Sea Adventure associazione gommonautica sportiva dilettantistica
affiliata al C.S.I. (Centro Sportivo Italiano)

Olimpic Raid 2004

La partenza di quest'OlimpicRaid2004 ci trova tutti con il fiato grosso a causa dell'ormai consueto ritardo nell'allestimento del gommone ma, finalmente, possiamo dare il via a questa nuova ed affascinante avventura che ha preso spunto dalle Olimpiadi di Atene 2004 e dalla voglia di mettere sotto torchio il King 990, la nuova ammiraglia del cantiere Nuova Jolly ed i nuovi e potentissimi Suzuki DF 250 Four Stroke. A rendere ancora più interessante l'impresa ci pensa il Comitato Olimpico di Torino 2006 che ci offre un messaggio augurale da portare in quel di Atene, un'occasione che fa subito nascere l'idea per una lunga navigazione sul Po a bordo di un battello di tipo tradizionale, che presto prenderà le sembianze di un Suzumar 390 equipaggiato con un Suzuki DF 15 a quattro tempi.

Giovedì 24/06: la presentazione dell'OlimpicRaid2004 avviene durante la festa patronale della città di Torino, presso l'Associazione Canottieri ARMIDA dove si danno appuntamento Autorità regionali e cittadine, sponsor e media.

Giovedì 1° Luglio: il raid prende avvio dalla banchina degli Amici del Po sita in località Ponte della Becca (PV); a bordo sono solo, per questo devo apportare qualche piccola modifica al Suzumar in modo da ripristinare il giusto baricentro: posizionamento a prua del serbatoio supplementare; spostamento, sempre verso prua, della panchetta di seduta e, infine, una tacca di correzione in negativo dell'angolo di trim. Un saluto ad Alba (Tripodi) e Ezio (Mirandola), rispettivamente responsabili del marketing e del reparto tecnico di Suzuki Marine, un arrivederci al mio braccio destro, Carmelo Giordano, e via verso la prima meta padana che è Borgoforte e che dista circa 115 miglia. Mentre brandeggio la barra del Suzukino per portarmi al centro del grande fiume, i miei pensieri non possono fare a meno di volare sul King 990 che si trova ancora in cantiere per gli ultimi ritocchi; sono certo che non ci sarà il tempo di provarlo in acqua, ma ormai ci ho fatto il callo! Ben assettato e con la complicità della corrente favorevole, il Suzumar scivola rapido sulle acque del grande fiume e quattro ore dopo sono davanti alla gigantesca chiusa di Conca Serafini; il semaforo è verde e mentre entro all'interno della chiusa non posso fare a meno di pensare che l'ultima volta che sono arrivato qui ero a bordo di un Laros 30 Pirelli (mt 3.80) ed il fatto risale all'ormai lontano 1985.

2° tappa: la seconda giornata fluviale inizia all'alba poiché intendo arrivare a Codevigo (Chioggia) in buone condizioni di luce e alla meta mancano ancora 110 miglia e tre chiuse. La navigazione non pone particolari problemi e devo riconoscere che il binomio Suzumar/DF 15 si comporta davvero bene, tanto che potrebbe risultare interessante testarli in mare. In località Polesella viro a sinistra e mi immetto nel Canal Bianco che mi porterà direttamente all'interno della zona lagunare di Chioggia. Alle 18.30, dopo dodici ore di navigazione quasi ininterrotta, faccio il mio ingresso trionfale nel canale "del poco pesce" che porta alla Nautica Emmecar dell'amico Enrico Mattiazzi; mentre accosto al pontile posso finalmente tirare un lungo sospiro di sollievo, tra i tanti amici che sono venuti a salutarmi c'è anche lui, il Bestione, appena arrivato da Cologno Monzese. L'indomani vola via a causa di un problema ad uno dei serbatoi del carburante del King 990, problema che viene risolto soltanto all'imbrunire; la mini prova in acqua la lascio a Teo ed Enrico che oggi hanno dato l'anima perché tutti i pezzi andassero al posto giusto. Al momento del rientro il responso è unanimemente favorevole; bene, domani si parte! 

Domenica 04 Luglio: sveglia alle nove a causa dei postumi della serata scaccia crisi che si è consumata presso il ristorante Giosuè e che è terminata a colpi di inascoltabili karaoke. Caricate le masserizie di navigazione ed i miei pochi effetti personali, sono pronto a muovere; ah, quasi mi scordavo di fare carburante. Quando stacco la pompa dal secondo serbatoio la cifra totale è di € 1.035,00; se il buongiorno si vede dal mattino, chissà stasera! Alle 16.30 saluto famiglia ed amici che mi hanno accompagnato in gommone sino alla soglia del mare aperto e metto la prua su Marina di Ravenna; la meta dista circa 65 miglia e mi premetterà di prendere confidenza con il battello ma, soprattutto, di controllare i consumi e che tutto sia effettivamente a posto. Circa tre ore dopo entro nell'accogliente porto turistico di Marinara; sui servizi del marina non c'è davvero nulla da eccepire ma 42.84 euro per una notte non sono pochi.

2° tappa: oggi tappa leggera sino a Numana (AN) dove sarò ospite dell'amico Vincenzo Graciotti, noto velista della classe Star e titolare della Sea Time, società che si occupa dell'importazione dei gommoni spagnoli Narwhal nel nostro Paese. Il mare è un olio e l'unica mia fonte di preoccupazione sono le chiazze di mucillagine che si allargano a vista d'occhio e che non fanno di certo bene alle prese d'acqua dei motori. Il gommone si comporta benissimo ed i due Suzuki rappresentano quanto di più silenzioso e potente abbia mai avuto occasione di provare. Ho impostato una rotta diretta sul promontorio di Ancona, che costeggio dopo tre ore di navigazione tranquilla e rilassante, e adesso mi aspetta uno dei paesaggi costieri più belli dell'intero Adriatico, il Conero. Purtroppo anche questo splendido tratto di costa è falcidiato dalla mucillagine e mi trovo a pensare che la natura possiede sistemi decisamente sofisticati quando decide di mandarci qualche avvertimento. Cena di classe presso il Circolo del golf situato sulle colline che circondano il bell'abitato di Numana; nonostante la particolare ambientazione che ci circonda, i discorsi sono a chiaro appannaggio di vele e gommoni, dato che Vincenzo sa benissimo che mazze e green non sono certamente il mio fiore all'occhiello. 

3° tappa: ancora una tappa rilassante condita da un mare calmissimo e dalle poche miglia che mi separano da Pescara; purtroppo, anche oggi devo fare i conti con le chiazze di mucillagine che in alcune zone risultano di dimensioni davvero preoccupanti. Ottima accoglienza presso il bellissimo Marina di Pescara dove trovo ad attendermi il Comandante del porto turistico, Domenico Cicolini, il direttore sportivo del locale Club Nautico, Massimo Cipollone, l'intera famiglia Di Domenico e, nientepopòdimenoche la signora Carmelina Aiello, sorella dei titolari della Nuova Jolly. In "zona Cesarini", a causa dei già citati problemi della mucillagine, arriva anche il dinamico Assessore al Mare, Riccardo Padovano, con cui gettiamo proficue basi per una serie di incontri a carattere ecologico/marinaro da tenersi nelle scuole di Pescara e dintorni. L'amico Pierpaolo Didomenico si offre di farmi da Cicerone e la giornata termina in un baleno; non voglio inutilmente infierire sul morale dei buongustai, per questo mi limiterò a dire che i circa duemila arrosticini che abbiamo divorato a casa di Carmelina sono stati lavorati esclusivamente con brace prodotta dai tralci ricavati dalla potatura degli olivi. 

4° tappa: a causa del massacro gastronomico di ieri sera, mi riesce di partire soltanto verso le 10.00 ma, per fortuna, Nettuno si dimostra ancora magnanimo e posso fare rotta diretta sull'estremo lembo dello sperone, ovvero su Vieste. A circa metà del cammino attraverso le Tremiti, che mi appaiono avvolte da una densa foschia; questo minuscolo arcipelago è formato da tre isole principali, San Domino, San Nicola e Capraia o Caprara, più alcuni scenografici scogli quali il Cretaccio e la Vecchia. Qui la mucillagine è un poco ridotta ma è comunque uno strazio vedere le meravigliose acque di questo luogo segnate da queste deturpanti chiazze. Riprendo la navigazione puntando su S. Margherita di Savoia, dove avrò il supporto della Nautica Biemme, concessionaria locale Nuova Jolly; poco prima di entrare nel porto canale mi accorgo dell'accensione della spia dell'olio del motore di destra che viene subito seguita da quella del motore di sinistra; eh no, miei cari Suzukoni, stavolta non mi fregate! L'esperienza fatta nel 2002 durante il raid di Suez mi dice che questo è soltanto l'avviso del primo tagliando di controllo, e mi basta una piccola manovra con lo stacco d'emergenza perchè entrambe le spie restino spente. Grazie ai responsabili della locale sezione della Lega Navale riesco a far arrivare un motocarro con 300 litri di carburante, questo perché non c'è benzina in banchina, una mancanza piuttosto frequente lungo i porticcioli della costa pugliese. A sera posso tirare i primi conti sui consumi che, di primo acchito, mi sembrano un pò troppo ottimistici; provo e riprova ma è proprio così, a 3.500 giri motore corrisponde una velocità di 24/25 nodi ed un consumo totale di 43 litri/h, che per un battello di 10 mt con 500 hp, rappresentano un ottimo risultato in assoluto. 

5° tappa: la meta di oggi è S. Maria di Leuca, come a dire che scapolerò il fondo dell'italico tacco, dato che voglio evitare di fermarmi ad Otranto a causa dei tanti controlli che certamente si operano in questa zona; visto che il Prince non è immatricolato, molto meglio viaggiare in incognito. Anche oggi il mare è calmo, il gommone ed i motori non soffrono di alcun problema, ma quanto può essere bella la vita! Per la verità un problema c'è, ed è che quando non soffro di problemi esterni mi riesce benissimo di crearmeli da solo. Con questa calma piatta mi rimane molto tempo per meditare su quello che sarà, ovvero su quello che Sea Adventure potrebbe fare nel 2005. Siete curiosi, e fate bene, perché il prossimo anno la nostra associazione cambierà il suo modus operandi di raid in solitario, per offrire anche ad altri la possibilità di navigare alla ricerca dell'avventura; per il momento non posso dire di più ma, molto probabilmente troverete già qualche anticipazione in questo stesso numero. Con questi futuristici ed avventurosi pensieri nella mente le miglia scorrono veloci ed in poco più di sette ore sono davanti al distributore del porto di S. Maria di Leuca. 

6° tappa: oggi si comincia a fare sul serio visto che la distanza che mi separa dall'isola di Cefalonia è roba da 165 miglia d'altura; alle 07.00 macchine in moto per la prima traversata impegnativa di questo OlimpicRaid2004 che, per la verità, è iniziato sotto i migliori auspici; mi viene da pensare che se continua così non so proprio che tipo di test ne verrà fuori. Meno di un secondo dopo sono già pentito di questo pensiero, non vorrei mai che portasse sfiga. Ogni tanto tiro un'occhiata agli strumenti ma tutto è perfettamente in ordine, compresi i volmetri ed i manometri della pressione dell'acqua, tanto meglio, così ho più tempo per pensare al raid del 2005. Impiego soltanto sei ore e mezza per fare il mio ingresso nel porto di Argostoli, capoluogo dell'isola, e giusto in tempo per mettere qualcosa sotto ai denti. Il caldo è asfissiante e una bella birra ghiacciata è proprio quello che ci vuole. Alle 18.00 mi metto in marcia verso il monumento che ricorda i caduti della Divisione Acqui dove lascerò il consueto omaggio floreale a nome dell'Amministrazione Comunale della mia città, Acqui Terme; se qualcuno si trovasse a passare da quelle parti, per arrivare al monumento basta seguire la strada che costeggia il porto, poi seguire le indicazioni che si trovano sul lato sinistro della strada. Adesso non mi resta che fare il pieno ma quì ad Argostoli non è certo un problema poiché il distributore stradale si trova a pochi metri dalla banchina ed i gestori, la famiglia Anastasiadis, sono ormai vecchi amici. E' ormai sera fatta quando vedo entrare in porto il Monticello, il grande motoryacht su cui sono stato ospite due anni or sono durante il ritorno da Suez; chissà se il comandante è ancora il simpaticissimo Pietro Bernabè? E' Lui o non è Lui, cerrrto che è lui, e subito fioccano calorosi saluti e aperitivi. Quando ridiscendo a terra abbiamo già combinato la serata per quando sarò di ritorno, tanto lui non si muoverà in attesa che arrivi l'armatore, ed io cosa ci vado a fare nel Peloponneso! 

7° tappa: L'idea iniziale era di arrivare ad Atene di Domenica ma, vista la calma piatta che regna, tenterò di arrivarci un giorno prima. Dapprima aggiro il lato sud di Cefalonia poi dirigo la prua del King sul lungo budello rappresentato dal golfo di Patrasso; il caldo è mortale e, ancora una volta, la foschia rende davvero critica la visibilità; per fortuna il Tracker non soffre di alcun problema di visuale e mi tiene perfettamente in rotta. Alle 16.00 sono in attesa dinnanzi alla torretta dello stretto di Korinto; devo aspettare quasi un'ora, causa il transito di una nave, per avere il via libera, poi, la suggestione è quella di sempre. Sosta per il pagamento del pedaggio che, dato il passaggio di due anni or sono e lo stesso nome del battello, King, risolvo in poco tempo e con la modica cifra di €. 76,70. Da Corinto a Port Kalamaki è una passeggiata di una trentina di miglia con il King che scivola veloce sulle piccole creste alzate da un leggero maestralino tardo pomeridiano. Entro in porto e dirigo subito verso gli uffici del marina dove l'addetto mi dice che non hanno posto; cerco di spiegare che a quest'ora di andare all'Olimpic Marina a Lavrion non ne ho assolutamente voglia e che mi basta l'ormeggio per una sola notte. "Se è solo per stanotte si può fare" questa è la risposta dell'uomo che mi accompagna subito al posto assegnato; ormeggio rapidissimo e via di corsa a registrare l'arrivo. La signora che mi accoglie è molto gentile e allora provo a raccontarle che l'andare via domani rappresenta un grosso problema perché Lunedì arriveranno due giornalisti per testare il King e, per loro, Port Kalamaki è indubbiamente il posto più comodo da raggiungere. Presa da un genuino attacco di compassione mi prenota due notti di ormeggio purché accetti, se sarà necessario, di cambiare posto d'ormeggio. Affare fatto, adesso pensiamo a contattare l'amico Yanis Flokis, importatore dei gommoni Nuova Jolly per la Grecia. L'indomani lo dedico al riassetto del gommone, al bucato e ad un pò di relax; la sera viene a prendermi Desy, un'amica greca che lavora in Fiat Hellas, la cui mamma cucina la miglior moussaka che si possa trovare in tutta la Grecia. L'indomani inizia piuttosto maluccio a causa di un lunghissimo black out che a partire dalle 08.30 paralizza la città per quasi quattro ore; niente energia elettrica, niente condizionatori ma, soprattutto, niente semafori, e in una città dal traffico già paurosamente caotico, il risultato è micidiale. Fa caldissimo ed è un vero sollievo prendere il mare in compagnia di Gregory Kasotakis, reporter di Fouskoto, l'equivalente greco de Il Gommone. Navighiamo verso sud sino a raggiungere uno dei nuovi marina creati per le gare olimpiche di vela. Entriamo lentamente nel porto ancora deserto ma veniamo subito intercettati da una grossa imbarcazione della Polizia che, a dispetto della presenza di Gregory, ci intima di andare a rompere da un'altra parte. Comprendo benissimo la paura di eventuali attentati, ma se avessimo avuto intenzioni del genere non saremmo arrivati di giorno e, per di più, con un mezzo tanto vistoso. Nel pomeriggio secondo test, questa volta con l'amico Babis Kostantatos della rivista Thalassa che mi erudisce sul blocco completo degli spazi acquei che, a partire dal 30/07 e sino 28/08, dovranno garantire la sicurezza olimpica. Che vi siano dei forti timori sulla sicurezza lo si può toccare con mano anche girando in auto, poiché non riusciamo ad avvicinarci a nessuno dei tanti stadi e palazzetti dello sport, ancora in fase di finitura o in piena ristrutturazione, che sono tutti guardati a vista da nugoli di poliziotti, che vietano tassativamente l'uso di telecamere e macchine fotografiche. Con un pò di mestiere riesco comunque a rubare qualche immagine anche se di modesta qualità

Nel tardo pomeriggio, grazie alle mille telefonate fatte da Yanis, posso finalmente consegnare il messaggio augurale alla signora Elena Geordodis, spero di non averle storpiato troppo il nome, in rappresentanza del comitato olimpico ellenico; visti i tantissimi cantieri ancora in piena operatività, spero proprio che bastino gli auguri per terminare tutto entro il 13 di Agosto, data di inizio delle Olimpiadi 2004. Se la giornata è stata caotica e faticosa, la serata da sola vale il viaggio per arrivare sin qui; trattoria da Kalivas in compagnia di Yanis e signora, e non aggiungo altro se non che questo locale rappresenta un vero santuario della cucina a base di pesce.

8° tappa: oggi comincia il lungo viaggio di ritorno, dico lungo perché le miglia da percorrere sono molte di più di quelle dell'andata datosi che questa volta la meta è Genova; la giornata promette bene e in poco più di un'ora e mezza sono davanti al canale di Korinto; questa volta il trucco del nome King non funziona appieno perché l'addetto si è reso conto che non si tratta del Cabin 7.50 ma del King 990, ed il risultato è che il pedaggio passa da euro 76.70 a 96.70. Visto cosa costa averlo più lungo!!! Passato il canale faccio rotta su Patrasso perché ad Atene non sono riuscito a fare carburante e con quello che mi rimane ad Argostoli non ci arrivo di sicuro. Man mano che avanzo il vento di maestrale continua a rinforzare ed il mare inizia a battere con una certa violenza sulla prua del gommone; in questa specie di budello ci vuole un attimo a tirare su un'onda secca e devastante, in grado di mettere in difficoltà anche un gigante come il King 990; riduco la velocità sino ai 12/13 nodi e anche così gli sbattimenti sono notevoli. Ci vogliono un paio d'ore di lotta per arrivare sotto al nuovissimo ponte, è stato inaugurato da pochissimi giorni, che unisce Patrasso alla terra ferma. Il rifornimento non pone particolari problemi grazie all'autobotte che presta regolare servizio presso il porticciolo e così posso investire un pò di tempo nel riassetto del gommone.

9° tappa: mare buono e tempo splendido nella tappa che mi porta ad Argostoli, dove trovo subito ospitalità sul Monticello e dove consulto il meteo per domani che dà un forza 6 in aumento nel mar Ionio: sta a vedere che il periodo di pacchia è finito davvero. La serata vola in un baleno grazie alla compagnia di Pietro e soci che si danno parecchio da fare per dissuadermi dal partire l'indomani; ho fatto il duro per tutta la sera ma ci vuole parecchio tempo per addormentarmi, quel forza 6 in aumento non è di certo un buon presagio per la lunga traversata di domani.

10° tappa: appena fuori dal profondo golfo di Argostoli mi rendo conto che la giornata sarà durissima, il mare batte con grande violenza sulla prua del King che però dimostra di sapersi difendere tenendola sempre ben alta; guardo il Navman che segna una velocità di 18/19 nodi. Se riesco a mantenere questo ritmo si può tentare, anche se saranno almeno dodici ore di strenua lotta senza inutili soste. Man mano che mi allontano dalle coste dell'isola il vento aumenta, siamo intorno ai 30 nodi, ed il mare diventa ancora più imponente mentre la velocità scende intorno ai 16/17 nodi; va bene anche così, tanto ormai ho deciso, stasera, costi quello che costi, dormirò a Roccella. E' la prima giornata veramente impegnativa di questo OlimpicRaid e, purtroppo, arriva proprio in una delle tappe più lunghe; se non è sfiga questa! Vado avanti così, un salto dopo l'altro, una secchiata dopo l'altra, cercando di riportare il gommone in rotta dopo ogni botta ricevuta sul mascone di dritta; di tanto in tanto tiro un'occhiata al numero delle miglia che mancano alla meta e caccio un urlo di gioia quando quest'ultimo scende sotto ai 100; vi sembrerà folle ma è proprio così, mancano ancora 99 miglia in questo mare impossibile ma per la mia testa bislacca è come se fosse fatta. Circa un'ora dopo incrocio un mercantile che naviga su una rotta un pò più a nord della mia e posso rendermi conto di persona che anche le navi possono soffrire su un mare di questo genere. Mancano una trentina di miglia quando il vento comincia a calare un poco, con i frangenti che si stampano a prua in modo meno violento; questa volta forse ci siamo, credo proprio di avercela fatta. Ed è così, ma ci sono volute dodici ore di strenua lotta per avere ragione di questo Ionio che ha saputo mettere a dura prova uomini (io) e mezzi. Il porto di Roccella è proprio come me lo ricordavo, con grandi spazi, comode banchine basculanti ed uno splendido scivolo; un luogo davvero ideale per la partenza di un raid di gruppo. Più tardi vado in Capitaneria e mi faccio stampare una fotocopia del meteo di giornata, dove spicca un bel forza 7 / 8.

11° tappa: mi sveglio alle 08.00 e con grandissimo gaudio mi accorgo che il mare è abbastanza tranquillo, neppure un lontanissimo parente di quello che infuriava ieri durante la traversata dello Ionio; meno male perché le tante batoste incassate hanno lasciato qualche piccolo strascico sul piano fisico e qualche ora di navigazione tranquilla penso che mi spettino di diritto. Il primo problema da risolvere è il rifornimento di carburante, datosi che a Roccella non c'è la pompa della benzina in banchina: ieri dovrei aver consumato 500/550 litri, quindi, nei serbatoi ne dovrebbero restare ancora 350/400 lt; la meta di oggi è Catania che dista circa 90 miglia e con questo mare i Suzuki dovrebbero consumare circa 150 litri, ergo dovrei essere tranquillo. Un flebile scirocco increspa l'acqua quel tanto che basta per far volare il King sulle onde e per farmi dimenticare il mare terribile su cui ho navigato ieri; un'ora dopo sono al traverso di capo Spartivento e posso puntare la prua direttamente su porto Caito che si trova proprio al centro di Catania. L'ingresso del piccolo porto catanese non è certo facilissimo da avvistare ma, grazie alla precisione della C-Map, trovarlo diventa un gioco da ragazzi; quello che però la carta non dice è che il porticciolo è una vera bomboniera, racchiuso tra rocce laviche e contornato da fiori, piante e bellissime palme. Porto Caito da oltre quarant'anni è gestito con grande professionalità dalla famiglia Rossi, tanto che è ormai diventato d'uso comune chiamarlo porto Rossi. Il sito è pulitissimo, servito da un'officina meccanica di collaudata esperienza, da gru e travel lift e da pompe di carburante in banchina; la sua felicissima dislocazione, il porticciolo si trova incastonato proprio in centro città, consente agli utenti di arrivare ovunque con una piacevole passeggiata di pochi minuti.

12° tappa: un caloroso saluto a Federico Rossi e famiglia, poi abbasso con decisione le manette dei Suzuki e faccio rotta sul profondo sud di questa bellissima ed aspra terra di Sicilia. La tappa di oggi prevede l'aggiramento di Capo Passero e dell'isola delle Correnti che, in pratica, rappresentano il vero giro di boa del raid, dopo di che avrà inizio la lunga risalita dell'italico stivale che mi porterà sino a Genova. Poco prima della svolta di cui sopra mi trovo dinnanzi ad un esteso promontorio denominato Cozzo Spadara, all'interno del quale domina una grande statua di cui non riesco a distinguere le sembianze; mi trovo a pensare che il nome Spadara possa avere a che fare con le barche da pesca mentre sul significato del Cozzo penso che non vi siano dubbi. L'appuntamento di oggi è con l'amico Gianni Iengo che mi sta aspettando a bordo del suo gommone davanti al porto di Pozzallo dove lascerò il King a riposare per proseguire con lui alla volta del paesino di Cava d'Aliga; sono certo, anzi certissimo, che stasera mi attende una vera e propria maratona gastronomica. Durante il tragitto verso casa e nel prosieguo della serata Gianni mi racconta che, per motivi di lavoro, ha sempre dovuto rinunciare al suo progetto di un raid che avrebbe dovuto toccare Malta, poi la Tunisia e chiudersi con il periplo della Sicilia. Non ho intenzione di tediarvi elencando la quantità delle portate che la signora Iengo, partenopea di nascita e di cultura culinaria, ha riversato con perfido sadismo sulla nostra tavola, ma posso assicurare che si trattava di prelibatezze non propriamente dietetiche; si va avanti così, interagendo con grande professionalità tra squisiti manicaretti e racconti di perigliose navigazioni a largo raggio, sino all'arrivo delle ore piccole e del fatale momento in cui devo lasciare la splendida compagnia ed essere riaccompagnato al porto di Pozzallo. Vista la notevole rotondità che ha assunto il mio addome, spero proprio di riuscire ad entrare nel loculo poppiero che funge da cabina notte. All'inizio tutto bene, ma poi non c'è verso di prendere sonno; malignamente penserete che sia colpa delle abbondanti libagioni o del magnifico rosso vinificato direttamente dal Gianni; no, non è così, l'insonnia è dovuta a quella leggera vena di malinconia che velava gli occhi di questo amico mentre mi spiegava le motivazioni che gli hanno impedito la realizzazione del suo raid, un'immagine che non riesco a togliermi dalla mente così come non posso fare a meno di pensare che domani me ne andrò bel tranquillo a Malta per soddisfare un puro sfizio personale, non ci sono mai stato prima d'ora, mentre per Gianni quella meta rappresenta la prima tappa del suo sogno di gommonauta. Intristito da questi pensieri mi addormento tardissimo e sogno, sogno.. 

13° tappa: sole caldissimo e assenza di vento, le 55 miglia che mi separano da Malta non sarebbero che una formalità... se non avessi già abbandonato l'idea di andarci! Perché? Davvero non l'immaginate? Allora ve lo spiego: perché non me la sento di sminuire il sogno di un amico soltanto per uno sfizio. Di tutto questo non ho fatto parola con alcuno e tanto meno con lui, che lo saprà soltanto quando leggerà questo articolo e, allo stesso tempo, saprà anche che nel momento in cui sarà pronto ad intraprendere la sua impresa, io sarò lieto di tagliare con lui il traguardo della prima tappa, Malta per l'appunto. Mentre esco dal porto, cercando di non insabbiarmi sui bassi fondali causati dalla bassa marea, imposto la nuova rotta che mi porterà in quel di Trapani; mi sento piacevolmente allegro, sono certo di aver fatto la cosa giusta e ne ho la conferma quando, due ore più tardi, mi trovo al centro di una scena da mozzafiato, vale a dire delfini e gabbiani che ruotano in tondo disputandosi un lauto pasto a base di sarde; se fossi andato a Malta, con molte probabilità, uno spettacolo così non l'avrei mai potuto ammirare. Ci vogliono più di sette ore per arrivare davanti al porto di Trapani, che raggiungo dopo aver aggirato l'enorme secca dello Stagnone che si trova al traverso dell'isola di Favignana e che rappresenta un grave pericolo per chiunque naviga in quella zona; nessun problema di ormeggio grazie alla disponibilità dell'amico Dario Forgia, titolare del centro nautico Navigare e concessionario del binomio Nuova Jolly e Suzuki.

14° tappa: mi sono svegliato presto per fare carburante ma il distributore del porto mi può offrire soltanto un centinaio di litri, come a dire poche gocce in un deserto di sete; devo per forza arrivare sino a San Vito lo Capo per fare un pieno completo, operazione che allunga ancora di una ventina le 185 miglia che già mi devo sorbire per arrivare a Cagliari. E prende avvio proprio da San Vito l'impegnativa traversata che dalle coste siciliane mi porterà in terra di Sardegna, con un mare che spinge con decisione sul giardinetto di sinistra ma che non può certo impensierire più di tanto il King, anzi, sembra addirittura aiutarlo ad avanzare con maggior facilità. Quattro ore più tardi il vento aumenta ancora e con lui il mare ma per fortuna entrambi continuano ad arrivare da poppa e tutto questo non mi pone problemi particolari se non un alleggerimento delle manette degli acceleratori, soprattutto, durante la fase di discesa delle onde più ripide. Alle 17.30 sono al traverso di Capo Carbonara e tre quarti d'ora dopo entro nel piccolo ma elegante porticciolo Marina Piccola di Cagliari. Grazie ai buoni uffici dell'amico Carlo Corda, dealer Nuova Jolly e Suzuki, trovo non solo un buon ormeggio ma anche un ottimo ristorante dove posso gustare una pasta con l'astice che mi ripaga abbondantemente del vento e della tante miglia fatte oggi. 

15° tappa: negli ultimi giorni devo essere stato colpito dalla gravissima maledizione da rifornimento: dopo le peripezie di ieri mattina adesso mi trovo davanti ad un distributore chiuso; già nel pomeriggio di ieri il distributore era chiuso, e chiuso è ancora tuttora. Provo a chiedere lumi all'ufficio informazioni ma nessuno sembra sapere se, e a che ora, il distributore aprirà; d'accordo che la giornata di ieri, mare grosso e vento teso, non era delle più adatte alla navigazione, d'accordo che anche la giornata di oggi sembra somigliarle molto, ma il calendario dice che oggi è il 20 di Luglio e non pare proprio possibile che una zona turistica così importante abbia a soffrire di un servizio che funziona a singhiozzo. Ma, come già detto in precedenza, la causa di questo sta nella maledizione... Per fortuna nel bellissimo porto di Villasimius il distributore funziona benissimo, tant'è che soltanto mezz'ora dopo mi trovo al traverso del grande Parco Marino di Punta Carbonara pieno di benzina verde sino al collo. L'intera zona del parco è sorvegliata da un elicottero che volteggia in continuazione da una parte all'altra del promontorio per sconsigliare eventuali infrazioni; davvero encomiabile, peccato soltanto che a non molta distanza da questo luogo incantato qualcuno si riuscito a costruire un vero e proprio condominio di cemento fronte mare; per evitare qualche altra delusione di questo tipo mi sparo una rotta diretta (85 miglia) su Capo Comino che si trova appena a nord del golfo di Orosei. Passa il tempo e mare e vento calano di parecchio, tanto che quando arrivo davanti al piccolo arcipelago formato dalle isole di Tavolara, Molara e scogli vari, la calma regna padrona; l'unico problema è che tra parco marino e insediamenti militari non si sa davvero dove passare; per non combinare guai ma, soprattutto, per evitare di trovarmi a discutere con il pirla di turno, decido di passare all'esterno della Tavolara e puntare su capo Figari, con tanti saluti a tutti. Il King apre con grande facilità le onde create dal passaggio delle tantissime imbarcazioni di gran stazza che si aggirano tra Cala di Volpe, Porto Rotondo e Porto Cervo, e mi consente di arrivare a Cannigione in tempo per un bel bagno ristoratore; una vera meraviglia, per giunta domani mi aspetta una tranquilla e rilassante giornata di sosta in compagnia degli amici Giancarlo (Belzer), Piercarlo (Cassino) e Giovanni (Viganò), in attesa dell'arrivo della Grimaldi sulla quale viaggia il mio braccio destro Carmelo (Giordano) che navigherà con me durante le ultime tre tappe di questo OlimpicRaid2004.

16° tappa: sveglia all'alba e veloce corsa in auto sino ad Olbia per recuperare l'amico Carmelo quindi ritorno a Cannigione; rapido imbarco del minimale bagaglio di Carmelo, seguito dai saluti a tutti gli amici in vacanza, e siamo finalmente pronti a partire alla volta della vicina Corsica. Da questo momento termina la mia navigazione in solitario ed inizia quella a due che comporta evidenti vantaggi nella realizzazione delle fotografie e dei filmati, oltre al naturale piacere della conversazione e della condivisione di tutti gli avvenimenti che sempre si susseguono durante la navigazione a largo raggio. Con l'amico al timone passiamo sotto allo stretto ponte che unisce l'isola di Caprera alla Maddalena, poi attraversiamo il canale tra le isole di Spargi e Budelli e puntiamo dritti dritti su Capo di Feno che si trova a nord di Bonifacio. La meta di oggi è lo splendido golfo della Girolata, che si trova poco più a nord di Porto, dove arriviamo poco dopo le quattro pomeridiane; di questo luogo magico ho ricordi ormai vecchissimi, ovvero, di quando l'unico insediamento commerciale era rappresentato da un piccolo ristorante incastonato a metà della collina che domina la baia e tra i pochissimi frequentatori della spiaggia si dovevano conteggiare un asino, un cavallo ed un paio di mucche. Quella che oggi può essere intesa come una leggenda o una semplice spacconata, ma giuro che è verissimo, dice che siamo arrivati a bordo di un potente motoscafo e, visto che in spiaggia c'era soltanto una mucca che dormiva placidamente, abbiamo dato volta alla cima di prua direttamente alle corna dell'animale; oggi le cose sono un pò cambiate, i ristoranti sono cresciuti di numero, alcune abitazioni sono spuntate intorno alle colline e la bella spiaggia è stata deturpata da tre pontili che fungono da punto di sbarco per i barconi che portano centinaia di turisti da Porto e da Calvi. Nonostante questo e nonostante le decine di barche alla fonda in rada, la Girolata rimane uno dei luoghi più affascinanti per passare una nottata a bordo.

17° tappa: lasciamo il golfo della Girolata con un pò di nostalgia e diamo inizio ad una navigazione di tutto riposo grazie al mare calmissimo e alle poche miglia che ci separano dalla pittoresca cittadina di St. Florent. Le primissime miglia ci portano ad attraversare una delle perle del Mediterraneo, il Parco Naturale della Scandola; quest'ultimo rappresenta uno dei più significativi esempi di come dovrebbe essere impostato un parco marino, ovvero, controllato e protetto ma al tempo stesso accessibile alle imbarcazioni e a quanti desiderano godere di una tal meraviglia della natura. La navigazione prosegue sino alla Punta della Revellata dove viriamo a dritta per entrare nel bel porto di Calvi; la zona adiacente il porto è letteralmente tappezzata di bar e ristoranti mentre la parte alta è sovrastata dalla Cittadella, una possente fortezza che per molti anni è stata la sede del comando della famosa Legione Straniera. Una breve sosta per qualche scatto fotografico poi riprendiamo il mare in direzione di St. Florent, dove arriviamo per l'ora di pranzo. Il porto non è ancora strapieno come non erano strapieni i porti della Sardegna, questo a chiara testimonianza che i continui aumenti del carburante, degli ormeggi, dei ristoranti etc. stanno costringendo molti diportisti a ridurre spese e percorrenze. 

18° tappa: il tempo sembra mantenersi discreto, e allora via per l'ultima tappa che ci porterà a Genova, passando però al traverso della mondanissima Montecarlo. Questo allungamento non è stato pensato per andare a visitare gli immancabili VIP di stanza nella capitale monegasca ma per navigare ai bordi del Santuario dei Cetacei, così perlomeno sono state denominate le acque del triangolo che si estende tra Toscana, Corsica, Montecarlo e Genova. Durante la navigazione scrutiamo il mare con grande perseveranza ma dei tanto decantati cetacei non si vede neppure l'ombra; dopo tante miglia percorse in solitario con la problematica di dover contemporaneamente timonare, fotografare e filmare, adesso che a bordo siamo in due e possiamo tranquillamente dividerci i compiti, non vedo nulla di nulla; pazienza, vuol dire che non era destino. A poche miglia dal Principato viriamo con decisione a dritta e puntiamo la prua del King in direzione di Genova, eletta città della Cultura 2004 e meta finale di quest'OlimpicRaid. Sono le 16.30 del 25 Luglio quando entriamo nel Marina del Porto Antico e accostiamo al fianco del gigantesco galeone costruito per girare il film "Pirati"; qualche foto di rito poi ci dirigiamo in quel di Genova Pegli dove ormeggiamo il King 990 presso le accoglienti banchine gestite dagli amici dell'associazione nautica "Il Pontile". Siamo alla fine, e nel tirare il bilancio finale di quest'avventura non posso fare a meno di pensare che il messaggio augurale che ho portato ad Atene è senz'altro servito, visto che i lavori per i Giochi Olimpici sono terminati in tempo e si sono svolti senza incappare in angoscianti problemi terroristici o quant'altro. Ma c'è ancora una cosa che mi rende particolarmente orgoglioso per il buon esito di quest'OlimpicRaid ed è l'ottimo comportamento mostrato dai nostri atleti olimpici, ai quali mi illudo di aver portato un pò di fortuna.

Le tappe

1° Ponte della Becca - Borgoforte 115 miglia
2° Borgoforte - Codevigo 110 mg. 
Miglia percorse a bordo del Suzumar 390: 225 (420 km)

1° tappa: Venezia - Marina di Ravenna 65 miglia.
2° Ravenna - Numana 85 mg.
3° Numana - Pescara 80 mg. 
4° Pescara - S. Margherita di Savoia 125 mg.
5° S. Margherita - S. Maria di Leuca 170 mg.
6° S. Maria di Leuca - Argostoli (isola di Cefalonia) 165 mg.
7° Argostoli - Atene 180 mg.
8° Atene - Patrasso 105 mg.
9° Patrasso - Argostoli 75 mg.
10° Argostoli - Roccella Ionica 205 mg.
11° Roccella Ionica - Catania 90 mg.
12° Catania - Pozzallo 80 mg.
13° Pozzallo - Trapani 175 mg.
14° Trapani - Cagliari 200 mg.
15° Cagliari - Cannigione 165 mg.
16° Cannigione - Golfo della Girolata (Porto) Corsica 95 mg.
17° Girolata - St. Florent 55 mg.
18° St. Florent - Montecarlo - Genova 195 mg.

Miglia totali percorse 2.535 (4700 km)

Sea Adventure ringrazia:

Cantiere Nuova Jolly – Suzuki Marine Italia – Plastimo – Nuova Rade - VE.CO s.r.l – Ferchim s.r.l – Industrial Service s.r.l – C-Map – Exide – Douglas Marine – Pennel Industries – Nautica Emmecar – Enoteca Regionale e Amministrazione Comunale di Acqui Terme. 

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