Sea Adventure associazione gommonautica sportiva dilettantistica
affiliata al C.S.I. (Centro Sportivo Italiano)

Nutrire il pianeta, Energia per la vita, questo lo slogan dell'Expo 2015 che si è svolto a Milano, un evento di portata mondiale che ha visto protagonisti i Paesi di tutto il mondo che hanno interpretato una delle esigenze più sentite da tutta la popolazione mondiale, il cibo. Questa importante premessa mi ha invogliato a dare un seppur modesto contributo a questa causa, ed è così che ha preso vita il Raid Expo 2015. L'intento dichiarato era quello di dare il giusto risalto a prodotti e cibi dell'area mediterranea andando, ovviamente via mare, alla ricerca delle eccellenze gastronomiche presenti all'interno del Mare Nostrum.

1° tappa: alle 08.00 di sabato 18 luglio il Prince 23 Cabin lascia le banchine de Il Pontile di Genova Pegli con rotta diretta su Porto Azzurro, isola d’Elba. La calura è già elevata e di vento non se ne avverte neppure un alito, solo il mare si muove con un'onda un po’ scomposta spingendo con decisione sul giardinetto del Prince; oggi le miglia da percorrere sono circa 140, come a dire una seria verifica iniziale per un raid impegnativo quale promette di essere questo Expo 2015. La navigazione si snoda tranquilla mentre inizio a verificare i primi risultati del binomio Prince 23/Suzuki DF 200 AP: ad una velocità di circa 21 nodi i consumi che rilevo dallo strumento mi dicono che navigo a 1.1/ 1.2 litri/miglio; benissimo ma, dato che sono come San Tommaso, prima di festeggiare sarà meglio attendere di fare il pieno a Porto Azzurro. Dopo le prime 50 miglia il mare si spiana favorendo il Prince che scivola leggiadro sulle acque spinto dal grintoso Suzuki DF 200 AP; dopo il brevissimo viaggio di trasferimento dal Marina di Varazze al Pontile avevo deciso che l’elica doveva essere la 3 pale in acciaio da 16 x 18.5 e pare che la scelta sia quella giusta Vista la calma di mare e vento procedo con le prove d’assetto e di regolazione fine dei trim ed il risultato finale è che ora navigo a 23 nodi sempre con lo stesso consumo. Alle 14.45 entro nella rada di Porto Azzurro dove trovo gli amici del club del gommone di Empoli e del GGT con cui festeggerò i ragazzi dell'Associazione Volontari Gruppo Elba cenando e ballando la Zumba con loro sino a tarda ora grazie ai ballerini dell'Energiò. Un doveroso e sentito grazie al simpaticissimo sindaco della pittoresca cittadina elbana, Luca Simoni, che mi ha ricevuto nel palazzo comunale per donarmi uno splendido libro dedicato a Porto Azzurro.

2° tappa: un consumo di poco più di un l itro a miglio per un gommone semicabinato lungo oltre sette metri rappresenta un risultato decisamente interessante mentre nel settore carburante devo annoverare che il prezzo della benzina è di € 1,74 al litro, prezzo che, unito al parco consumo del binomio gommone/motore potrebbe rendere non troppo funesto il futuro della mia carta di credito. Il mare è tranquillo anche oggi e dopo poche miglia assisto ad uno spettacolo credo decisamente inusuale all'Elba, ovvero, il passaggio di un gregge di capre che si inoltrano sugli impervi sentieri costieri della costa. Il prosieguo della navigazione mi regala anche un paio di incontri con i delfini e con una tartaruga che se ne stava placida a dormire a pelo d'acqua sino a che il mio passaggio gli ha dato una sveglia inaspettata. Alle 14.00 arrivo dinnanzi al distributore di Cannigione dopo aver percorso circa 130 miglia; anche quì la benzina costa € 1,74 con l’addetta alla pompa che ironizza simpaticamente sui miei pantaloncini pesantemente segnati dal tempo e dalle troppe miglia di navigazione. L’ormeggio, come di consueto, avviene presso le banchine Albatros dell’amico Aldo che con il figlio Emanuele svolgono la loro mansione con cortesia e professionalità, tanto che mi sento di raccomandarli a tutti coloro che si troveranno a navigare da queste parti.

3° tappa: anche oggi si fa sul serio visto che mi aspetta un’altra tappa da oltre 130 miglia sino a Villasimius; alle 08.30, dopo aver consumato la colazione con il mio compaesano Marco Giacobbe, lascio le banchine Albatros ed inizio a costeggiare la mitica Costa Smeralda e non posso fare a meno di notare la scarsità delle barche naviganti, fatto questo che non depone a favore delle economie locali che vivono di turismo. Le miglia passano tranquille e l’unico problema arriva dal gran caldo che viene amplificato dalla protezione del parabrezza del Prince che offre un’ottima copertura dal vento, sicuramente graditissima in condizioni climatiche diverse da questa opprimente e soffocante calura. Questa volta l’atterraggio non avviene a Villasimius perché l’istinto mi porta ad entrare a Porto Corallo, pittoresco porticciolo ubicato in località Villaputzu; l'arrivo avviene alle 14.30 dopo circa 130 miglia di navigazione e l'ormeggio mi viene conteggiato al modico prezzo di €. 18.00; l’unica nota stonata è il prezzo del carburante che costa €. 1.85 al litro.

4° tappa: oggi mi aspetta una delle traversate più impegnative dato che per arrivare a Trapani dovrò percorrere circa 160 miglia di mare aperto. Oggi fa caldissimo già di prima mattina ed il mare è caratterizzato da una leggera onda poppiera che agevola il lavoro del Prince; la navigazione procede rovente ma tranquilla per circa 80 miglia quando avvisto due navi a circa 7 miglia al traverso di dritta che seguono una rotta convergente con la mia; dopo qualche miglio una delle navi aumenta la velocità per segnalarmi che mi sta “curando”. Ora la distinguo chiaramente, è una nave militare! Il primo pensiero è che stiano pattugliando la zona in cerca di barconi carichi di extracomunitari, anche se la cosa mi pare assai strana data la notevole distanza dalla costa. L’unica mossa che posso tentare è virare sulla loro poppa per vedere se mi lasciano passare, ma un attimo dopo la nave è già ferma a sbarrarmi il passo! Bene, se lor signori vogliono proprio conoscermi li accontenterò subito; pensato e subito fatto, punto la prua del Prince al centro della nave e mi porto sotto con decisione ma quando sono ormai a circa 500 metri dalla sua fiancata dalla nave parte un colpo di sirena e contemporaneamente inizia a muoversi lasciandomi mare libero. Tiro un bel respiro di sollievo anche se resta ancora la seconda nave che è ferma 4 o 5 miglia più avanti in attesa e con un grosso elicottero che le gira attorno; forse non ancora paghi dell’esame visivo effettuato dalla prima nave, ora è l’elicottero che viene a volteggiare sopra di me a non più di 20 metri di altezza. In simbiosi con le navi anche il grosso “uccello volante” è verniciato allo stesso modo e non riporta alcun segno identificativo. L’arcano mi verrà svelato al momento del mio arrivo a Trapani, dove vengo a sapere che nei prossimi mesi in quelle acque si svolgerà un’importante manovra NATO. Ah, quasi dimenticavo, prima di entrare in porto vengo fermato da un gommone della Guardia di Finanza che mi da il benvenuto nel porto trapanese.

5° tappa: a Trapani mi sono fermato un giorno in più perché ammaliato dalle bellezze della città e dei suoi dintorni che l’amico comandante Ignazio (Calogero) Puleo mi ha fatto visitare via terra e stamattina sto consumando la colazione, granita con la brioche, o brioscia e al comandante si è aggiunto anche l’amico Peppe Miceli, titolare del cantiere omonimo che mi ha gentilmente ospitato durante la sosta trapanese. Seppur il loro fisico non assomigli per nulla alle bellissime sirene cantate da Omero, i due continuano imperterriti nel loro canto ammaliatore che dice “fermati Giovanni, fermati ancora un giorno così stasera andiamo a cena…” Nonostante non abbia messo la cera nelle orecchie come l’eroe di Itaca, resisto stoicamente e, seppur solo verso le 11.30, riesco a prendere il mare con rotta diretta su Pantelleria. Dopo aver superato Favignana il mare comincia ad alzarsi sul mascone di dritta del Prince e devo ridurre la velocità a meno di 18 nodi; vado avanti così tra uno sballottamento e l’altro sino alle 15.30 quando entro nel porto nuovo di Pantelleria dove trovo ad aspettarmi l’amico Giovanni del Gatto, conosciuto in occasione del raid dello scorso anno; grazie a lui i problemi di ormeggio sono subito risolti mentre per quanto concerne il carburante, oggi ho navigato solo per 80 miglia ed il centinaio di litri mancanti li farò con le taniche al distributore stradale vista la cronica chiusura del distributore in banchina.

6° tappa: la sosta in quel di Pantelleria è durata due giorni che sono stati spesi facendo il periplo via mare dell’isola e poi una minuziosa visita dell’interno grazie alla Land Rover di Giovanni magistralmente guidata dall’amico Ivan. Le bellezze di quest’isola sono tali e tante che ci vorrebbero ben più dei due giorni trascorsi qui ma ho già preso accordi per tornarci al più presto. Oggi la meta è Gozo, la seconda isola in ordine di grandezza dell’arcipelago di Malta, che l’amico Gianni Iengo mi ha descritto come bellissima; il mare è grosso e spinge forte sulla poppa del Prince e mi costringe ad un continuo tira e molla con l’acceleratore per evitare d'infilarmi nell’onda e scalare poi la successiva. Ovviamente in queste condizioni i consumi del Suzuki aumentano seppur senza raggiungere livelli preoccupanti visto che per navigare 130 miglia su un mare così il Suzuki DF 200 AP ha consumato 174 lt, come a dire 1.35 lt/miglio, una magia resa possibile dalla tecnologia Lean Burn (carburazione magra) di cui il DF 200 AP è dotato.

7° tappa: oggi le miglia da percorrere per approdare al Marina di Ragusa sono poche ma ancora non posso immaginare cosa mi riserveranno. La sosta nell’isola di Gozo mi ha riservato una piacevole sorpresa poichè ho consumato la cena nel ristorante Veranda il cui titolare, Alessandro Toriello è di chiara provenienza barese ma, soprattutto, è un appassionato di barche e gommoni. La serata passa conversando piacevolmente della passione comune e al momento dei saluti il nuovo amico si offre di accompagnarmi l’indomani in un tour dedicato alle bellezze presenti all'interno dell’isola. Benissimo, avrò così la possibilità di vedere spiagge da sogno e luoghi ancestrali dato che Gozo era l’antica isola di Ogigia, ovvero, la casa della ninfa Calipso che, così racconta Omero, tenne soggiogato Ulisse per ben sette anni; purtroppo l’antro della grotta di Calipso è chiuso da tempo a causa del cedimento dei massi soprastanti. Esco dal porto con rotta sull'isola di Comino per infilarmi nella magica baia chiamata Laguna Blu per le sue acque dai colori caraibici; qualche foto poi una rapida virata di bordo e la prua è già puntata sul Marina di Ragusa che dista una cinquantina di miglia, quindi, poco più di una formalità con mare calmo. Dopo una decina di miglia il gps si spegne all'improvviso e quando provo a riaccenderlo sullo schermo appare la scritta “tensione insufficiente”; un rapido controllo con il Tester mi dice che la batteria dedicata agli accessori è scarica! Il motore gira e questo è l’importante, quanto alla rotta la grossa bussola della Riviera si è dimostrata precisissima e non sarà certo un problema atterrare al Marina di Ragusa. A circa 12 miglia dall’arrivo incrocio due navi militari italiane che pattugliano le coste per intercettare eventuali trasporti di immigrati clandestini; l'Urania mi affianca senza darmi alcun disturbo poi continua il suo pattugliamento ed io mezzora dopo posso entrare nell’accogliente Marina di Ragusa dove Domenica parteciperò alla VI° edizione della manifestazione '' Vieni a Mare con noi '', una giornata rivolta alle persone diversamente abili dal Circolo Nautico Cava D'Aliga.

8° tappa: è lunedì mattina e sono le 07.15, le operazioni per la partenza risultano rallentate, ieri abbiamo festeggiato il compleanno di Gianni e i postumi della serata si stanno facendo sentire; per fortuna il mare è tranquillo e pochi minuti dopo sono già al traverso del Circolo Nautico Cava d'Aliga i cui soci ieri hanno portato a termine con grande successo la VI° edizione di ''Vieni a Mare con noi ', una giornata dedicata alle persone diversamente abili a cui hanno partecipato 32 ragazzi provenienti dalle associazioni Paolo Ferro ed Il Piccolo Principe di Scicli, oltre all'Anfass onlus di Modica che, con i rispettivi accompagnatori hanno totalizzato più di 120 persone che si sono imbarcate sulle 25 imbarcazioni messe a disposizione dai soci del Circolo. Il pensiero rimane sui tanti amici che sto lasciando qui, ma il raid deve proseguire ed in meno di un'ora sono al traverso dell'isola delle Correnti, il punto più a sud della nostra penisola; ora non mi resta che tracciare una linea retta lunga 120 miglia sullo schermo del Dragonfly 7 che mi consentirà di entrare dritto nel porto di Roccella Ionica. Il mare continua ad essere tranquillo e l'unica variante alla monotonia della traversata viene dal passaggio delle navi dirette o provenienti dallo stretto di Messina. Alle 15.00 entro in porto ed accosto speranzoso per fare carburante; lo scorso anno i lavori per l'installazione del nuovo distributore erano in fase avanzata ma la vista dei due elettricisti al lavoro intorno alle pompe mi porta a pensare che neppure questa volta riuscirò nell'impresa di fare il pieno! Pensiero quanto mai errato, i due mi informano subito che il distributore è perfettamente funzionante, previo dare un colpo di telefono al gestore! E così, dopo 15 lunghi anni, la prima volta che sono passato qui correva l'anno 2000, posso fare rifornimento nel Porto delle Grazie di Roccella Jonica. La soluzione di questo annoso problema offre una maggior sicurezza a tutti coloro che navigano in questa zona e che sino a pochi giorni fa non potevano trovare alcun punto di rifornimento tra Reggio Calabria a Crotone.

9° tappa: la tappa di oggi prevede una navigazione di circa 75 miglia sino all'Area Protetta di Capo Rizzuto, poi una virata di pochi gradi su Capocolonna, ed infine una seconda virata che mi porterà a Crotone, divenuta mia città adottiva dopo il raid Gommoshow 2012. Il mare è mosso ed un'onda scomposta picchia sulla prua del Prince che sembra soffrirla, visto che sale e scende in modo nervoso; è la prima volta che trovo questo tipo di mare e non ci vuole una scienza infusa per capire che il baricentro del battello non è ottimale; così fermo il gommone e, nonostante gli sballottamenti, inizio con lo spostare l'ancora dal gavone di poppa in quello di prua dove è stivata la catena del salpancora elettrico. Mi rimetto ai comandi e mi accorgo subito che qualcosa è cambiato, il Prince, infatti, richiede una differente regolazione del trim, dopodiché mi dimostra di aver gradito l'operazione appena effettuata salendo e scendendo le onde con maggior dolcezza. Alle 12.00 arrivo dinnanzi alle banchine dello Yachting Kroton Club dove i due marinai, Giuseppe e Pasquale mi attendono sorridenti; l'occasione è troppo ghiotta per non provare a rivivere la mitica scena del Gommoshow 2012, quando li avevo approcciati con un "Avete posto per una notte... anzi due!".

10° tappa: sabato 08 Agosto, ieri sera presso lo Yachting Kroton Club si è svolto l'ormai consueto concerto jazz che si avvale di una location particolarissima, ovvero, una piattaforma galleggiante su cui i tre valenti musicisti oltre alla bravissima cantante, tutti rigorosamente calabresi, hanno saputo dare prova di notevole bravura musicale e di uno straordinario senso dell'equilibrio. La tappa di oggi prevede una settantina di miglia pet l'attraversamento diretto del golfo di Taranto a cui ne vanno aggiunte altre trenta per arrivare a Otranto; anche oggi le onde arrivano dure sulla prua del Prince che riesce a mantenere una velocità di 14/15 nodi seppur a costo di qualche salto fuori programma; la situazione resta tale per circa tre ore poi, la protezione dell'italico sperone inizia a farsi sentire, con il mare che cala di conseguenza. Le ultime 10 miglia che mi separano dal promontorio di Santa Maria di Leuca sono caratterizzate da un'onda lunghissima che il Prince cavalca leggiadro, e che vorrei non finissero mai tanto la navigazione è piacevole. Scapolata la punta, le miglia restanti passano senza storia e alle 13.00 sono dinnanzi al distributore dove i 125 litri di carburante immessi mi dicono che il consumo odierno è stato di 1.25 litri/miglio che, tenendo conto del mare di prua iniziale, credo rappresentino un ottimo risultato.

11° tappa: ieri ho trovato ospitalità presso le banchine della Lega Navale Italiana di Otranto grazie ai buoni uffici di un socio, appassionato velista, che mi ha prima prestato e poi regalato un cacciavite; chi ha mai detto che velisti e gommonauti non possono socializzare felicemente! Sono le 07.30 e il caldo si fa già sentire pesantemente, è dalla partenza che la navigazione è falcidiata da questa calura eccezionale; inoltre, nel mio caso c'è da aggiungere che il riparo offerto dalla tuga del Prince impedisce all'aria di arrivare nel pozzetto, nonostante navighi ad una velocità attorno ai 40 km/h. I rimedi che ho adottato sono sostanzialmente due, ovvero, la guida seduto sul gradino laterale e delle docce continue, cappello e maglietta comprese; se la seconda soluzione non presenta controindicazioni, la prima la posso adottare solo quando ho un punto di riferimento visivo, in quanto da quella posizione non riesco a leggere nè la bussola, nè il GPS. Alle 15.30 entro nel porto di Vieste dopo una splendida navigazione di 160 miglia, ovviamente caldo a parte, con un consumo di 185 litri di carburante. Grazie agli amici dell'Adventure Club Foggia, che qui sono di casa, posso ormeggiare presso la sede locale della Lega Navale Italiana mentre la serata la passo a casa dall'amico Marcello Cavallo, storico Presidente del club foggiano dove, tra pasta e buon vino pugliese, gli amarcord sui bei tempi passati fioccano come la neve d'inverno.

12° tappa: oggi lascerò le itlaiche sponde per entrare in Croazia; imposto la rotta sul Dragonfly 7, in pratica una bella linea retta da Vieste a Murter; sono le 07.30, il mare è buono, di vento neppure l'ombra e allora giù la manetta del Suzuki con il Prince che scivola sulle onde a 22 nodi. Una decina di miglia più avanti intravedo una grande nave da crociera che pare immobile; al momento non do peso alla cosa ma circa un'ora dopo incrocio una seconda nave che si muove a lenta velocità; visto che la sua rotta incrocia con la mia, questa volta riesco a vederla bene, si tratta della Costa Deliziosa e a bordo sembra non esserci alcun passeggero; chissà, forse la prima nave ha segnalato un'avaria e la compagnia sta inviando una nave sostitutiva... Alle 13.30 riesco a mettermi in contatto VHF con gli amici Fabio e Germano che sono in vacanza a Betina e mi accaso presso di loro, visto che ormeggio il Prince dinnanzi alle abitazioni che hanno affittato.

13° tappa: le soste che ho effettuato durante questo raid mi hanno consentito di vedere con dovizia di particolari i luoghi visitati e di conoscere molte persone, cosa che nei raid precedenti non mi era mai riuscito di fare. Ieri è piovuto tutto il giorno e stamattina il caldo sta offrendo una piacevolissima tregua, così alle 10.30 lascio gli amici per una tappa che prevede appena 35 miglia di navigazione sino a Birbinj, isola di Dugi Otok; l'accoglienza che mi riservano Patrizia, Flavio, Bianca e Massimiliano, detto il Conte, è calorosissima anche se non quanto i gnocchi di patate preparati dalla Patrizia, rigorosamente a mano, con patate vere e non liofilizzate, e questo penso rispetti appieno lo spirito dell'Expo. Oggi è il 17 Agosto ma in questo luogo ancestrale c'è una pace ed un silenzio che è un vero peccato dover lasciare così presto.

14° tappa: oggi il mare non è buonissimo e c'è pure un po' di vento; costeggio la parte interna di dell'isola Lunga (Dugi Otok) per una decina di miglia, poi la voglia di lasciare il riparo delle isole e rivedere il mare aperto prende il sopravvento e, ovviamente, scelgo il passaggio più stretto e con l'acqua più bassa; non chiedetemi il perché, me lo sono già chiesto decine di volte e non ho mai saputo rispondermi. Soddisfatto per aver superato l'ostacolo, spingo la manetta dell'acceleratore del Suzuki per riportare in planata il Prince ma il motore inizia a gorgogliare senza aumentare i giri. Porc... proprio ora che sono vicinissimo agli scogli! Riporto l'acceleratore al minimo mentre cerco di capire cosa può essere successo; lascio per un attimo il posto di comando per dare un'occhiata che non ci sia qualcosa nell'elica, ed è proprio così, un un pezzo di nylon trasparente è avvolto attorno al piede! Un colpo di retromarcia e la situazione è subito risolta, ma se il problema si fosse presentato appena una cinquantina di metri prima, sarebbero stati …. acidi. Tratteggio una rotta diretta sino al Parco Nazionale delle isole Brioni, che lascerò sulla dritta poiché non conosco quali sono le zone interdette alla navigazione del Parco e non vorrei mai andare a cercarmi delle rogne burocratiche che in terra croata si risolvono sempre con un esborso finanziario. Oggi la compagnia non mi manca viste le tantissime vele che stanno facendo rotta verso nord per rientrare in Italia e sarà certamente un problema riuscire a trovare un ormeggio in quel di Rovigno. E così è, infatti, mi basta un'occhiata per capire che sia il Marina, sia il porto interno sono a tappo già alle 13.00. Come dicono così bene i croati, nema problema, prima passo al distributore per fare il pieno e dinnanzi alla pompa ho la gradita sorpresa di trovare due equipaggi milanesi in attesa del loro turno. Sbrigata la formalità benzina viro di 180° e torno sui miei passi, ovvero, sulla vicina Isola Rossa dove ha sede l'imponente hotel Istra che dispone di un porticciolo dove ho ormeggiato parecchie volte assieme ai partecipanti al Raid di Sant'Eufemia, uno dei raduni proposti annualmente dal club Nonsolomare di Padova. Conoscere Dario, il responsabile del porticciolo, è un vantaggio non da poco visto che in un attimo riesce a trovarmi un posticino per la notte...

15° tappa: ieri sera ho preso il piccolo traghetto che dall'isola Rossa porta a Rovigno e sono andato a cena nel ristorante da Giannino, dove l'amico Corrado, il titolare, mi ha deliziato con un risotto alla marinara da premio Oscar, o meglio, da Expo. La meta di oggi sarà Trieste e precisamente la sede del Club del Gommone Trieste; ieri l'amico Giorgio Franco, storico Presidente del sodalizio triestino, mi ha fornito le coordinate GPS ovvero 45° 40' 35” N e 13° 45' 08” E ma prima di impostarle dovrò tirare un bordo di una trentina di miglia sino a Punta Salvore da dove virerò a dritta prima di immettere le coordinate nel Dragonfly 7; il cielo è nuvoloso, vuoi vedere che mi tocca prendere l'acqua proprio alla penultima tappa del raid. La navigazione scorre tranquilla sino al confine tra Croazia e Slovenia dove una veloce motovedetta slovena mi avvicina ma senza fermarmi, evidentemente i loghi pubblicitari li hanno convinti che non rappresento un problema. Trasporto i dati sul GPS ed inizio l'avvicinamento alla meta; man mano che la costa si avvicina mi rendo conto che la rotta è praticamente dritta sul faro della Vittoria e non posso fare a meno di pensare che l'amico Giorgio abbia voluto mettermi alla prova per vedere se riuscivo a centrare l'obiettivo; per fortuna il Dragonfly non sbaglia e alle 10.30 sono ormeggiato dinnanzi allo scivolo del Club in mezzo ai soci del club triestino capitanati dall'amico Giorgio che fa gli onori di casa.

16° tappa: sono le 07.30 quando esco dalla cabina del Prince e la prima immagine che focalizzo è il Castello di Miramare che svetta al centro del golfo di Trieste, uno splendido risveglio per dare inizio all'ultima tappa del raid. E' il 20 Agosto e sono le 08.00, il Suzuki è pronto a muovere mentre sul GPS ho già tracciato la rotta che mi porterà prima nel porto di Chioggia e poi presso le banchine Emmecar, in quel di Conche di Codevigo. Stanotte è piovuto parecchio ma stamattina il sole splende alto nel cielo; nulla da segnalare sino a metà della traversata quando arresto il Prince per una mesta funzione; tranquilli, non è morto nessuno, si tratta solo di un affondamento! I miei pantaloncini preferiti, che mi hanno seguito in tanti raid, sono arrivati alla fine della loro storia ma non mi andava proprio di gettarli nella spazzatura, così, in segno di rispetto, li ho sepolti proprio in mezzo al golfo di Trieste, una fine degna per un oggetto personale che ha solcato con me mari e oceani. Il porto di Chioggia è un vero e proprio cantiere aperto, con draghe e scavatori ovunque, e non è facile imboccare il canale Del Poco Pesce, così è denominato, che mi porterà da Enrico ed Arianna, titolari del Centro Nautico Emmecar, che mi attendono in banchina insieme ai coniugi Griselda, che hanno voluto festeggiare il mio arrivo, e all'amico Umberto (Sala) che mi accompagnerà a casa. Siamo alla fine ed i pensieri corrono per un attimo all'indietro: forse non è stato un raid caratterizzato da grandi lotte con gli dei del mare ma è stato certamente un viaggio che mi ha consentito di visitare luoghi bellissimi e, sopratutto, di conoscere persone straordinarie; inoltre, ho potuto navigare su un gommone che ha dimostrato ottime doti di navigazione, unite ad un notevole comfort, il tutto racchiuso in soli sette metri di lunghezza; e che dire di questo nuovo e bellissimo Suzuki DF 200 AP, un propulsore che ha messo in mostra una grinta impressionante unita a consumi bassissimi.

Variante alla ricetta della “pasta alla puttanesca” ora definita “Pasta alla Donna di facili costumi”

Ricetta: 1 cucchiaio di capperi sotto sale (abbiamo usato rigorosamente capperi di Pantelleria che ci sono stati omaggiati dall'amico Giovanni Del Gatto) - 100 gr. di olive nere denocciloate (si consiglia di usare o quelle Taggiasche o proveniente dalla zona di Gaeta) - sale q.b - 500 gr. di Datterino (per elaborare la nostra ricetta abbiamo usato un'eccellenza del territorio di Scicli, il ''Dattì'' dell'azienda agricola certificata Arrabito di Scicli (Rg) ed un cucchiaio di prezzemolo tritato Per la decorazione del piatto abbiamo usato delle "quenelle" di ricotta, erba cipollina, foglie e ciuffi di basilico fresco.

Preparazione: per preparare le linguine alla ''Donna di facili costumi'' lavare i datterini sotto l'acqua corrente e praticare un'incisione per fare uscire i semi; dissalare i capperi, togliere la camicia all'aglio e preparare il peperoncino fresco o secco, quindi, in una capiente padella mettete a scaldare l'olio insieme all'aglio ed al peperoncino poi far rosolare; dopo qualche minuto aggiungete i capperi e le olive nere, far insaporire e aggiungere i datterini con metà del prezzemolo tritato e lasciar cuocere per 10/12 minuti. Nel frattempo provvedete a lessare la pasta in abbondante acqua salata, avendo cura di aggiungere qualche goccia d'olio per non far attaccare le linguine; scolate la pasta molto al dente e continuare la cottura spadellandola insieme al sugo per qualche minuto, poi, adagiatela in un vassoio ed ultimate la decorazione con le quenelle di ricotta, erba cipollina e basilico fresco... Buon appetito... P.S Le quenelle si preparano utilizzando due normali cucchiai per dare loro la forma che si vede nella foto.

Le tappe

1° Genova – Porto Azzurro (isola d'Elba) 140 mg

2° Porto Azzurro – Cannigione (Sardegna) 115 mg

3° Cannigione – Porto Corallo (Villaputzu) 130 mg

4° Porto Corallo – Trapani 160 mg

5° Trapani – Pantelleria 80 mg

6° Pantelleria – Gozo (Malta) 130 mg

7° Gozo – Marina di Ragusa 50 mg

8° Marina di Ragusa – Roccella Jonica 160 mg

9° Roccella Jonica – Crotone 75 mg

10° Crotone – Otranto 100 mg

11° Otranto – Vieste 160 mg

12° Vieste – Betina (Croazia) 130 mg

13° Betina – Brbinj 35 mg

14° Brbinj – Rovigno 100 mg

15° Rovigno – Trieste 50 mg

16° Trieste – Conche di Codevigo 75 mg

Miglia totali percorse 1.690

Giorni di navigazione effettiva: 16

Ore di navigazione: 90

Velocità media: 18,77 nodi

Consumo totale: 1.780 litri

Consumo parziale: 1,05 lt/miglio

Consumo orario: 19,77 lt/ora

I protagonisti di Expo 2015

Il gommone

Il Prince 23 Cabin impiegato nel «RaidExpo2015» è il più piccolo tra i battelli cabinati prodotti dal cantiereNuova Jolly di Bussero (MI). Il gommone si caratterizza per una linea gradevole e la razionale disposizione degli spazi. Il 23 Cabin adotta la carena impiegata dal gemello Prince 23, nota per la profondità della «V» e la capacità di comportarsi egregiamente anche sulmosso. Lievimodifiche sono state operate solo nelle sezioni prodiere, sopra la linea di galleggiamento, allo scopo di rendere più comodi la cuccetta in cabina e il prendisole sul ponte. La tuga rappresenta il «cuore» del 23 Cabin e offre spazio a sufficienza per almeno due persone. Il bagno non è separato (la privacy è ottenuta da una tenda) ed è equipaggiato con un wc marino provvisto di maceratore e serbatoio delle acque nere. La coperta prevede una dinette, mentre il frigorifero è integrato nella seduta del pilota che può ospitare anche un piccolo lavandino con fornello. Sicuri i passaggi laterali verso la zona prodiera grazie ai due bordi esterni che evitano di scivolare. Questo allestimento, minimale ma funzionale, in abbinamento alle ottime doti di navigazione, fa del Prince 23 Cabin un battello ideale per un camping nautico a largo raggio.

Il motore

Il compagno d’avventura del Prince 23 Cabin è stato il nuovoSuzuki DF200 AP con un’elica in acciaio a tre pale da 16” x 18,5”. Il fuoribordo (4 cilindri di 2.867 cc) è dotato dell’esclusivo piede Selective Rotation, grazie al quale può essere utilizzato indifferentemente sia come destrorso, sia come sinistrorso, mediante la semplice sostituzione di un connettore (ponticello) presente sul sistema di cablaggio del motore e l’utilizzo di un’elica diversa (accorgimento che rende ogni unità più facilmente rivendibile). La versione «AP» offre, inoltre, di serie la manetta elettronica drive bywire, nuovi strumenti digitali multifunzione e il sistema «Keyless Start» che si avvale di una chiave elettronica ed un sensore di prossimità codificato grazie al quale l’accensione tramite un pulsante avviene entro unmetro di distanza dalla consolle (può quindi essere tranquillamente tenuto in tasca). Invariato il resto della meccanica, a cominciare dalla distribuzione distribuzione bialbero con quattro valvole per cilindro, dal sistema di alimentazione a iniezione indiretta Lean Burn (miscelazione magra) e l’albero motore disassato rispetto all’asse di trasmissione (Off-Set Drive Shaft). Il DF 200AP pesa 225 kg ed è disponibile con il gambo lungo o extra-lungo. Nel corso del raid (oltre 1.600 miglia) ha mostrato una spinta impressionante, consumi ridotti ed un’affidabilità assoluta: infatti, durante tutto il viaggio, il fuoribordo non ha mai manifestato incertezze di funzionamento o richiesto alcun rabbocco d’olio. La strumentazione di nuova generazione da quattro pollici LCD (fornita di serie sulla versione «AP») consente di tenere sotto controllo tutti i parametri funzionali del motore ed è ben leggibile anche in piena luce; l’unico neo è stato un leggero appannamento dello strumento di sinistra dopo una giornata di pioggia, che si è però dissolto dopo pochi minuti di funzionamento.

Il GPS

Il nuovissimo Dragonfly 7 rappresenta il top di gamma della nuova generazione di combinati, ecoscandaglio e GPS, prodotti da Raymarine. Il Dragonfly 7 è equipaggiato con la tecnologia CHIRP ad ampio spettro che offre una visione del mondo sommerso molto simile a quella reale ed è dotato di un'antenna GPS interna a 50 canali con tecnologia ad acquisizione rapida. Grazie all'impermeabilità conforme agli standard IPX6 e IPX7 è particolarmente adatta alle installazioni in pozzetti aperti sia con montaggio incassato sia con l'apposita staffa orientabile a sgancio rapido predisposta per un blocchetto di sicurezza opzionale. Il Dragonfly 7 è rimasto in funzione anche 10 ore consecutive senza mai palesare alcun tipo di inconveniente tranne un'interferenza con l'antenna esterna del GPS, di cui è dotata la strumentazione del Suzuki DF 200, causata da un montaggio troppo ravvicinato; la problematica si è risolta dando priorità all'accensione del Dragonfly 7 rispetto al motore.

La bussola

La bussola Urania 4 della Riviera si è dimostrata ancora una volta all'altezza della situazione, offrendo una notevole precisione ed un ottimo fattore di smorzamento anche durante le tappe più impegnative.

Sea Adventure ringrazia: cantiere Nuova Jolly, Suzuki Marine Italia, Cocoon, Raymarine, Nautinox, Tappezzeria nautica Toti Benito, Marcucci, Sea Best, Stickers Point e Mokinba hotel Milano.

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