Sea Adventure associazione gommonautica sportiva dilettantistica
affiliata al C.S.I. (Centro Sportivo Italiano)

Raid Lisbona 2009

Dopo tanti raid portati a termine con successo, una volta doveva pur accadere...

Ma cominciamo dall'inizio: dopo l'impegnativo Romania Raid 2008 dello scorso anno, la nostalgia dell'Atlantico torna a farsi sentire prepotentemente e così prende corpo la decisione di solcare nuovamente le acque dell'oceano facendo rotta su Lisbona. La scelta del gommone da utilizzare in questo raid cade sul Lord 23 del cantiere Overboat di Leinì (TO) che dispone di una pratica tenda notte allestita nella zona prodiera che mi consentirà di dormire a bordo senza dover montare/smontare la classica tenda notte. Il compagno d'avventura del Lord 23 in questo lungo raid sarà il Suzuki DF 250, un propulsore collaudatissimo e che vanta consumi molto parchi. Il varo del Lord 23 avviene il 16 di Luglio presso le banchine del Pontile di Genova Pegli e, dopo qualche miglio di prove in mare, il verdetto sancisce che l'elica più performante è la tre pale in acciaio da 16” x 21.5”.

1° tappa Sabato 18/07: ore 8.30, oggi è il gran giorno e parto con destinazione Mentone (Francia), una delle basi estere del cantiere Overboat; esco dal porto commerciale e punto su Marina degli Aregai dove faccio una breve sosta per rabboccare il carburante e tirare i primi conteggi dei consumi che si attestano sui 23/24 lt/h ad una velocità di 24/25 nodi; un consumo di un litro a miglio con un battello che proprio leggerissimo non è, è da considerarsi un ottimo risultato. Alle 12.15 sono dinnanzi a Port Garavan dove incontro l'amico Paolo Leva, uno dei responsabili della Overboat, che ha organizzato una prova clienti per il pomeriggio e una deliziosa cena per la sera.

2° tappa: lascio Mentone con mare calmo e punto su Porquerolles dove conto di passare la notte in attesa di attraversare il famigerato golfo del Leone; la navigazione scorre tranquilla e il battello mette in mostra una buona scorrevolezza facendo segnare una velocità di 25 nodi a 3.800 giri motore: la beatitudine dura sino al golfo di St. Tropez dove il consueto Mistralino pomeridiano comincia a farsi sentire sulla prua del Lord 23. Il passaggio di Cap Camarat diventa abbastanza impegnativo a causa del vento che fa ribollire di schiuma tutto il golfo; in questo momento non posso ancora sapere se mi trovo davanti ad una botta di vento "una tantum" o se si sta instaurando un regime di Mistral, nel qual caso domani nel golfo saranno cavoli amari. Nel dubbio decido di rinunciare alla sosta a Porquerolles per puntare su Bormes las Mimosas, una località sulla terra ferma che, nel caso di una fermata prolungata, mi consentirà più libertà di movimento. Le previsioni che leggo in Capitaneria dicono che domani non si alzerà il temuto Mistral ma che ci sarà un SW da 3 a 4 Beaufort e la cosa mi sta bene; per sicurezza riempio le due tanche da 22 litri e porto così la mia riserva di carburante a 240 litri complessivi poiché con il Leone la prudenza è sempre d'obbligo.

3° tappa: alle 7.15 esco dal porto di Bormes per dare inizio alla mia ottava traversata del golfo; mi infilo nel canale tra Port Cros e Porquerolles con il mare che fa saltellare un po' la prua del gommone che, comunque, riesce a mantenere i 18 nodi; si va avanti cosi' per circa 30 miglia poi, lentamente, l'onda cala e mi consente di aumentare la velocità a 25 nodi. Poco prima delle 10.00 mi fermo per travasare le due taniche, dare una stretta ai bulloni del sedile e fare colazione. Quando riparto tutto sembra dirmi che ormai è fatta, ma cosi' non e', a 30 miglia dalle meta l'aria diventa di colpo fredda, tanto che sono obbligato ad indossare i pantaloni lunghi ed il giubbotto. Queste sono le chiare avvisaglie che sta montando il Garbi', il nome somiglia al nostro Garbin, un vento micidiale che in queste zone alza un mare durissimo. In pochi minuti il mare si alza sino a costringermi a modificare la rotta per evitare di fracassarmi la schiena e devastare il gommone. L'unico modo di avanzare senza far danni è tentare di andare a coprirmi sotto costa, manovra che avviene in modo naturale poiché l'onda che si stampa sul mascone di sx ad ogni colpo manda la prua del gommone verso terra. Le ultime 15 miglia sono durissime ma, seppur lentamente, riesco ad infilarmi nel sicuro porto di Estartit. Serata al ristorante Les Salines dove, tra mariscos e un bianchino da 13°, riesco ad assorbire le tantissime botte incassate in navigazione. 

4° tappa: i conti del carburante consumato ieri sanciscono definitivamente che il consumo del Suzuki è sui 24 litri/h (1 lt/miglio) un ottimo risultato per un battello di oltre 7 metri con cabina e 250 hp sullo specchio di poppa. La meta di oggi è Tarragona, che dista 110 miglia; l'onda di prua dura sino al passaggio nel golfo di Barcellona, poi il mare cala e posso aumentare il passo; entro nel porto di Tarragona e sbaglio per la seconda volta! Infatti, già nel '99 ero entrato nel porto commerciale mentre l'ingresso del marina e´esattamente dalla parte opposta, poco male, torno indietro e, questa volta, riesco a centrare il marina ma vengo subito avvertito che il distributore del carburante non funziona. Non mi resta che proseguire sino a Salou, una cittadina turistica molto frequentata, il cui porto si trova 6 miglia più a sud. Avviso ai naviganti: nel caso qualcuno si trovasse a passare per Salou, raccomandiamo di effettuare almeno un passaggio dall'ufficio del marina, poichè, al suo interno è possibile ammirare uno dei più riusciti esemplari femminili di pura razza spagnola. 

5° tappa: partenza alle 8.10 e, sorpresa, il mare è sempre formato ma non batte più sulla prua del Lord, si è invece trasformato in un bel traverso tutto da navigare. La meta iniziale era Gandia ma a una ventina di miglia dall'arrivo mi accorgo che si e' rotta una delle serrature della porta del bagno, quindi, cambio di rotta e prua su Denia che offre un marina molto più attrezzato dove potrei trovare qualcosa per riparare la serratura. Questa tappa volevo riservarmela per il ritorno visto che e' il porto più vicino alle Baleari, ma devo fare di necessità virtù. Appena ormeggiato mi accorgo che, causa batterie, lo Spot si era spento; poco male, un paio di minuti per la sostituzione delle due stilo AA e il localizzatore è subito pronto per la tappa di domani. Nonostante il gran caldo, la riparazione della serratura è rapida anche se non so quanto potrà resistere; i consumi restano stabili anche se al rifornimento di oggi nel serbatoio principale sono entrati 134 litri dove solitamente ce ne stanno poco più di 120; mah, vuoi vedere che anche qui hanno imparato la lezione. Aneddoto della giornata: oggi ho visto un pesce volante che ha fatto un volo di una cinquantina di metri, appena dopo ne e' partito un secondo che ha continuato a rimbalzare ed involarsi per una ventina di secondi, e mi ha pure sorpassato mentre viaggiavo a 23 nodi.. 

6° tappa: la giornata non inizia benissimo perché il mare tende nuovamente a stamparsi sulla prua del gommone, inoltre, dopo un paio d'ore di navigazione si rompe anche la seconda serratura della porta del bagno e non mi resta che mettere in opera la rinomata chiusura ad elastico. La navigazione è faticosa e arrivo nel porto di Mazarron piuttosto provato; questo porticciolo è gestito da un circolo privato e, datosi che non sono socio, non potrei ormeggiare, ma per un navigatore solitario che viene dall'Italia l'eccezione è d'obbligo e al modico costo di € 8,90. Purtroppo il ristorante El Caldero ha cambiato gestione e anche il gabbiano che veniva a cena qui non si fa più vedere; un vero peccato, un'altra tradizione che scompare.

 

7° tappa: oggi il mare sembra ben disposto e per un paio d'ore la navigazione scorre tranquilla, poi, le due viti che vedo saltare sull'ombrinale della consolle mi mettono in allarme; da dove proverranno? Una rapida ricerca sanziona che sono quelle che tengono in loco il frigorifero; rapida sostituzione di tutte le viti con altre maggiorate e provo a ripartire, però, si vede che non è giornata perchè sento uno strano rumore provenire da poppa! E' un Canadair che si sta abbassando per caricare acqua, In un attimo ho la Nikon in mano e sparo una raffica di foto all'aereo che passa vicinissimo. Riparto, ma l'incanto è ormai rotto e il mare non è più lo stesso, la causa è che sono ormai entrato nel golfo di Almeria e qui il vento c'è praticamente sempre con un mare di conseguenza; vabbè, tanto ormai ci ho fatto il callo. Entro nel porto di Roquetas del Mar dove il direttore del marina si ricorda di me ed è subito fiesta. E fiesta grande sarà anche stasera, visto che sul piazzale stanno montando un mega palco e tra poche ore ci sarà musica, fuochi d'artificio, tortillas e scorreranno fiumi di birra; non è difficile prevedere che stanotte si dormirà ben poco.

8° tappa: oggi mi fermerò a Malaga, città che non ho mai visitato; la navigazione è discreta e dopo un paio di incontri con i delfini, alle 13,30 entro nel grande porto di Malaga dove, però, non riesco a vedere marina o circoli nautici. Dopo essermi guardato intorno scopro un micro porticciolo privato dove per me non c'è posto e vengo dirottato al porto comunale; scendo così sino all'ultimo molo del porto commerciale dove trovo qualche barca vela ma senza alcuna struttura a terra. Chiedo lumi ad un giovane velista che mi dice di attendere l'arrivo della polizia portuale che provvederà a regolarizzare la mia presenza. Pochi minuti dopo passa l'auto della Polizia Portuale con due agenti che si dimostrano subito molto interessati al mio gommone; alla mia richiesta di ormeggio per la notte, rispondono che mi devono conteggiare due giorni visto che nel porto di Malaga si conteggiano i giorni e il giorno finisce a mezzanotte. Dopo un lungo conciliabolo a mezzo VHF con la sede centrale, per la sosta dei due giorni mi viene richiesta la stratosferica somma di € 16,85! “Va benissimo” dico io, e consegno loro i miei documenti personali e quelli dell'imbarcazione. Tutto sembra a posto, ora gli agenti andranno all'Oficina (Ufficio Portuale) e torneranno con la fattura e la transazione avrà termine; ma non è ancora finita: mentre stanno salendo in auto il VHF torna a gracchiare, è l'Oficina che chiede se il Lord è ormeggiato al puntale o alla traversia; la risposta è al puntale, allora la cifra da pagarsi è diversa... Alla fine il costo di ormeggio dei due giorni sarà di ben € 6,59. Nel pomeriggio faccio il turista e posso scoprire che la città è davvero molto bella e la sera trovo posto in un ristorantino a pochi metri dalla cattedrale, dove le tenui luci dei lampioni creano un'atmosfera molto suggestiva.

9° tappa: oggi tappa di tutto riposo visto che il mare è tranquillo, la meta è Sotogrande e non so ancora che cosa il destino ha in serbo per me oggi. Doppio Punta de Calaburra e dirigo la prua dritto su Sotogrande, porto salito agli onori della cronaca per essere stata la base del Destriero mentre era in attesa di tentare il record della traversata atlantica, tentativo peraltro poi fallito. Il gommone scivola tranquillo sulla superficie di un mare appena increspato quando il mio sguardo viene attirato da uno strano movimento dell'acqua sul lato di dritta, provocato da qualcosa di scuro che si sta muovendo; sarà certamente uno dei mille delfini che qui sono di casa. L'occhio è ben esercitato a questi avvistamenti e non abbandona la zona interessata e questa volta capta benissimo lo sbuffo d'acqua che sale al cielo; mamma mia, una balena... è proprio una balena!! Viro verso il cetaceo rallentando l'andatura per diminuire il rumore nella speranza che la mia balena non s'immerga prima di lasciarsi fotografare. In un attimo prendo la Nikon e riesco a rubare tre immagini prima che la signora dei mari si inabissi lasciandomi attonito ed incredulo. Per assicurarmi che tutto sia accaduto veramente controllo il piccolo schermo della D 200 e le immagini mi danno conferma che non è stato un sogno.

10° tappa: l'incontro di ieri con la balena ha richiesto dei festeggiamenti speciali, è la prima volta che mi capita di vederne una navigando in gommone, e l'orario della partenza ne risente un po'; poco male perchè il mare è una tavola e il golfo di Cadice non è poi così lontano. Oggi mi aspetta il passaggio delle mitiche Colonne d'Ercole e l'ingresso nell'oceano Atlantico e, anche se è l'ottava volta che giungo qui, l'emozione resta sempre grandissima. Oggi il mare è stranamente calmo anche all'interno dello stretto, con la grande rocca avvolta dalla foschia e soltanto nella zona di mare davanti al faro di Tarifa l'acqua ribolle un pò. Qualche miglio più avanti mi fermo dinnanzi a Cabo Trafalgar dove, nell'Ottobre del 1805, si è svolta una delle più importanti battaglie navali della storia: la flotta inglese, composta da 27 navi e guidata dal famoso ammiraglio Horatio Nelson, attaccò le 33 navi della flotta franco/spagnola al comando dell'ammiraglio Villeneuve costringendola alla resa. Soltanto nove delle navi franco/spagnole riuscirono a rientrare a Cadice lamentando la perdita di 4000 uomini, mentre la flotta inglese non perse alcuna nave ed subì la perdita di soli 500 uomini, tra i quali lo stesso ammiraglio Nelson. L'onda lunga ed il poco vento mettono le ali alla carena del Lord e le 34 miglia che mi separano da Puerto de Rota diventano una semplice formalità.

11° tappa: la meta di oggi è Lagos, perla dell'Algarve, la più bella zona costiera di tutto il Portogallo; la partenza è ritardata da un micro trafilamento d'acqua che entra sul lato di dritta nel gavone di poppa e che sembra provenire dal tubo dell'ombrinale. E' mezzogiorno e pare che tutto sia andato a posto, quindi, lascio Rota per attraversare il golfo in direzione di Lagos. La navigazione scorre tranquilla con il mare che spinge piccole onde sulla prua del Lord che sembra avanzare senza problemi, dico sembra, poiché, verso le 14.30 il gommone perde di colpo la planata; di solito questo avviene quando la manetta è poco frizionata e tende a ritornare a zero. Questa volta non è così, infatti, anche accelerando, il gommone non sale più sull'onda ma ci muore dentro. Decelero lentamente e vedo che la poppa è completamente piantata in acqua ed un brivido di apprensione mi percorre subito la schiena! Apro rapidamente il coperchio del gavone di poppa e.... l'acqua è lì, e ha iinvaso il gavone sin quasi al bordo esterno! Il momento è decisamente drammatico, credo di avere una falla in carena e sono a più di 30 miglia dal porto più vicino. La pompa di sentina non riesce assolutamente a far scendere il livello dell'acqua, come non ci riesco io quando provo a sgottare con una bacinella; non ho paura di affondare, ricordo troppo bene le tante prove di inaffondabilità a cui ho partecipato e che servivano ad esentavare il gommone dall'avere a bordo l'atollo di salvataggio sino alle fatidiche 6 miglia, il timore è che l'acqua sia in qualche modo entrata nei serbatoi del carburante. I motori fuoribordo di più recente costruzione hanno impianti di iniezione elettronica affidabilissimi che, però, soffrono terribilmente l'acqua e le impurità eventualmente presenti nel carburante. Il coperchio del serbatoio principale si è alzato e il serbatoio è uscito dalla sua sede spinto fuori dalla pressione dell'acqua durante la navigazione, quindi, la falla dev'essere a prua. Un rapido controllo, ma tubi e fascette di bloccaggio sembrano a posto, inoltre il Suzuki gira regolarmente al minimo...

Cosa fare, il cervello gira a mille ed elabora le prime decisioni: innanzitutto devo trovare il porto più vicino che mi possa consentire un'eventuale riparazione dell'avaria; guardo lo schermo dell'AdvanSea che mi dice che mancano 30 miglia a Mazagon (Portogallo) e 39 a Rota; credo che una riparazione sarà più facile realizzarla a Rota che in un porto portoghese, quindi, si torna a Rota. Il livello dell'acqua si è ormai stabilizzato e io non posso far altro che spostare verso prua tutto quello che si trova nel gavone di poppa strizzando tutto quello che può essere strizzato, onde alleggerire al massimo il carico a bordo. Viro di 180° e ritorno sulla scia dell'andata. Il gommone ora non è più in grado di planare ma naviga in pieno dislocamento ad una velocità tra i 7 ed i 9 nodi, seguendo il movimento della piccola onda che ora spinge da poppa. Il gavone è aperto e il livello dell'acqua è salito un po' dato che la pompa di sentina non funziona più; lascio il timone per dare un'occhiata dietro e noto che questo stato di preplanata riesce comunque a staccare l'acqua dallo specchio di poppa, quindi, adotto il sistema di svuotamento che si utilizza sui gommoni non autosvuotanti statici, ovvero, stacco il corrugato dall'ombrinale di scarico e lo lascio a bagno nel gavone. L'accorgimento funziona, il grosso tubo scarica un discreto quantitativo d'acqua e riuscendo così a far scendere il livello di una decina di centimetri; anche se è solo un palliativo, è psicologicamente rassicurante riuscire a migliorare anche di poco la situazione. Un rapido conto su miglia da percorrere e velocità mi dice che ci vorranno oltre 4 ore per tornare a Rota, ma questo non mi impensierisce viste le tante ore di luce che ho davanti; l'unica problematica grave che può insorgere è che i serbatoi del carburante imbarchino acqua. A questo punto, visto che non posso fare altro e che sono digiuno, mangio le due pesche che erano rimaste in frigo; se mi vedesse qualcuno in questo momento (ho il gommone pieno d'acqua, con un piede tengo fermo il serbatoio che è uscito dalla sua sede e sto mangio pesche) potrebbe "forse" pensare che non ci sto tutto con il cervello. Entro in porto poco dopo le 19.00 e ormeggio nel posto che avevo lasciato vacante poche ore prima; rapida corsa all'Oficina per denunciare il mio ritorno, poi inizio la conta dei danni, ovvero, controllo se mi è rimasto qualcosa di asciutto per cambiarmi; per fortuna, gran parte del vestiario era nella cabina di prua ed è rimasta asciuttissima; inoltre, la cabina asciutta mi consentirà di dormire a bordo questa notte e, come disse Rossella O'Hara nel film Via col vento "Domani è un altro giorno, e si vedrà..."

Mercoledì 29/07: è arrivato il momento della verità, ho indossato la maschera da sub e con la pila in una mano inizio l'ispezione sotto la linea di galleggiamento dal lato destro, dove ieri mattina avevo notato il trafilaggio d'acqua; niente, sembra tutto a posto; aggiro lo specchio di poppa e quello che vedo mi fa subito capire che una riparazione volante non è possibile, la falla è estesa e mostra chiari segni di un non omogeneo legame tra i vari strati della vetroresina. Mentre risalgo a bordo non posso fare a meno di riflettere su quanto è successo ieri e devo ritenermi estremamente fortunato di aver scelto di navigare a bordo di un gommone, in quanto sono fermamente convinto che con un'avaria di questo genere qualsiasi altra imbarcazione sarebbe andata a fondo in pochi secondi. Contatto telefonicamente i responsabili del cantiere e spiego dettagliatamente quanto è successo; la delusione di entrambi è tanta, ma altrettanta è la voglia di far luce su quanto è successo, poiché l'esperienza si matura proprio risolvendo le problematiche. Ma i colpi di scena non sono ancora finiti: ho prenotato l'alaggio del battello tramite il travel lift del cantiere e lascio l'ormeggio per l'ultimo brevissimo tratto di navigazione, saranno circa 300 o 400 metri, ma sotto alla gru non ci arrivo da solo poiché il motore si spegne; per fortuna a poca distanza c'è il piccolo gommone del marina che provvede a trainarmi per gli ultimi metri. Il primo pensiero è che si sia allagato il serbatoio, quindi, appena poggiato il gommone sugli appositi sostegni, verifico i filtri del carburante e scopro che sono semplicemente rimasto senza benzina! Sono partito da Rota con il pieno di carburante che mi garantiva un'autonomia di circa 200 miglia, ho navigato in modo normale per 39 miglia poi ho compiuto lo stesso tragitto per per rientrare; quanto sopra mi dice che per percorrere le 39 miglia di ritorno con il gommone pieno d'acqua, ho consumato la stessa quantità di carburante con cui avrei percorso circa 150 miglia, con un consumo di oltre 33 lt/h, ovvero, poco meno di 4 litri a miglio.

Il Lord 23 è stato visionato da periti nautici e tutti sono sembrati concordi nel dire che la rottura è dovuta alla resina che non è riuscita a far amalgamare tra loro le stuoie di vetro e questo a causa della bassa percentuale di un additivo, lo Stirene. Al momento non è ancora chiaro, invece, se questa mancanza è stata dovuta ad un errore di miscelazione o ad un invecchiamento precoce del prodotto. A questo punto, visto che le sconfitte non mi sono mai piaciute e che non piacciono neppure ai responsabili del cantiere, non ci resta che ritentare...

Sea Adventure ringrazia:

Overboat, Suzuki Marine, Plastimo, Nuova Rade, Coral Engineering, Sicur team, Exide, Jeppesen Marine, Blink.

storia