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Naufragio Volontario (73 miglia su un canotto) Chi naufraga non lo fa mai per scelta, ad eccezione di chi (incosciente già per sua natura) decide di simulare una condizione di grave emergenza per dimostrare che prima di scegliere la deriva su una zattera, si può cercare la salvezza a bordo del tender. Quanto sopra l'ho sperimentato a mie "spese" visto che il naufragio l'ho studiato a tavolino, scegliendo un percorso di 73 miglia di mare aperto, per di più in una zona notoriamente soggetta a repentini cambi di vento e di mare. La scelta dell'imbarcazione è caduta su un prammino lungo mt.3.05 che è stato motorizzato per l'occasione con un Suzuki a 4 tempi da 15 hp. Ma andiamo con ordine: l'idea nasce presso la scuola nautica S.Rita di Genova durante una delle serate dedicate allo studio degli argomenti per l'acquisizione della patente nautica; mentre si discuteva di mezzi di salvataggio qualcuno ha chiesto perchè il tender, ovvero il gommoncino che di solito equipaggia le grandi imbarcazioni da diporto, viene utilizzato esclusivamente per andare a riva a fare il bagno o cambusa, mentre nessuno o quasi gli attribuisce il merito di essere anche e, soprattutto, un mezzo collettivo di salvataggio. Pensandoci bene, con un buon tender ben motorizzato ci si può dirigere verso la salvezza, invece di andare semplicemente alla deriva con la zattera; quanto sopra è naturalmente valido se si ha il tempo materiale di mettere il canotto a mare. Lanciata l'idea non ci è voluto molto per mettere a punto quello che è stato subito definito "Naufragio volontario". Sono le 04.45 di martedì 02 Maggio ed è passato quasi un mese da quella sera fatidica; mi trovo in mare al largo di Genova ancora per poco attaccato ad un bel motoryacht da 50' che mi ha porata sino al punto prescelto, ovvero Lat. 44° 16' N - Long. 008° 45' E; sono praticammente al traverso di Capo di Vado a ponente e Punta Manara a levante, a circa 20 miglia SE di Arenzano (GE) e a 70 miglia da Macinaggio (Corsica) che rappresenta la mia salvezza. Qualsiasi naufrago non colpito da "imbecillite fulminante" sceglierebbe di toccare terra nel punto più vicino, non io, e vi spiego il perchè: primo, voglio dimostrare che, anche se di taglia minima, il gommone è l'unica imbarcazione che garantisce una sicurezza totale anche in caso di navigazioni particolarmente impegnative; secondo, e ribadisco, un buon tender può essere utilizzato come un qualsiasi mezzo di salvataggio; terzo, desidero verificare sul campo le reali prestazioni di due mini apparati di navigazione quali un GPS ed un VHF rigorosamente portatili.
Nell'attesa che il Suzuki si regimi ripasso mentalmente la lista del mio bagaglio; sembra proprio che non manchi nulla. Accendo il Magellan Pioneer sul quale ho precedentemente inserito le coordinate del porto di Macinaggio (Lat. 42° 57' N - long. 009° 27' E) quindi saluto tutti e do inizio all'avventura. Comincia quasi ad albeggiare, il mare è buono e il Raider naviga che è una meraviglia. Ho dovuto ricorrere a qualche trucco per ottimizzare il baricentro del battello, visto che il motere pesa - 47 kg - esattamente quanto il gommone. Per ovviare a questo inconveniente ho dovuto far costruire uno speciale supporto di legno che mi permettesse di fissare i due Hulk da 30 lt. all'estrema prua, poi ho dovuto prolungare la maniglia di guida grazie ad uno spezzone di tubo di plastica, in modo da poter pilotare con il corpo spostato in posizione avanzata rispetto al baricentro del battello. Il Magellan mi dice che sto andando dalla parte giusta con una rotta di 160°; speriamo bene, visto che a bordo non ho niente altro che una piccola bussola da rilevamento su cui non posso certo fare grande affidamento. Il motore gira a meraviglia e, sempre dal Magellan, mi arriva l'informazione che viaggio a 12 nodi. Niente male! Passano così le prime tre ore; adesso il sole comincia a farsi sentire anche se la cerata ci sta ancora tutta. Sinora ho percorso poco più di 30 miglia, stai a vedere che è una passeggiata. Arrivano le 10.00 con il vento che comincia a far sentire la sua voce, il mare non è più calmissimo come prima e i 12 nodi sono soltanto un bel ricordo. Comincio a pentirmi di aver pensato di avercela già fatta; comunque sia i dati del GPS mi dicono che le miglia percorse adesso sono 47; toh, proprio il mio anno di nascita, chissà che non mi porti bene. E' ormai mezzogiorno e la situazione è in peggioramento; adesso riesco a malapena a fare 6 nodi e, anche se avevo previsto che avvicinandomi alla Giraglia e a Capo Corso il vento e il mare potessero cambiare, speravo che avvenisse un poco più tardi.
Un pò di timore comincia a farsi largo, chi me l'ha fatto fare...Per tener alto il morale provo a fare il giro dei canali del VHF e, miracolo, capto una conversazione tra due unità delle quali, per quel poco che riesco a capire, una è certamente militare. Passa un attimo...e davanti alla prua del Raider scorgo una sagoma familiare; pochi minuti dopo comincio ad intravedere il profilo del famoso "dito" della Corsica in tutta la sua spettacolarità. Il vento intanto è ancora rinforzato e devo tirare continui bordi per poter avanzare, ma ormai chi se ne frega, sono a due passi, pardon, a due miglia dalla salvezza. Anche se si tratta soltanto una dimostrazione credo di aver provato, almeno in pccola parte, l'emozione del naufrago. A questo punto mi azzardo ad estrarre la macchina fotografica e scatto un paio di foto alla Giraglia e agli isolotti che emergono sulla mia sinistra e che mi indicano la giusta via per il porto di Macinaggio. Appena al largo dell'imboccatura del porto è ancorata una nave militare, probabilmente quella che ho captato sul VHF; spero proprio che non se la prendano con me. Fortunatamente è così e quindi posso entrare tutto gongolante in porto. Spengo quel meraviglioso frullatore che è il Suzuki e guardo l'orologio, sono le 14.35, ci sono volute 9 ore e 50 minuti per arrivare alla salvezza. Mi guardo intorno felice, vorrei scambiare qualche parola con qualcuno ma evidentemente il mio arrivo è passato completamente inosservato, d'altronde nessuno ne sapeva nulla. Agevolato dalle ruote collocate a poppa tiro su il gommone dallo scivolo, lo copro con il telo poi vado in cerca di un Bancomat per prelevare un pò di Franchi. Sorpresa, a Macinaggio non ci sono sportelli bancari e l'unico uffucio di Change è gestito dal titolare dello Shipchandler che fortunatamente è aperto. Vista l'ora mi accontento di un panino riservando l'appetito per la cena che sarà certamente "pantagruelica" e, se permettete, ampiamente meritata. I numeri del "finto" naufragio Distanza percorsa: 73 miglia Navigazione effettiva: 9.50 ore Velocità media: 7.42 nodi Consumo totale: 43 litri Consumo parziale: 4.37 litri/h
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