Sea Adventure associazione gommonautica sportiva dilettantistica
affiliata al C.S.I. (Centro Sportivo Italiano)

Raid Lisbona 2012

La scelta di Lisbona come meta di questo raid non è stata tecnica ma caratteriale! Le sconfitte non mi piacciono, e tale ritengo sia stata l'interruzione forzata del raid Lisbona 2009 causata dalla grave avaria avvenuta sul Lord 23 della Overboat. Decisa la meta, non mi restava che passare alla ricerca dei mezzi tecnici con cui realizzare questo impegnativo raid e la scelta del gommone è caduta sul nuovissimo Pince 28 Sport Cabin, che ho deciso di abbinare alla “new version” del Suzuki DF 300AP che, oltre all'adozione del Lean Burn -carburazione magra- annovera un piede di nuovissima concezione in grado di variare elettronicamente il proprio senso di rotazione.

1° tappa 09 Giugno: sono le 07.15 quando mollo le cime per dare avvio a questa nuova avventura su un mare che proprio calmo non è, visto che un'onda sul metro e mezzo viene a stamparsi sulla prua del Prince 28. Devo trovare al più presto un'andatura conservativa per evitare di mettere subito sotto pressione il battello e gli accessori più vulnerabili quali il roll bar e la porta della cabina, per cui lavoro di fino su acceleratore e trim ottenendo un risultato che fissa la velocità sui 17/18 nodi, con un consumo intorno al litro e mezzo a miglio; tutto ciò non fa che confermare la bontà della scelta dell'elica, che è una 3 pale in acciaio da 16” x 18.5”. Il vento è stimabile sui 20 nodi ma dopo una sessantina di miglia cala vistosamente al pari delle onde, consentendomi di aumentare la velocità sino a 20 nodi. Tutto sembra andare per il meglio quando un sibilo assordante lacera l'aria! Rapidamente azzero la manetta del gas senza però ottenere alcun risultato; cercando tra i numerosi pulsanti di controllo del motore pigio l'Exit dello strumento digitale adibito a contagiri e, miracolo, il suono smette; beh, per la verità si trasforma soltanto in un semplice bip cadenzato ogni 4/5 secondi. Un rapido controllo al contaore, che segna 20 ore, e capisco che tutto questo casino è dovuto all'avviso del primo tagliando. Alle 15.00 entro a Porto Azzurro (Elba), una sosta d'obbligo al distributore del carburante, a cui fa seguito una telefonata all'amico Paolo Ilariuzzi, responsabile commerciale Suzuki Marine che mi apre le porte della Motomar, il cui titolare, Carlo Zaoli arriva in porto ed in un batter d'occhio risolve il problema.

2° tappa: alle 08.00 in punto lascio Porto Azzurro e faccio rotta sul Giglio per esaminare da vicino il relitto della Costa Concordia; il mare è buono e le 35 miglia che mi separano dal più grosso disastro navale degli ultimi anni è solo una formalità. Agghiacciante! questo è l'aggettivo che per primo mi sale alla mente quando arrivo vicino a questo gigantesco “cetaceo” sdraiato contro l'isola; altre parole per descrivere il mio stato d'animo non ne vengono fuori, così resto solo il tempo di una preghiera per le persone che hanno perso la vita per un'inutile e dememziale bravata. La prua del Prince è ora puntata su Solenzara dove ho appuntamento con alcuni amici del club del Gommone di Milano, che stamattina sono partiti da Piombino, e che mi faranno compagnia sino a Cannigione. L'arrivo a Solenzara avviene quasi in contemporanea ai due equipaggi milanesi con cui condivido poi le miglia che ci separano dalla meta. L'attraversamento delle Bocche, come spesso accade, ci riserva vento fresco ed onde guizzanti ma alle 18.00 ormeggio al pontile del villaggio Isuledda, base ideale per girovagare per le isole dell'arcipelago della Maddalena.

11/06: oggi sosta dedicata alle prime avarie che comprendono la serratura della porta della cabina: la causa del problema è dovuta alla troppa profondità dell'incavo che ospita la serratura e che ha lasciato poco materiale di tenuta al piccolo perno delegato a tenerla fissata alla porta. La riparazione consiste nell'incollaggio del plexglass saltato ma, soprattutto, nell'inserimento di altre due viti di fissaggio; il resto della giornata lo spendo tra le isole della Maddalena in compagnia dei milanesi e dell'amico Marco Giacobbe.

3° tappa: alle 07.15 lascio l'Isuledda mentre gran parte dell'allegra compagnia di Milano dorme ancora; un paio di foto ricordo poi giù la manetta con rotta sul promontorio di Santa Teresa di Gallura, la punta più a nord della Sardegna. Oggi il vento è latitante quindi non devo far altro che variare la rotta a 250° e puntare dritto sui Fornelli, ovvero, sul passaggio che divide Stintino (isola Piana) dall'Asinara. Il mare è buono, il Suzuki gira a 3.700 rpm, il gps segna 23 nodi mentre la strumentazione digitale indica un consumo di 33.5 lt/h, ovvero, siamo appena sotto ad 1.5 lt/miglio che ritengo un ottimo risultato. Doppiato capo Falcone, tiro un primo bordo su capo dell'Argentieria ed un secondo su capo Caccia da dove, con una virata di 90°, punto direttamente su Alghero dove sono certo di trovare gradita ospitalità ai pontili Sermar dell'amico Federico Crisafulli.

4° tappa: ieri sosta perchè mare e vento erano troppo impegnativi per una traversata di 200 miglia nel canale di Sardegna, ma oggi le condizioni sono migliorate e, anche se il mare non è proprio calmissimo, alle 06.00 parto con rotta diretta sull'isola di Minorca. In una traversata così lunga ed impegnativa ho preferito non fidarmi troppo dei consumi palesati sinora dal Suzuki, così ho riempito anche le taniche di rispetto che portano la mia riserva carburante a 425 litri, che mi consentono di stare in sicurezza anche se il mare dovesse mettersi a fare le bizze. Le taniche sono tre da 22 litri ed una da 10, e le ho legate saldamente nel pozzetto in modo che non possano mettersi a gironzolare in coperta. Mare e vento sono come da previsione, onda inferiore ad un metro sulla prua e vento sui 15 nodi che mi consentono una velocità massima di 18 nodi, ma con il passare delle ore le cose dovrebbero migliorare. Un paio d'ore dopo la situazione cambia radicalmente, il vento è praticamente sparito ed il mare ora spinge sul giardinetto di dritta del Prince per cui posso portare la velocità a 23 nodi ed ottenere un sensibile miglioramento nel comfort di bordo. Ad una trentina di miglia dalla meta incrocio un grosso branco di giovani delfini che mi danno il benvenuto in terra di Spagna ma, visto che la navigazione sta procedendo al meglio, per questa volta preferisco declinare l'invito a partecipare ai loro giochi; le miglia che mi restano da percorrere sono ancora moltissime e gli incontri di questo tipo non mancheranno di certo. Alle 16.30 entro nella profonda insenatura di Mahon senza aver travasato le taniche e questo mi conforta per la tappa di ritorno che prevede 250 miglia di rotta diretta dalla Spagna alla Corsica.

5° tappa: ieri pensavo di ormeggiare al piccolo pontile del distributore ma ora il gestore dispone di una nuova struttura in cemento per il rifornimento delle barche grandi e mi offre di ormeggiare nella zona retrostante, parecchia sporcizia e corpo morto risicatissimo in lunghezza, per la modica somma di €. 30,00. Alle mie rimostranze per il caro prezzo, risponde che posso sempre andare al Marina di Mahon dove praticano prezzi elevatissimi. Sono stanco e non ho voglia di discutere, quindi, una doccia in banchina e sono pronto per il giro turistico di Mahon che risulta piuttosto deludente vista la penuria di turisti e di locali chiusi; se non è crisi questa... Rientrando dalla cena passo dinnanzi all'ufficio del marina dove due addetti stanno discutendo di calcio; approfitto dell'occasione per chiedere quanto costa l'ormeggio del Prince presso i loro pontili e la risposta mi gela, €. 32,00! Alle 08.00 in punto lascio il preventivo del Marina di Mahon appiccicato alla porta del distributore e me ne vado pensando che i 447,00 € di carburante che ho scucito ieri siano più che sufficienti anche per l'ormeggio! La zona ovest di Maiorca presenta una natura aspra e ricca di pinnacoli di roccia che puntano verso il cielo, il tutto condito da macchie di verde di quella che viene comunemente definita "macchia mediterranea". Entro nella pittoresca ansa di Port Soller e mi è facile notare che molte cose sono cambiate dal mio passaggio nel Febbraio del 2008: ora c'è il distributore in banchina, nuovi pontili galleggianti ed una vera invasione di turisti! Questo successo credo sia frutto della politica dei bassi prezzi, infatti, l'ormeggio del Prince costa 16,78 € ed i ristoranti offrono menu a prezzi decisamente inferiori a quelli di Mahon.

6° tappa: la giornata di oggi prevede il passaggio nel canale tra Formentera e l'isla de Espalmador che si trova appena sotto Ibiza; per la verità c'è un micro passaggio più a sud e vorrei provare a forzarlo ma quando sono vicino vedo che il fondo sale rapidamente e capisco che non è proprio il caso di rischiare! Marcia indietro con le orecchie basse e rotta verso Altea, ridente cittadina costiera ubicata sotto il Cabo de la Nao. Alle 16.30, dopo aver navigato per 161 miglia, entro nel marina e mi fermo al distributore deserto ma un cartello avvisa di chiamare sul VHF canale 9; rapida ricerca del portatile Plastimo e “Prince a Marina di Altea, Prince a...”

7° tappa: stamattina il cielo non sembra promettere niente di buono ma il mare è calmo, quindi, giù la manetta in direzione di Aguilas. Scapolato il primo promontorio mi si presenta uno spettacolo di notevole bellezza, una cascatella d'acqua che scende da un'enorme roccia a picco sul mare; il passaggio di acqua dolce ha creato una zona di rigogliosa vegetazione direttamente sulle rocce, davvero splendido. Poche miglia dopo mi trovo al traverso di Benidorm, una sorta di mini New York con una serie infinita di grattacieli costruiti direttamente sulla spiaggia e lo stridore che procura questo contrasto è veramente angosciante. La navigazione prosegue senza problemi ma riesco a complicarmi la vita entrando nel porto peschero invece che nel club nautico; gli errori di solito si pagano ma questa volta invece ne traggo beneficio visto che al distributore incrocio un motoscafo che annovera un equipaggio che ogni marinaio (maschio) vorrebbe incontrare almeno una volta nella vita!!!

8° tappa: la tappa di oggi è impegnativa dato che prevede 170 miglia di navigazione, ma lo diventa ancora di più a causa dei pescherecci che operano in questa zona e che usano reti lunghissime tenute a galla da piccoli galleggianti, praticamente invisibili navigando in planata. Per due volte riesco ad evitare un contatto troppo ravvicinato con questi apparati di pesca, e per due volte inizio la litania della saracca, ovvero, una nutritissima serie di impropreri destinati a questi pescatori che utilizzano reti illegali e pericolose per chi come me naviga lontano dalla costa. Nel primo pomeriggio a dritta scorgo qualcosa che galleggia sull'acqua, mi avvicino e vedo una grossa tartaruga immobile sulla superficie del mare; dev'essere morta da poco perchè il guscio è ancora lucido; mentre provo pena per la sua prematura dipartita, l'interessata si immerge di colpo! Altro che morta, evidentemente stava dormendo e poco dopo la vedo riemergere per controllare se sono ancora lì. Mi armo di Canon e di pazienza sino a che riesco carpire l'immagine della sua testolina curiosa. Alle 16.30 faccio il mio ingresso nel pittoresco porto di Benalmadena, una sorta di Port Grimaud con case in stile arabesco che fanno da corona ad un porto modernissimo.

9° tappa: riparto da Benalmadena con il morale altissimo, oggi passerò le Colonne d'Ercole ed entrerò in Atlantico per la decima volta, cosa posso chiedere di più alla vita se non l'incontro con delfini e pesci luna come se piovesse! Il mare è stranamente tranquillo e mi permette di scattare un paio di foto alla mitica rocca ma si tratta dell'ultimo momento di pace, poiché, già all'imbocco dello stretto il vento di levante si fa sentire e alza un mare corto e maligno che mi obbliga a giocare con la manetta per evitare qualche salto di troppo al Prince. Un'ora di sballottamenti e sono al traverso del faro di Tarifa, ora non mi resta che virare a dritta ed entrare in Atlantico; nella zona soffia un modesto vento di Maestrale e le onde che devo scalare sono grandi ma arrotondate ed il saliscendi tra queste montagne d'acqua si rivela un puro piacere. Due navi militari sono al largo del golfo di Cadice, evidentemente c'è in atto un'esercitazione militare; da terra è partita una grossa barca che sta puntando dritta su una delle navi al largo e che si viene a trovare n rotta di collisione con il Prince. L'avvicinamento prosegue e qualche minuto dopo riesco a distinguerla bene, si tratta di un mezzo da sbarco con la classica prua quadrata che alza enormi spruzzi ogni volta che si infila nelle onde. E' molto lunga e, nonostante la forma quadrata della prua, naviga rapida, molto più rapida di quanto avrei giudicato possibile. Io persevero sulla mia rotta anche se tra poco sarò costretto a darle acqua visto che viene da dritta. Mi accorgo che il mio antagonista ha aumentato la sua velocità per arrivare primo all'incrocio; non esiste che un gommone si arrenda a quella scatola di sardine senza coperchio, quindi, abbasso la manetta e al diavolo i consumi! Il risultato è che passo prima io e con un bel dito medio alzato sulle facce dei tre increduli marines; è solo un attimo, poi il rumore dei poderosi diesel si affievolisce...

10° tappa: lascio Puerto de Rota deciso a cancellare il ricordo della grave avaria subita nel 2009 quando ho dovuto rientrare in porto e mettere prematuramente fine al raid. Il mare è calmo e due ore dopo sono fermo a Lat 36° 45' e Long 007° 08' ovvero nel punto esatto dove il Lord 23 si è riempito d'acqua; il rito scaramantico è semplice, donare al mare l'ultima maglietta del raid Lisbona 2009! La maglia galleggia ancora quando rimetto in moto e punto in direzione di Lagos; non so perchè il mio cuore ora è più leggero... La navigazione scorre tranquilla e la mente è libera di viaggiare, così mi torna alla mente la discussione di ieri con il proprietario della ferreteria: sono entrato per acquistare dadi e rondelle per sostituire quelli con il guscio di plastica montati sul roll bar; il ferretero sta parlando con due persone ed il dicorso verte sulla classe politica che, a detta sua, è interessata solo a tre cose: dinero, coca e putas! Non credo serva una traduzione nell'italica lingua, così, quando mi lascio scappare che in Italia “esta egual” il volto dell'uomo si illumina e si affretta a stringermi la mano, poi passa ad imbustare i 4 dadi autobloccanti da 10 mm e le 4 rondelle maggiorate che costerebbero € 3,00 ma che per pura solidarietà politica vengono ridotti a € 2,00. In Italia il prezzo sarebbe molto più elevato anche senza lo sconto e non posso fare a meno di pensare che a Rota ho pagato € 9,38 per l'ormeggio e che la benzina costa € 1,39. Alle 15.00 entro nel moderno Marina di Lagos dove mi aspetta una scarpinata di 6 km per arrivare a fotografare gli scogli ed il mare dell'Algarve, ma ne vale certamente la pena...

11° tappa: sono le 08.00 e sono in attesa dell'apertura degli uffici del Marina; il pensiero è ancora focalizzato sulla partita Italia-Inghilterra di ieri: al termine dei calci di rigore che hanno sancito la vittoria della nostra nazionale, sono sceso sul gommone ed ho lacerato il silenzio della notte con tre lunghi colpi di tromba, poi mi sono diretto verso il bar Guinnes strapieno di tifosi inglesi delusissimi e... sono entrato! Per un momento non è successo niente dato che la maglietta che indossavo portava la scritta Sea Adventure sul petto, ma quando sono arrivato al bancone ed ho ordinato una birra, tutti hanno potuto leggere la scritta inneggiante al 150° Raid dell'Unità d'Italia stampata sulla schiena. Un silenzio pesante è piombato sul locale ed è durato sino a quando mi sono voltato e, birra bene in alto, ho brindato alla squadra inglese! E' stata un'apoteosi, tutti si sono alzati per il brindisi poi hanno iniziato a rifilarmi gran pacche sulle spalle al grido di “Italian very good”! Sono riuscito a venirne fuori solo alle 02.45 dopo aver trangugiato tre medie che sono il mio nuovo record personale e che mi hanno fatto uscire storto dal locale. Ora sto osservando l'orologio che segna le 08.30, porc... ma cosa combinano le ragazze oggi? Mancano pochi minuti alle nove quando le vedo arrivare sorridenti e solo allora un barlume di lucidità mi fa ricordare che in Portogallo c'è un'ora di fuso orario di differenza e che ieri ho dimenticato di mettere a posto l'orologio! Le 77 miglia verso Sines scorrono su un mare così calmo che spesso mi ritrovo semi addormentato, ed è solo per pura fortuna che riesco a centrare questo pittoresco porticciolo da me scoperto nell'ormai lontano 1998.

12° tappa: stanotte il vento ha iniziato a far sentire la sua possente voce facendo cantare sartie e volanti delle barche a vela, così ora mi trovo dinnanzi ad un mare incazzatissimo e bianco di schiuma; appena mi riesce di doppiare cabo de Sines le onde aumentano ancora la loro potenza d'impatto sulla prua del Prince che si difende bene anche se ogni tanto qualche frangente ci passa sopra; gli ombrinali, però, svolgono egregiamente il loro lavoro scaricando rapidamente tutta l'acqua che piomba a bordo. Le pompe di sentina sono due, una automatica ed una manuale, dato che l'automatica non entra in funzione, provo ad inserire quella manuale ma sembra che di acqua sotto coperta non ce ne sia proprio. Confortato da questa buona notizia continuo a scalare un'onda dietro l'altra tenendo il trim leggermente in positivo in modo che la prua salga rapidamente senza infilarsi nelle onde, e dosando la manetta dell'acceleratore quando scendo nel cavo per evitare di piantarmi in quella successiva. Per fortuna la tappa di oggi prevede solo 80 miglia di navigazione e spero tanto che doppiato capo Espichel il mare inizi a calare; così avviene e a mezzogiorno faccio il mio ingresso nel fiume Tejo sulle cui sponde sorge Lisbona. Sulla dritta sorge altissima la statua del Cristo Re mentre mentre sul lato di opposto passo dinnanzi alla torre di Belem, splendido esempio dello stile architettonico gotico/manuelino datata intorno al '500; poco più avanti si erge il monumento dedicato alle scoperte geografiche che riproduce la prua stilizzata di una caravella contornata da statue raffiguranti uomini di scienza e di potere che, sostenuti dal famoso Infante Henriquies, favorirono grandi scoperte geografiche portoghesi di quei tempi. Ora è la volta del ponte "25 de Avril" la cui ardita costruzione ricorda il famoso ponte di Brooklyn, a cui fa seguito la famosa Praca do Comercio e, infine, il Marina Parque das Nacoes, un nome nuovo per l'ex Marina Expo.

Sabato 23/06: la giornata odierna è dedicata a girovagare per Lisbona; esco dal marina e salgo sull'autobus che mi porterà nel quartiere di Belem dov'è ubicata anche la famosa torre, il monastero di Jeronimus ed il monumento eretto in onore delle grandi scoperte. Con una camminata memorabile rientro a piedi sino alla Praca do Comercio, centro pulsante del turismo della capitale portoghese, dove faccio un po' di shopping favorito dalla vicina fermata dell'autobus che mi permetterà di portare gli acquisti, vin de Porto, sino al gommone.

13° tappa: partenza di buon mattino e prua su Sines per fare carburante; in giro non c'è ancora nessuno perchè è domenica e qui tutti dormono volentieri. L'oceano sembra sonnecchiare e mi basta evitare la grande macchia di sabbia all'uscita del Tejo per arrivare a Sines in tutta tranquillità. Josè Luis mi attende in banchina e ironizza chiedendomi se ho sbagliato rotta, al che rispondo sorridendo che mi sono fermato solo per fare carburante e non certo per la sua bella faccia; la sua risposta mi gela, la domenica il distributore è chiuso. Cavolo, e adesso? Per fortuna la longa manus dell'amico Josè riesce a smuovere il benzinaio dalla spiaggia vicina e farlo venire a farmi il pieno; grandissimo Josè Luis! Riprendo il mare con rotta su Lagos mentre comincia a soffiare un fastidioso vento da NW che alza un gran mare sulla poppa del Prince che, però, sembra non sembra scomporsi troppo. Questo stato di cose dura sino a Cabo San Vicente ma, appena scapolato, il mare torna tranquillo sino alla meta.

14° tappa: lascio Lagos alle 08.00 ora locale, sapendo che in territorio spagnolo perderò un'ora di fuso orario ma, poco male, le miglia per arrivare alla foce del fiume Guadalquivir sono solo un centinaio e con questo mare/olio sarà una passeggiata. Alle 13,30 sono dinnanzi a San Carlos de Barrameda e inizio la risalita del grande fiume; fa un caldo pazzesco e neppure mettendomi a lato della consolle riesco a provare sollievo. Poche miglia più avanti raggiungo la motonave San Fernando che accompagna i turisti al Parque Natural de Donana; l'avevo già incontrata nel 1997 salendo verso Siviglia e sembra rimasta tale e quale. I molti turisti a bordo fanno segno di avvicinarmi per fotografare il Prince, così mi porto sotto la murata per facilitar loro il compito; il timoniere fa capolino dal vetro e mi domanda dove sto andando, “Siviglia rispondo io”, “sarà difficile entrare” replica lui “la chiusa posta all'ingresso della città è in avaria e ci vorrà almeno una settimana per la riparazione”! Porc... e adesso cosa faccio? Aspettare così tanto tempo non me lo posso permettere, quindi, non mi resta che tornare indietro e puntare su Puerto de Rota.

15° tappa: ieri ho cenato con l'amico Antonio, conosciuto in occasione del raid Lisbona 2009, ed e' stato un incontro storico sancito da: gambas blanca, cigalas hermas, atun de Rota, cocho e conchilla, il tutto innaffiato da una serie infinita di bichieri di tinto de Verano e, tutto quanto sopra elencato, per la modica somma di 16,00 €... Nella notte le sartie delle vele iniziano a tintinnare, un rumoroso avvertimento che oggi sarà battaglia dura per arrivare a Gibilterra! Quando esco dal porto stranamente il mare non si presenta distruttivo e così la decisione di provarci è scontata! Con il passare delle miglia il mare cresce vistosamente e ad ogni ondata che si abbatte sul mascone di dritta, il Prince ruota la prua verso terra, tant'è che quando arrivo dinnanzi a Cabo Trafalgar sono praticamente in spiaggia. Il riparo offerto dal capo mi permette di scattare un paio di foto a questo luogo della memoria che ha visto la vittoria della Royal Navy di Horatio Nelson sulla flotta franco/spagnola comandata dell'ammiraglio Villeneuve. La lotta per riconquistare il largo è durissima, con il mare che spara le sue bordate sulla prua del Prince che, dal canto suo, riesce ad inerpicarsi con difficoltà su quelle montagne d'acqua, per poi scendere in picchiata nel cavo successivo. Più volte la prua non arriva a scavalcare completamente l'onda dando il via libera ai marosi che portano centinaia di litri d'acqua a bordo del gommone; per fortuna gli ombrinali di scarico del Prince 28 sono grandi e riescono ad evacuare il piano di coperta sempre prima della botta successiva. La lotta va avanti così sino all'ingresso nello Stretto, dove il Levante soffia fortissimo anche se non è nulla al confronto di quello che c'è fuori nel grande oceano. Navigo per un paio di miglia all'interno dello Stretto poi arresto il gommone per verificare se ci sono danni; per fortuna è tutto ok, in cabina c'è un dito d'acqua entrata prima che riuscissi a chiudere la porta mentre il gavone di poppa è completamente asciutto! Ora posso finalmente sfogare un bisognino e poi mangiare la consueta pesca, un rito gastronomico/scaramantico che mi ha sempre portato fortuna. Poche miglia dopo entro nel grande porto di Gibilterra per fare carburante ed evitare così il consueto inseguimento da parte dei Custom inglesi che vigilano sullo Stretto. Terminata l'operazione carburante lascio Gibilterra per fare il mio ingresso nelle acque del Mediterraneo che sono placide e tranquille e mi permettono di arrivare sano e salvo sino a Puerto Banus, una sorta di Montecarlo regno di russi e arabi.

16° tappa: ieri ho avuto uno scambio di sms con Sergio Davì, in arte Ciuri Ciuri, il mio concorrente che sta navigando verso Capo Nord e che mi diceva di essersi dovuto fermare a Tarifa a causa di un ingavonamento e della rottura della pompa di sentina; purtroppo, il cedimento della batteria del mio cellulare, non ci ha permesso un incontro in mare aperto. Oggi si parte con la foschia, 10/15 mt di visibilita', situazione che rende precaria la navigazione ma che dura solo una decina di miglia, poi il sole torna a risplendere e risolve tutto. Il mare è clemente e a circa 65 miglia da Cartagena mi capita una botta di "kiulo" pazzesca: mentre cerco di fare una foto al bucato steso ovvero legato al roll bar, sulla sinistra intravedo delle macchie nere, delfini penso... ma no, sembrano piu' grandi... cavolo, non saranno mica balene! Azzero la manetta del gas e tiro una virata secca per avvicinarmi a quei tre cosi neri che nuotano e si inabissano lentamente mentre il quarto se ne sta in disparte ad un centinaio di metri. Nella foga di fotografarli mi dimentico il Suzuki in moto ma si vede che il rumore del japanese non da fastidio perche' lentamente dirigono verso di me e poco dopo iniziano a passare sotto alla prua del Prince come... per grattarsi la schiena! Anche ora che li vedo bene non so dire cosa siano, hanno una testa tondissima e la pinna dorsale un pò piegata all'indietro, quasi una L rovesciata. E' un'emozione fortissima vederli scivolare lentamente sotto alla carena del Prince ma non è ancora finita perchè ora spunta anche un piccoletto; beh,piccoletto neanche tanto visto che sarà un bel metro e mezzo. Che giornata gente, dopo questo incontro straordinario ho avuto altri otto contatti ravvicinati con delfini standard, tutti velicissimi e ansiosi di dimostraresapevano saltare in altoi. Alle 15.00 arrivo a Roquetas del Mar dove non riesco ad ormeggiare al Club Nautico perchè esaurito e non mi resta che il marina comunale che mi costerà ben 1 € a notte! Ma che bella è la vita del navigante...

17° tappa: ieri sera ho visto la partita della Spagna in una taparia locale: nonni, padri e nipoti indossavano la maglia della loro nazionale, avevano il viso pitturato, naturalmente donne comprese, e facevano un tifo infernale. Questo il menù della serata: pulpo alla galliega (cotto e condito con olio sale e pimiento), hamon Serrano, crema catalana ed una birra da mezzo litro; la quenta totale è ammontata a 7 €! Il club nautico e' costato 9.30 €, come a dire che con 16 € ho mangiato, ormeggiato el barco e dormito! Credo non servano altre parole... La tappa di oggi mi offre 150 miglia di mare buono e sei incontri ravicinati con i delfini prima di entrare nel porto di Santa Pola, dove posso scegliere l'ormeggio presso il Club Nautico o un marina privato, e ben tre distributori di gasolina!

18° tappa: alle otto il Suzuki è in moto pronto a partire per la tappa di oggi che mi porterà a Peniscola; in questo raid sto usando lo stesso Navman 5600 che avevo montato sull'Emotion 32 nel 2007 e che si sta comportando alla grande; purtroppo, però, mi sono scordato la carta C-Map che copre questa zona e così ho dovuto riconvertirmi alla carta nautica traditional e mi sono reso conto che dovrei farlo più spesso perchè la maggiore attenzione nel trovare la rotta giusta è compensata da una maggior soddisfazione. Oggi il mare presenta un'onda al traverso di circa un metro, una situazione che non impensierisce certo il Prince che passa da un'onda all'altra con naturalezza e senza mostrare sgradevoli scuotimenti; un paio d'ore più tardi il mare si ammoscia del tutto favorendo i consumi che ora sono di 31 lt/h a 22 nodi, un risultato davvero ottimo. Arrivato nel porto di Peniscola mi accorgo che la gasolinera non c'è così decido di proseguire la navigazione sino a Benicarlo, porto da me mai toccato prima; Nel marina ho trovato una senòra ed una chica gentilissime che mi hanno addirittura permesso di usare il loro pc; per ringraziarle chiedo se posso invitarle a cena; la senòra declina a causa di un precedente impegno, ma la ragazza più giovane accetta! Ah, certo che i raid in solitario sono irti di difficoltà...

19° tappa: stasera mi aspetta una noche muy brava in quel di Barcellona; è sabato e ricorre la festa della Catalunya, e non ci vuole certo l'arte divinatoria della Sibilla Cumana per capire che sarà festa grande. Dal dire al fare c'è di mezzo il mare e mi basta uscire dal porto per accorgermi che queste 100 miglia me le dovrò guadagnare tutte... Il vento è un grecale da almeno 25 nodi e alza un mare scomposto che sbatte duro sulla prua del Prince per cui la velocità non supera i 15 nodi per non far sbattere troppo il battello. Ci vogliono quasi sette ore e 185 litri di carburante per arrivare al Marina Olimpic di Barcellona, come a dire che il consumo odierno è stato di 1,8 lt/miglio e credo che con questo mare sia un buon risultato. Nel tardo pomeriggio mi avvio verso il centro città per partecipare ai festeggiamenti che si svolgono in tutti i quartieri della città; ovviamente, il clou dello spettacolo avviene nella rambla, dove c'è un delirio di persone tutte accomunate da una gran voglia di trasgressione.

20° tappa: oggi partenza tarda poiché la fiesta è terminata solo qualche ora fa e, inoltre, le miglia da percorrere per arrivare a Palamos sono solo una cinquantina. Il cielo è molto nuvoloso mentre il mare si caratterizza per un'onda lunga da poppa che non pone problemi; dopo qualche miglio si manifesta un rumore nella zona di poppa; per la verità era già comparso ieri ma a causa degli sbattimenti del battello non ho potuto abbandonare il posto di comando e verificare mentre oggi posso andare tranquillamente a poppa per cercare la fonte delle vibrazioni che sono provocate dall'allentamento della copertura in lamiera sotto al roll bar; "nema problema" direbbero gli amici croati, quindi, appena arrivato in porto provvederò alla bisogna. La tappa avrebbe dovuto terminare ad Estartit ma durante la navigazione ho deciso di fermarmi a Palamos, da dove conto di puntare direttamente sul golfo della Girolata (Corsica) mediante una tappa diretta di ben 250 miglia.

Lunedì 02/07: dopo le 4 pappine beccate dalla Spagna nella finale dell'Europeo di calcio, ho passato una nottata all'insegna dei temporali che si sono succeduti sin quando mi sono svegliato con i gabbiani che saltellavano sull'oblo'. La notte porta consiglio e ormai ho deciso, traversatona lunga sino alla Girolata, ma prima devo dotarmi di altre due taniche di scorta per avere un'autonomia che mi consenta di stare tranquillo anche nel caso il tempo dovesse peggiorare durante la navigazione. Il meteo non è buono almeno per due giorni e pare che dovro' aspettare sino a mercoledi' perche' 250 miglia di mare aperto non sono uno scherzo e, visto che sta andando tutto per il meglio, non voglio certo rovinarmi la festa.

Martedì 03/07: oggi doveva essere un giorno di scrittura e tranquillita' ma non è andata così: stavo preparando un insalata di pomodori e volevo lavarli ma dal rubinetto acqua non ne esce piu'! Non è possibile che sia rimasto all'asciutto, so per certo che il serbatoio e' di materiale plastico, quindi, o si e' rotto o si sono allentati i raccordi; in tutti i modi mi chiedo dove sia andata a finire l'acqua. Uno scambio di sms con Antonio (Aiello) mi chiarisce che nel gavone di prua c'e' un pozzetto d'ispezione da dove posso controllare il come e il perchè; basta uno sguardo per capire tutto, infatti, il gavone e' pieno zeppo dell'acqua che dovrebbe trovarsi nel serbatoio. Con un po' di sforzi riesco a tirare fuori il serbatoio e appare subito chiaro che il problema è dovuto alla poca pasta sigillante usata per bloccare i raccordi di plastica. Faticata per scaricare l'acqua con spugna e secchiello, poi ripristino in loco del serbatoio. Verso le 15.00 si alza un ventaccio da SE che inizia a spazzolare il mare anche in porto; mi viene subito di pensare che potevo fare a meno di guardare le previsioni; un attimo dopo, però, mi torna alla mente ciò che diceva Massimo, il ristoratore romano di Estartit: "a las tres sale il Garbi' che a le ocio va a dormi'... speriamo sia davvero cosi'.

21° tappa: oggi è il gran giorno e alle 05.30 il Suzuki è già in moto; lascio il marina di Palamos che è ancora buio e devo prestare molta attenzione per evitare le innumerevoli attrezzature da pesca disseminate fuori dal porto. Il vento è stimabile sui 10/15 nodi e il mare arriva da poppa con un'onda intorno al metro d'altezza; la temperatura è fresca e il giubbotto con il pyle ci sta tutto. Verso le 6.30 faccio una breve fermata per immortalare l'alba nascente, poi riprendo la navigazione con il gps che segna 220 miglia al punto d'arrivo. Con il passare del tempo il gommone si alleggerisce del carico di benzina e noto con soddisfazione che i conti sui consumi di carburante si stanno dimostrando perfetti. Sono quasi 10 ore che navigo ed è giunta l'ora di travasare le taniche, cinque da 22 litri ed una da 10; ero partito con l'idea di puntare su Porto ma, visto che l'autonomia è più che sufficiente per arrivare domani a Calvi, farò serata nel golfo della Girolata, giusto premio all'impresa di oggi. Alle 18.00 in punto ormeggio in questa splendida baia che frequento ormai da tantissimi anni e, nonostante le molte imbarcazioni presenti, non posso fare a meno di godermi questo luogo incantato. La serata si conclude in compagnia di due coppie di nuovi amici di Forlì che stanno circumnavigando la Corsica in gommone.

22° tappa: lascio la Girolata non senza aver prima gustato la marmellata della Mirella che il marito mi porta assieme al caffè andando tranquillamente a bagno con la mutanda, poi saluto i nuovi amici e dirigo la prua del Prince verso la Reserve Naturelle de Scandola, un breve tratto di mare di selvaggia bellezza che unisce il colore rossiccio delle rocce al verde intenso della macchia mediterranea. Aggirata la punta della Revellata entro nel porto di Calvi dove faccio rifornimento prima ripartire per St. Florent, meta della tappa odierna. Alle 13.00 entro in porto e non posso fare a meno di notare i molti buchi vuoti alle banchine, segno evidente che la crisi si sente tanto anche qui; infatti, non ricordo di aver mai visto questo blasonato porto così poco frequentato nel periodo estivo, una situazione ben differente da quando dovevo invertarmi delle improbabili avarie per riuscire ad entrare in porto! Per non dare troppo nell'occhio mi infilo tra due yacht nel pontile più esterno, chissà se si accorgeranno della mia presenza. Pranzo veloce al piccolo bar poi un salto allo Shipchandler per salutare l'amico Renè e accordarci per la cena...

23° tappa: oggi questo lungo raid avrà fine, tutto sembra andare per il meglio, nessuno è venuto a chiedermi i soldi dell'ormeggio, fuori il mare è buono, c'è poco vento e alle 06.30 sono già fuori dal golfo di St. Florent con rotta diretta su Varazze. Dopo un paio d'ore di navigazione mi accorgo che lo Spot non invia più segnale a causa delle batterie scariche; una breve sosta per sostituirle poi, mi rimetto in rotta facendo mentalmente il conto delle ore di lavoro delle 3 ministilo al litio che hanno funzionato per oltre 150 ore! Alle 12.00 accosto ai pontili dell'accogliente ed attrezzatissimo Marina di Varazze dove, dopo 2.850 miglia di navigazione, si conclude questo impegnativo Lisbona 2012 che, finalmente, pareggia i conti con l'insuccesso del Lisbona 2009!

Le tappe

Genova - Porto Azzurro (Elba) - Cannigione - Alghero - Mahon (Minorca) - Port Soller (Maiorca) - Altea (Spagna) - Aguilas - Benalmadena - Puerto de Rota - Lagos (Portogallo) - Sines - Lisbona - Lagos - Puerto de Rota - Puerto Banus - Roquets del Mar - Santa Pola - Benicarlo - Barcellona - Palamos - Golfo della Girolata (Corsica) - St. Florent - Varazze (SV).

Totale miglia percorse: 2.850 (5.278 km)

Giorni di navigazione: 23

Ore di navigazione: 155

Velocità media: nodi 18.38

Consumo totale: lt 4.250

Consumo orario: lt/h 27.41

Consumo per miglio: lt 1,49

I protagonisti

Il gommone

Il Prince 28 Sport Cabin impiegato nel raid Lisbona 2012 è il minore tra i battelli dotati di cabina prodiera prodotti dal cantiere Nuova Jolly di Cologno Monzese (MI). Il gommone si caratterizza per la linea accentuatamente sportiva dovuta alla rastremazione e alla sinuosità estetica dei tubolari che, in caso di vento laterale, lascia salire a bordo qualche schizzo d'acqua nella zona poppiera. La cabina prodiera rappresenta il nucleo centrale del battello e possiede i giusti spazi per offrire un confortevole riposo notturno a due persone; questo esemplare era dotato di un locale bagno separato che si è dimostrato funzionale. Questo allestimento, in abbinamento alle ottime doti di navigazione offerte dall'opera viva, fanno del Prince 28 Sport Cabin il battello ideale per un camping nautico senza limiti. L'unica problematica degna di nota è stata causata dal cattivo montaggio della serratura della porta, peraltro imputabile al costruttore della porta stessa. La funzionalità della cabina può essere migliorata con l'inserimento di un portello che consenta di sfruttare come gavone lo spazio interno del vano di fronte al bagno, e dividendo longitudinalmente il grande cuscino prodiero che rende difficoltosa l'apertura del gavone sottostante.

Il motore

Il compagno d'avventura del Prince 28 è stato il Suzuki DF 300AP coadiuvato da un'elica in acciaio a tre pale da 16” x 18.5” Il blocco motore del Suzuki DF 300 propone un’architettura a 6 cilindri disposti a V di 55°, per una cilindrata complessiva di ben 4.028 cc. Le valvole sono quattro per ogni cilindro (24 totali) e sono comandate da quattro alberi a camme in testa, due per ogni bancata di cilindri. Il DF 300AP è il primo fuoribordo al mondo a disporre del Suzuki Selective Rotation, ovvero, di un piede che può funzionare sia nella classica rotazione destra, sia in versione controrotante. I bassi consumi di carburante, dovuti alla tecnologia Lean Burn, hanno contribuito ad aumentare l'autonomia complessiva e si sono rivelati determinanti nelle lunghe traversate. Altra nota di particolare rilievo, peraltro riscontrabile anche nei modelli di minor potenza, risiede nel disassamento (offset) presente tra l’albero motore e l’albero di trasmissione, un’esclusiva tecnologia che consente di ottenere due preziosi vantaggi: lo spostamento del peso del motore verso l’interno dell’imbarcazione e l’utilizzo di un piede dotato di minor sezione; il tutto si condensa in un deciso miglioramento dell’assetto dell’imbarcazione e in una sensibile diminuzione delle resistenze idrodinamiche.

Sea Adventure ringrazia:

Nuova Jolly, Suzuki Marine Italia, Cocoon, Sea Best, Stickers Point, Marina di Varazze, Gialdini

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