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Mediterraneo '93 (Il Mediterraneo in 21 giorni) Arrivare a Gibilterra davanti alle mitiche "Colonne d'Ercole" a bordo del proprio gommone è certamente il sogno di ogni gommonauta che si rispetti, e l'averlo potuto felicemente realizzare è stato per noi motivo di grande soddisfazione. Questo Mediterraneo 93 è nato proprio per dimostrare che si possono effettuare navigazioni a largo raggio in piena sicurezza anche con gommoni di piccola stazza. Dopo tante serate passate a discutere su rotte e consumi, quasi per caso avviene l'incontro con i fratelli Manino, incontro che risulterà decisivo per la messa in cantiere di questo raid. Ben conosciuti nel settore dei carrelli porta imbacazioni, grazie al nome MA.GA.RI, Danilo e Doriano Manino hanno deciso di entrare nell'affollato mondo dei costruttori di gommoni e la possibilità di effettuare un collaudo così severo sull'ammiraglia del loro cantiere li ha letteralmente entusiasmati. L'adesione alla nostra impresa da parte della Fiat Lubrificanti, con il nuovo prodotto Nautimar Biosintethic, e delle Terme di Acqui s.p.a, ci ha dato quella sicurezza che è servita ad affrontare le numerose difficoltà che si sono presentate durante la preparazione del raid. La partenza viene fissata in quel di Arma di Taggia (Sanremo) per il giorno 25 Aprile ma, a causa dell'arrivo di una terribile depressione meteorologica, viene rinviata a Domenica 02 Maggio. Dopo aver ringraziato gli amici del locale Circolo Nautico per la disponibilità dimostrataci, finalmente riusciamo a prendere il mare a bordo del nostro fiammante Swell 56 motorizzato con un altrettanto nuovo Yamaha Top 700; la prima tappa ci porterà a Port Miramar, incantevole località posta di fronte alle isole Hyeres. qui, complice la mancanza di vigilanza notturna, abbiamo dovuto montare l'igloo in banchina e passare una notte all'insegna del freddo e dell'umidità. La partenza avviene la mattina successiva verso le 8.30 e, dopo una sosta nel porto di Hyeres per il rifornimento del carburante, puntiamo dritti sul Golfo del Leone.Complice un mare dicreto prendiamo in considerazione il porto di Sete ma, dopo l'alzarsi di un violento Mistral, modifichiamo la rotta e puntiamo sul grande porto di Camargue 2000. La giornata ci premia con un colpo d'occhio fantastico: in questo attrezzatissimo marina, che con i suoi 4.500 posti barca è da considerarsi il più grande d'Europa, possiamo ammirare i due nuovi velieri, Merit Cup e La Poste che parteciperanno alla prossima Whitbread, la regata che prevede il giro del mondo in cinque tappe e lungo ben 32.000 miglia (60.000 km). Alla vista di quelle splendide barche e conoscendo l'impresa a cui parteciperanno, ci siamo sentiti un pò ridicoli e con questo spirito siamo entrati in Capitaneria per il controllo dei documenti; qui arriva la prima sorpresa, infatti, dopo un primo momento di incredulità sul nostro itinerario, riceviamo i complimenti di tutti i presenti e veniamo gratificati di un ormeggio all'inglese (al traverso) proprio sotto alla torre di controllo. Il mattino successivo lasciamo l'ormeggio ancora gonfi d'orgoglio e, grazie ad un mare che sembra aver messo giudizio, riusciamo a raggiungere St. Cyprien, amena località balneare sita vicina al confine spagnolo. Durante la sosta carburante stringiamo amicizia con l'equipaggio dell'imbarcazione di salvataggio (S.N.S.M), due personaggi davvero straordinari che ci riempiono di salumi e Pastis; con i fumi dell'alcol che ci tengono allegri riprendiamo la navigazione e passiamo il confine per entriare a Port Llanca, prima tappa in terra spagnola. Il successivo attraversamento delle coste spagnole ci ha regalato grandi soddisfazioni, vuoi per l'ammirazione suscitata dalla nostra impresa nautica, vuoi per l'interessamento verso la nostra imbarcazione; il clou di tutto questo lo raccontiamo più avanti nell'apposito box. La tappa successiva che ci porta a Port Masnou, località che dista poche miglia dalla metropoli Barcellona, ci consente di ammirare le splendide coste di Cab Creus, certamente la zona naturale più suggestiva di tutta la Spagna. Il giorno dopo, in pieno contrasto con le insenautre, gli anfratti e le pareti inaccessibili di Cab Creus, sostiamo per un paio d'ore a Barcellona per un giro nella "ramblas" e l'acquisto dell'Espagne Mediterranee, una pratica guida nautica dei porti spagnoli di cui ci serviremo per le tappe a venire. Un paesaggio stranissimo ci si presenta davanti durante l'attraversamento della foce dell'Ebro, il grande fiume che forma un vero lago d'acqua dolce all'interno del mare e che guadagna quasi 10 metri ogni anno su quest'ultimo. Una sosta tecnica presso il Real Club Nautico di Valencia poi si ritorna alla natura più vera con il passaggio tra Cabo S. Antonio, Cabo de la Nao e Cartagena nel cui golfo ci prendiamo una "spazzolata" di vento da 40 nodi. Il nostro arrivo nel bel porto di Mazarron viene salutato dagli addetti portuali che ci informano anche della sosta, avvenuta due anni prima, di un gruppo di gommonauti italiani impegnati in un raid sino a Casablanca. Il fatto che si sia da soli e, perdipiù a bordo di un'imbarcazione dotata di un solo motore di potenza così esigua, li impressiona molto e, in omaggio al nostro coraggio, ci fanno dono di due magliette recanti i simboli del locale circolo nautico. Mare formato e vento forte da est ci rendono la vita particolarmente dura nel tratto che va da da Cabo de Gata ad Almeria dove entriamo verso le 17.00 incrociando una motovedetta della Guardia Civil; dopo un breve saluto i militari ci informano che in porto non c'è benzina ma che la possiamo trovare al porticciolo di Aguadulce che dista soltanto tre miglia più avanti. Viste le proibitive condizioni del mare e dimostrando poca fiducia nel binomio Swell/Yamaha oltre ad una grande apprensione nei nostri confronti, i poliziotti insistono per accompagnarci nel pur breve tragitto e noi ci dimostriamo ben felici di accontentarli. Grandi serre simili a piccoli laghi ci accompagnano sino a Marbella, ultima tappa prima della mitica Gibilterra. La mattina del 12 Maggio, dopo un violento piovasco notturno, prendiamo il mare verso il nostro appuntamento con l'Atlantico; il tempo non lascia presagire nulla di buono, con grandi nuvoloni neri ed il forte vento da W che alza grosse onde sulla prua dello Swell. La navigazione prosegue lenta e bagnata sino al momento in cui le nuvole si aprono quel tanto che basta per farci scorgere la mitica "rocca": è un momento di forte emozione, non è un miraggio.... siamo veramente arrivati alle porte dell'Atlantico. Come ogni conquista che si rispetti bisogna guadagnarsela, infatti, oltre al vento forte e ad un mare da paura, ad ostacolarci ci si mette anche un furioso temporale... ormai, però, il sogno si è avverato e questo nessuno può portarcelo via. Poco più tardi come per incanto il temporale viene spazzato via dal vento e noi riusciamo finalmente ad entrare in porto. Sosta obbligatoria in Capitaneria per le formalità doganali: l'ufficiale inglese (Gibilterra è protettorato inglese) addetto al controllo dei documenti ci chiede dove sia ormeggiata la barca; al pontile è la nostra risposta. Lui si sporge dalla finestra per vederla e quando si volta dice che il "tender" lo ha visto ma vuole vedere anche la barca! Io e Stefano ci siamo guardati un attimo e poi siamo scoppiati a ridere e gli abbiamo fatto presente che quello che ha visto è l'unico mezzo di navigazione che abbiamo. Incredulo che fossimo arrivati dall'Italia con lo Swell, ha subito chiamato i colleghi perchè anche loro potessero rendersi conto di quanto siamo matti. Dopo una giornata passata a visitare la cittadella, attraversiamo lo stretto in direzione di Ceuta, nostra prima fermata in territorio marocchino; il luogo si presenta piuttosto inospitale poiché possiede strutture portuali adatte soltanto al grosso naviglio e così cambiamo meta puntando sulla nuovissima Marina Smir. Il porto è magnifico e ricco di qualsiasi struttura che possa servire a grandi e piccole imbarcazioni da diporto; l'unico neo è rappresentato dalla Polizia che effettua continui ed noiosi controlli. A causa di questi ultimi riusciamo a partire soltanto nella tarda mattinata e questo, unito ad un vento terribile ed un mare altissimo, ci fa di arrivare a Medilla soltanto alle 22.30. E' stata la giornata più dura di tutto il raid, con un vento terribile e onde di 5-6 metri che frangevano sulla poppa dello Swell con inaudita violenza, sino a che una di queste onde si è chiusa sopra di noi allagando completamente il gommone. Pochi secondi dopo il motore ha iniziato a starnutire perchè, e fortunatamente lo abbiamo capito subito, dell'acqua era entrata nel serbatoio principale! Cambio frenetico del tubo di alimentazione con quello di uno dei tre serbatoi ausiliari e poi la ricerca affannosa di rimettere in moto il motore; i pochissimi minuti ci sono sembrati un'eternità poi lo Yamaha ha ricominciato a far sentire la sua splendida e rassicurante voce e noi abbiamo potuto rimettere la prua alle onde. Non è facile descrivere quei momenti ma chi è abituato a navigare con condizioni meteo al limite può facilmente immaginare cosa abbiamo passato. Entriamo nel porto di Medilla con un bilancio di giornata veramente fallimentare: una Nikon 801 S completa di due zoom e flash completamente allagata, mentre la seconda attrezzatura di tipo meccanico si è inceppata il mattino dopo; l'importante però era l'aver portato la pelle a terra. Medilla è una strana città, per metà spagnola e per metà marocchina, e vi passiamo l'intera giornata per il problema della pulizia del serbatoio allagato. Per tutta la durata della navigazione in acque algerine abbiamo subito continui controlli da parte delle Autorità marittime e locali che, spesso, non si trovavano in sintonia neppure tra di loro; tutto questo ci ha costretti addirittura a rimpiangere i nostri corpi di vigilanza in mare... e questo è tutto dire! Durante le soste per il rifornimento, tutte avvenute nel primo pomeriggio, si avvertiva già la tensione tra la gente, tensione che sarebbe poi sfociata nei sanguinosi avvenimenti scoppiati in quel Paese nei mesi successivi. Passato finalmente il confine algerino puntiamo su Tabarka, pittoresca località della Tunisia, ricca di un efficente porto turistico/peshereccio dove facciamo un super pieno di carburante che dovrà consentirci di arrivare sino in Sardegna. Partenza pomeridiana per il piccolo arcipelago delle Galite da dove spiccheremo il lungo balzo che ci porterà a Cagliari. Quella di oggi è la tappa più impegnativa del raid ma, forti di buone previsioni meteo, del Garmin 75 e di un bellissimo catamarano francese che ritornava in patria, la traversata non ci ha creato problemi, se non quelli di una lunga ed estenuante navigazione. Da Cagliari a Cala Gonone, da Cannigione alla Corsica poi altra lunga tappa d'altura sino ad Arenzano (GE) è stata soltanto una veloce cavalcata tra le onde poichè, senza attrezzatura fotografica, con la moneta che cominciava a scarseggiare e tanta nostalgia delle famiglie, non vedevamo l'ora di rientrare. L'arrivo ad Arenzano (GE) è stato davvero trionfale: una vera folla composta da parenti, amici e appassionati di gommoni era ad aspettarci sul molo e ci ha accolti con un grosso appauso. Il bilancio finale di questo viaggio è altamente positivo anche se dobbiamo ammettere di aver passato momenti poco piacevoli; ci rimane la soddisfazione di aver dimostrato le grandi qualità di questa strana ma efficientissima imbarcazione che risponde al nome di "gommone". Un incontro che non dimenticheremo mai. Arriviamo nel porto di St. Carlos de la Rapita, bellissimo paesino che sorge nelle vicinanze della foce del fiume Ebro, verso le 19.30; mentre siamo intenti all'attracco, un uomo si avvicina per raccogliere la cima ed aiutarci nell'operazione di ormeggio; in questo modo avviene l'incontro con un personaggio che si rivelerà veramente straordinario. L'uomo, al secolo Eduardo Martinez, saputo da dove venivamo e, soprattutto dove volevamo andare, ci ha subito sommerso di attenzioni. Ha pazientemente atteso che coprissimo il gommone, poi ci ha accompagnati nel suo negozio di accessori nautici, invitandoci a prendere qualsiasi cosa potesse servirci per il prosieguo del viaggio. Roba da non credere, ma siamo soltanto all'inizio di una serie di eventi che questo incontro ci avrebbe riservato. Dopo averci accompagnato in albergo l'ormai amico Eduardo ci invita a cena dove, tra un'infinita varietà di portate, la discussione cade sulla necessità di utilizzare o meno l'antivegetativa sulla carena delle imbarcazioni. Il nostro ospite ma, soprattutto il suo capomastro Juan Canicio, considerano quest'operazione di grande importanza visto il tipo di acque che vogliamo solcare. Terminata la cena salutiamo il nostro ospite che non avremmo più rivisto l'indomani poiché doveva recarsi a Barcellona per affari. Il mattino seguente abbiamo trovato il conto dell'hotel già saldato e, ancora increduli, ci siamo avviati verso il porto dove ci attendeva un'altra, seppur più amara sorpresa! Lo Swell non c'era più! Dopo un attimo di smarrimento ci guardiamo in giro e... vediamo il gommone appeso ad una gru, già lavato con l'idropulitrice ed in attesa dell'antivegetativa. Alle 16.00 ci viene riconsegnato il gommone e, proprio in quel momento, abbiamo il piacere di rivedere il nostro mecenate accompagnato dal Presidente del Real Club Nautico di Barcellona, che si complimenta con noi per l'audacia della nostra impresa. Siamo riusciti a partire alle 17.00 con la promessa di rivederci al Salone Nautico di Genova, dove tenteremo di ricambiare la squisita ospitalità con cui siamo stati accolti a St. Carlos. Vista l'abituale accoglienza dei porti nostrani, c'è proprio da pensare che sia stato soltanto un bel sogno! I numeri del raid Tempo di navigazione: 21 giorni Distanza percorsa: 2.225 miglia (4.120 km) Navigazione effettiva: 142 ore Velocità media: 14.2 nodi Consumo totale: 2.440 litri Consumo parziale: 17.2 lt/h Consumo olio: 51 kg - 2.1% I Protagonisti del raid Il Gommone Lo Swell 56 si dimostrato un 'imbarcazione robusta e e dotata di buone qualità marine; naviga in modo corretto con un motore da 50 hp anche se gravato di carichi importanti; la prua è sempre alta e consente un'ottima velocità di dislocamento quando lo stato del mare non permette la piena planata. Ottima la VTR realizzata direttamente dal cantiere che utilizza materiali di elevata qualità. Al termiine del raid il gommone non presentava alcun segno di usura o affaticamento delle parti in vetroresina. Per tutta la durata del viaggio non si è mai reso necessario il ripristino della pressione dei tubolari. Il Motore Lo Yamaha Top 700 si è confermato parco ed affidabile; oltre 140 ore di funzionamento senza mai lamentare alcun problema se si eccettua il bloccaggio del termostato, problema risolto prontamente con un bagno d'aceto. Buoni i consumi di carburante ed olio nonostante il notevole peso complessivo del gommone.
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