Sollecitata dalle richieste di tanti gommonauti desiderosi di provare l'emozione
della navigazione a largo raggio, la ciurma di Sea Adventure ha deciso
di mettere in cantiere il Sea Experience Challenge che, come recita
la sigla, è un impegnativo raid a tappe che si propone il presuntuoso
compito di aumentare il bagaglio d'esperienza dei partecipanti. L'idea
è piaciuta subito e l'entusiasmo è salito tanto che nei
primi giorni del 2005 avevamo ricevuto ben 97 adesioni. A questo punto
è iniziata la selezione degli equipaggi, rigorosamente per data
d'iscrizione, per arrivare ai 12 definitivi. Eravamo consci che tutto
quest'entusiasmo si sarebbe pian piano affievolito a causa delle più
svariate motivazioni: lavoro, tempo disponibile, acciacchi fisici, budget
etc, cosa che, puntualmente si è verificata e che ha ridotto
definitivamente ad otto gli equipaggi in partenza; il solo rimpianto
è di aver ricevuto le defezioni troppo tardi per poter reintegrare
gli altri equipaggi iscritti. Per dare continuità ai test tecnici
che proponiamo ad ogni raid, questa volta la scelta è caduta
sull'MV 780 Comfort della Motonautica Vesuviana, nell'inedita versione
fuoribordo; il battello partenopeo è stato motorizzato con uno
dei Suzuki DF 250 a 4 tempi già utilizzati nell'Olimpic Raid
2004. Proprio dal Suzuki sono arrivate le prime traversie e se, il buongiorno
si vede dal mattino, questa nuova avventura non avrebbe potuto avere
un prologo peggiore, visto che a poche ore dalla partenza il nostro
motore risultava ancora privo di quella lunga protuberanza che nel comune
gergo nautico viene definito piede. Il problema è scaturito dall'uso
improprio che "qualcuno" ha fatto di tale motore e, proprio
quando il destino sembrava avere inderogabilmente deciso per il posticipo
della partenza, abbiamo potuto ritrovare il sorriso grazie all'aiuto
del patron della Nautica Mediterranea Yacthing, Ugo Lanzetta, che ci
ha fornito un piede nuovo di zecca da applicare al nostro possente propulsore.
Dato a Cesare.. diamo inizio al racconto di questo Sea Experience Challenge
2005 che, per la prima volta nella storia della Sea Adventure, non è
stato un raid in solitaria, ma ha visto alla partenza otto equipaggi
provenienti da ogni parte d'Italia. L'itinerario prescelto è
tra i più spettacolari che la navigazione in gommone possa riservare
e la partenza avviene dalle efficienti strutture del Marina di Pescara,
una delle più qualificate realtà che il diporto nautico
della nostra penisola possa vantare.
1° tappa) sono ormai le 10.00
del 26 Giugno e siamo finalmente pronti a muovere: qualcuno, come Luca
1 e 2, sono arrivati soltanto da pochi minuti poiché il fratello
di Luca 1 ieri è convolato a giuste nozze e così, dopo
un finale di giornata dedicato alle libagioni nuziali, i due hanno dovuto
sobbarcarsi una nottata con oltre 600 km di traino stradale. Non siamo
messi bene neppure noi, che disperatamente stiamo cerchiamo di smaltire
una distruttiva serata gastronomica avvenuta presso il maniero di Lucio
e Carmelina, durante la quale il padrone di casa è stato ufficialmente
nominato Gran Maestro dell'Ordine dell'Arrosticino. Meno male che oggi
Nettuno sembra dalla nostra parte e le 60 miglia che ci separano dalle
isole Tremiti diventano soltanto una formalità. Primo bagno nelle
splendide acque di San Domino e, naturalmente, primo assaggio del prosciutto
da 13 kg che Michele si è portato da Sperlonga. La navigazione
riprende faticosamente verso Vieste dove ci incontriamo con Marcello
Cavallo, presidente dell'Adventure Club Foggia, che ci ha prenotato
l'ormeggio serale presso la Darsena, gestita dal simpatico Michele,
ed un'abbondante cena presso la locale sede della Lega Navale. Dopo
cena soltanto i tre vecchierelli hanno ancora forze sufficienti per
fare quattro passi nella pittoresca Vieste alta in compagnia di Marcello
e signora, mentre la gioventù si ritira nelle tende o in albergo.
2° tappa) oggi si comincia
a fare sul serio visto che tenteremo di arrivare sino a Castro Marina,
il che comporta una navigazione di ben 180 miglia. Il mare è
un forza 4 ma, per fortuna, spinge da poppa consentendo una buona andatura
anche ai piccoli sei metri; durante queste prime miglia abbiamo modo
di constatare che se si riesce a navigare in formazione "a ventaglio"
riusciamo a controllarci vicendevolmente, per cui risulta assai facile
accorgersi se qualcuno resta indietro o si trova in difficoltà;
ma, come sempre, dal dire al fare c'è di mezzo... Al traverso
di Brindisi operiamo una sosta per ritemprare gli stomaci duramente
provati dalle onde e, soprattutto dalle quattro lunghissime ore di inattività;
il Cab ed il Solemar approfittano della sosta per entrare in porto e
fare carburante, poiché, Michele e Nerino si sono resi conto
che i consumi, causa il notevole carico, sono piuttosto elevati e non
sembrano andare d'accordo con la capacità dei loro serbatoi;
per quanto riguarda il binomio MV 780/Suzuki DF 250, la tabella consumi
segna un ottimo 22.50 litri/h che, applicati ad un serbatoio da 280
litri, fornisce un utilizzo medio di oltre 12 ore. Mi avvicino al resto
dei naviganti per un rapido controllo, ma il morale è decisamente
alto e tutto sembra procedere per il meglio. Riprendiamo il mare verso
Otranto dove facciamo il pieno di carburante, poi puntiamo dritti su
Castro Marina dove passeremo la notte presso il pontile gestito dall'amico
Alessandro. All'ingresso del porticciolo troviamo ad attenderci Peppe
e Maria Antonietta che sono partiti da Trapani per unirsi alla nostra
piccola flotta; da segnalare, infine, il pesante attacco notturno portatoci
da circa dieci milioni di zanzare e da cui usciamo parecchio provati.
3° tappa) anche oggi ci aspetta
una lunga giornata di navigazione, circa 160 miglia, che ci porterà
nell'isola di Lefkada; il mare sembra la fotocopia di ieri, inizialmente
arriva sul giardinetto di sinistra, poi gira per divenire una bella
poppa piena; gli equipaggi sono ormai temprati dalle tante miglia di
ieri ed il miraggio di entrare in acque greche sembra mettere le ali
ai piedi a tutti. Navighiamo per molte ore in mare aperto e la mancanza
dei punti di riferimento che offre l'abituale vista della costa crea
qualche piccola apprensione soprattutto negli equipaggi meno navigati;
ma le paure e quel leggero velo di stanchezza si sciolgono come per
incanto davanti al bagliore accecante delle spiagge che si trovano nella
zona sud/ovest di Lefkada e, nessuno, ma proprio nessuno compreso chi
non sa nuotare, sa resistere alla tentazione di immergersi in queste
meravigliose acque dalla trasparenza assoluta. All'interno del grande
golfo situato a sud dell'isola troviamo il distributore del carburante
in banchina, l'unico che ci è capitato d'incontrare in Grecia
per tutta la durata del viaggio, poi ci spostiamo a Meganissi, in una
piccola baia che sembra possedere moltissime delle qualità scenografiche
per essere definita l'anticamera del Paradiso. Nel pittoresco ristorante
di Porto Spilia gestito dal gigantesco Babis, avviamo il primo stretto
rapporto con i meravigliosi sapori della Grecia, che durerà per
tutto il nostro periodo di permanenza; ah, quasi dimenticavo, in questa
meravigliosa e calda serata abbiamo candidamente fatto sparire anche
una cernia bianca da oltre 5 kg.
4° tappa) a causa delle moderate
libagioni e dei troppi brindisi della sera precedente, riusciamo a salpare
le ancore soltanto alle dieci con prima destinazione Fiskardo, bellissimo
borgo marinaro situato nella zona nord/ovest dell'isola di Cefalonia;
il grazioso porticciolo è però preso d'assalto da troppe
imbarcazioni, perciò decidiamo di cercare un pò di solitudine
in una caletta solitaria. Da queste parti non ci vuole molto per trovare
il sito ideale per dare sollievo a degli stremati naviganti e, in un
attimo, tutti i gommoni sono all'ormeggio e tutti i marinai a mollo.
Un breve consulto con gli equipaggi porta alla soluzione che si potrebbe
dare fondo a quelle nove/dieci chilate di bistecche argentine che Michele
si è portato dietro per scongiurare un eventuale attacco di anoressia,
la terribile malattia che è sempre in agguato per colpire il
navigante poco accorto nel fare cambusa. Caso vuole che stamattina,
durante una coraggiosa ricognizione all'interno di quello che restava
di un vecchio camper, Massimo ed io abbiamo scovato una rete metallica,
da subito ritenuta ideale come griglia di cottura. Mi è impossibile
descrivere la quantità di cibi che è uscita dai sette
gommoni -Peppe e la sua signora hanno purtroppo declinato l'invito,
forse causato dai primi sintomi della malattia citata in precedenza-
ma dalle foto potete ricavarne una pallida approssimazione. Terminata
l'operazione "Argentina" provvediamo ad operare una radicale
pulizia del sito, tanto che anche ai fenomenali investigatori di C.S.I
sarebbe impossibile trovare la minima traccia del misfatto. La navigazione
riprende verso Patrasso meta finale di giornata; qualcuno con l'occhio
ancora vispo si accorge che il Cab sta costantemente migliorando le
proprie prestazioni velocistiche e, non ci vuole certo uno scienziato
per capire che la causa è da ricercarsi nel costante e metodico
alleggerimento del carico di viveri! Patrasso è una città
poco attraente ma la sosta diviene obbligatoria per il rifornimento;
il gestore del camion/cisterna ci informa mestamente che potrà
portarci la benzina soltanto alle nove di domani mattina e così,
qualcuno può finalmente toccare con mano che, in questo Paese,
le problematiche legate al rifornimento del carburante sono un fatto
assolutamente reale.

5° tappa) sono le nove e siamo
pronti a partire per la prima meta di oggi che è rappresentata
dal canale di Corinto; gli equipaggi sono gasatissimi e, dopo qualche
foto sotto al sinuoso ponte che collega Patrasso alla terra ferma, puntiamo
decisi sul mitico canale. Un vento da sud/est alza un pò d'acqua
sulle nostre prue ma senza riuscire a rallentare la nostra marcia di
avvicinamento ad Atene; l'ultimo tratto di navigazione avviene su un
mare forza olio ed il colpo d'occhio dei gommoni schierati a freccia
e lanciati in piena velocità fa venire la pelle d'oca. Siamo
ormai davanti allo strettissimo budello di Corinto ma per passare dobbiamo
aspettare quasi un'ora; davanti a noi ci sono tre barche a vela, quindi,
l'attraversamento avviene a velocità molto bassa, cosa che ci
dà modo di godere appieno dell'emozione di trovarsi in questo
luogo dal fascino particolarissimo. Quest'anno c'è anche la novità
del bungje jumping, ovvero dei saltatori con l'elastico che si buttano
dal ponte nel bel mezzo del canale; un'emozione non prevista ma decisamente
piacevole. All'uscita del canale tutti a terra per pagare il ticket
di transito che è risulta essere di € 76,00 per i sei metri
e di € 96,00 per gli altri; da questo punto non restano che una
trentina di miglia per arrivare ad Atene, giro di boa del raid. Nell'ultimo
tratto il mare ci arriva dritto di prua, corto e duro come a volerci
offrire un piccolo assaggio di quello che avverrà quando inizierà
a soffiare il Meltemi. Arriviamo nel porto di Kalamaki ma non ci sono
posti disponibili per tutti, quindi, ci spostiamo al Faliro Marina dove
il Presidente del Club del Gommone di Atene ci sistema per il meglio
e a costo "zero". Continua...

Pierpaolo Didomenico e Alberto Zappa
La
giornata di Venerdì è dedicata al riposo, al riordino
dei mezzi e, niente sogghigni prego, al bucato; in giornata, via aerea,
arrivano ad Atene l'amico Alberto Zappa e Gianna, la moglie di Luca
1; adesso la ciurma è proprio al gran completo. Come succoso
fuori programma notturno rimediamo la compagnia di una cinquantina di
giovani assatanati a bordo di auto super elaborate; evidentemente la
moda Fast & Furios che impazza in mezzo mondo, ha colpito anche
i giovani ateniesi, che si esibiscono in una fumante gara a colpi di
sgommate proprio sul piazzale antistante il Marina; il tutto è
condiviso da circa duecento spettatori che fanno un tifo infernale ad
ogni evoluzione delle auto. In occasioni limite come questa, solo i
navigatori più incalliti riusciranno a prendere sonno prima della
fine dello spettacolo, che si protrae ben oltre le tre del mattino.
L'indomani è interamente dedicato alla cultura con l'immancabile
visita alle antichissime vestigia dell'Acropoli, museo compreso; la
giornata è caldissima e la visita risulta piacevolissima ed appagante
ma decisamente faticosa, meno male che il servizio andata/ritorno offerto
dalla nuova tramvia, a marchio Pininfarina, è rapido e confortevole
grazie anche al meraviglioso ausilio dell'aria condizionata. Nel tardo
pomeriggio diventiamo protagonisti di un altro fuori programma davvero
inaspettato: una violenta folata di vento manda in acqua uno scooter,
guarda caso di fabbricazione nostrana (Piaggio), parcheggiato sul bordo
proprio a pochi metri dai nostri gommoni; il giovane proprietario si
aggira disperato sul molo mentre le bolle d'aria che salgono dal fondo
segnalano il luogo preciso dell'affondamento. Non c'è nemmeno
bisogno di parlare.. in un attimo siamo pronti al recupero: senza vedere
assolutamente nulla ma con l'ausilio di una piccola àncora ad
ombrello e di un magico colpo di cu.. riesco ad agganciare il parabrezza
dello scooter immerso, poi, con l'aiuto dei forzuti della compagnia,
nella fattispecie Nerino e Giovanni 2, il recupero è cosa presto
fatta. Questo episodio contribuisce a metterci in buona luce presso
tutti i diportisti presenti e a rafforzare la validità di due
delle mie teorie basate sull'espressione "soltanto": la prima
è che un'àncora ad ombrello può servire soltanto
al recupero di oggetti immersi; la seconda è che soltanto da
un colpo di cu.. può arrivare la soluzione positiva ad una situazione
disperata! Il vento che ha prodotto il misfatto dello scooter continua
a soffiare indomito tanto che parte della ciurma inizia a nutrire qualche
dubbio di troppo sulla partenza di domani; per fortuna sono abituato
a questi cambiamenti repentini del tempo e cerco di tranquillizzare
gli animi sfruttando la terza teoria del soltanto: le condizioni meteorologiche
possono evolvere seguendo queste tre semplici opzioni: possono peggiorare,
possono migliorare o possono continuare così; chiarito questo
semplicissimo concetto, domani mattina si esce dal porto e si vede cosa
succede; soltanto dopo, si deciderà che cosa fare!
6° tappa) a piena conferma delle
mie oroscopiche convinzioni, oggi il vento sibila in modo meno violento
ed il mare sembra in calata. I volti sono sorridenti a testimonianza
dello scampato pericolo, quindi giù le manette e prue sull'arcipelago
delle isole bianche. Dopo una sosta tecnica a metà percorso,
ovvero ad una quarantina di miglia dalla partenza, puntiamo dritti sul
grande golfo che si apre a nord dell'isola di Milos, una delle perle
più pregiate dell'arcipelago delle Cicladi. All'arrivo ormeggiamo
al molo della piccola ma pittoresca cittadina, dove abbiamo la bella
sorpresa di trovare le boe con i corpi morti a cui legare la poppa dei
nostri gommoni; un paio di anni fa non c'erano ancora e mi sono dovuto
arrangiare con la consueta àncora a poppa. La giornata passa
tra bagni e l'asciugatura dei gommoni, problema causato da un furioso
temporale che dura soltanto lo spazio di mezz'ora ma che rinfresca l'aria
tanto da farci indossare per la prima volta i calzoni lunghi.
7° tappa) la giornata odierna
è dedicata al periplo dell'isola dove fu scoperta la famosissima
Venere che si trova oggi al museo del Louvre a Parigi; l'abbiamo considerata
una vera e propria tappa poiché la percorrenza sarà di
75 miglia. La giornata è allietata da un sole abbagliante e le
meravigliose coste dell'isola ci riservano sorprese a non finire: dalla
grande caverna senza tetto, alle mille insenature ricche di bianchissime
spiagge, sino alla visione di una vecchia miniera abbandonata ma ancora
completa di rotaie e vagoncini per il trasporto del minerale. L'ultimo
atto di questo meraviglioso spettacolo spetta a Vudia, piccolo borgo
di pescatori, che con le poche case bianchissime aroccate intorno alla
sua splendida chiesetta, simboleggia pienamente l'essenza e la magia
delle isole di Grecia. Ogni angolo ed anfratto ci vengono esaurientemente
documentati da Alberto che, per fortuna sua ed anche nostra, aveva già
avuto modo di visitare palmo a palmo quest'isola meravigliosa. La sera
ci riuniamo per un'ultima allegra cena con gli equipaggi del Cab e del
Selva che, come da copione, da domani inizieranno il loro viaggio di
ritorno ripassando da Corinto, da dove faranno rotta sullo stretto di
Messina, per poi dividersi tra le isole Eolie e Trapani.
8° tappa) orfani dei due equipaggi
che sono partiti stamattina prestissimo, diamo inizio al viaggio di
ritorno puntando dritti sull'isola di Kythira, che si trova a sud di
capo Maleas, il primo delle tre dita che contraddistinguono il Peloponneso;
il mare è calmo e le ottanta miglia che ci separano dall'abitato
di Kythira si dimostrano soltanto una piacevole formalità. E'
praticamente ora di pranzo quando facciamo il nostro ingresso nel piccolo
porticciolo dove consumiamo un frugale pasto e riusciamo a farci portare
un pò di benzina tramite il solito camioncino/cisterna. L'isola
è priva di vestigia interessanti così, visto che il sole
è ancora ben alto, decidiamo di portarci avanti con il lavoro
e facciamo rotta sul porto di Koroni che sorge sulla punta dell'ultimo
promontorio del Peloponneso; quanto sopra significa che in una sola
tappa abbiamo passato indenni i primi due grandi capi, Maleas e Tenaron
(Matapan), che godono di una fama poco rassicurante a causa del forte
vento e del mare grosso che ne consegue. Una breve sosta davanti al
promontorio di Matapan per ricordare che nel lontano 1941, questo tratto
di mare è stato teatro di una delle più sanguinose battaglie
navali della 2° Guerra mondiale, in cui sono periti oltre 2.400
marinai italiani. Piuttosto stanchi per le 160 miglia di navigazione
giornaliera arriviamo dinnanzi all'antica cittadella veneziana di Koroni
che domina l'entrata est del golfo; purtroppo la banchina sembra sia
stata concepita soltanto per l'ormeggio di grandi pescherecci ed offre
soltanto un molo privo di strutture di protezione e aperto ad una forte
risacca che farà parecchio dondolare i gommoni durante l'ormeggio
notturno. Il risultato finale è che anche stasera dormire a bordo
sarà cosa per uomini duri.
9° tappa) si parte soltanto verso
le 11.00, causa l'ormai cronica difficoltà di rifornimento di
carburante, ma la meta di giornata è rappresentata dall'isola
di Zante e le miglia da percorrere sono appena 115. Il mare arriva deciso
sulle prue sino al passaggio di capo Akritas, l'ultimo lembo sud del
Peloponneso, poi tutto torna alla normalità sino alla sosta davanti
a capo Lekari, punta sud/est di Zante, dove arriva il momento della
separazione dall'equipaggio veronese il cui comandante ha manifestato
il desiderio di anticipare il ritorno facendo rotta direttamente su
Cefalonia. I saluti sono frettolosi poiché Nerino vuole raggiungere
Argostoli per la notte e poi fare rientro in Italia via Corfù.
Ci sentiamo un pò amareggiati da questa defezione, un chiaro
segno che non siamo stati capaci di integrare Nerino nel gruppo. Per
fortuna sembra trattarsi di un caso isolato e questo mi viene confermato
in seguito da Raffaele, compagno d'avventura di Nerino che, appena tornato
a casa, mi ha inviato la seguente e consolante missiva: "Il Gommone
Club di Verona celebra ogni anno la chiusura della stagione nautica
con una cena. Gli argomenti di discussione sono molteplici, il salone
di Genova è passato da poco, ma poi si riducono sempre alle alchimie
di carene più o meno morbide sull'onda, coperte che, a dispetto
dei pochi metri a disposizione, devono essere attrezzate come la barca
del Flavio (Briatore), ed i motori, eterno campo di scontro tra tecnologie
americane e nipponiche. Durante la serata Nerino mi disse che c' era
la possibilità di partecipare ad un raid in Grecia organizzato
da Giovanni Bracco, il navigatore solitario. In quel momento, preso
dall' euforia generale e con la complicità di qualche bicchiere
di Bardolino doc, con molta spavalderia dissi: Dimmi solo il giorno
ed il luogo della partenza e io ci sarò; figuriamoci se mi perdo
una occasione così!". Si era in Novembre ed il viaggio era
previsto per fine Giugno, tanto lontano da considerarlo un avvenimento
quasi irreale. Ma il tempo corre veloce e più si avvicinava la
data, più si insinuava in me una sensazione di timore per quello
che mi aspettava, tanto che quasi speravo in un rinvio. Avevo letto
sulla rivista il resoconto dei viaggi di Giovanni, ma leggere non è
certo... come partecipare; qui si tratta di navigare sul serio, non
è più la gita della Domenica. Gli amici del club, quelli
che nel momento del bisogno ti sono sempre vicini con le giuste parole
di incoraggiamento, prospettavano che al ritorno l'overdose di acqua
e di ore di navigazione mi avrebbero indotto alla vendita del gommone
e che per i prossimi anni avrei optato per vacanze in montagna, possibilmente
lontano dai laghi alpini. In famiglia, invece, superata la primissima
fase di incredulità, ero visto come primo attore in scene di
naufragi e di ricerche in mare degne dei più noti film del genere
"quando si scatenano le forze della natura". Ma si andava
sulla rotta di Ulisse e lui soleva dire ai suoi marinai "fatti
non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute et conoscenza".
E così, forte di questa citazione pescata ad hoc dalle reminiscenze
scolastiche, mi trovai in una mattina di sole infuocato sul molo del
Marina di Pescara insieme ad una piccola flotta di gommoni ed accanto
ad un gruppo di navigatori determinati ed ansiosi di visitare nuove
terre. E salpammo... Con queste righe avrei voluto descrivere ciò
che ho provato durante il viaggio e mi accorgo di aver usufruito dello
spazio solo con la premessa. Ed ecco allora la sintesi dei miei pensieri:
ho partecipato ad un raid, almeno per me, senza precedenti; ho conosciuto
Atene con la sua splendida Acropoli; ho visitato luoghi e paesaggi suggestivi
ed incantevoli; ho vissuto a stretto contatto con il mare. E i compagni
di avventura? Si usa dire che nel ristretto spazio di una barca o nascono
grandi amicizie o succedono liti furibonde. Penso che la prima soluzione
abbia prevalso un po' fra tutti gli equipaggi presenti e non dimentico
un grazie a tutti voi per avermi dato la possibilità di partecipare.
E il gommone lo vendiamo? Mai!! Anzi, se qualcuno avesse dubbi fra barca
e gommone, consiglio un'esperienza così e tutto diventerà
più chiaro. Quindi tutto bene? Certo, benissimo, aiutati anche
dalla fortuna, visto che Nettuno in quei giorni torridi era assopito
al fresco in fondo al mare, anche se al ritorno un po' di Maestrale
sulla prua ci ha ricordato che lui è sempre pronto a mettere
alla prova imbarcazioni e marinai. Ma, come ben si sa, la fortuna aiuta
gli audaci". La lettura di queste simpatiche ed ironiche parole
mi hanno rimesso in pace con me stesso e (quasi) convinto a riprovarci.
Riprendiamo la rotta verso Fior di Levante, così era chiamata
Zante dai veneziani che le diedero grande prosperità e la nostra
giornata termina in una meravigliosa baia situata a pochissime miglia
a sud del porto di Zante, dove ormeggiamo praticamente a terra e a pochi
metri da un ristorante con terrazza, che ci offre un panorama da sogno
e degli scampi da...favola.
10° tappa) la prima meta di giornata
è la splendida spiaggia detta "del relitto", un'insenatura
contornata da calanchi altissimi che termina in una spiaggia di sabbia
bianchissima sulla quale da anni è incagliato il relitto di una
piccola motonave. Dopo questa visione paradisiaca, impieghiamo poco
più di un'ora per arrivare nella grande baia che consente l'accesso
al porto di Argostoli, capoluogo dell'isola; la cittadina è stata
completamente distrutta dal terribile terremoto del 1953 ed è
stata ricostruita con criteri modernissimi quali l'utilizzo di cemento
armato antisismico con pianta geometrica; il risultato è una
cittadina pulita, ma anonima, e priva di particolari attrattive. L'arrivo
coincide con i primi morsi della fame e in un attimo siamo seduti ai
tavoli di Le Captain per una megabirra ghiacciata e per mettere qualcosa
sotto i denti; terminati i lavori, ci mettiamo in marcia verso il monumento
che ricorda i caduti della Divisione Acqui. E' sempre emozionante arrivare
in questo luogo carico di storia ma anche di tristi ricordi per noi
italiani; provo un grande sollievo nel constatare che il sito è
perfettamente pulito ed abbellito da fiori freschi; durante le mie precedenti
visite non è stato sempre così.

Rientriamo in città
per un fare pò di shopping in attesa che l'amico Tassos (Anastasiadis)
ci porti il carburante per fare un super pieno, dato che domani ci aspettano
più di 170 miglia per arrivare ad Otranto.
11° tappa) appena fuori dal profondo
golfo di Argostoli puntiamo le prue verso la costa italiana, su un mare
appena increspato che ci consente una navigazione sui 24/25 nodi. I
cinque gommoni navigano paralleli e basta un solo colpo d'occhio per
averli tutti sotto controllo; questa condizione allevia non poco il
mio compito soprattutto in considerazione della notevole lunghezza della
tappa di oggi. Niente da segnalare se non che arriviamo ad Otranto sotto
la minaccia di un temporale che, per nostra fortuna, si scatena soltanto
pochi minuti dopo il nostro ormeggio in porto. Nonostante la giornata
impegnativa, l'umore è ottimo e nessuno parla di stanchezza;
davvero un buon segno.
12° tappa) partenza alle otto
e trenta con rotta su Vieste; la giornata non è più quella
di ieri ed il mare sbatte un pò sulle nostre prue ma la situazione
sembra non creare problemi particolari se non una lieve diminuzione
della velocità che, comunque, resta sui 18/20 nodi. Le miglia
passano una dopo l'altra mentre il mio pensiero è già
rivolto alla giornata di domani che vedrà la conclusione della
nostra avventura; chissà se miei compagni sono assaliti dagli
stessi pensieri. A Vieste veniamo accolti da un folto gruppo di soci
dell'Adventure Club Foggia con i quali avremo modo di fraternizzare
durante la cena presso la sede della Lega Navale. E' questa l'ultima
serata prima della fine del raid e ci riuniamo per stilare un primo
rapido bilancio di come è stato vissuto questo Sea Experience
Challenge: tutti i componenti rimasti si dicono entusiasti di questa
avventura nautica e non resta quindi che il classico brindisi di buon
auspicio per il rientro di domani; durante la riunione troviamo modo
di premiare Franco ohh Franco; la motivazione ufficiale è quella
di aver soccorso con una tanica di riserva un equipaggio in crisi di
carburante e, per l'allestimento davvero completo e funzionale del suo
gommone. La serata va per le lunghe a causa dei festeggiamenti per il
compleanno della Loredana, simpatica esponente del club di Marcello
che, stremata dai nostri stonatissimi cori augurali, ci offre parte
della squisita torta di compleanno.

13° tappa) siamo al termine di
questo Sea Experience Challenge; oggi, infatti, si concluderà
l'ultima tappa che ci porterà al Marina di Pescara; un velo di
tristezza fa capolino dagli sguardi ma, coraggio, non è ancora
finita del tutto dato che mancano ancora 100 miglia di navigazione ed
una gratificante sosta alle Tremiti. Il mare non vuole farci uno sgarbo
proprio l'ultimo giorno ed in poco tempo arriviamo al cospetto di queste
isole che racchiudono un fascino tutto particolare; un bagno ristoratore
e "due bocconi" poi, proprio al momento di salpare per l'ultima
volta le àncore, Franco oh Franco mi si avvicina e, con lo sguardo
complice, mi dice: Giovanni, io e te che siamo pensionati, perché
non voltiamo la prua e torniamo indietro? Questa volta, però,
partirei con uno spirito diverso da quello che avevo alla partenza,
poiché adesso ho capito veramente cosa significa "andar
per mare". Queste scarne e semplici parole valgono da sole tutta
la fatica e l'impegno che abbiamo profuso per la realizzazione di questo
raid. Poche miglia ancora e.. quando siamo ormai nelle vicinanze del
Marina di Pescara, abbiamo ancora modo di soccorrere una piccola barca
a vela condizionata da problemi di alimentazione al motore. Adesso è
finita davvero e posso finalmente tirare il bilancio finale di questa
lunga ed impegnativa impresa: sono pienamente soddisfatto dello svolgimento
di questo raid che, per la prima volta mi ha permesso di condividere
con altri compagni le gioie e le problematiche della navigazione d'altura.
Sono convinto che la navigazione a largo raggio con il gommone sia appena
all'inizio e possa godere di un roseo futuro; quanto sopra alla luce
dell'ottima preparazione dei mezzi e della buona capacità marinara
dimostrata dagli equipaggi. A proposito di mezzi, sono davvero contento
che gommoni e motori non abbiano avuto a soffrire di avarie o inconvenienti
tecnici; questa è la miglior testimonianza del miglioramento
delle tecnologie costruttive e della cura posta negli allestimenti,
segni evidenti della costante crescita di questo particolare settore
della piccola nautica da diporto. Dal punto di vista umano credo che
l'esperimento sia riuscito piuttosto bene e la degna conclusione di
questa impegnativa esperienza la lascio alle gratificanti parole di Gianna: ho intrapreso questo viaggio
con tanta curiosità ma anche un pò di ansia; come sarebbero
stati dieci giorni in mare, tra un porto e l'altro della Grecia, con
traversate impegnative per le rilevanti distanze da coprire, per una
navigante poco esperta ed un pò timorosa come me? Sulla scia
dell'entusiasmo di Luca, mio marito, e confortata dalla grande esperienza
di Giovanni mi sono lasciata convincere. Ad avventura conclusa, devo
ammettere che è stato tutto perfetto: mare quasi sempre calmo,
tempo splendido e, soprattutto, la compagnia di un gruppo eterogeneo
per età e per provenienza, ma gradevole ed in molte circostanze
davvero spassoso. L'esperienza è stata assolutamente esaltante
sotto l'aspetto naturalistico: paesaggi, scogliere ed insenature mozzafiato
e poi, tartarughe e delfini così giocherelloni e pronti a mettersi
in mostra, tanto da lasciarsi addirittura sfiorare. Non meno entusiasmante
Atene con i suoi indescrivibili siti archeologici ed i piccoli centri
isolani scoperti durante il viaggio; tutto questo alla faccia di chi
è ancora incredulo che a bordo di un gommone si possano compiere
esperienze simili; di contro, è pur vero che sino a qualche mese
fa... lo pensavo anch'io. Un grazie di cuore a Giovanni che ha reso
possibile quest'esperienza ed un saluto a tutti i compagni di viaggio.
Partenza: Domenica 26/06/05
1° Marina di Pescara - isole Tremiti - Vieste: 100 miglia.
2° Vieste - Castro Marina: 180 mg.
3° Castro M. - Meganissi (isola di Lefkada): 160 mg.
4° Meganissi - Fiskardo - Patrasso: 90 mg.
5° Patrasso - Atene: 115 mg.
6° Atene - Milos: 95 mg.
7° Milos tour: 75 mg.
8° Milos - Koroni: 160 mg.
9° Koroni - Zante: 115 mg.
10° Zante - Argostoli (Cefalonia): 60 mg.
11° Argostoli - Otranto: 175 mg.
12° Otranto - Vieste: 160 mg.
13° Vieste - isole Tremiti - Marima di Pescara: 100 mg.
Miglia
totali percorse: 1.585 (2.935 km)
Gli equipaggi
Panconi
Franco - anni 57 - pensionato - vive a Firenze.
Gommone: Nuova Jolly King 600 - motore Yamaha F 100 4 tempi elica in
alluminio da 19"
Il Franco pensiero: se non ci fosse stata quest'occasione credo che per me, quasi sessantenne,
non ci sarebbe stata un'altra possibilità di vivere un'esperienza
di questo genere, un'esperienza che mi ha lasciato un segno indelebile,
un qualcosa di così grande che non avrei mai pensato di poter
affrontare da quando ancora "armeggiavo" con il mio primo
gommoncino da 3 metri. Grazie di cuore a tutti.
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Giordano Carmelo - anni 49 - Artigiano decoratore - vive a S. Giuliano
Nuovo (AL)
Sebastiani Massimo - anni 41 - Macellaio - vive a Roma
Gommone: Stilmar 600 - motore Suzuki DF 140 - elica in acciaio da 21"
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Luca Dotto - anni 39 - Panificatore - vive
a Prasco (AL)
Arnaldo Gianna - Insegnante - vive a Prasco (AL)
Gommone Nuova Jolly King 670 - motore Suzuki DF 140 elica in acciaio
da 21"
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Giovanni Bracco - anni 57 - Pensionato - vive
ad Acqui Terme (AL)
Scardullo Luca - anni 31 - Panificatore - vive a San Quirico (AL)
Gommone: Motonautica Vesuviana MV 780 Comfort - motore Suzuki DF 250
elica in acciaio da 21.5"
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Garofalo Michele - anni 44 - commerciante
- vive a Fondi
Mastrobattista Giovanni - anni 41 - istruttore subacqueo - vive a Sperlonga
Gommone: Nautica Cab Dorado 750 - motore Yamaha 250 4 tempi - elica
in acciaio da 20"
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Piccoli Nerino - anni 44 - Amministratore
condominiale - vive a Verona
Perissinotto Raffaele - anni 54 - Ingegnere - vive a Verona
Gommone: Solemar Offshore 25 - motore Honda BF 225 4 tempi - elica in
acciaio da 19"
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Zappa Alberto - anni 43 - Tostatore
di caffè - vive a Ceriano Laghetto (MI)
Didomenico Pierpaolo - anni 30 - Produttore di infissi in metallo -
vive a Tocco da Casauria (PS)
Gommone: Nuova Jolly King 600 - motore Suzuki DF 115 4 tempi - elica
da 21.5'
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Corso
Giuseppe - anni 42 - Avvocato - vive a Trapani
Badalucci Maria Antonietta - casalinga
Gommone: Selva D 800 Evolution Line - Motori 2 Selva Narwhal 115 a 4
tempi