Sea Adventure associazione gommonautica sportiva dilettantistica
affiliata al C.S.I. (Centro Sportivo Italiano)

Raid Gommoshow 2013

A causa del lungo braccio di ferro tra l'associazione degli espositori e la Fiera di Roma, la decisione definitiva per lo svolgimento della 7° edizione del Bigblu arriva in piena zona Cesarini e ciò causa il pesante ritardo che ha subito la preparazione di questo Gommoshow 2013. Quest'anno la scelta del gommone è caduta sul nuovissimo Makò 68 (mt. 6,80) prodotto dal cantiere Zar Formenti di Motta Visconti (MI) e commercializzato con la formula "package" dalla Suzuki Marine Italia. Questo modello viene proposto con motorizzazioni comprese tra i 90 ed i 200 hp ma la nostra preferenza è andata alla potenza intermedia fornita dal Suzuki DF 150 da 150 hp. La rotta è praticamente la stessa percorsa nel Gommoshow 2010, che prevede la partenza da Genova Pegli, il giro di boa in quel di Barcellona e arrivo a Roma. Il varo del Makò 68 avviene martedì 29 Gennaio in quel di La Spezia con l'aiuto degli amici della Nautica Galimberti; le prime miglia verso la base de Il Pontile confermano che il gommone naviga a 23 nodi con il DF 150 a 4.200 giri.

Giovedì 30 Gennaio: la giornata di oggi è dedicata alle operazioni di carico, con relativa sistemazione del materiale di bordo e del bagaglio, passo poi al posizionamento degli adesivi, dopodichè, arriva l'amico Maurizio Bulleri, bravissimo cronista dell'emittente televisiva Boat Show, con cui realizziamo un'intervista completa di immagini in navigazione.

1° tappa Venerdì 31 Gennaio: oggi è il gran giorno, carico le ultime cose e lascio il Pontile in direzione Costa Azzurra; le prime miglia scivolano su un mare poco più che increspato che mi consente di mantenere i 23 nodi con estrema facilità anche se sono conscio che già a partire dal confine francese l'accoglienza del mare sarà ben diversa. Passo in successione l'isola di Bergeggi e la Gallinara con le onde che, seppur lentamente, continuano a crescere sulla prua del Makò. Sosta tecnica nel Marina degli Aregai per rabboccare il carburante e tirare i primi conti sui consumi che si attestano attorno al litro/miglio. Bene, tutto come previsto! Molto meno previsto è che uscendo dal porto il mare inizia a farsi sentire con decisione, la velocità deve scendere obbligatoriamente sotto ai 20 nodi ed i primi “salti” fanno la loro comparsa. Il mare rinforzato dal vento di Mistral aumenta e la famosa baia degli Angeli, che si estende davanti a Nizza, è tutta un ribollir di schiume. Il vento soffia fortissimo ed alza le onde che battono duramente sulla prua del Makò mandandolo in candela quasi costantemente; l'unico modo di navigare al meglio è giocare con la manetta del gas anche se la velocità è ormai bassa, troppo bassa per andare lontano. Dopo un paio d'ore di botte e sbattimenti mi accorgo che il rollbar si è allentato e traballa ad ogni botta; un salto rapidissimo a poppa per stringere i pomelli e tornare ai comandi prima che il Makò si intraversi alle onde con conseguente inondazione a bordo. E' sin troppo facile capire che così non posso andare avanti, quindi, rapido cambio di programma e prua sul porto di Antibes. Sono le 15.30 quando entro in Capitaneria per dichiarare il mio arrivo e qui mi accorgo che sono privo del tagliando dell'assicurazione richiestomi dal funzionario; la mia indole truffaldina esce platealmente allo scoperto quando mi ritrovo in mano una fotocopia della targa prova utilizzata nelle prove precedenti: “questa è l'assicurazione speciale per prove tecniche, dico al solerte funzionario che scorre le righe senza capirci nulla, “il numero della polizza, rincaro io, è P123, ovvero, Prova 123...

2° tappa: la tappa di ieri è stata di 94 miglia ed oggi mi restano una cinquantina di miglia per arrivare a Le Lavandou e prepararmi per il Leone. Stamattina ho fissato il rollbar, poi ho fatto qualche foto per far felice la redazione, quindi, esco dal tranquillo riparo di Port Vauban. Il mare resta tranquillo sino all'uscita del golfo di Antibes poi la situazione peggiora sino a costringermi ad avanzare a 9/10 nodi che, spesso, sono anche troppi. Al traverso di Saint Tropez il motore tace improvvisamente! E che cazzo, provo subito a riavviarlo ma, niente, solo il cicalino dà segni di vita segnalando l'avaria. Da fermo le onde diventano ancora più grandi e il vento più forte ma non c'è tempo per perdersi d'animo ed il cervello si mette a girare a mille per cercare di risolvere il problema: elettronica o benzina, gli strumenti si accendono e anche il motorino d'avviamento gira, quindi, benzina! La pompa manuale è aspirata e, dato che non conosco ancora i limiti dello strumento del carburante, opto per la mancanza di benzina e travaso un paio di taniche. Mentre il prezioso liquido verde scende nel serbatoio principale, mi sto già convincendo che il problema non è quello; così è, la lancetta è salita ma il motore non parte ugualmente. Sulla linea di alimentazione resta solo l'elettrovalvola, il cui compito è quello di bloccare la benzina in caso di perdite o incendio a bordo; per fortuna questo infernale oggetto consta di un rubinetto con cui è possibile bypassarla, manovra che faccio subito e che lascia arrivare la benzina alla pompa che inizia ad indurirsi man mano che la aziono. Il piacere di risentire il suono del Suzuki mi ripaga subito di tutta l'acqua che si è rovesciata a bordo durante i lavori e che i grossi ombrinali scaricano rapidamente appena il gommone comincia a risalire le onde. Mentre punto all'interno del golfo di Hyeres ripenso al problema appena risolto, mi era accaduto anni fa ma il gommone aveva due motori e due linee di alimentazione, e trovare il problema non era stato così impellente. Nel golfo le cose vanno anche peggio, il vento ora soffia oltre i 40 nodi con il mare che sembra il pentolone di un sabba infernale; rallento lasciando la marcia inserita per tenere la prua alle onde, tolgo guanti ed occhialoni e provo ad allargare la schermata del GPS per vedere dov'è il porto di Le Lavandou perchè sullo schemo pieno di sale dell'Advansea non riesco a vederlo; mentre sono proteso in avanti per leggere la schermata, un'onda cattiva si schianta di colpo contro la prua del Makò e lo ferma di botto mentre la mia testa schizza in avanti andandosi a schiantare contro il tientibene della consolle di guida! L'impatto è violentissimo ed il sangue inizia a colare sotto al cappello di lana mentre del dolore non v'è traccia, credo a causa della tanta adrenalina che ho in circolo. Mezz'ora dopo riesco finalmente ad entrare in porto..

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Domenica 02/Lunedì 03: l'hotel Espadon è lo stesso dov'ero alloggiato durante il Gommoshow 2010 ed il proprietario è anch'egli un gommonauta, possiede un Joker 23, e anche questa volta collabora con me alla consultazione del meteo che, per almeno due giorni, risulta proibitivo. Lunedì mattina nuova consultazione del meteo in Capitaneria per prendere visione delle nuove previsioni che sono sempre da paura! Alla finestra di miglioramento che doveva aprirsi domani ci hanno messo anche le inferriate e ci resteranno sino a Venerdì quando il NW cambierà ma sarà sempre da 7 Beaufort in su... Ora devo prendere una decisione, star quì ad aspettare mi scoccia ed è anche costoso, quindi, l'unica soluzione possibile sarebbe tornare a casa e poi ritornare qui quando si sarà calmata questa infernale buriana... Il gommone è al sicuro anche se mentre controllavo l'ormeggio una raffica ha spazzato in mara i miei gloriosi Ray Ban; nel pomeriggio la decisione: domani ci provo e se l'attraversamento non risultasse fattibile, cercherò di risalire il golfo stando raso costa per arrivare almeno sino a Marsiglia, in modo da poter tagliare poi il Leone in diagonale, accorciando le miglia per arrivare in Spagna.

3° tappa Martedì 04 Febbraio: alle 06.40 esco dal porto e punto sul canale che divide Port Cros da Porquerolles per saggiare come si presenta il mare aperto. Sono ormai aldilà delle isole, mi fermo a guardare il mare e mi trovo a rivivere la stessa mattina di tre anni fa (Gommoshow 2010)! Quello che ho scritto ieri sul passare da Marsiglia era solo un modo per barare con me stesso ma dentro di me sapevo bene che arrivando qui avrei poi tirato dritto. Onde e vento sembrano un po' meno violente dell'altra volta, e da questo punto restano “solo” 150 miglia... Dai che si va! Anche questa volta il mare arriva di prua piena ed è un bene visto che al mascone il Makò non potrebbe difendersi da queste bordate e ad ogni ondata ruoterebbe su se stesso. Sono convinto che con un gommone più lungo non potrei fare di più, anzi, forse meglio un battello agile che si può dirigere con facilità e senza la problematica di dover gestire la spinta di due motori. La navigazione procede sugli 8/9 nodi e se continua così arriverò a Estartit a notte fonda. Come sempre mi succede in questi frangenti il pensiero costante è che ogni miglio fatto non torna più ma devo violentarmi psicologicamente per evitare di guardare continuamente la piccola finestra del GPS che segna le miglia mancanti alla meta. La prua del Makò oscilla solo su due posizioni, o guarda il cielo o il fondo del mare, ma ormai ci ho fatto l'abitudine anche se la stanchezza comincia a farsi sentire e sempre più spesso mi ritrovo appeso al volante e alla manetta dell'acceleratore. Alle 16.30 sembra che vento e mare vogliano concedermi un pò di tregua, ne approfitto subito per travasare lle cinque taniche di benzina da 22 lt che mi garantiranno di arrivare a Estartit. Terminata l'operazione ingoio una mela, unico pasto sino all'arrivo, e riparto; mi accorgo subito che il gommone è molto più reattivo di prima e mi riesce di farlo navigare anche oltre i 15 nodi, velocità mai toccata prima. L'oscurità è ormai completa ma la meta si avvicina anche se a circa 20 miglia da Estartit finisco in un banco di nebbia che riduce la visibilità praticamente a non più di 20 metri. E' pur vero che il GPS mi offre la certezza di non finire a terra ma a questa distanza dalla costa non sarebbe impossibile trovarmi faccia a faccia con un peschereccio. Sono 10 miglia di vera sofferenza, poi, la luce ritorna sotto forma della costa illuminata e in poco più di mezzora sono in salvo nel porto. E' stata durissima, 14 ore di dura battaglia senza mai mollare un attimo e la giornata non è ancora finita. La ricerca di un hotel aperto si complica e solo grazie all'aiuto di una persona gentile ne vengo a capo. Finalmente sono nella doccia, dove scarico gran parte della stanchezza e del freddo accumulato, ora l'unico pensiero è cenare. Esco dalla camera con il cellulare che squilla, rispondo e preso dalla conversazione imbocco il corridoio dalla lato sbagliato, spingo una porta e mi trovo su un piccolo ballatoio senza via d'uscita, poichè la porta alle mie spalle si è chiusa inesorabilmente! Mi guardo intorno ma l'unica via d'uscita sembra essere una scala antincendio segata a metà; provo la tenuta e pare che mi possa reggere, scendo e finisco in un cortile dove forzo una porta con lucchetto e catena, finendo così nella cantina del ristorante zeppa di bottiglie di vino e viveri di ogni genere. A questo punto salgo una scala e scopro di trovarmi nella cucina del ristorante annesso all'hotel! Alla mia comparsa nella sala da pranzo, sia la proprietaria che le due sole clienti presenti sgranano gli occhi mentre io tento invano di tenere un atteggiamento indifferente ma, pochi secondi dopo, una risata generale pone fine alla mia disavventura. Mentre trangugio tutto ciò che mi viene messo dinnanzi, Sandrine, Nuria e Ana insistono per capire chi sono e cosa ci faccio ad Estartit; alla mia spiegazione tutte e tre si trovano d'accordo nel proporre una fiesta por los marineros italiano locos. Questa incredibile giornata termina poco prima delle 02.00 quando mi trascino su dalle scale per dare finalmente riposo alle mie stanche membra.

4° tappa: alle 08.30 sono in porto con i marineros che consumano la colazione; il rabbocco del carburante risulterà di soli 66 litri visto che oggi dovrò percorrere soltanto 60 miglia. Oggi il mare sembra più clemente anche se a 20 miglia da Barcellona si alza un vento terribile e riesco ad entrare a Port Forum poco prima che si scateni una vera bufera che dura un paio d'ore; mentre mi avvicino alla gasolinera passo a fianco del super gommone che avevo già notato in occasione del Gommoshow 2010, ovvero il “grigione” della Policia sulla cui poppa troneggiano 4 fuoribordo Yamaha a 2 tempi da 250 hp!

5° tappa: ieri ho fatto il pieno che ha sancito un consumo totale di 1,10 lt/miglio che, pensando al mare affrontato nei giorni scorsi, mi pare un risultato eccellente. Alle 08.00 esco dal porto con la prua sull'isola di Minorca che dista circa 130 miglia. Il mare è sempre grosso ma oggi spinge sul giardinetto di sinistra ed il comfort di navigazione risulta decisamente migliore dei giorni scorsi, con grande gaudio della mia schiena! Costeggio il lato nord dell'isola fermandomi per scattare qualche foto ai marosi che si schiantano sulle rocce creando fantasmagorici effetti spumosi, dopodichè, mi allontano dal pericolo delle rocce per avere il tempo di travasare una delle taniche e non rimanere senza carburante nel lungo canale d'ingresso del porto di Mahon. Ovviamente il distributore è chiuso e così scendo in fondo al lungo golfo per ormeggiare il Makò ai pontili comunali.

6° tappa Martedì 11 Febbraio: da tre giorni sono fermo a Mahon a causa di una pestifera perturbazione che impazza sul canale di Sardegna; ne ho approfittato per controllare il gommone, fare il pieno di carburante e “litigare” con gli impiegati della Capitaneria; questi i fatti: datosi che gli uffici erano chiusi dalle ore 14 di venerdì alle ore 09.00 di Lunedì, mi reco a denunciare la mia presenza nella tarda mattinata di lunedì; alla domanda quando sei arrivato, rispondo Venerdì! I due funzionari però sostengono che non è possibile perchè quel giorno il porto era chiuso a causa del mare forte e non sono entrate né navi, né il traghetto. Io insisto sul venerdì e la questione prende una piega sgradevole sino a che faccio veder loro il foglio di uscita da Port Forum che taglia ogni possibile contestazione; a questo punto il funzionario più agitato va in un'altra stanza mentre l'altro mi guarda in modo strano ma si mette a fare altro. Visto che non mi rivolgono più la parola esco dall'ufficio senza pagare nulla! Sono le 07.30 quando sciolgo gli ormeggi ed inizio a percorrere il lungo canale che mi porterà in mare aperto; oggi mi aspetta la tappa più lunga di questo impegnativo raid, ovvero le 196 miglia del canale di Sardegna. Già dalle prime miglia mi rendo conto che non sarà una passeggiata visto che il mare presenta un'onda dai 3 ai 4 metri che, per fortuna, arriva quasi al traverso del Makò; la navigazione è impegnativa ma, nonostante la pioggia battente, riesco a mantenere una velocità tra i 16 ed i 18 nodi che mi consentiranno di arrivare ad Alghero verso il tramonto. Così purtroppo non sarà, perchè verso mezzogiorno si alza una tramontana gelida che mi spara in viso continui schiaffi d'acqua salata con la velocità che scende fatalmente sotto ai 15 nodi; alle 15.30 smette improvvisamente di piovere e ne approfitto subito per travasare le taniche, l'operazione procede bene sino allo svuotamento della terza tanica quando inizia nuovamente a piovere fortissimo e, per timore che possa entrare acqua nella benzina, rimetto tutto a posto e riparto in attesa di tempi migliori. Il tempo passa molto più rapidamente delle miglia e la stanchezza aumenta a dismisura a causa delle frustate d'acqua nebulizzata che mi arrivano in faccia che mi costringono a respirare un mix di aria ed acqua; è una sensazione sgradevolissima, ho la gola arsa dal sale e fatico moltissimo a respirare. Ormai è buio, il mare è peggiorato ma si è girato a poppa e devo stare molto attento a non esagerare con la manetta per non infilarmi nel cavo delle onde; le luci della costa cominciano ad essere ben visibili, soprattutto il faro a luce rossa della secca della Maddalenetta che si trova vicinissima al porto. Il pensiero costante è che ormai è fatta anche se non posso aumentare la velocità poiché, senza luna, non riesco a vedere quanto sono profonde le onde. Di colpo spunta il faro verde del porto, segnale inequivocabile della raggiunta salvezza, ma così non sarà; infatti, a pochi metri dall'ingresso del porto il Suzuki si spegne improvvisamente! Cavolo, mi ero dimenticato della benzina, beh, poco male ho ancora due taniche e mi basterà travasarne una; l'enorme stanchezza accumulata e la gioia di essere finalmente giunto alla meta mi fanno dimenticare che sono vicinissimo alla secca e che il vento e le onde che arrivano da poppa mi ci stanno portando sopra. Passano pochi minuti e sento una botta contro la prua del battello, un altro colpo e mi trovo piantato sopra le rocce della secca! Dopo la sfiga di non aver potuto travasare tutte le taniche e quella di essere rimasto senza benzina a pochi metri dall'ingresso del porto, mi tocca una botta di culo poichè il piede del motore si va ad incastrare tra le rocce e le onde non riescono a finire l'opera di portarmi in mezzo agli scogli. Il trim non riesce a sollevare il piede del Suzuki, allora salgo sulla plancetta di poppa e con il mezzo marinaio inizio a spingere indietro per cercare di liberare il piede; dopo qualche tentativo la manovra riesce, allora mi precipito ai comandi, alzo il trim, metto in moto ed ingrano la marcia indietro! Il rumore che viene fuori offre ampie garanzie sulla macinatura dell'elica ma la sensazione di sentire di nuovo galleggiare il Makò è così appagante che di tutto il resto non mi importa più niente...

Mercoledì 12 Febbraio: di buon mattino scendo alle banchine della Sermar per controllare i danni che ha subito il Suzuki che, per fortuna, constano solo nell'asportazione in toto della pinnetta del piede e nella macinatura delle pale dell'elica; l'albero porta elica è perfettamente centrato, quindi, basterà cambiare l'elica e tutto andrà a posto. Gli eventuali danni alla carena li controllerò quando arriverò a Roma, visto che stanotte acqua nel Makò non ne è entrata. Una rapida telefonata in Suzuki e vengo messo in contatto con il dealer locale, Renato Venturi della Motonautica di Alghero, che mi propone e viene a montarmi un'elica a tre pale da 16 x 18.5 che sostituirà validamente la 15 e1/4 x 19 montata in precedenza.

7° tappa: lascio Alghero dando un ultimo sguardo alla secca che mi ricorda la disavventura vissuta all'arrivo; il mare è buono ma so che avvicinandomi a Capo Caccia le cose cambieranno sicuramente; infatti, già prima del golfo di porto Conte le onde crescono rapidamente e mi costringono ad avanzare a 8-10 nodi; il peggio lo passo durante lo scapolamento di capo Caccia dove procedo due metri avanti e uno indietro. Per fortuna la situazione evolve in meglio appena passata punta del Gessiere dove le onde restano altissime ma perdono la violenza data dal vento che cala rapidamente sotto ai 20 nodi. Sono ormai vicino a capo Falcone e mi preparo al passaggio nello stretto dei Fornelli dove c'è schiuma bianca ovunque ed il ricordo della Maddalenetta torna in un attimo! Il passaggio non è larghissimo ma le dimensioni minimali del Makò e la sua manovrabilità non pongono problemi anche se una barca di buona stazza oggi farebbe meglio a fare il giro dell'Asinara senza rischiare di cercarsi delle rogne in questo pericolosissimo passaggio. Passata Stintino il mare cala drasticamente e posso allungare il passo sino al termine della copertura offerta dall'Asinara dove le onde salgono nuovamente; ora, però, vengono da poppa e si mantengono entro limiti accettabili. Nelle Bocche non soffia un alito di vento e l'ondona di poppa inviterebbe a mettere la manetta a fondo sino a Bonifacio, dove ho deciso di passare l'ultima notte del raid...

8° tappa: alle 07.30 sono già pronto a partire ma la pioggia battente mi fa desistere visto che l'ultimo vestiario asciutto è quello che indosso; un'ora dopo il cielo sembra schiarirsi così avvio il Suzuki per l'ultima volta ed esco dal riparo del porto. Il mare non è buonissimo ma di vento ce né poco e questo rispecchia il meteo previsto per oggi; con qualche salto di troppo passo la barriera delle isole che proteggono le Bocche, poi, il mare inizia a distendersi spingendo il Makò verso l'agognata meta. A circa 70 miglia dalla costa laziale travaso le due taniche ancora piene, poi, inizio la lunga volata verso la città eterna. A poche miglia dall'arrivo provo a spingere sulla manetta ed il GPS sentenzia un ottimo 38.2 nodi con il Suzuki che sibila a 6.100 giri. Chissà se la mancanza della pinnetta sul piede favorisce o penalizza la velocità massima, ecco un quesito per i posteri... Prima di entrare nel Tevere faccio una disgressione sul marina di Ostia dove mi attende l'amico Claudio Cuomo, alias Treccia, che scatta alcune foto al Makò in navigazione. Il raid termina come sempre nelle acque del Tevere a Fiumicino, dove ha sede Giada 96, ovvero, il concessionario Suzuki e Zar che si occupa di recuperare il Makò protagonista di questo durissimo Gommoshow 2013.

Le tappe

Genova – Antibes 95 miglia

Antibes - Le Lavandou 50 miglia

Le Lavandou – Estartit 165 miglia

Estartit – Barcellona 65 miglia

Barcellona – Mahon 130 miglia

Mahon – Alghero 195 miglia

Alghero – Bonifacio 90 miglia

Bonifacio – Roma 150 miglia

Miglia totali percorse: 940 (1.740 km)

Ore di navigazione: 62

Velocità media: 15.16 nodi

Consumo totale: 1.050 lt

Consumo orario: 16.93 lt/h

Consumo per miglio: 1,11

I protagonisti

Il gommone

Il Makò 68 è prodotto dal cantiere Zar Formenti e commercializzato dalla Suzuki Marine Italia: il gommone è risultato maneggevole e dotato di buona stabilità; buona anche la tenuta di rotta e ottima la propensione della prua a salire le onde senza impattarci contro nonostante il peso dell'ancora armata a prua. Da manuale il posizionamento dei grossi ombrinali di scarico della coperta che rappresentano un'autentica sicurezza in caso di acqua a bordo. Buona la posizione di guida da seduti mentre in piedi lo spazio è piuttosto risicato per persone di taglia forte. Da dimenticare il posizionamento della manetta comando dell'acceleratore, che è stata inclinata per non affaticare la mano ed il braccio del pilota. Da segnalare la perfetta posizione e la robustezza delle plancette poppiere che non hanno mai interferito con la navigazione. La parte in vetroresina, realizzata con lavorazione manuale, non ha messo in evidenza problemi di rotture o la presenza di semplici venature nel gelcoat ed i soli danni riscontrati in carena sono da imputarsi al contatto avuto con le rocce della secca di Alghero. La parte gommata non ha richiesto interventi per il ripristino della pressione e non ha manifestato scollature o sfibramenti.

Il motore

Il compagno d'avventura del Makò 68 è stato il Suzuki DF 150 VTT; questo propulsore è caratterizzato da un ciclo a 4 tempi ed è dotato di alimentazione ad iniezione elettronica; l’architettura è a 4 cilindri disposti in linea per una cilindrata di ben 2.867 mentre le valvole sono quattro per ogni cilindro, e sono comandate da due alberi a camme in testa. Una nota di particolare rilievo, peraltro riscontrabile anche nei modelli di minor potenza, risiede nel disassamento (offset) presente tra l’albero motore e l’albero di trasmissione, un’esclusiva tecnologia che consente di ottenere due preziosi vantaggi: lo spostamento del peso del motore verso l’interno dell’imbarcazione e l’utilizzo di un piede dotato di minor sezione; il tutto viene a condensarsi in un deciso miglioramento dell’assetto dell’imbarcazione e in una sensibile diminuzione delle resistenze idrodinamiche.

Apparati di navigazione

Un raid così impegnativo abbisognava di strumenti di navigazione e di sicurezza dotati di notevole precisione e grande affidabilità, per questo motivo, ancora una volta, abbiamo scelto di utilizzare il plotter cartografico a colori AdvanSea T.56 della Plastimo, che dispone di un potente hardware in grado di sfruttare appieno le nuove carte elettroniche Max Chart prodotte dalla Jeppesen Marine. Una delle prerogative presenti in questo plotter cartografico è la staffa di supporto che è risultata veramente a prova di salti e vibrazioni; interessante anche la predisposizione per l'installazione sui T-Top.

Sea Adventure ringrazia:

Suzuki Marine Italia – Zar Formenti – Cocoon – Stickers Point - Giada 96.

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