Sea Adventure associazione gommonautica sportiva dilettantistica
affiliata al C.S.I. (Centro Sportivo Italiano)

Raid Aegean 2010

La preparazione del raid Aegean 2010 si è protratta fuori tempo massimo a causa della sostituzione del gommone, che avrebbe dovuto essere il battello di un altro cantiere; quanto sopra ha costretto la Poker Nautica ed i tecnici della Nuova Jolly ad un autentico tour de force nell'allestimento del Prince 27. Partire in stagione così avanzata riduce drasticamente i margini di tempo per porre rimedio ad eventuali problematiche sempre in agguato durante lo svolgimento di un viaggio così lungo ed impegnativo; quanto sopra di mi ha indotto ad un cambio di rotta e a scendere lungo la costa italiana per eliminare le perdite di tempo dovute alla burocrazia doganale di Paesi come la Croazia, l'Albania ed il Montenegro.

1° tappa Venerdì 30 Luglio: sono pronto, lascio le banchine della Nautica Emmecar dell'amico Enrico Mattiazzi ed inizio la discesa del canale “del Poco Pesce” che mi porterà al traverso del porto di Chioggia e poi in mare aperto. La giornata e la temperatura ricordano più il mese di Novembre che Luglio ed il mare si presenta subito con onde alte e scomposte; per fortuna spinge sul giardinetto di sinistra del Prince 27 che dimostra subito la sua predilezione per questo tipo di mare; superata la grande foce del Po, il mare si abbassa un poco e così rimarrà sino alla meta di giornata, che non sarà Ancona ma Fano, questo perché voglio controllare i consumi che mi sembrano più elevati del previsto. Mentre attracco al distributore del Marina dei Cesari si scatena un furioso temporale che mi costringe a proteggere il bocchettone dell'ingresso carburante dalla pioggia ma che provvede anche al lavaggio del gommone dal sale accumulato in navigazione.

2° tappa: il temporale è durato tutta la notte e anche stamane il cielo si presenta nuvoloso con un forte vento che spira da NE; l'inizio non è confortante ma il mare continua ad arrivare sulla poppa e la navigazione è abbastanza tranquilla. Sino al traverso del Conero la situazione resta invariata, poi, il vento cala e posso aumentare la velocità a 22/23 nodi con il Suzuki che segna 4.200 giri e quest'andatura risulterà quale miglior compromesso consumo/velocità. Alle 15.00 entro nell'accogliente Marina di Pescara e, manco a farlo apposta, durante il rifornimento mi busco un'altra violenta scarica di pioggia; si vede che quest'anno va di moda così... Mentre ormeggio il gommone vengo informato che oggi a Pescara si svolgerà l'Air Show che prevede anche le evoluzioni della PAN, ovvero, la famosissima pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori. Un paio d'ore dopo, infatti, dalla coperta del Prince mi godo l'emozionante spettacolo di questi straordinari “Cavalieri del Cielo” che sanno far vibrare l'anima.

3° tappa: la meta di oggi è Vieste e la rotta diretta passa attraverso le isole Tremiti; anche oggi il mare grosso da poppa mi accompagna sino al mio ingresso nel canale tra San Domino e San Nicola, dove sosto qualche minuto per le foto di rito. Nonostante sia il primo giorno di Agosto, non mi pare di vedere la consueta ressa di imbarcazioni; vuoi vedere che la crisi è arrivata anche qui. Riprendo la navigazione ma appena fuori dalla protezione delle isole, il vento rinforza e così pure il mare, e questo stato perdura sino al mio ingresso nel porto di Vieste dove, per la prima volta riesco a fare il pieno senza prendere una goccia di pioggia. Prima di sera incontro l'amico Marcello Cavallo, presidente dell'Adventure Club Foggia e, tra un aperitivo e l'altro, si discute di gommoni e associazioni.

4° tappa: ieri a cena ho fatto i primi conti sui consumi ed il risultato sembra confermare 2 litri a miglio, risultato che assomma la massa del gommone ed il peso del bracket in acciaio applicato a poppa - i modelli di serie lo hanno in alluminio - che costringono il Suzuki ad uno sforzo importante; inoltre, non ho ancora potuto verificare il comportamento del battello con mare grosso di prua. La meta di oggi è Brindisi ma tengo una rotta più vicina alla costa perché voglio rivedere Polignano a Mare, le cui scogliere a picco sul mare blu cobalto mi hanno davvero stregato. Alle 15.30 entro nel Marina di Brindisi, è la mia prima volta, e trovo una struttura moderna, ben gestita e con prezzi abbordabili; la sosta del Prince costa appena € 17,00 per una notte. Durante la consueta operazione di rabbocco del carburante arriva una motovedetta della Polizia, che viene subito ad ormeggiarsi vicino al Prince, e ne scendono tre poliziotti che con fare gentile mi chiedono i documenti; bastano poche parole per capire che sono appassionati di mare e il tutto si risolve in una rimpatriata tra navigatori sancita da una foto ricordo.

5° tappa: anche oggi mare al giardinetto ma con onde in calo e le 120 miglia di traversata verso Corfù diventano una semplice formalità; gommone e motore non soffrono di alcun problema e la compagnia non manca, visto che supero una decina di vele tutte dirette sull'altro versante dello Ionio. Alle 14.00 entro nel porto di Guvia e vado subito in cerca del distributore per sincerarmi che lo sciopero dei trasportatori di carburante greci sia realmente terminato; per fortuna è proprio così anche se la verde costa ben 1,67 € al litro.

6° tappa: ieri mi sono ancorato davanti ad una spiaggia con annesso un ottimo ristorante e, stranamente, stamattina riesco a prendere il ritmo giusto soltanto verso le 08.30; la navigazione odierna prevede il sotto costa di Paxos e Antipaxos oltre ad un fantastico bagno ristoratore sotto al faro di Lefkada, dove l'acqua è color turchese. La meta di oggi è Argostoli, capoluogo dell'isola di Cefalonia, e la prima sosta viene come sempre dedicata al rifornimento; il distributore stradale si trova a venti metri dal molo ed è un gioco portare le taniche con il carrello che l'amico Denis mi mette a disposizione; purtroppo il padre Tassos è mancato da pochi giorni e nei suoi occhi è sin troppo facile leggerne il dolore. Sono le 18.00, il caldo è asfissiante e una bella birra ghiacciata è proprio quello che ci vuole; qualche minuto dopo mi metto in marcia verso il monumento eretto a ricordo dei caduti della Divisione Acqui dove lascerò il consueto omaggio a nome dell'Amministrazione Comunale della mia città, Acqui Terme; nel caso qualcuno venisse a trovarsi nei paraggi, per arrivare al monumento basta seguire la strada che costeggia il porto, poi seguire le indicazioni che si trovano sul lato sinistro della strada. In serata sento telefonicamente gli amici del club di Milano e prendiamo accordi per incontrarci a Zante.

7° tappa: esco dal profondo golfo di Argostoli e dirigo la prua del Prince sul versante est di Zante per incontrarmi con Virginio, Lelio, Emilio, Marco e il mio vice Carmelo che hanno passato la notte nella baia di Lagana; è gratificante incontrare in mare dei veri amici che condividono la stessa passione per il gommone e la navigazione. Dopo qualche aneddoto di viaggio e qualche bonario sfottò ognuno riprende la propria strada, loro verso nord per il rientro, io verso sud per entrare nell'immensa rada di Pylos. Memore del mio passaggio durante il viaggio di ritorno dalla Romania entro subito nel porticciolo riservato alle imbarcazioni da diporto ma, ahimè, delle cisterne carburante nessuna traccia; il mistero mi viene svelato da un velista francese che mi informa del loro spostamento nel porto commerciale. Rapido dietrofront ed altrettanto rapido ormeggio alla murata del molo traghetti; le cisterne effettivamente ci sono ma sono piene di gasolio e uno degli addetti mi spiega che la benzina può arrivare solo con le taniche; questa versione viene confermata anche da un velista veneziano che è ormeggiato vicino al Prince. Che sfiga, l'altra volta avevo incontrato un rumeno che aveva fatto arrivare una piccola cisterna con la benzina, ma stavolta sembra proprio che la cuccagna sia finita. Mentre recupero il cellulare per chiamare il benzinaio sento una voce squillante che chiama “Captain, Captain”, è il rumeno che con un grande sorriso sta correndo verso di me; due parole di saluto poi mi chiede se voglio la benzina, cavolo se la voglio!! Rapida chiamata al suo titolare che pochi minuti dopo arriva con il suo attempato pick up munito di cisterna; ora il rituale prevede che vada con lui alla stazione di sevizio perché possa controllare la quantità di benzina immessa nella cisterna, poi si ritorna per il travaso, il tutto sotto lo sguardo sgomento del velista veneziano.

8° tappa: se il pieno di benzina è andato bene, non altrettanto lo è il rifornimento d'acqua; ieri l'acquaiolo non era disponibile, oggi mi fa aspettare quasi un'ora per poi farmi sapere che arriverà nel tardo pomeriggio; un paio di feroci “saracche” inviate al suo indirizzo e partenza verso l'isola di Kithira. La navigazione di oggi prevede l'aggiramento del Peloponneso ed il passaggio dinnanzi a Capo Matapan che è stato il teatro di una delle più cruente battaglie navali della 2° Guerra Mondiale. Kithira è un'isola tranquilla, capace di donare serenità a chi non è alla ricerca della ressa turistica ad ogni costo; il carburante arriva tramite Ercole, un diportista italo/greco la cui barca, nuovissima, è in avaria a causa della rottura della girante; a questo proposito posso offrire ampie garanzie che il suo vocabolario di “saracche” è decisamente più variegato e pittoresco del mio.

9° tappa: lascio il mio libro all'amico Ercole a ricordo del nostro incontro e riparto con rotta sulla mitica isola di Santorini; fuori c'è mare grosso di poppa ma anche oggi il Meltemi sembra latitare, vuoi vedere che questo è l'anno buono per attraversare le Cicladi e il Dodecanneso senza sputare l'anima... Man mano che mi avvicino all'isola il vento aumenta di intensità con l'onda che cresce di conseguenza ma il Prince non soffre più di tanto e la sua prua alta mi consente di navigare ad una velocità tra i 16 ed i 18 nodi; davvero un'ottima performance. Alle 14.00 entro nella grande “caldera” per farmi gli occhi con lo spettacolo causato dall'immane eruzione che si è portata via almeno mezza isola; qualche foto poi rotta su Vlichada, estremo lembo a sud dell'isola e sede di un attrezzato porticciolo turistico. L'ormeggio per una sera è gratuito ma la benzina ha il prezzo più elevato riscontrato in tutto il raid: 1.70 € al litro, inoltre, sono convinto che il benzinaio mi abbia fregato almeno una ventina di litri.

10° tappa: la meta di oggi è Tilos, piccola isola a 35 miglia da Rodi; ho scelto questa sosta per due motivi: primo voglio portarmi vicino a Rodi per avere il tempo di farmi un giro per la città vecchia; secondo perchè in quest'isola meravigliosa spero di ritrovare un amico conosciuto durante il raid Giubileo 2000. Alle 14.30 entro nel golfo di Livadia dove l'acqua è calmissima e ne approfitto per affondare la manetta e vedere quanto riesce a spingere il Suzuki e riscontro che la velocità massima è di 36.2 nodi, con il motore a 6.050 giri. Considerando che il Prince non è certo una libellula, mi sembra un ottimo risultato anche se resta sempre l'incognita di come si comporterà con mare di prua. Le case in collina sono aumentate di numero ed il piccolo molo è stato ampliato e completato con i “corpi morti” per l'ormeggio; la taverna, però, è sempre allo stesso posto, seminascosta da splendidi fiori. Ora devo fare una breve premessa: l'amico Joannis si è trasferito da Rodi a Tilos dopo aver subito un'importante operazione al cuore, a seguito di cui i medici gli avevano diagnosticato un paio di anni di vita; questo accadeva nel 1997 e quando l'ho conosciuto ne erano già passati 3, quindi, è comprensibile la mia emozione dopo ben dieci anni nello scendere a terra e salire i pochi gradini che mi separano dalla sua casa... E' seduto sulla sua sedia e sta parlando con una coppia di turisti torinesi che soggiornano in uno dei suoi appartamenti; mi fissa per qualche attimo, poi mi riconosce e, rivolto ai suoi ospiti, con la voce rotta dall'emozione dice: è lui l'amico italiano di cui vi ho parlato...

11° tappa: grazie all'amico Joannis ieri mi hanno portato e travasato la benzina ed oggi posso effettuare il giro di boa di questo raid; il mare è buono e in un paio d'ore sono davanti all'ingresso del porto di Rodi che è tanto affollato da non permettermi di trovare un ormeggio decente; non mi resta che uscire e cercare un luogo più tranquillo che trovo nell'insenatura che costeggia le mura della città vecchia; un ormeggio estemporaneo ad un lampione ed eccomi al centro della zona più interessante della città, dove è praticamente impossibile sfuggire allo shopping...

12° tappa: terminata la visita alla città vecchia, torno al gommone per raggiungere la baia di Lindos situata sul lato ovest dell'isola; la baia è bellissima ma la quantità di barche in mare e di gente a terra, oltre all'impossibilità di fare carburante in tempi brevi, mi inducono a rivedere i miei programmi ed a puntare sulla vicina isoletta di Chalki. Sono le 16.00 quando avvio il Suzuki per aggirare la punta sud di Rodi e percorrere la cinquantina di miglia che mi separano dalla meta, ignorando che la zona in cui andrò ad infilarmi dev'essere nota a tutti i wind/kitesurfisti del mondo per la forza del vento che vi spira. Già qualche miglio prima dello scapolamento, il vento si fa sentire prepotentemente e il mare gonfia un'onda secca e ripida sulla prua del Prince, che non può far altro che mettersi in dislocamento a 8/9 nodi. La prua del battello sale in fretta e non entra mai nelle onde ma il peso del bracket d'acciaio, unito alla potenza contenuta del motore, non mi permettono di scavalcare le onde come vorrei. Man mano che mi allontano dalla costa di Rodi il mare tende a calare e riesco ad entrare nel pittoresco porticciolo di Chalki alle 18.45.

13° tappa: ieri sera il ragazzo che gestisce gli ormeggi mi ha informato che il carburante sarebbe arrivato via traghetto solo dopo mezzogiorno, quindi, non mi resta che lasciare il delizioso paesino di Chalki per tornare a Tlios dove, grazie all'amico Joannis, potrò fare il pieno senza difficoltà. Alle 11.30 è tutto ok ed il Prince riprende il mare con rotta su Astipalea, la bellissima isola a forma di farfalla. Oggi di vento ce né parecchio e batte proprio sulla prua del gommone che sbatacchia abbastanza ma, grazie alla sua prua affilatissima, cade sempre morbido senza “spanciate” degne di nota; la navigazione continua così per tutte le 50 miglia che mi separano dalla profonda baia dove sorge Skala, il capoluogo dell'isola.

14° tappa: la meta di oggi è Milos, l'isola dove fu ritrovata la famosissima Venere che si trova al museo del Louvre a Parigi; anche oggi vento e mare arrivano da prua e questo mi consente di provare alcune modifiche sull'assetto del gommone onde cercare di migliorare il comfort di navigazione. Ho accertato, ad esempio, che quando il livello del serbatoio dell'acqua è basso, il gommone scala le onde con maggior facilità e quando stacca dall'acqua, ricade perfettamente baricentrico; quanto sopra è dovuto al fatto che il serbatoio è montato decentrato sul lato sinistro del battello. La rotta l'ho calcolata in modo da poter atterrare davanti alla lunghissima spiaggia bianca vicina agli scenografici faraglioni sul lato sud dell'isola dove faccio un bagno degno di un re. Al mio arrivo ad Adamas, il capoluogo dell'isola, trovo subito posto al molo principale; grazie ad un sapiente lavoretto subacqueo con cui passo una cima doppia ad una vecchia catenaria, non mi serve neppure dare ancora a poppa.

15° tappa: alle 08.00 in punto ho un appuntamento per il consueto rifornimento di carburante; il proprietario della cisterna è gentilissimo e mi offre una dimostrazione pratica che il suo prodotto è esente da acqua: spalma uno strato di una speciale crema trasparente su un'astina di legno che poi immerge nella benzina; risultato, la crema si colora di grigio; a seguire infila la stessa astina in una tanica d'acqua e la crema si colora subito di rosso; una prova davvero efficace. Il mare è buono e le 65 miglia per arrivare all'Olimpic Marina di Lavrion per reintegrare il carburante, si trasformano in una tranquilla passeggiata. Riparto in direzione di Porto Kalamaki, che mi servirà quale base per la mia sosta ad Atene.

16° tappa: visto che stamane ho in programma la visita dell'Acropoli, la partenza avviene a mezzo tram. Questa visita era uno degli obiettivi che mi ero posto visto che per un paio di mesi le antichissime vestigia dell'Acropoli sono state liberate dai ponteggi che vengono utilizzati per i restauri; la giornata è caldissima e la visita risulta appagante anche se faticosa a causa del gran caldo (41°); per fortuna il servizio andata/ritorno del tram risulta particolarmente confortevole grazie all'aria condizionata. Alle 14.00 lascio le banchine di Porto Kalamaki con rotta sullo stretto Korinto; il mare è tranquillo ed in meno di due ore sono dinnanzi alla torre di controllo dello stretto mentre due barche a vela stanno entrando nel canale; chissà se con un po' di fortuna mi riesce di accodarmi a loro. Entro rapido nell'ufficio per pagare il ticket ma capisco subito che l'operazione sarà complessa; il giovanotto che svolge la pratica, infatti, non è propriamente un “falco” e le cose vanno per le lunghe. Esco quando il varco è già chiuso e con la previsione di restare qui almeno un paio d'ore; pazienza, visto che non ho ancora pranzato, tento di porre rimedio ma non ne ho il tempo perchè la signora che ha preso il posto di comando, dall'alto mi avverte di prepararmi ad entrare, così pochi minuti dopo il ponte inizia ad “affondare” ed il Prince può infilare la sua prua affilata all'interno del mitico stretto.

17° tappa: la meta finale di ieri è stata Kato Assos, un porticciolo particolarmente tranquillo, con ristorantini fronte mare che si rivelano ottimi per ritemprare la stanchezza del navigatore solitario. Oggi rapida fermata a Patrasso per fare carburante, poi, prua sull'isola di Lefkada dove incontrerò Teo Aiello (Nuova Jolly) e tanti altri amici. Il mare è tranquillo e alle 14.00 sono già in prossimità della meta; gli amici, però, mi fanno sapere che sono a pranzo a Porto Spilia dal grande Babys, quindi, sarò obbligato a sottopormi al tremendo sforzo di un pranzo pantagruelico. Più tardi, grazie all'auto di Teo mi reco in paese e mi procuro altre 2 taniche di rispetto per affrontare in sicurezza le 170 miglia che domani mi riporteranno in Italia. La serata passa in allegria in compagnia degli amici e termina con la promessa di ritrovarci a Genova in occasione del salone nautico.

18° tappa: alle 07.30 saluto Teo e inizio la lunga traversata che mi porterà in terra calabrese; il mare è appena mosso ed il gommone solca le acque a 23 nodi senza alcun problema. Dopo la terza ora di navigazione mi fermo per travasare le 4 taniche da 24 litri in modo da liberare la coperta dalla loro invadente presenza; segue un rapido conteggio che mi rassicura che la riserva di carburante è ampiamente sufficiente a coprire le 170 miglia della tappa di oggi. La navigazione prosegue senza problemi sino al mio arrivo nel porticciolo di Le Castella, dove ho la sgradita sorpresa di non trovare il carburante in banchina come mi era stato assicurato in precedenza. Niente paura, la zona è feudo della famiglia Aiello, di cui stasera sarò ospite, e sono sicuro che l'amico Antonio riuscirà a procurarmi il carburante necessario per la tappa di domani.

19° tappa: il risveglio è piuttosto lento causa la cena di ieri sera che ha lasciato qualche strascico di troppo. Alle 08.30 arrivano Antonio e Teodoro che mi portano le mie 4 taniche, più altre 6, per un totale di circa 240 litri che dovrebbero essere bastevoli per le 120 miglia che mancano a Reggio Calabria. Foto e saluti di rito con gli amici della Nuova Jolly e partenza; poche miglia più avanti il golfo di Squillace comincia a far squillare le sue trombe e devo tirare indietro la manetta per non mettere in crisi il Prince; la situazione dura per una ventina di miglia, poi, vento e mare iniziano lentamente a calare e pian piano posso riportare il gommone alla normale velocità di crociera. Tutto procede bene sino all'imbocco dello stretto di Messina dove un fortissimo vento di NE alza onde alte e ripide che richiedono qualche miglio di navigazione in puro dislocamento; ero un po' in apprensione per il carburante ma ormai mi trovo al traverso di Punta Pellaro, con il GPS che segna 6 miglia per Reggio e con l'indicatore della benzina che è un bel 3 millimetri sul livello minimo. Sembra fatta ma, a 1.25 miglia dal porto il cicalino si mette a suonare ed il motore si spegne! E che cavolo è successo è la domanda, e la risposta arriva subito: è solo finita la benzina. Il vento spinge sempre fortissimo anche se il mare è sceso un po' a causa della maggior protezione della costa; il serbatoio può contenere 310 litri, quindi, non è certo vuoto del tutto ma i sobbalzi della navigazione spostano continuamente il livello ed il pescante di tanto in tanto viene a trovarsi senza carburante. Inizio a lavorare sulla pompetta manuale e metto in pressione la tubazione, poi, rimetto in moto il Suzuki che parte subito; acceleratore al minimo, avanti piano mentre continuo a pompare verso la salvezza. E' un calvario che dura più di mezz'ora ma, alla fine, riesco a scapolare il lungo molo frangiflutti e ad arrivare davanti al benzinaio con il motore in moto.

20° tappa: la forte risacca che entra in porto mi sveglia presto e così alle 07.30 sono già fuori dal porto con la prua puntata su Marina di Camerota. Il mare è mosso ma non proibitivo e riesco a navigare a 18/20 nodi senza sbatacchiare troppo; questo stato di cose dura sino a circa 10 miglia dalla meta quando, causa l'aumento del vento, il mare si ingrossa sulla prua del Prince rendendo parecchio dure le ultime miglia di navigazione. All'interno del porto sento la solita litania da parte degli ormeggiatori che dicono di non avere posti liberi, però, mi viene detto che la banchina del molo frangiflutti è riservata il transito. La percorro tutta e trovo un mezzo posto al fianco di una vela che è sprovvista di parabordi dal lato libero. Quanto sopra la dice lunga sulla voglia di avere vicini, quindi, mi avvicino lentamente, parabordi fuori, per chiedere se posso ormeggiare o se il posto è già riservato a qualcun altro. Dalla vela esce un signore che inizia ad inveire con un “ecco, non ha i parabordi e mi ha rigato la barca, voi motoristi non avete rispetto per gli altri”! Faccio presente che i parabordi Io ce li ho e anche belli grossi e che il bottaccio bianco non può rigare una barca bianca nemmeno volendo; quando si rende conto che le cose non stanno come dice lui, mi concede di restare, ovviamente, filando un'ancora a poppa. Mentre innesto la marcia indietro, con voce non propriamente flebile, gli spiego “gentilmente” che vicino a lui non ci starei manco da morto!

21° tappa: prima di partire, con l'aiuto di Angelo, un giovane amico conosciuto sul web, rimetto a posto la barchetta che avevo spostato in seconda fila per farmi posto e lascio Marina di Camerota con destinazione Sperlonga. La navigazione è abbastanza tranquilla e faccio rotta diretta su Capri, Ischia, Procida e Gaeta, dove faccio una breve sosta carburante. Alle 16.00 entro nello stretto canale del porticciolo di Sperlonga dove mi viene concesso l'onore di un ormeggio all'inglese. Serata in compagnia degli amici di sempre, Angelo detto il Moro, Michele e Luca che mi gratificano di ogni possibile desiderio.

22° tappa: la partenza non avviene propriamente all'alba ma il mare è buono e posso mantenere senza problemi i 23 nodi che rappresentano il miglior rapporto velocità/consumi che mi offre il binomio Prince 27/Suzuki DF 250. La rotta è su Porto Santo Stefano ma vi arrivo così presto che decido di fare ancora qualche miglio e passare la notte a Punta Ala; nel blasonato marina toscano mi raggiungerà l'amico Massimiliano Rossi con la famiglia, per brindare all'ultima tappa di domani che mi porterà a Genova.

23° tappa: il cielo si presenta con grandi nuvoloni neri e rispecchia perfettamente il mio umore malinconico, visto che oggi si concluderà l'ultima tappa di questo lungo raid; il mare è buono anche oggi e ciò mi invoglia a puntare sul golfo di La Spezia per consolarmi con la bellezza straordinaria di Portovenere e delle Cinque Terre. Il vento è fresco ma resisto con il vestiario leggero sin nelle vicinanze dell'isola della Palmaria, dove un po' di pioggerella mi costringe ad indossare pantaloni lunghi e k-way; per fortuna le nuvole lasciano presto il posto ad un pallido sole e posso consumare l'ultimo pasto a bordo dinnanzi al pittoresco borgo di Vernazza. Un altro breve scroscio di pioggia mi sorprende al largo di Portofino, poi, l'ultima galoppata sino al mio approdo presso Il Pontile di Genova Pegli, dove posso festeggiare la felice riuscita di questo Aegean Raid 2010.

Le tappe

Venezia – Fano – Pescara – Vieste – Brindisi – Corfù – Argostoli – Pylos – Kithira – Santorini – Tilos - Rodi – Chalki – Astipalea – Milos – Lavrion – Atene – Corinto – Kato Assos – Lefkada – Le Castella – Reggio C. – Marina di Camerota – Sperlonga – Santo Stefano - Punta Ala – Genova.

Totale miglia 2.520 (4.667 km)

Giorni di navigazione: 22

Ore di navigazione: 139

Velocità media: 18.13 nodi

Consumo totale: 5.250 lt

Consumo orario: 37.77 lt/h

I protagonisti

Il gommone

Il Prince 27 impiegato nell'Aegean 2010 rappresenta il modello cabinato di minor lunghezza prodotto dal cantiere Nuova Jolly di Bussero (MI). Questo battello, lungo mt. 7.98, si avvale di un design marcatamente sportivo anche se è in grado di offrire ampi spazi sotto coperta; la zona notte, infatti, è curatissima e può dare confortevole ospitalità a due persone adulte e ad un bambino che può sfruttare un posto letto allestibile tramite apposite tavolette di legno facilmente ripiegabili; buono anche il comfort offerto dal locale bagno, che prevede la doccia con scarico automatico in sentina. La dinette poppiera offre uno spazio sufficiente alla movimentazione ma prevede una zona prendisole soltanto mediante il montaggio dell'apposita prolunga; scomodo e povero esteticamente lo schienale del sedile poppiero che va rivisitato; buono il posto di pilotaggio che consente di timonare sia in piedi che seduti. Ottima l'impiantistica del carburante ed elettrica, quest'ultima realizzata con materiali e cablaggi di livello professionale. Elevato anche lo standard delle parti in VTR realizzata dalla Poker Nautica con componenti di qualità, quali il gel neopentilico e le resine isoftaliche, rinforzate da stuoie in vetro multiassiale lavorate manualmente da maestranze specializzate. La parte gommata è formata da due tubi che si innestano nella VTR della zona prodiera e che sono realizzati con neoprene/hypalon serie ORCA, nella grammatura da 1670 D.Tex, prodotta dalla Pennel & Flipo; l'autonomia di navigazione è garantita da un serbatoio carburante da 310 litri, inserito in perfetta posizione baricentrica, che favorisce la stabilità e la sicurezza in navigazione. www.nuovajolly.it

Il motore

Il compagno d'avventura del Prince 27 è stato il Suzuki DF 250 VVT (Variable Valve Timing) coadiuvato da un'elica in acciaio a tre pale da 16” x 18.5” Questo propulsore è caratterizzato da un ciclo a 4 tempi ed è dotato di alimentazione ad iniezione elettronica; l’architettura è a V con i 6 cilindri disposti a 55° per una cilindrata di ben 3.614 cc. Le valvole sono quattro per ogni cilindro (24 totali) e sono comandate da quattro alberi a camme in testa, due per ogni bancata di cilindri. Una nota di particolare rilievo, peraltro riscontrabile anche nei modelli di minor potenza, risiede nel disassamento (offset) presente tra l’albero motore e l’albero di trasmissione, un’esclusiva tecnologia che consente di ottenere due preziosi vantaggi: lo spostamento del peso del motore verso l’interno dell’imbarcazione e l’utilizzo di un piede dotato di minor sezione; il tutto si condensa in un deciso miglioramento dell’assetto dell’imbarcazione e in una sensibile diminuzione delle resistenze idrodinamiche. Il Suzuki DF 250 ha dimostrato di saper spingere efficacemente un battello impegnativo quale il Prince 27 per oltre 2.500 miglia senza manifestare problemi di alcun genere e senza richiedere alcun rabbocco di lubrificante. www.suzuki.it

Apparati di navigazione

Un raid così impegnativo abbisognava di strumenti di navigazione e di sicurezza dotati di notevole precisione e grande affidabilità, per questo motivo ho scelto di utilizzare nuovamente il plotter cartografico a colori AdvanSea T.56 della Plastimo, che dispone di un potente hardware in grado di sfruttare appieno le nuove carte elettroniche Max Chart prodotte dalla Jeppesen Marine. Una delle novità presenti in questo plotter cartografico è la staffa di supporto che è risultata insensibile a salti e vibrazioni; interessante anche la predisposizione per l'installazione sui T-Top.

La bussola

L bussola Offshore 135 della Plastimo si è dimostrata ancora una volta all'altezza della situazione, offrendo un ottimo smorzamento anche durante le tappe più impegnative.

Sea Adventure ringrazia:

Nuova Jolly, Suzuki Marine Italia, Sea Best, Poker Nautica, Plastimo, Nuova Rade, Jeppesen Marine, Poker Nautica, Pennel & Flipo, Nautinox, Blue Marine, Nautica Emmecar, Elleblu Nautica, Stickers Point.

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