Sea Adventure associazione gommonautica sportiva dilettantistica
affiliata al C.S.I. (Centro Sportivo Italiano)

Raid Canarie '96

Le isole Canarie, situate 700 miglia SE da Gibilterra ma ad una distanza ragionevole dalla costa del Marocco, rappresentano certamente una delle mete più affascinanti da raggijngere a bordo di un'imbarcazione solitaria di piccole dimensioni. Da super appassionati del gommone non esistevano dubbi sul tipo d'imbarcazione da utilizzare, ma la ricerca si è dimostrata subito irta di difficoltà in quanto il gommone prescelto doveva possedere particolari requisiti di robustezza, affidabilità e tenuta di mare, qualità legate indissolubilmente ad una lunghezza max. di 6/6.5 metri, ritenuta ideale per essere abbinata al nuovo motore a 4 tempi da 75 hp della Honda. La cortese disponibilità di Umberto Bauer, titolare della Mistral Boats, ha risolto felicemente tutti i problemi legati all'imbarcazione, mettendoci a disposizione un nuovissimo Mistral VR 6.20. Non è stato necessario apportare particolari modifiche al gommone in quanto era già previsto un serbatoio da 170 lt. che, abbinato a quattro serbatoi mobili, portava la riserva carburante ad un totale di 280 lt. L'allestimento del battello è stato curato direttamente da noi, con il prezioso aiuto degli amici Massimo Dabove e Massimo Pilla, titolari  della Legnotecnica, in modo da avere una conoscenza capillare di tutti gli apparati di bordo e poter così prontamente intervenire in caso di malaugurate avarie. Solo due ore di prove ma più che sufficienti per stabilire che la triade Mistral/Honda/Solas, quest'ultima un'elica in acciaio inox da 17", risulta veramente affiatata. Ottenuta la collaborazione dell'Acquario di Genova ed il permesso della Porto Antico S.p.A. per effettuare la partenza presso il molo Spinola, finalmente

Domenica 19 Maggio: sotto una pioggia battente, (partenza bagnata-partenza fortunata o almeno lo si spera...) io e Stefano prendiamo il mare con destinazione Fuerteventura (isole Canarie) da dove contiamo di tornare sani e salvi dopo aver domato il Mediterraneo ed un bel pezzo di oceano Atlantico. I presagi non sono per nulla confortanti poiché incontriamo subito mare duro e pioggia a catinelle. Si naviga così sino a St. Tropez dove un gelido vento da NE ci mette lo zampino e da quel momento, sino all'uscita dal famigerato Golfo del Leone, sarà mare grosso con onde cortissime e ripide come solo lui sa confezionare. Il Golfo del Leone è considerato, a ragione, il tratto di mare più pericoloso di tutto il Mediterraneo; anche questa volta non si è voluto smentire e, pur non trattandosi del terribile Mistral ma di un freddo vento da NE, ha tenuto egualmente fede alla sua reputazione regalandoci un mare costantemente agitato. Non è certo un bel modo di iniziare un raid lungo oltre 3.500 miglia (6.500 km) ma tant'è!

La costa spagnola si presenta subito con la splendida natura di Cab Creus, un vero paradiso per gommonauti e subacquei; pareti a picco su un mare dalla limpidezza straordinaria, il tutto condito da un'infinita serie di graziosi porticcioli; da segnalare Port Llanca 42°22.5' N/03° 0.95' E. La navigazione prosegue piuttosto tranquilla sino ad Estartit, base ideale per immergersi nel mare da favola delle isole Medas. Noi la nostra immmersione la facciamo alla sera nel menù del ristorante Les Salines, splendidamente gestito dall'amico Massimo, romano purosangue, dove il pesce freschissimo viene cucinato in modo superbo.

Il giorno seguente il mare continua a scorrere sotto alla carena del Mistral senza particolari sussulti, con qualche difficoltà soltanto durante lo scapolamento dei capi costantemente ventosi; a proposito di vento, quest'ultimo continua imperterrito a soffiare da NE costringendoci sovente all'uso delle cerate.

Il giorno 29 segna una svolta importante per il prosieguo del raid, in quanto Stefano decide di abbandonare definitivamente l'impresa e tornarsene a casa; è una decisione molto dolorosa per entrambi ma, purtroppo, ormai inevitabile. Questa giornata rimarrà per sempre scolpita nella mia memoria poiché segnata da tutta una serie di avvenimenti negativi, a cominciare dal passaggio nello stretto di Gibilterra con un mare da paura spinto dal solito vento da NE ed il conseguente difficoltoso ingresso nel porto di Tangeri. Le ultime miglia di sofferenza le percorro al fianco di una grossa barca a vela francese il cui skipper, all'arrivo, si complimenta con me per la tenuta di mare palesata dal Mistral, visto che in quei frangenti il suo anemometro era arrivato a segnare oltre 40 nodi di vento. Passato il controllo della Dogana e di altri due corpi di Polizia in compagnia del nuovo amico francese, posso finalmente ritirare i documenti ed ormeggiare presso il Real Club Nautico di Tangeri. Quest'ultimo è costituito da un caseggiato appena passabile e da un mini pontile in legno decisamente fatiscente; in compenso il marinaio del club si dimostra molto sveglio nel consigliarmi di alzare il piede del motore per evitare pericolosi "attacchi" subacquei a danno della mia preziosa elica Solas. (Tutto il calvario passato a Tangeri a causa della Polizia Giudiziaria di Frontiera lo potete leggere nell'apposito box a fondo pagina). Se avevo dei dubbi sul proseguire o meno il raid, questo contrattempo è servito soltanto ad aumentare la mia carica e così, dopo aver doppiato Capo Spartel, faccio il mio primo ingesso da gommonauta in Atlantico. Trovarmi da solo nell'oceano mi fa fa correre qualche brivido lungo la schiena ma, almeno per ora le condizioni del mare sono buone, quindi, abbasso la manetta dell'Honda e punto la prua del Mistral in direzione di Larache. La giornata prosegue senza particolari patemi portandomi addirittura a macinare una percorrenza superiore al previsto e facendomi arrivare in prossimità della stupenda spiaggia di Moulay-Bousselmain, dove ho trovato ospitalità presso un'attempata coppia di coniugi francesi che da anni vengono a svernare in questa pittopresca località. La mattina successiva, dopo un'abbondante colazione, saluto Aron e Sibille a cui lascio una copia di "Navigare con il gommone" il manuale che ho scritto in collaborazione con Stefano.

La tappa odierna sarà la mitica Casablanca, località dal fascino irresistibile; non sono afflitto da problemi particolari se si eccettua il sempre difficile reperimento del carburante, visto che anche nei porti più grandi non esistono distributori in banchina. A questo problema ho potuto ovviare con l'ingegno e, soprattutto, con un pò di "Dirhams" che sono serviti ad attivare auto, trattori e persino un vecchissimo residuato bellico. Un vero peccato non aver potuto visitare meglio la città, magari facendo una capatina al Ricks Bar, dove i camerieri sono vestiti alla Humprey Bogart! Nei tre giorni successivi passo Safi, Agadir ed arrivo a Puerto Cansado (Tarfaya) da dove spiccherò il lungo balzo che mi porterà sull'isola di Fuerteventura; di andare a Las Palmas ho già rinunciato da tempo poiché, tra andata e ritorno, perderei almeno due giorni e la paura che questo regime di venti deboli cambi improvvisamente, mi tiene piuttosto in ansia.

Il 04 Giugno posso finalmente fare rotta sull'isola di Fuerteventura; dopo due ore di navigazione con mare buono il vento comincia ad alzare onde di una certa consistenza costringendomi a ridurre l'andatura. Poco dopo davanti alla prua del Mistral compare una meravigliosa foschia che sta ad indicare che l'isola è ormai a portata di mano. L'impresa di arrivare in gommone alle Canarie è ormai compiuta e qualsiasi cosa possa accadere d'ora in poi, niente e nessuno potranno più togliermela! Peccato soltanto che non ci sia anche Stefano a festeggiare... Arrivato in porto, dopo tanta soddisfazione provo anche un poco di delusione: ho tanto lottato per arrivare in quest'isola situata in pieno oceano, e cosa trovo? Una città piena di uffici di ogni genere, residence e spiagge con tanto di di sdraio ed ombrelloni; pazienza, la prossima volta come meta sceglierò un atollo nel Pacifico! Alla sera, davanti ad una doppia porzione di Paella de Mariscos faccio il punto della situazione: nè il gommone, nè il motore hanno subito la minima avaria, io sto fisicamente benissimo; inoltre, da casa mi hanno avvertito che la troupe televisiva di Uno Mattina mi aspetta per il 23 a Sanremo per riprendere il mio arrivo in diretta... Cosa volere di più. Riparto da Puerto del Rosario con il pieno di benzina, questa volta non è stato un problema trovarla, e dirigo sulla costa marocchina dove dovrò subire ancora per qualche giorno i noiosi cerimoniali burocratici da parte delle Autorità; ma ormai sono ben vaccinato e con i consigli che ho ricevuto a Tangeri dall'amico Adil, riesco ad uscirne fuori senza troppi patemi. Non sono in grado di descrivere l'emozione che ho provato quando ho riattraversato lo stretto di Gibilterra, questa volta di buon mattino e con mare calmo; è stato come arrivare a casa perchè, anche se le miglia da percorrere sono ancora moltissime, sono finalmente in Spagna, un Paese perfettamente attrezzato a livello nautico, con porti ogni 10/15 miglia. E poi mi piace il carattere di questa gente, latini come noi e, cosa che certo non guasta, i prezzi sono ottimi specialmente nella zona meridionale. Sosta tecnica a Gibilterra per un maxi rifornimento di 180 litri visto che il prezzo della super è decisamente conveniente.

La tappa del giorno è Benalmadena, una sorta di Port Grimaud con case in stile arabo che fanno da corona ad un porto modernissimo. L'indomani mi regala un mare durissimo, alzato come sempre da un forte vento da NE, che mi coestringe a prendere terra a Roquetas del Mar, piccolo borgo di pescatori dove trovo un simpatico connazionale che gestisce un ottimo ristorante. La meta successiva è Mazarron, bella località lontana dal turismo di massa, dove avevo già sostato durante il raid Mediterraneo 93; da qui la navigazione continua verso Masnou (Barcellona) sino a St. Cyprien, gettonatissima cittadina balneare francese. Questa sosta diviene obbligatoria per due motivi: primo, proprio qui tre anni prima io Stefano abbiamo fraternizzato con i due membri dell'equipaggio della S.N.S.M. 204 che è l'imbarcazione di salvataggio; morale, ho due amici sicuri sul posto; secondo, questa località è in posizione ideale per tentare l'attraversamento diretto del Golfo del Leone con meta il porto di Tolone. L'idea di dare un taglio netto al golfo è uno dei miei sogni proibiti, infatti, per ben due volte mi sono trovato nell'impossibilità di provarci a causa delle cattive condizioni del mare, ma questa sembra proprio la volta buona. In una delle tappe precedenti, quella da Mazarron ad Ampolla, ho simulato una percorrenza di circa 100 miglia, qual'è il grande golfo che va da Cabo S. Antonio a Cabo Tortosa e quindi soltanto 15/20 miglia meno del tratto S.Cyprien-Tolone. Valutati i tempi di percorrenza ed i consumi mi sono reso conto di potercela fare, naturalmente mare e vento permettendo. Le previsioni per l'indomani sono le seguenti: mattino mare poco mosso con vento intorno ai 15 nodi; pomeriggio mare mosso con vento 20/25 nodi; più di così al Leone non si può certo chiedere. Mi accordo con gli amici della S.N.S.M. 204 in modo da essere sicuro che qualcuno sappia dove mi troverò domani, poi faccio un super pieno da 200 litr,i ed infine, dormo qualche ora sulla 204. Alle 05.30 è ancora buio ma io sono già pronto per entrare nella tana del Leone; il mare è calmo ed il vento è debolissimo, non mi resta che abbassare la manetta sino ai 25 nodi e mettere la prua del Mistral su 070°. Appena il sole fa capolino all'orizzonte, mi rendo conto che per qualche ora posso fare a meno della bussola e del GPS, tanto la mia rotta coincide con la striscia che il sole lascia sull'acqua. Per quasi sei ore non vedo terra nè anima viva, con il vento che sale e poi scende per poi risalire...Quando riesco a scorgere un microscopico puntino sulla sinistra mi rendo conto di avercela fatta; le ultime miglia le percorro su un mare completamente piatto sino al porticciolo di St.Mandrier.

Appena a terra mi precipito a telefonare agli amici della 204; sono le 13.30 e dall'altro capo del telefono una voca piuttosto incredula mi chiede se nel porto vedo una delle loro imbarcazioni e alla mia risposta affermativa, mi viene chiesto che numero porta sulle fiancate... In quel momento ho capito che volevano la conferma che ero davvero arrivato a St.Mandrier! Due giorni dopo entro nel marina di Sanremo dove il mio arrivo viene ripreso dalla tv! L'indomani dopo una tappa di tutto riposo entro trionfante all'Acquario di Genova da dove ero partito 35 giorni prima alla conquista dell'Oceano...

Le disavventure di un "immigrato clandestino"

Dopo essermi fermato in albergo per una doccia, torno al gommone per recuperare l'attrezzatura fotografica e scattare qualche foto qua e là, quando tre poliziotti in borghese, senza tanti complimenti, mi infilano in una Peugeot 305 e mi portano di filato al commissariato della Polizia Giudiziaria di Frontiera. Qui mi viene ripetutamente chiesto perchè non fossi passato al loro comando appena arrivato a Tangeri. Alla mia risposta che l'ultimo poliziotto che aveva controllato i miei documenti mi aveva assicurato che era tutto a posto, mi trovai a parlare con il muro. Per uscire dall'impasse propongo ai tre poliziotti di controllare il gommone ed il mio bagaglio personale; la proposta risulta gradita ai miei interlocutori, quindi, rapida partenza per il Real Club Nautico ed altrettanto rapido controllo dell'imbarcazione. Lo step successivo ci porta tutti in hotel. dove apro i bagagli sul letto. A questo punto, visto che non c'è proprio nulla da trovare, come per incanto i tre diventano dei buoni amici. Abdellah, il commissario, Adil ed Ibrahim gli investigatori (spero di non aver storpiato i loro nomi perchè non hanno voluto scrivermeli per motivi di sicurezza) si dimostrano felici di non aver trovato niente di compromettente e mi invitano a seguirli al commissariato per mettere il visto sul passaporto e farmi tornare un libero cittadino. In pochi minuti arriviamo davanti al commissariato dove succede quello che proprio non t'aspetti: mentre scendiamo dall'auto vedo il commissario cambiare improvvisamente espressione, davanti a noi c'è un uomo vestito elegantemente che sta salendo in auto e si capisce subito che deve essere una persona importante. Con un cenno della mano chiama Abdellah e gli chiede cosa sta succedendo; parlano in arabo ed io non capisco una parola ma le espressioni del volto dello "Chef" (Capo) non lascia presagire nulla di buono. Ad un tratto scende dall'auto, si avvicina e mi chiede (in lingua francese) come faccio a mangiare in gommone? Dopo un attimo di sbigottimento rispondo che per il pranzo mi adatto con panini e frutta mentre la sera vado al ristorante. A queste parole scuote la testa poi rivolge poche parole ai subalterni, risale in auto e si allontana. Abdellah, con grande costernazione mi comunica che devo passare la notte al commissariato poichè sono accusato di essere un immigrato clandestino! Così, alla veneranda età di 48 anni passo la mia prima notte "al fresco". Devo dire che non ho subito alcun maltrattamento, anzi, ho piantato un casino boia sino a quando non sono riuscito a farmi aprire l'ufficio dello Chef dove ho passato la notte su un confortevole divano. Potete anche non credermi, ma mi sono addormentato come un sasso. La mattina dopo, su consiglio di Abdellah, telefono al Consolato Italiano dove l'addetto agli Affari Esteri, sig. Vincenzo Mascolo che ringrazio di cuore assieme al Console sig. Pietro Guido Spalvieri, nel giro di un'ora arriva al commissariato e mi porta a colloquio con lo Chef. A quel punto sembra ormai tutto risolto anche se dovrò restare a Tangeri sino all'indomani. Torno in albergo e passo il resto della giornata a fare il turista e a preparare i bagagli per la partenza. Arrivata l'ora della tanto agognata "Libertà" mi reco al Consolato per ritirare la lettera in cui il Console garantisce personalmente per la mia persona. Finalmente posso andarmene da Tangeri ma la mia felicità è venata da un poco di malinconia, visto che Abdellah e Adil mi salutano con qualche lacrima di commozione sul viso.

I numeri del raid

Tempo di navigazione: 35 giorni

Distanza percorsa: 3.550 miglia

Navigazione effettiva: 251 ore

Velocità media: 14.1 nodi

Consumo totale: 3.990 litri

Consumo parziale: 15.9 lt/h

I Protagonisti del raid

Il gommone

Il Mistral 620 si dimostrato un 'imbarcazione veloce e affidabile e dotata di notevoli qualità marine; naviga inoltre benissimo con un motore da 75 hp anche se gravato di carichi importanti. Mantiene la prua sempre alta anche con forte mare da poppa e consente un'ottima velocità di dislocamento quando lo stato del mare non permette la piena planata. Ottima la VTR realizzata dal laboratorio Poker dei Flli. Messinese che ha utilizzato materiali di elevata qualità. Al termiine del raid il gommone non presentava alcun segno di usura o affaticamento delle strutture. Per tutta la durata del viaggio non si mai reso necessario il ripristino della pressione dei tubolari.

Il motore

Il nuovo motore Honda BF 75 a 4 tempi si è dimostrato potente ed affidabile; oltre 250 ore di funzionamento senza mai lamentare alcun problema se si eccettua l'indurimento della molla del leveraggio dell'acceleratore che, subito eliminata fisicamente, non ha creato problema alcuno. Se si rapportano le 251 ore di navigazione in campo automobilistico, considerando una media di 70 km/h, si ottiene una percorrenza di circa 17.500 km in soli 35 giorni.

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