di un gozzo di legno lungo otto metri e del peso approssimativo di circa 35 quintali) dirò soltanto che la "panne" è avvenuta a causa della presenza d'acqua nel gasolio. Dopo vani tentativi di far ripartire il motore, ho cominciato a guardarmi intorno per trovare qualcuno disponibile ad un eventuale traino. Sull'imbarcazione siamo soltanto in due e ci troviamo a circa un miglio ad E del porto di Castelsardo; è il 03/07 e sono le 11.00 del mattino, quale può essere il problema ? Il problema è che spira un venticello sui 15 nodi che ci spinge a terra piuttosto velocemente e non si vede niente e nessuno in giro! A questo punto non resta che chiedere aiuto con il VHF portatile che abbiamo con noi; però, prima bisogna fermare lo scarroccio della barca. Scendo nell'angusta cabina per prendere l'ancora, e qui ricevo la prima di numerose sorprese: l'ancora c'è, anzi due, di cima ce né una quantità compreso un lungo spezzone di catena; l'unica cosa che manca è l'unione dei componenti sopra descritti!! Porto tutto in coperta ed inizio un velocissimo assemblaggio; sia benedetto il momento che ho imparato a fare una gassa d'amante ed un nodo d'ancorotto. Sono stato rapidissimo ma la riva, naturalmente formata da una grande scogliera, è sempre più vicina; calo l'ancora, una Danforth da sei chili, filo una quarantina di metri di calumo e aspetto la presa sul fondo. Ci siamo, sembra che tenga; quello che non mi lascia tranquillo è il peso notevole dell'imbarcazione, per questo preparo una seconda linea di ormeggio, questa volta composta sempre da una Danforth ma del peso di 10 kg; non si sa mai! Dopo "appena" tre ore di continui strattonamenti portati dalle onde che cercano di minare sia l'ancoraggio, sia il morale dell'equipaggio, veniamo salvati dal peschereccio "Maria Giulia" al cui proprietario, Giuseppe, ho giurato eterna gratitudine. La prima riflessione fatta appena sceso a terra è stata questa: se non fossi stato in grado di predisporre un ormeggio come si deve avrei certamente perso la barca e, in caso di poca abilità natatoria, anche noi avremmo potuto trovarci nei guai. Morale della favola: ecco perché ci deve sempre essere a bordo una, chiamiamola pure linea d'ormeggio, efficiente e pronta all'uso. Dopo questo lungo ma necessario preambolo possiamo cominciare il lavoro e, visto che la protagonista principale è l'ancora, inizieremo proprio da questa. Di ancore ne esistono di svariate forme e pesi, il nostro consiglio d'acquisto è di orientarsi su modelli tipo Bruce, CQR, Danforth; non staremo ad sviscerare le qualità di questi modelli ma diciamo soltanto che li abbiamo enunciate in ordine di nostra preferenza. L'ancora dovrà essere del peso adatto all'imbarcazione su cui sarà installata; ricordiamo che l'ancora svolge la sua funzione di tenuta soprattutto in base alla forma e non al peso; diciamo questo perché durante il nostro girovagare per i mari abbiamo visto ancore da 10 kg su gommoni da 5 metri e piccoli ombrelli da 2 kg su imbarcazioni da sette metri ed oltre. Procuratoci il giusto "ferro", dovremo acquistare uno spezzone di catena d'acciaio zincato che, grazie al suo peso, servirà a tenere giù il fuso dell'ancora e ad evitare che quest'ultima perda la presa o, come si dice in gergo, "ari". Anche nel caso della catena le dimensioni andranno cercate in base alle dimensioni dell'ancora, una bella maglia da 8 meglio ancora se da 10 m/m, sarà certamente più che soddisfacente. Lo stesso discorso vale per la lunghezza dello spezzone di cui sopra, 6 metri andranno benissimo. Perché non utilizziamo la catena per tutta la lunghezza del calumo? I problemi dati dal peso e dall'ingombro sono intuitivi ma, oltre a questi, avere la cima come terminale offre il prezioso vantaggio dell'ammortizzamento. La cima tessile, infatti, è chiaramente meno rigida della catena e questo serve ad attenuare gli strattoni ricevuti dall'imbarcazione in caso di ormeggio con mare mosso; il fattore ammortizzante sarà tanto più efficace quanto più lungo sarà il calumo filato. Sulla cima sarà opportuno non lesinare né sulla lunghezza, poca cima-poco marinaio, né sulle caratteristiche tecniche; se proprio vogliamo risparmiare qualche € possiamo acquistarla in ferramenta, assieme alla catena. A questo punto non rimane che fissare saldamente la catena all'ancora; saldamente ma non rigidamente; per ottenere questo ci servirà una girella a doppio grillo; uesto misterioso oggetto offrirà la sicurezza di un'ottima tenuta meccanica e la possibilità d'ogni tipo di movimento o rotazione del calumo, senza che questo pregiudichi in alcun modo la tenuta dell'ancora. L'operazione di montaggio catena-ancora è quanto di più semplice si possa desiderare e altrettanto sarà la giunzione tra la catena e la cima, che eseguiremo con una gassa o, meglio ancora, con un nodo d'ancorotto. Con quest'operazione ci siamo assicurati un'ottima tenuta su tutti i tipi di fondale e, in caso di avaria (toccate pure tutto quello che avete sotto mano) avremo una buona difesa contro il pericolo di atterraggi violenti!! Buon ancoraggio.

Materiali occorrenti: Ancora - Girella in acciaio inox con doppio grillo - Catena zincata con maglia da 8-10 m/m e lunghezza di 6 metri - Cima sintetica da 10-12 m/m di diametro, lunghezza da 30 a 50 metri.

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