Gommoshow '08
(da Genova a Roma passando per le Baleari)

Da qualche anno il mercato delle imbarcazioni da diporto si va orientando
verso misure sempre più grandi, tendenza pienamente rispettata
anche nel settore dei battelli pneumatici, ma non per questo abbiamo
rinunciato ad organizzare test di gommoni che, per dimensioni e prezzo,
risultino ancora “abbordabili” agli appassionati che intendono
avvicinarsi all’avventuroso mondo della navigazione in gommone.
Questa è la motivazione che ha dato vita a questo raid che proponeva
una lunga ed impegnativa navigazione d’altura in un periodo stagionale
particolarmente instabile e in grado di mettere a dura prova imbarcazione
ed equipaggio. Violando la regola di cambiare cantiere e gommone ad
ogni stagione, causata dalla mancanza di due degli obiettivi del Surface
Drive dello scorso anno, ovvero il passaggio a Siviglia durante la Coppa
America e la partecipazione al format televisivo l'Italia dei Porti,
abbiamo ritenuto corretto prolungare la nostra collaborazione con il
cantiere di Muggiò (MI); la scelta del gommone è così
caduta sul Mar.Co Twentytwo (mt 6,85) che abbiamo motorizzato con il
poderoso Suzuki DF 175 VVT.
Sabato 16/02: ieri prova eliche
con il tecnico Suzuki Marine presso l'associazione Il
Pontile di Genova Pegli dove si stabilisce che l'optimum è
la tre pale in acciaio 16” x 20”. Stamattina c'è
un bel vento teso di tramontana, quindi, dovrei restare coperto dalla
costa almeno sino a Sanremo (IM) ma non sono ancora fuori dalla diga
foranea di Voltri che sono già bagnato come un pulcino; motore
fermo e cerata addosso, naturalmente sul bagnato.. uhm, si comincia
proprio bene. Riparto con il mare che arriva un po' da tutte le parti
ma riesco a tenere il Twentytwo sui 20 nodi anche se a costo di qualche
botta di troppo. Poco meno di tre ore di frullamenti e sono davanti
a Marina degli Aregai (IM); rapida sosta al distributore per fare il
pieno e avere una prima verifica dei consumi: 77 litri in tre ore ma
il pieno precedente l'ho fatto con le taniche e non era a tappo. Riparto
subito verso la mondana Costa Azzurra che oggi, però, è
diventata bianca a causa dei marosi; la battaglia con vento e mare continua
sino alle 16,30 quando entro nel porto di Cavalaire sur Mer che è
da sempre uno dei miei approdi preferiti. Salgo alla Capitanerie per
la denuncia d'ingresso e il pagamento dell'ormeggio: il marinaio mi
chiede 5,00 € per la notte e mi dice che il distributore aprirà
domani (Domenica) dalle 10,00 alle 13,00. Ero preparato al fatto che
d'inverno avrei avuto problemi con i rifornimenti, ma speravo che almeno
in Francia.. Vabbè, sono stanco, le previsioni dicono vento da
NE 5-6 Beaufort e mare da 5 a 6; domani è pure il 17...beh, una
giornata di riposo non potrà che farmi bene.
Lunedì
18/02: ieri ho fatto il pieno e il responso degli 89 litri consumati
nelle 4,5 ore impiegate da Marina degli Aregai a Cavalaire dice 19,77
lt/h, ottimo; ho approfittato della sosta anche per mettere una pezza
alle prime rognette: l'allentamento del volante (dimenticanza del cantiere?),
il serraggio della frizione dell'acceleratore che richiedeva un uso
continuo della manetta e la rottura del piccolo rivetto interno della
chiusura in gomma del gavone di poppa. Queste chiusure sono efficaci
contro gli urti accidentali, in quanto morbide, ma sono costruite in
modo indegno: un rivetto da un paio di mm e bucato per di più,
quanto mai potrà resistere alle sollecitazioni di un gommone
che saltella sull'acqua? Per fortuna un pezzettino di filo di ferro
(da non confondere con il filu ferru dell'amico sardo Akes) e la problematica
è risolta; sono orgoglioso di annunciare che la modifica GB è
arrivata a Fiumicino perfettamente funzionante. Alle 8,30 sono già ad un
paio di miglia dall'isola di Porquerolles e il Navman mi dice che da
quel punto mancano esattamente 150 miglia a Estartit; una foto per immortalare
l'avvenimento visto che è il taglio più lungo che ho mai
tentato di dare al golfo del Leone. La prima ora passa tranquilla con
il mare che non si fa sentire troppo e con il morale che sale di conseguenza,
si va avanti così per circa 80 miglia, poi tutto inizia a cambiare
in peggio e le botte e le secchiate d'acqua diventano praticamente continue.
Le miglia passano ma molto meno velocemente di quanto vorrei ma, tant'è,
me la posso prendere solo con me stesso. Le ultime 40 miglia sono fisicamente
distruttive, i muscoli fanno fatica a reagire e l'unico pensiero che
mi tiene in vita è l'enorme piatto di Paella de Mariscos che
ordinerò stasera... sempre che stasera si arrivi... a toccare
terra. I colpi sono tremendi e la schiena mi fa male ma, sulla dritta,
inizio ad intravedere la costa ed è una bella iniezione di fiducia
che si trasforma in puro orgoglio quando sulla prua del Mar.Co appare
il piccolo arcipelago delle isole Medas che sono proprio dove dovrebbero
essere, ovvero, a 247°. Entro nel Marina di Estartit dove il locale
Club Nautico mi chiede la bella somma di € 7,56 + IVA al 16% per
una notte; pensiero serale di un navigatore deficiente: è vero
che d'inverno ti rompi la schiena ma i porti (stranieri) costano davvero
poco; anche qui il problema rifornimenti mi blocca per un giorno ma
non ce l'avrei comunque fatta fisicamente a ripartire per Minorca domani.

il mare davanti alle isole Medas..
Mercoledì
20/02 ieri ho messo 176,32 litri nel serbatoio principale che
mantengono costante la media sotto i 20 lt/h, la sola differenza è
che il conto ammonta a € 198,01 ovvero € 1,123 al litro. Voglio
Zapatero anch'io!! Il Suzuki ronfa silenzioso e il
Twentytwo è pronto a muovere, l'unico problema è che il
Navman sembra non aver nessuna voglia di acchiappare i satelliti; sarà
certo un momentaneo oscuramento operato degli americani e penso che
sarebbe ora che partisse questo agognato progetto di GPS europeo (Galileo??).
Appena fuori dalla protezione delle isolette devo fare i conti con il
solito NE e con un mare rotto e duro che la dice lunga sul fatto che
la pagnotta dovrò guadagnarmela anche oggi. Dopo un paio d'ore
di sbattimenti i satelliti continuano a latitare e il problema diventa
serio perchè la leggerezza del battello, dovuta alla lavorazione
ad infusione che ne ha abbassato notevolmente il peso, abbinata al poco
carico a bordo rende la consolle preda di micro vibrazioni che non si
avvertono al tatto ma che la bussola evidentemente fatica a digerire,
facendo girare la rosa dei venti come una trottola; quanto sopra mi
porta alla drastica decisione che è più sicuro puntare
in mezzo al canale tra Maiorca e Minorca, che non mantenere la rotta
originaria sul lato nord di quest'ultima. La velocità media è
sui 16/18 nodi e quando finalmente arrivo a vedere il canale, lo scarroccio
mi ha portato molto più vicino a Maiorca che a Minorca; forse
è meglio così perchè nella capitale ci sono sicuramente
più possibilità di mettere a posto il Navman o di trovare
un GPS di rispetto. E' tardi, il rifugio più vicino è
Port Soller, e questa diventa la mia meta di giornata. Causa cielo coperto
è ormai buio quando entro nello stretto passaggio che conduce
in quest'angolo di paradiso; infilo il gommone tra due barche e noto
una persona che si dirige decisa verso di me. “El marinero?”
chiedo... lui risponde “Y soy lo chef do marineros!” Bene,
è il Capo in persona; mentre mi passa la cima del corpo morto,
mi regala un sorriso dicendo “ Bienvenido a Port Soller”.
Il primo pensiero è: in Italia dovrei girare almeno 10 anni per
sentirmi dire “benvenuto” in uno dei nostri celebrati Marina.
E con el senor Jaime Gonzalo inizia
una splendida amicizia che andrà ad unirsi alle tantissime che
ho collezionato in tanti anni di raid.

Port
Soller (isola di Maiorca)
Domenica
24/02 da tre giorni sono fermo a Port Soller ma nel frattempo
sono accadute tante cose: ho chiamato l'assistenza in Italia per il
GPS ma l'ipotesi più probabile del guasto, distacco e spostamento
dell'antenna interna, non si è rivelata azzeccata; mare e vento
hanno continuato a flagellare le coste dell'isola e anche la locale
Guardia Costiera è in allarme perchè temono che voglia
partire anche con queste condizioni meteo. Ho fatto alare il gommone
per dare una pulita alla carena e ho comprato due serbatoi portatili
per aumentare l'autonomia in vista di una possibile traversata diretta
verso Alghero, ovvero, una tappa di 260 miglia(J sò pazzo.. citazione
di Pino Daniele). Durante i lavori ho fatto amicizia con due maiorchini
doc, Josè Maria e Josè
Francisco che, oltre ad un insperato aiuto manuale, mi hanno
pure prestato un GPS palmare per navigare più tranquillo; questi
spagnoli sono davvero straordinari. Sono le 05,30 e sto uscendo dal
sicuro rifugio di Port Soller per tentare una tappa molto, forse troppo,
impegnativa; tutto procede bene per circa 25 miglia poi entro nel canale
tra le due isole e... dire che bolle come una pentola a pressione è
dire ancora poco. Altro che traversata diretta, ci vogliono più
di otto ore per entrare nel tranquillo porto di Mahon. Oggi è
Domenica e il distributore era aperto dalle 09,00 alle 13,00; quando
accosto al pontile della gasolinera sono le 13,22 e il cartello dice
che domani riapre alle 09,00.

ore 09.00: il Twentytwo alla
"gasolinera" di Mahon in attesa di fare carburante per la
lunga traversata verso Alghero
Lunedì
25/02: il Twentytwo è rimasto al pontile del distributore
tutta la notte ma l'incaricato non lo ha ancora "mirato" e
devo andarlo a cercare per il porto; tolgo l'ormeggio alle nove e mezza
e ho 195 miglia davanti a me che, se tutto va bene, rappresentano circa
10 ore di navigazione. Ma di questi tempi poche cose vanno bene e la
mia rotta sugli 80° va a scontrarsi con un insolito, per queste
zone, vento da Est che mi spara il mare in piena prua. Per un racconto
dettagliato di quello che ha sofferto la mia schiena sino all'arrivo
ad Alghero ci vorrebbe un intero trattato medico ma posso raccontare
come ho trovato le energie che mi hanno consentito di arrivare alla
meta: sono le 16.30 e il palmare mi dice che
mancano ancora circa 100 miglia all'arrivo; sono stremato dal mal di
schiena e nella mente si sta facendo strada la voglia di portare il
Twentytwo sui 7/8 nodi e di navigare tutta la notte. Ma sì, qual'è
il problema, le luci le ho e posso sedermi al riparo della consolle
in modo da non prendere troppo freddo. Il problema è che se non
arrivo in serata qualcuno mi darà per disperso con tutte le preoccupazioni
e le conseguenze del caso. No, non posso proprio farlo perciò
l'unica soluzione che mi resta è questa: mi appoggio allo schienale
anche se per me è troppo inclinato all'indietro, e comincio a
spingere la manetta a fondo corsa ogni volta che le onde me lo consentono,
ovvero in quelle micropause che intercorrono tra una botta e l'altra.
Sono concentratissimo e riesco "quasi" a dimenticare i dolori
alla schiena; un'ora, devo resistere almeno un'ora... e resisto un'ora
dopodichè fermo il gommone, bevo un bel pò d'acqua (il
vento e la velocità disidratano moltissimo) poi accendo il palmare
e, come un giocatore di poker, sbircio lentamente quante miglia mancano
ancora per... 77 Mg.. in quest'ora di lotta ho tenuto una media di 23
nodi... adesso sono "quasi" sicuro che stasera arriverò
ad Alghero.
Ci sono volute undici ore e mezza in totale, di cui
due ore e mezza di navigazione notturna, per arrivare nella bella città
del corallo, devastato nel fisico ma con il morale nel più alto
dei cieli.
Martedì
26/02: lo vado dicendo da sempre, il mare è subdolo e
infido, non è soltanto l'elemento che ti può far perdere
o affondare, ma è molto peggio; intanto lui sa di me molte più
cose di quelle che io so di lui e vigliaccamente se ne approfitta. Prendiamo
come esempio questo raid: nelle prime tappe mi ha martoriato per farmi
capire che chi comanda è lui, poi, quando ho iniziato a pensare
che non posso più continuare a fare queste cose, lui mi rifila
una giornata come oggi: sole, niente vento e mare piatto. E tu pian
piano cominci a pensare che alla fine non è poi così brutto
come sembrava.. e così sei fregato un'altra volta. Ad Alghero
non ci sono problemi di carburante e alle 9,00 sono già sotto
Capo Caccia, solo ed estasiato, ad ammirare la maestosità e la
potenza che emanano queste immense rocce a picco sul mare color smeraldo.
Il Twentytwo scivola sulle acque a 25/26 nodi e in poco tempo sono al
traverso di Stintino; lunga diagonale su Capo Pertusato ovvero 43 miglia
di Bocche e arrivo a Portovecchio alle 14,30 con qualche sobbalzo ma
niente di più. Ormeggio al distributore che apre, previo telefonata,
alle 15,00 e faccio l'ultimo pieno per l'ultima tappa di domani.
Mercoledì
27/02: ieri ho fatto per ben due volte la lunga scalata per arrivare
nel paese alto poiché nella zona del porto non ho trovato un
solo hotel aperto; è lo scotto da pagare nella stagione invernale;
di contro, ho ormeggiato il gommone alla grande banchina di cemento
senza dover dichiarare e pagare niente a nessuno. Il gommone è
pieno di umidità ma stamattina non sento neppure il mal di schiena,
per quello ci sarà tempo dopo l'arrivo; il mare è grosso
ma viene da poppa e se fossi in forma lo aggredirei a mò di gara
endurance; ma va benissimo anche così, basta non gli venga in
mente di cambiare direzione. Per fortuna non cambia e alle 15,00 precise
entro nel canale di Fiumicino e attracco alla banchina di Giada 96,
noto dealer romano della Suzuki. Da questo momento vengo preso in
consegna dall'amico Claudio, alias Treccia,
e sarà tutto un susseguirsi di cene con gli amici romani

e con i soci del Club
del Gommone di Milano venuti (con la corriera, furbi loro) a
salutarmi al Gommoshow.

Il raid, novità assoluta,
è stato seguito in diretta Internet dagli amici del forum www.gommoniemotori.com come a dire che qualche migliaio di "assatanati" gommonauti hanno potuto
vivere con me, seppur solo virtualmente, le mille miglia di questa massacrante
ma esaltante avventura.
Tappe
Genova - Cavalaire sur Mer (Francia) 136
miglia
Cavalaire – Estartit (Spagna) 164 mg
Estartit – Port Soller (Isola di Maiorca) 139 mg
Port Soller – Mahon (isola di Minorca) 84 mg
Mahon – Alghero (Sardegna) 196 mg
Alghero – Portovecchio (Corsica) 105 mg
Portovecchio – Fiumicino (Roma) 132 mg
Miglia percorse: 955
Ore di navigazione: 58,30
Velocità media: 16,40 nodi
Consumo totale: 1.120 lt
Consumo orario: 19,14 lt/h
I Protagonisti del raid
Il gommone
Il Mar.Co Twentytwo utilizzato nel Raid
Gommoshow 2008 è uno dei modelli intermedi prodotti dal cantiere
di Muggiò (MI); il battello è lungo mt. 6,85 ed abbina
in modo sapiente la razionalità della coperta alle buone prestazioni
dell'opera viva. Lo standard costruttivo è molto elevato e prevede
la realizzazione delle parti in VTR mediante componenti di ottima qualità,
quali il gel neopentilico e le resine isoftaliche che sono rinforzate
da stuoie in vetro multiassiale e lavorate mediante un modernissimo
processo di infusione sotto vuoto; il raid Gommoshow 2008 è servito
proprio testare duramente sul campo quali sono le qualità e le
eventuali problematiche offerte da questa modernissima tecnologia. Buona
l'autonomia di navigazione grazie al serbatoio carburante in polietilene
da 200 litri, che è inserito in perfetta posizione baricentrica,
e che garantisce stabilità e sicurezza in navigazione. La parte
gommata è lavorata mediante incollaggi a freddo ed è costituita
da un tessuto di neoprene/hypalon della prestigiosa serie ORCA, nella
grammatura da 1670 D.Tex, prodotta dalla Pennel & Flipo. Per tutta
la durata del raid non è stato necessario alcun intervento di
ripristino della pressione dei tubolari.
Il
motore
Il compagno d'avventura del Mar.Co Twentytwo è stato il Suzuki
DF 175 VVT (Variable Valve Timing) che si è rivelato davvero
il propulsore ideale per questo impegnativo raid. Il Suzuki DF 175 VVT
è un motore a 4 tempi da 175 hp che dispone di una cubatura di
ben 2.867 cc suddivisa in 4 cilindri in linea, con doppio albero a camme
in testa e 4 valvole per cilindro; l'alimentazione EFI (Electronic Fuel
Iniection) utilizza un avanzatissimo sistema d'iniezione multipoint,
gestito da un microprocessore ECM a 32 bit che permette al DF 175 di
rispettare le severe normative Euro ed EPA sulle emissioni inquinanti,
ed offrire consumi bassissimi. Al pari degli altri modelli Suziki anche
il DF 175 dispone dell'esclusivo sistema di trasmissione, denominato
Offset Drive Shaft, che è caratterizzato da una coppia di ingranaggi
che riduce il rapporto di trasmissione direttamente all'uscita del motore
e sposta la massa motore verso l'interno dell'imbarcazione. La coppia
motrice è davvero eccezionale e le cifre scaturite da questo
massacrante test parlano da sole: 995 miglia di navigazione coperte
in 58.30 ore, alla media di 16.40 nodi, con un consumo di 19.14 lt/h;
nella tappa Mahon – Alghero ha girato per undici ore e mezza consecutive
senza mai palesare alcun tipo di problematica.
Ringraziamenti
Sea Adventure ringrazia: Mar.Co Marine
- Suzuki Marine Italia - C-Map - Ve.Co srl - Plastimo - Nuova Rade -
Città di Acqui Terme Istituto Nazionale dei Tributaristi.