Sea Adventure associazione gommonautica sportiva dilettantistica
affiliata al C.S.I. (Centro Sportivo Italiano)

Raid Azzorre 2001

Come sempre, ma ormai è un classico, riesco a provare il battello in acqua una sola volta (un grazie alla sezione di Savona della Lega Navale per la gentile collaborazione) ma, per fortuna tutto sembra funzionare perfettamente. Alle ore 21.00 del 16 Giugno, salutati famiglia ed amici, parto per il lungo viaggio via terra che mi condurrà a Lisbona, dove imbarcherò il gommone su un mercantile diretto a Ponta Delgada, porto principale dell'isola di Sao Miguel, arcipelago delle Azzorre. Grazie all'ottimo comportamento della motrice, il nostro solito Peugeot Expert e del carrello, un nuovissimo monoasse MX 1810 della francese Satellite, il viaggio scorre via tranquillo e, due giorni dopo, passo in consegna il battello alla compagnia di navigazione Transinsular che provvederà a portarlo direttamente nel porto di Ponta Delgada. Il giorno successivo, salgo a bordo di un A 310 della SATA e due ore dopo sono a Sao Miguel per preparare tutto quanto occorre per dare il via al raid Azzorre 2001. La città è bella e pulitissima; l'unica nota stonata è data dalle troppe auto circolanti per le strettissime vie cittadine, e per di più guidate in modo assai "allegro". Grazie alla cortesia del gestore del residence America riesco ad ottenere un mini alloggio tutto per me dove posso facilmente sistemare le poche cose che mi sono portato appresso; tutto il resto del bagaglio è già stivato nei gavoni del gommone. Nel pomeriggio mi reco a visionare il porto turistico, che risulta ben attrezzato e dotato di distributore in banchina. Data l'enorme quantità di carburante che devo imbarcare per la prima tappa, questa è sicuramente un'ottima notizia. La seconda buona notizia è che il vice direttore del Marina Però de Teive, così si chiama il porto turistico, è una persona cordiale e simpatica, che si entusiasma subito per la mia impresa nautica, offrendomi tutta la sua preziosa collaborazione; Pedro, questo è il suo nome, mi sarà di incommensurabile aiuto nelle imprevedibili vicende che precederanno la mia partenza. 

Giovedì 21/06: il gommone arriverà nel porto commerciale tra due giorni, devo quindi darmi da fare per essere pronto a riceverlo, visto che sono da solo; anche in questo frangente però, la mia buona stella mi viene in aiuto facendomi incontrare Nùno, uno che del porto commerciale conosce tutto e tutti, e che si offre volenterosamente di aiutarmi quando arriverà l'imbarcazione. Certo di aver trovato due buoni amici su cui poter fare sicuro affidamento, passo il resto della giornata a visitare la città e prenoto uno scooter per l'indomani, per visitare quelle che sono le maggiori attrattive dell'isola ovvero, i tre meravigliosi laghi che si trovano nell'interno.

Venerdì 22/06: m'impadronisco dello scooter, guarda caso uno Yamaha, e comincio il tour; per ammirare il lago di Sete Cidades devo salire oltre i 600 metri sul livello del mare, dove l'aria si dimostra qualcosa più che frizzante. Il panorama che mi si presenta davanti è davvero da mozzafiato, e le foto possono rendere soltanto minimamente giustizia a quella che è la splendida realtà, sembra quasi di trovarsi dinnanzi ad uno dei nostri laghi montani, ma decisamente più grande, poi basta ruotare la testa di 90° per capire che siamo in pieno oceano Atlantico. Esaurite le riprese di rito, risalgo sul cavallo d'acciaio per raggiungere il secondo lago, detto Lagoa do Fogo; anche qui il panorama è bellissimo, pur se un poco meno grandioso del precedente. Il terzo appuntamento è con il Lagoa das Furnas che, a differenza degli altri due, si trova ad altitudine più bassa, ma ha il gran pregio di contenere acqua calda; proprio così, visto che si tratta di acque che scorrono vicino ad antichi residui vulcanici. A sera, mentre consumo la cena al bar di Porto Peive, la televisione portoghese rende noto il sequestro di un'enorme quantità di droga, qualcosa come 2.6 milioni di dosi di cocaina, che è stata rinvenuta all'interno di un veliero che attualmente si trova sequestrato nel Marina; è un bella seccatura per me, visto che domani arriverà il gommone ed i poliziotti della dogana sono tutti in stato d'allarme.

 

Sabato 23/06: di buon mattino mi reco al porto commerciale e, con grande sorpresa, trovo il gommone già fuori, appoggiato sopra all'invaso che lo ha ospitato durante la traversata. Consegnati i documenti al responsabile della Transinsular, inizio a gonfiare e preparare il gommone per la messa in acqua; le operazioni mi portano via poco più di un'ora dopodiché, elargendo un pò di Escudos, riesco rapidamente a varare il battello. Sono emozionato come un bambino, tra poco, infatti, inizierà l'avventura vera, quella lunga traversata oceanica che sogno ormai da tanti anni. Tutto sembra a posto, salvo qualche piccola abrasione sui rinforzi dei tubolari, avvenuta probabilmente durante l'ingresso e l'uscita dal container; grazie all'interessamento dell'amico Nùno, il carburante mi viene portato direttamente sul posto tramite un'autocisterna; ho pensato di agire in questo modo per scongiurare il pericolo di trovare acqua nel carburante, cosa piuttosto probabile nel caso di un pieno di 1470 litri, prelevati direttamente dalla cisterna del distributore in banchina. I tre serbatoi d'acciaio posti sotto coperta riescono ad ingoiare circa 900 litri, mentre i restanti 570 lt. vengono stivati all'interno di sette serbatoi Nauta in neoprene. Il prezzo della benzina verde è di 177 Escudos, vale a dire 1.735 lire al litro, ma il vero problema è che questo pieno vale qualcosa come 2.550.000 lire; naturalmente, oltre al costo, bisogna tenere in debito conto anche il peso di tutto questo carburante, che equivale a circa 11 quintali. Per ovviare ad uno degli inconvenienti causati dal gran peso, ho provveduto alla chiusura delle saracinesche degli scarichi a mare, poiché, il livello del piano di coperta è sceso, anche se di poco, sotto il livello del mare e gli ombrinali di scarico lascerebbero entrare l'acqua al posto di farla defluire. Terminata la preparazione del gommone, contatto l'amico Pedro per avere l'ultimo bollettino meteo; da quasi due giorni c'è bonaccia e tutto fa pensare che possa durare perlomeno altrettanto. Le carte dei venti mostrano una zona di alta pressione (1027 MB) che interessa tutta la zona delle Azzorre, sino all'estremo nord della penisola iberica; bene, tutto sembra a posto ma, per sicurezza, contatto anche Meteo France; le loro previsioni sono la copia esatta di quelle in mio possesso e, a questo punto, non posso certo aspettare. Il gommone è a posto, il meteo è buono, restare qui non avrebbe senso alcuno. Deciso, partirò stasera verso le 20,00 in modo da essere fresco e ben sveglio la prima notte nel malaugurato caso si presentassero avarie o altro. Sono le 20.00, finalmente è arrivato il gran momento di iniziare la lunga traversata che mi porterà direttamente a Lisbona; mi rendo perfettamente conto dell'emozione che mi attanaglia e non mi riesce di capire se i brividi di freddo che mi attraversano il corpo sono dati soltanto da questo o dall'aria fresca che precede la notte; in tutta sincerità, credo da entrambe. Non ho fatto grandi proclami sul momento della partenza, ne ho parlato soltanto con mio figlio e con l'ing. Nappo; accendo il gps Tracker  che in pochi secondi segna 37° 44' N - 25° 40' W; a questo punto mollo le due cime d'ormeggio ed il gommone si stacca lentamente dalla banchina; con tutto il carico di carburante che c'è a bordo, il battello è piantato in acqua sino ai tubolari e questo gli conferisce grande direzionalità anche a lento moto. Sono ormai fuori della lunga e protettiva murata del porto, adesso è il momento di portare in assetto il gommone e vedere come se la cava; niente male, devo dire che pensavo peggio; la Ballistic da 17" sta facendo un ottimo lavoro e, con il motore a 3700 giri, navigo a poco meno di 20 nodi. La luce sta lentamente scomparendo per lasciare il posto alle tenebre; questa è anche l'ultima notte senza luna, e l'immensa oscurità che mi avvolge mi concede di poter ammirare un cielo stellato come mai prima d'ora; la rotta è 085° e le miglia da percorrere, salvo eventuali scarrocci, sono circa 800. Una marea di pensieri mi affolla la mente mentre, per sicurezza, accendo anche l'altro gps; tutto regolare, i dati dei due apparati satellitari coincidono perfettamente. Segno l'angolo di rotta con un pennarello indelebile, poi controllo quale scarto vi sia con la grande bussola Plastimo 135: soltanto 4°, quindi, nel malaugurato caso di un'avaria all'impianto elettrico, potrei tranquillamente navigare con la sola bussola. Il mare è calmissimo e soltanto il rumore dello Yamaha rompe il silenzio di quella che è ormai divenuta notte fonda. Sono passate le prime due ore e non è successo assolutamente nulla; mentalmente comincio a scalare le miglia già percorse, salvo poi a darmi del cretino, visto che ne mancano ancora più di 700. Mi sforzo di scrutare nel buio ma non riesco a vedere proprio nulla; per evitare il pericolo di essere speronato da qualche ipotetica nave, ho provveduto a montare un grosso riflettore radar; oltre a questo, ogni tanto tento qualche chiamata sul canale 16 del VHF, nella remotissima ipotesi che ci sia qualcuno nel mio raggio d'azione. Le ore passano e continua a non succedere nulla; meno male ma, non so per quale oscuro motivo, mi ero sempre immaginato che le cose potessero andare in modo diverso. 

Domenica 24/06 ore 03.00: niente da segnalare se non un gran freddo e che ho appena superato le prime 140 miglia. Sono vestito con una cerata completa, scarpe da ginnastica e calze, cappello marino di lana e guanti; per quest'ultimi devo ringraziare l'amico Vincenzo Graciotti della Sea Timedi Numana che, oltre al disegno della vela di fortuna, mi ha donato un ottimo paio di guanti, senza i quali avrei grossi problemi di freddo alle mani. Lo Yamaha continua a girare come un orologio ed il gommone sembra scivolare con più facilità sulle onde; mi domando se non sia soltanto una mia impressione, poi mi viene in mente che mi sono "già" alleggerito di circa 150 kg. di carburante; questo significa che il tempo sta lavorando per me.

Ore 06.00: sono passate 10 ore dalla partenza e mi sono imposto di eseguire un rapido controllo meccanico ogni dieci ore; alzo il coperchio del gavone di poppa e, contemporaneamente si apre la tenda notte; che ci crediate o no, al momento mi ero scordato che ci fosse; rabbocco il serbatoio con 7 kg di olio Special 2 T della Oil Company, poi consumo una frugale colazione. Un'occhiata agli strumenti del motore prima di rimettere in moto, quindi si riparte; il sole inizia a fare capolino all'orizzonte e questo mi sembra un ottimo presagio per la nuova giornata. Sono ormai passate 12 ore e, grazie al continuo alleggerimento dovuto al consumo di carburante, adesso il gommone naviga in condizioni sensibilmente migliori e con maggior velocità. Tre dei sette Nauta sono ormai vuoti e questo indica che sinora il motore ha avuto un consumo medio di circa 35 litri/h; datosi che il peso continuerà inesorabilmente a scendere, tra qualche ora potrò cambiare la Ballistic da 17" con la Yamaha da 19", ed il consumo dovrebbe ancora migliorare. E' ormai mezzogiorno ed i morsi della fame cominciano a farsi sentire in modo deciso; mi libero in un attimo di uno dei panini giganti che mi sono fatto preparare prima della partenza ed ho l'impressione di non aver mai mangiato niente di più buono. Uno sguardo al Gps mi dice che ho percorso 348 miglia; ancora un paio d'ore e sarò a metà strada - pardon - acqua. Il cielo adesso non è più sereno ma ci sono delle strane nuvole bianche che passano veloci sopra alla mia testa; tutto ad un tratto si mette a piovere molto forte; rallento e apro la cabina per prendere il giubbotto ma la pioggia, come per incanto, cessa completamente; la cosa va avanti così per un paio d'ore. Dopo tante nottate passate a sognare questi momenti, adesso sembra tutto persino troppo facile; è meglio però non illudersi troppo, ci vorrebbe davvero poco per cambiare questo stato di benessere. Il vento continua a latitare e il mare è sempre calmissimo; mi sorprendo a pensare a quello che potrà succedere al mio arrivo a Napoli.

Ore 16.00: mi sembra di intravedere uno strano movimento dell'acqua; che sia una balena? Quello con la balena è l'unico incontro che mi manca da quando giro a bordo di un gommone, e sarebbe davvero meraviglioso se potesse avverarsi adesso. Continuo a scrutare ma non mi riesce di vedere nulla; evidentemente neppure oggi è il giorno giusto. Il cicalino che segna le 20 ore suona mentre sono alle prese con una canzone di Dalla; solito rabbocco dell'olio e controllo delle miglia che sono adesso 420; tutto sembra procedere per il meglio ad eccezione di un altro piccolo nubifragio; poco male, visto che ho già provveduto a riaprire le saracinesche degli ombrinali. Passano altre quattro ore e, finalmente, posso sostituire l'elica; i venti minuti persi per questo lavoro mi saranno abbondantemente restituiti dalla maggior velocità del battello. Ho ormai esaurito tutto il carburante contenuto nei serbatoi di gomma ed ho inserito il primo dei tre grandi serbatoi d'acciaio; adesso posso controllare il consumo direttamente sul Tracker, grazie ad una sonda che misura il passaggio del carburante e che manda le informazioni direttamente al GPS; l'apparato sembra funzionare egregiamente e risulta di grande aiuto per verificare in tempo reale quanto carburante mi rimane. Dopo il cambio dell'elica, con il motore a 3700 giri, il battello viaggia a 24 nodi e devo riconoscere che è proprio un gran bel navigare.

Ore 23.00: sono ormai 27 ore che sono al timone e la stanchezza comincia a farsi sentire, è giunto il momento di riposare un poco; anche se il mare è calmissimo e non c'è una bava di vento, filo l'ancora galleggiante quindi, apro la mini cabina e mi stendo all'interno; spero proprio di riuscire a riposare un paio d'ore. Mi sveglio dopo quelli che mi sembrano pochi minuti, e mi accorgo che c'è una luce che m'infastidisce; con gli occhi ancora chiusi mi domando se non ho lasciato accesa la piccola luce al neon installata all'interno della cabina; sempre ad occhi chiusi, mi rispondo che sono certo di averla spenta; finalmente riesco ad aprire gli occhi e vedo che tutta la tenda è illuminata dall'esterno! Porc... sta a vedere che sono finito vicino ad una nave che m'illumina con le sue luci. Apro la cerniera e metto fuori la testa, spaventatissimo. Altro che nave! E' giorno! Agitatissimo guardo l'orologio; segna le 06.00. Ho dormito sette ore filate! Per un pò non riesco a capire che cosa fare; poi mi fermo un attimo a riflettere: non è successo nulla, il mare è splendido, di vento neppure l'ombra, e allora cosa mi agito a fare? A questo punto per prima cosa faccio colazione, poi controllo il livello dell'olio, quindi, metto in moto e parto. Riduco la scala sul GPS, ed è un bel sollievo veder comparire la costa portoghese nella schermata da 256 miglia; i consumi intanto sono calati a poco più di 29 litri/h, perfetto. Tre ore dopo avvisto una nave che naviga in direzione opposta ma su una rotta decisamente più a N della mia; mi sorge subito il dubbio di essere scivolato fuori rotta; accendo anche il Garmin, che poco dopo provvede a tranquillizzarmi rimarcando la mia giusta posizione. Allargo la schermata e.. sì, deve essere proprio così, la nave si sta dirigendo verso l'isola di Terceira che si trova a N di Sao Miguel.

Lunedì 25 ore 12.00: sono passate 40 ore dalla partenza; un rapido controllo al motore, poi mi dedico al pranzo che è composto da crackers, formaggio e frutta. Fa parecchio caldo e guardando le bandiere attaccate all'antenna del VHF è facile capire che non c'è un alito di vento; certo che se mi trovassi a bordo di una barca a vela, darei in escandescenze. Per trovare un pronto sollievo al caldo, rimetto in moto e ricomincio la navigazione; a differenza del Mediterraneo, la navigazione in Atlantico è più fresca, basta viaggiare a 15/20 nodi per sentire subito la necessità di un giubbotto.

Ore 16.00: il tempo passa pigramente e puntualmente suona il cicalino; solita routine del rabbocco dell'olio, questa volta accompagnato anche da un'abbondante bevuta di tea freddo. Prima di ripartire controllo il Tracker, che segna 697 miglia percorse; ci sono quasi. Cerco di scacciare questo pensiero, non è mai bello vendere la pelle dell'orso prima... ma il GPS mi dice che mancano ormai meno di 100 miglia per Lisbona. Provo a distrarmi cantando ma il pensiero rimane sempre fisso, sono quasi giunto alla meta. Circa tre ore dopo comincio ad intravedere una strana nebbia all'orizzonte, nebbia che pian piano si trasforma nella costa portoghese; adesso lo posso proprio dire; è andata!

Ore 20.00: sono dietro all'isolotto che si trova dinnanzi alla foce del fiume Teio, sulle cui rive sorge la bellissima Lisbona. Vorrei provare a raccontare il mio stato d'animo ma nella mia testa c'è un tal accavallarsi di pensieri che proprio non mi riesce. Risalgo lentamente il fiume, forse nel puerile tentativo far durare questo meraviglioso momento il più a lungo possibile, ma ormai il Marina Expo è qui davanti a me e non mi resta che ormeggiare questo straordinario MV 740 che, insieme all'affidabilissimo Yamaha HPDI ed al sottoscritto, hanno compiuto veramente una grande impresa nautica. Scusate se mi faccio i complimenti da solo ma 779 miglia di traversata atlantica in solitario a bordo di un gommone di 7,40 mt. munito di un solo motore, non credo sia una cosa da tutti i giorni. Forse ci vorrebbe l'interessamento di qualche grande TV ma, purtroppo, per una piccola associazione come la nostra Sea Adventure non è facile riuscire ad interessare i "media" di grande calibro; poco male, una telefonata a casa ed una al cantiere mi ripagano subito della mancanza di quanto sopra.

martedì 26/06: appena sveglio approfitto subito del bar per farmi finalmente un'abbondante colazione; oggi tappa leggera per arrivare dagli amici di Sines e per godermi il meritato "trionfo". Il cielo è coperto di nuvole ma con la soddisfazione che mi porto dentro è come se splendesse il sole. Ridiscendo il Teio e mi soffermo davanti alla splendida Praca do Commercio, alla torre del Belem e al monumento dedicato ai grandi del Portogallo; mi viene da pensare che se fossi vissuto nell'epoca giusta, magari avrei potuto trovare un posto anch'io. Ci sono dei momenti in cui sono particolarmente stupido, e questo è sicuramente uno di quelli. 26/06) il mare è mosso di quel tanto che basta per far volare il gommone oggi gravato soltanto da 300 lt. di carburante. I conti sui consumi si sono rivelati esatti, visto che avrei potuto fronteggiare diverse ore di mare mosso senza rimanere a secco. In prossimità di Capo Espichel il mare s'ingrossa un pò ma, appena doppiato il capo, tutto torna normale ed è abbastanza facile tagliare il grande golfo di Setubal con un sol bordo ed arrivare dritto nel porto di Sines. E' parecchio tempo che manco da Sines, ma l'accoglienza di Josè Manuel e Josè Luis (gli amici conosciuti durante il raid di due anni prima) si rivela come sempre straordinaria e calorosissima; questa volta mi fanno dono di una grande fotografia con dedica, scattata a me e Giacomo in occasione dell'Ecoraid 99; hanno pazientato per ben due anni per potermela consegnare! 

27/06: è sempre triste lasciare gli amici ma il viaggio deve proseguire, quindi, prua su Lagos splendida e gettonatissima perla dell'Algarve. Il battello vola leggero sulle piccole onde e tutto funziona a meraviglia; mi sorge il pensiero che ci vuole davvero poco per sentirsi al settimo cielo. Doppiato Cabo de Sao Vicente, inizia l'Algarve, uno dei tratti di mare più belli e spettacolari che mi sia capitato di ammirare: la costa è formata da rocce color sabbia, in un susseguirsi di piccoli promontori, grotte ed insenature; un luogo da visitare assolutamente! 

28/06: oggi tappa da 105 miglia sino a Barbate; in pratica, si tratta di navigare per una diagonale che va dall'Algarve sin quasi a Gibilterra. Come spesso succede nelle tappe più impegnative, il mare non è dei migliori; un caldo vento da SW, il peggiore in queste zone, spinge con forza le onde verso terra da dove vengono rimandate indietro e tutto diviene come il ribollire dell'acqua in una pentola. L'MV 740 se la cava egregiamente senza farmi soffrire troppo, tant'è che mi riesce di navigare decentemente a 20 nodi. Ci vogliono più di otto ore per entrare nel porto di Barbate ed una buona mezz'ora di cammino a piedi per arrivare in paese. La sera però sfogo la mia vendetta per le tribolazioni odierne su una succulenta "paella de mariscos". 

29/06: da qualsiasi parte vi si giunga, entrare nello Stretto di Gibilterra offre sempre grande emozione; sono indeciso se comportarmi da persona rispettosa delle leggi ed entrare in porto a far dogana, o far finta di niente e farmi inseguire ancora una volta dai Custom inglesi; il mitico Quelo (il personaggio creato da Corrado Guzzanti) direbbe "la seconda che hai detto" perciò tiro diritto senza curarmi di nulla e di nessuno. Attraverso tranquillamente tutto il golfo di Algesiras e arrivo sotto alla rocca più famosa del mondo; estraggo la Nikon e...eccoli, sono già qui! Il solito Ribtec nero come il carbone, motorizzato Yamaha 200 hp! Sono fortunato, il pilota è sempre lo stesso sergente inglese che mi "pizzica" ogni volta; appena mi riconosce comincia a sorridere e ad agitare le braccia in segno di saluto: La stretta di mano tra uomini di mare riserva sempre momenti d'intensa emozione, e questo probabilmente non gli fa troppo pesare il lavoro straordinario che gli procuro ogni volta. Ci salutiamo e, mentre porto il gommone in planata, mi ritrovo a pensare che non mi ha mai chiesto alcun documento, nè personale, nè delle imbarcazioni in mio possesso, e sono quasi certo che non conosce nemmeno il mio nome. Con questo curioso pensiero riprendo a correre verso la rinomata località che risponde al nome di Marbella.

30/06: durante la cena ho pianificato di arrivare sino a Mazarron il che vuol dire una navigazione di oltre 200 miglia; il mare che trovo fuori dal porto però mi dissuade subito dal farlo; il vento da NE porta onde che picchiano decise proprio sulla prua del gommone; pazienza, vediamo sin dove posso arrivare. Sono le 18.00 quando entro nel porticciolo di Roquetas del Mar, che si trova proprio all'imbocco dell'immenso golfo diAlmeria. Oggi ho percorso circa 120 miglia e mi sento parecchio stanco; il mare non ha mollato di maltrattarmi neppure per un attimo. 

1° Luglio: il nuovo mese sembra iniziare sotto buoni auspici; il vento è calato nella notte ed il mare è decisamente più abbordabile di ieri; la meta odierna è Denia, che dista poco meno di 200 miglia, e rappresenta il punto ideale per puntare su Ibiza. Il mare è navigabile, il vento è un modesto NW, il motore gira come un orologio, quindi qual'è il problema? Il problema è che quando entro in porto, ho già deciso di allungare il raid per incontrare Eduardo. 

02/07: da Denia a St. Carlos ci sono 120 miglia e da lì a Porto Mahon ve ne sono quasi 200. Una giornata con Eduardo però vale ben più di 300 miglia quindi...La serata, tra ricordi ed un riso agli scampi, passa in un batter d'occhi; Eduardo e signora mi promettono per la centesima volta che ci troveremo in Italia; speriamo sia la volta buona. 

03/07: mi stacco dalla banchina alle 06.00; ieri abbiamo fatto tardi e adesso sono intronato; comunque sia ne valeva la pena. Meno male che oggi il mare ha messo giudizio perciò manetta sui 4.000 R.P.M. e via a 30 nodi. Verso le 10.00 sulla dritta intravedo la sagoma dell'isola di Maiorca ed un'ora dopo mi trovo circondato da un branco di delfini che iniziano uno spettacolare show dedicato a me soltanto. L'incontro con i delfini è sempre uno spettacolo meraviglioso, e quando sono particolarmente giocosi come oggi, allora si assiste ad un evento che definire straordinario è ancora riduttivo. Il caldo è torrido e soltanto la velocità può procurare un pò di refrigerio. Finalmente sono in vista di Minorca anche se mancano ancora parecchie miglia, visto che Porto Mahon si trova dall'altro lato dell'isola. Nel percorrere la parte sud dell'isola mi trovo a navigare in uno splendido mare color turchese; è la mia prima volta a Minorca e devo riconoscere che è proprio bellissima. Porto Mahon si trova in un'insenatura profonda quasi 6 miglia; sul lato destro ha sede il porto commerciale mentre su quello opposto trovano posto le imbarcazioni da diporto. La cittadina è ricchissima di negozi, boutiques e ristoranti; forse c'è troppa gente in giro, ma bisogna considerare che parte del caos è dovuta ad uno sciopero dei mezzi pubblici. Prima di cercare l'ormeggio vado al distributore per fare il pieno e, amara sorpresa, non c'è benzina verde. Anche se mi è stato assicurato che lo Yamaha HPDI è stato modificato per accettare anche la super, la cosa mi secca alquanto perchè domani conto di arrivare ad Alghero, e sono quasi 200 miglia di mare completamente aperto al Mistral. Speriamo che abbiano ragione i tecnici della Yamaha. Mi viene assegnato un ormeggio poco distante dal C.N. il che mi consente di fare una meravigliosa doccia nei pulitissimi servizi del Marina. Sinora ho sempre dormito a bordo e la mini cabina ricavata nel gavone poppiero si è rivelata perfetta per le mie esigenze. I vantaggi del dormire sull'imbarcazione sono essenzialmente due: l'eliminazione della seccatura di dover cercare una sistemazione per la notte, visto che spesso i porti non sono ubicati vicino ai centri abitati, cosa che comporta notevoli tragitti da compiere a piedi e magari dopo aver battagliato duramente per moltissime miglia, Il secondo vantaggio è dato dalla rapidità con cui si è pronti a ripartire il mattino dopo. A sera faccio un salto al C.N. per dare un'ultima occhiata alle previsioni per l'indomani; davanti alla bacheca riservata al meteo vi è una coppia che si sta documentando proprio sul tratto di mare che m'interessa; chiedo loro se hanno in programma una traversata verso la Sardegna e la signora mi risponde che l'indomani vorrebbero far rotta su Alghero ma che le previsioni non sono rassicuranti: mare forza 3-4 e vento sui 15/20 nodi. In questa zona credo che più di questo non si possa pretendere e lo dico apertamente; poi chiedo che di che tipo di "barco" dispongono; 14 metros è la risposta. A vela chiedo ancora? No, a motor mi risponde la signora! E che minchia vogliono...l'Enterprise. A questo punto è la donna che mi chiede che tipo di barco tengo; visto che si trova ormeggiato proprio dietro di noi, faccio segno. "Esta pneumatica?" in Spagna così vengono definiti i gommoni; la frase è accolta con evidente incredulità; è chiaro che da queste parti il mio MV 740 non gode di molto credito. La precedente conversazione non mi ha certo tolto l'appetito, quindi, trovato un buon ristorante, affogo la mia delusione in un piatto di seppie a la plancha. La notte è piuttosto burrascosa a causa del gran rumore provocato dai locali notturni e dai motociclisti che si sfidano sin quasi all'alba. 

04/07: sono le 06.00 precise,  ancora assonnato avvio il motore e mi dirigo verso l'uscita del porto ma non vedo alcuna barca sulla mia rotta; pazienza, la coppia della sera precedente avrà rinuciato a partire. Mare e vento si presentano rigorosamente come da previsionie, questo significa che posso navigare tranquillamente sui 25 nodi. L'unico incontro della giornata avviene con un elicottero del SAR a circa 70 miglia al largo di Alghero. Il grosso velivolo compie un paio di giri sul gommone poi riprende la sua rotta primitiva. Alle 14.30 entro trionfalmente nel porto di Alghero mentre il Tracker segna un percorso di 191 miglia. Entrando in porto incrocio un "collega" gommonauta e gli chiedo dove posso trovare un ormeggio; lui mi indica un grosso ombrellone bianco dislocato in fondo al porto, sotto cui ci sono i due giovani addetti alle bancchine. Ormeggiato proprio di fianco a loro c'è un grosso motoryacht che batte bandiera spagnola; mentre accosto al molo dal pozzetto sbuca fuori la signora conosciuta la sera prima che, incredula, mi saluta festosamente. Ormeggiato il gommone vengo invitato a bordo dove mi viene offerto un graditissimo spuntino. Durante la conversazione illustro il raid ai miei squisiti ospiti che ascoltano sbalorditi; dopo tanto navigare un bel momento di relax in compagnia di gente di mare è proprio quello che ci vuole. La signora Puie, spero di averlo scritto giusto, mi regala una frase che reputo particolarmente indicativa del momento che sta vivendo la nautica da diporto "El mundo es pleno de barco, ma pequeni son veri navigador" Credo proprio che non vi sia bisogno di alcuna traduzione.

 

05/07: sono finalmente tornato in patria e posso prendermela comoda, visto che i festeggiamenti in quel di Napoli sono previsti per la domenica successiva; tappa breve, quindi, sino al bellissimo borgo di Castelsardo. Lascio la città del corallo e punto dritto sugli strapiombi di Capo Caccia, il mare è un pò mosso ed i frangenti che si schiantano contro la scgliera sono uno spettacolo magnifico ma anche un pò inquietante. Continuo la mia risalita verso N sino ad aggirare Punta Falcone ed entrare nella stretto dei Fornelli; questa zona, detta la Pelosa, è giustamente famosa per la colorazione delle sue acque che sono un esplicito invito ad un bagno ristoratore. Passata Stintino, punto direttamente su Castelsardo ma a causa del vento da NE e dei bassi fondali del golfo, devo vedermela con un'onda cortissima e devastante che rende veramente durissime le ultime miglia. E' un vero sollievo entrare nel porto al riparo del grande frangiflutti; il bacino portuale è stato ingrandito ma, purtroppo, mancano sempre i servizi ed il distributore del carburante; quest'ultimo sembrava d'imminente apertura già qualche anno addietro ma, almeno per il momento, resta soltanto un pio desiderio. Grazie a Giuseppe, uno degli addetti alle banchine, e all'amico gommonauta Antonio Lorenzoni, posso scoprire le bellezze panoramiche e gustare la prelibata gastronomia dei dintorni. 

06/07: la meta di oggi è Cannigione dove un paio d'amici mi aspettano per festeggiare la mia traversata oceanica; la navigazione non ha bisogno di commenti mentre la cena sì, poiché, a farne le spese è un enorme dentice di quasi 9 kg. La serata prosegue con un giro turistico tra Porto Cervo e Poltu Quatu dove non mancano certo lusso e barche da sogno; unica nota stonata della serata è la comparsa di un fastidioso vento da SE. 

07/07: il vento di ieri sera è quasi nulla in confronto a quello che spira stamattina; il distributore di Cannigione è chiuso perchè " tanto chi vuoi che esca con questo mare". Saluto Marco che non sembra molto convinto del mio tentativo di andare a Sperlonga, e mi dirigo su Poltu Quatu; anche qui il distributore è chiuso ma con un pò d'insistenza riesco a far arrivare il gestore e riempire il serbatoio sino all'orlo. La situazione non si presenta propriamente rosea: il vento arriva da SE a 39/42 nodi e il mare nel golfo è da paura. Decido di uscire sino all'estrema punta est per vedere come si presenta la situazione al largo; la prima immagine è quella di grandi onde frangenti che si estendono per tutto l'orizzonte. Proseguire sembra proprio un suicidio, ma la possibilità di rinunciare ai festeggiamenti previsti al Circolo Posillipo non la voglio nemmeno prendere in considerazione. Il mare arriva con violenza sul mascone di dritta e le botte sono durissime, l'unico dato positivo è che riesco a navigare a 16/17 nodi, ma di questo passo ci vorranno circa 10 ore di tortura per arrivare a terra. Comincio a contare le miglia che passano molto, troppo lentamente; due ore e 30 miglia dopo incrocio due traghetti della Tirrenia che navigano a breve distanza tra loro; visto che arrivano da nord significa che la rotta è giusta. La navigazione prosegue una botta dopo l'altra e le continue secchiate che mi arrivano da sopravento s'infilano nella cerata e negli occhiali, con lo sgradevole risultato degli stivali allagati e dell'occhio destro in fiamme. A distanza di due ore mi fermo per bisogni insopprimibili e in entrambe le occasioni il battello s'intraversa e le onde si riversano a bordo; per fortuna l'MV 740 è dotato di un'efficientissimo sistema autosvuotante e di un'ottima pompa di sentina della Plastimo, quindi, da quel lato nessun problema. Le ore passano veloci, le miglia molto meno; comincio ad essere stanco e, oltre a questo, da quando mi sono svegliato ho mangiato soltanto una fetta biscottata con della marmellata e adesso ho un leggero senso di nausea. Sono le 17.00 ed il mare sembra calare un poco; sinora ho percorso 110 miglia e me ne mancano ancora molte all'arrivo. A causa del moto ondoso ho dovuto correggere la rotta di almeno 20° verso nord e adesso sto dirigendo sul promontorio del Circeo. Ci vogliono ancora tre ore per entrare nel piccolo porto di Sperlonga dove l'amico Angelo (Marzano) detto il "Moro" mi riceve con tutti gli onori. Passiamo la serata attaccati ad un gustosissimo rombo, commentando le qualità dello Yamaha HPDI e le notevoli doti marine dell'MV 740. 

08/07: è finalmente arrivato il gran giorno; parto verso le 08.30 e due ore e mezza dopo sono al traverso di Capo Miseno; contatto Enzo (Nappo) patron della Motonautica Vesuviana con il vhf che mi avverte che il "comitato d'accoglienza in acqua" è pronto davanti al Circolo Posillipo. Pochi minuti dopo mi trovo circondato da un gran numero d'imbarcazioni che mi acclamano a gran voce, neanche fossi un novello Soldini. L'emozione è grande ed aumenta ancora al mio ingresso nello spledido porticciolo del circolo, dove una gran folla si è radunata per darmi un calorosissimo benvenuto. Un grande applauso suggella la fine della mia avventura e, mai come questa volta mi sono sentito attanagliato dall'emozione. Poco dopo il gommone viene abbordato da una marea di gente curiosa di esaminare quella che per molti giorni è stata la mia casa galleggiante; la mini cabina sta riscuotendo molti consensi da parte di tutti e sembra probabile che presto diventerà un accessorio molto richiesto. Alla presenza dei rappresentanti del Posillipo si procede alla consegna delle targhe ricordo a quanti hanno partecipato attivamente al raid; qualche ora dopo, presso le banchine di Porto Salvo in quel di Castellammare, termina deifinitivamente questo Azzorre 2001! Cosa dire di più? Nulla, se non che un altro splendido sogno si è avverato. Però, ne ho ancora così tanti che...

I numeri del raid

Tempo di navigazione: 16 giorni

Distanza percorsa: 2.430 miglia

Navigazione effettiva: 110.45 ore

Velocità media: 22 nodi

Consumo totale: 3.090 litri

Consumo parziale: 28 litri/h

Consumo olio:60.50 kg - 1.96%

I protagonisti del raid

Il gommone

L'MV 740 utilizzato per il raid differiva dai modelli di normale produzione per i seguenti particolari: inserimento sottocoperta di tre serbatoi carburante per un totale di 900 litri e per gli accessori legati ad essi; alloggiamento in consolle della batteria Exide Maxxima 900; pompa di sentina maggiorata mod. HD 1700 della Plastimo; allestimento di una tenda notte a protezione del gavone di poppa; possibilità d'installazione di un mini albero a sostegno di una vela da cappa. Tutte queste modifiche non hanno comportato interventi strutturali d'irrobustimento ed il gommone completo di motore pesava a secco 1.300 kg. Il battello possiede notevoli doti di navigazione abbinate a livelli costruttivi di pregio, che lo rendono adatto alla navigazione "ogni tempo". Le parti in VTR si sono dimostrate particolarmente robuste e si avvalgono di componenti di elevata qualità quali gel neopentilico, resine isoftaliche e vetro multiassiale; il tutto rigorosamente stratificato a mano. La parte gommata è costituita da un tessuto di neoprene/hypalon nella grammatura da 1670 D.Tex serie ORCA dellaPennel Industries. Il sistema di autosvuotamento si avvale di due ombrinali di grosso diametro posti orizzontalmente rispetto al piano di coperta, che terminano con due grandi saracinesche di chiusura. Pratica e robusta la mini tanda che mi ha permesso di dormire sempre a bordo. Al termine del raid il gommone si presentava in condizioni ottimali, ad eccezione di qualche piccola abrasione dovuta all'ingresso nel container; nessun difetto di rilievo sulla VTR e nessun intervento di ripristino della pressione dei tubolari. Comodo il musone di prua per la salita/discesa da pontili particolarmente alti e altrettanto comode le plance poppiere in occasione dei cambi elica e nei controlli periodici al motore.

Il motore

Lo Yamaha 150 HPDI si è comportato magniificamente per tutta la durata del raid; il propulsore giapponese ha dimostrato una regolarità di funzionamento e una bassa rumorosità degna del miglior 4 tempi. E' rimasto in moto per tantissime ore consecutive, ha spinto egregiamente un'imbarcazione che alla partenza pesava circa3.000 kg, accontentandosi di consumare poco più di 25 litri/h. Ha girato per 2.430 miglia (4.500km) senza manifestare alcun tipo di problematica e senza richiedere manutenzione alcuna, se si eccettua la pulizia del filtro carburante ed un avvicinamento del ponticello delle candele. Ha bruciato nella più totale indifferenza più di3.000 litri di benzine rosse e verdi e dopo 110 ore di funzionamento le candele si presentavano ancora in perfetto stato d'uso. Se proprio si vuole cercare il classico "pelo nell'uovo" devo dire che il serbatoio ausiliario dell'olio lasciava trafilare qualche goccia di lubrificante dal tappo; per la cronaca l'inconveniente è stato risolto avvolgendo un piccolo straccio attorno al tappo.

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