Sea Adventure associazione gommonautica sportiva dilettantistica
affiliata al C.S.I. (Centro Sportivo Italiano)

Raid Romania 2008

Una delle regole della nostra associazione prevede di cambiare cantiere e gommone ogni anno ma, a causa delle peripezie del raid Surface Drive dello scorso anno, abbiamo voluto proseguire la nostra collaborazione con il cantiere di Muggiò (MI) anche per il 2008 e la scelta del gommone per questo Romania Raid 2008 è caduta sul nuovo E-motion 29; la motivazione era dimostrare che è possibile fare del camping nautico a largo raggio con costi di gestione ridotti; per ottenere questo risultato ho pensato di installare una motorizzazione "minimale" ma in grado di offrire buone prestazioni unite a consumi umani; la scelta è così caduta sui nuovi Suzuki DF 175 che possiedono una coppia strepitosa e ottimi consumi. Purtroppo la preparazione del battello ha subito un notevole ritardo causato del successo di vendite di questo modello, situazione che ha fatto slittare la partenza sino a Venerdì 26 Luglio.

1° tappa: ieri alle 20.30 abbiamo varato l'E-motion sulla spiaggia di Torre a Mare (BA) e dopo una brevissima prova che ha sancito l'utilizzo di eliche a tre pale da 16” x 20”, il gommone viene ormeggiato in attesa della partenza di oggi. Salutati gli amici e i ragazzi della Tecnoresin che hanno reso possibile il miracolo della partenza, hanno infatti lavorato per una settimana dalle 06.00 alle 21.00, e acquistati acqua e viveri, alle 11.45 mollo gli ormeggi con direzione Otranto. Il mare è buono e le 100 miglia per arrivare alla meta saranno utilissime per vedere se tutto è a posto e per avere un primo riscontro sui consumi; l'E-motion danza leggero sulla superficie del mare e l'andatura più redditizia sembra essere intorno ai 23 nodi con i motori a 3.800 giri. Ci vogliono quattro ore e mezza per arrivare nel porto di Otranto dove il rabbocco del carburante sentenzia 168 litri; un rapido conto della serva dice 37.33 ma devo tener conto che il pieno iniziale è stato fatto con il gommone sul carrello e l'inclinazione del battello era probabilmente differente, quindi, è meglio non lasciarsi andare a facili entusiasmi anche se le premesse sembrano ottime.

2° tappa: oggi si comincia a fare sul serio e la meta di giornata è Porto Vathy nell'isola di Itaka, che prevede una navigazione di 155 miglia; parto alle 6.45 con il mare mosso da una leggera onda che favorisce il sostentamento dell'E-motion e dovrebbe alleviare lo sforzo dei due Suzuki. Al traverso di Corfù ricevo la graditissima visita di un giocoso gruppo di delfini che mi danno il primo caloroso benvenuto nelle mitologiche acque di Omero; la navigazione prosegue tranquilla e poco dopo le 14.00 entro nella profonda ansa del capoluogo dell'isola di Ulisse. E' la prima volta che vengo a Porto Vathy ma il distributore lo trovo subito e senza alcuna fatica scarico 280 litri nel serbatoio del gommone; al momento di pagare ho la sgradita sorpresa di constatare che il prezzo della verde è di € 1.42 al litro, speravo che almeno in Grecia costasse un po' meno. La sera, seduto in un grazioso ristorantino a bord de mer, faccio i conti dei consumi che dicono circa 40 litri/h e tento di recuperare le energie spese a base d'insalata greca, souvlaki e l'ottima birra Mythos.

3° tappa: alle 07.00 motori in moto e accensione dello Spot, l'apparato satellitare che sto testando e che consente agli iscritti al forum del Club del gommone di Milano di seguire la mia navigazione in diretta su Google Map, come a dire che non si riesce più a star soli neppure in mezzo al mare. Il mare è buono sin dopo Patrasso poi il vento inizia ad alzare onde corte e rotte che però non impensieriscono l'E-motion che le salta due a due alzando larghi spruzzi che il sole trasforma in piccoli arcobaleni multicolori.

In poco più di cinque ore e mezza sono davanti al canale di Korinto e dopo quasi un'ora d'attesa supero la numerosa concorrenza (le altre barche in attesa) ed entro nel canale preceduto soltanto da una nave mercantile; l'emozione di navigare in questo lungo budello è sempre grande anche se oggi il caldo è davvero insopportabile. L'arrivare per primo e l'essere già schedato nel computer dell'addetto al pagamento del pedaggio € 54,00 mi consentono di andarmene velocemente a mollo per un bagno ristoratore. Riparto con rotta su Nea Peramos che si trova all'interno dell'isola di Salamina dove ho appuntamento con alcuni soci del Club del Gommone di Milano che stanno per iniziare la loro vacanza in terra ellenica; dopo i saluti e aver assistito al varo degli ultimi arrivati, per festeggiare degnamente l'incontro si va a cena tutti insieme.


4° tappa: stamattina parto in compagnia degli amici del sodalizio milanese che mi accompagnano sino all' Olimpic Marina di Lavrion dove faccio il pieno (315 litri) poi le nostre rotte si dividono perché io punto sull'isola di Skiros mentre loro scenderanno verso le Cicladi. Sono le 12.45 quando lascio la bella compagnia con la promessa di ritrovarci durante il ritorno, ma ancora non posso sapere che proprio oggi inizierà la mia battaglia contro il Meltemi. Le prime miglia navigo tranquillo perché coperto dalla lunga isola di Eubea ma quando doppio il versante sud per puntare su Skiros, il vento arriva fortissimo ed improvviso e un'onda di almeno tre metri inizia a picchiare sulla prua del gommone. Mi restano ancora 55 di miglia che percorro ad una velocità tra gli 8 e gli 11 nodi e arrivo alla meta soltanto alle 18.00, dopo sette ore di dura lotta, stremato nel fisico e nel morale perchè ormai sono conscio del fatto che sto salendo verso NE ovvero il punto di provenienza del Meltemi.


5° tappa: aspetto l'apertura del benzinaio che si trova proprio vicino al porto e che arriva con 140 litri di benzina contenuti in un apposito carrello/contenitore, un travaso veloce e alle 08.30 sono pronto a muovere; appena metto il naso fuori dal porto mi rendo conto che le 115 miglia per arrivare nell'isola di Lemnos saranno pura sofferenza. Aggiro l'isola in senso orario e quando arrivo a doppiare l'ultimo capo si scatena il finimondo: le onde arrivano da ogni direzione, altissime e magrissime, e quando il gommone le scavalca si trova senz'acqua sotto la carena e precipita sul fondo come un ascensore con il cavo spezzato; la botta finale è tremenda quanto possono esserlo 35 q che precipitano in caduta libera su una superficie irregolare. All'inizio soffro terribilmente questi vuoti d'acqua, poi, pian piano ci faccio l'abitudine e cerco seppure con difficoltà di mantenere il gommone in rotta. Ci vogliono sette ore di sbattimenti per entrare nel porto di Myrina che è situato sul versante W di Lemnos, dove ormeggio in mezzo a due grandi yacht i cui armatori, ma soprattutto le signore, non nascondono le loro simpatie per l'E-motion. Uno dei marinai telefona al benzinaio che arriva poco dopo in auto e insiste perchè vada con lui a controllare la quantità di benzina che immetterà nel serbatoio da travasare nel gommone; un comportamento di grande correttezza. 

6° tappa: sono le 07.00 quando lascio il sicuro ormeggio di Myrina per puntare su Canakkale, ovvero, il mio primo ingresso nautico in Turchia; anche oggi mi dovrò sudare ogni miglio almeno sino all'imbocco dei famoso stretto dei Dardanelli, dove il mare cala un po' d'intensità mentre il vento non molla un solo nodo e continua a spirare fortissimo. Già prima di entrare nello stretto vedo un'alta colonna di fumo di un incendio sul lato destro del canale e presto riesco a vedere anche le fiamme che, spinte dal forte vento, stanno divorando tutto quello che si trovano dinnanzi; per fortuna ci sono quattro aerei e due elicotteri che fanno una spola continua per versare acqua sulle fiamme e verso sera riescono ad avere la meglio sull'incendio. Aiutato come sempre dalle carte elettroniche della C-Map trovo subito il piccolo marina dove riesco ad ormeggiare aiutato da due volonterosi; non ho ancora messo piede a terra che una piccola folla di curiosi attornia l'E-motion per esaminare un tipo d'imbarcazione che da queste parti credo non si veda spesso. Dopo qualche minuto arriva un giovanotto su un vecchio motorino e in un buon inglese mi spiega che è disponibile ad aiutarmi per l'espletamento delle formalità doganali; bene, penso, una rogna in meno da risolvere. Entro nell'ufficio del Marina di Canakkale e insieme al nuovo arrivato compilo il transit log e la documentazione per la Polizia di Frontiera; terminati i lavori, il mio aiutante mi dice che per dare avvio alla procedura devo versargli 220,00 €; sono certo che non ci sono vignette da pagare tipo Croazia e lo dico al mio interlocutore che messo alle strette mi dice che i soldi sono il compenso per le sue prestazioni. Un basso salariato turco guadagna meno di 300,00 € al mese e questo ne vuole 220,00 per fare 16 km in motorino, tale è la distanza andata/ritorno dal posto di Polizia, e perdere un'ora del suo "preziosissimo" tempo. La mia offerta è 50,00 € da versarsi dopo aver riavuto i documenti vidimati; sono irremovibile tant'è che l'uomo si convince e parte con destinazione Polizia di Frontiera. In meno di un'ora è di ritorno con documenti e passaporto vidimati; inoltre, poco dopo arriva un tizio con l'auto che inizia a fare la spola dal benzinaio con le mie taniche e mi rifornisce con 150 litri di carburante che, udite udite, qui costa quasi 2 € al litro!!!

 

7° tappa: anche oggi si parte alle 07.00 e anche oggi il vento sibila oltre i 30 nodi; mentre affronto le prime onde mi ricordo che ieri ho sfatato il detto popolare che dice che le zanzare non volano quando c'è vento; durante la cena, infatti, sono stato attaccato più volte e il vento soffiava esattamente come stamane. La navigazione nei Dardanelli è durissima e molla di poco anche nel mar di Marmara che si dimostra duro e flagellato dal Meltemi alla pari dell'Egeo, il gommone, però, prosegue la sua navigazione mentre io ho la certezza che nel ritorno il mare sarà sempre duro ma spingerà da poppa e le cose andranno sicuramente meglio. Non trovo il tempo di mangiare né di accorgermi che le batterie dello Spot si sono esaurite, l'unica preoccupazione è tenere il gommone in rotta, al resto penserò dopo. Ci vogliono 10 ore di lotta per arrivare ad ammirare lo spettacolo che si staglia ora davanti alla prua dell'E-motion, Istanbul e il Bosforo, è la prima volta che vedo Istanbul e ne rimango subito affascinato. Le indicazioni avute a Canakkale dicevano di cercare il Kalamis Marina e in quello entro. All'ingresso troneggiano le colonnine del distributore che saprò più tardi non essere più attive e l'indomani dovrò fare sei viaggi avanti/indietro con un carrellino poco efficiente sino distributore stradale che si trova a un chilometro e mezzo dal marina e tutto questo ritarderà il mio arrivo al giro di boa di questo lunghissimo raid.

8° tappa: ieri non sono riuscito a completare il pieno di benzina perchè stremato dalla fatica, il distributore era lontanissimo e nessun taxi ha accettato di portare le taniche con la benzina perchè la polizia li avrebbe multati senza pietà. Alle 06.00 i due Suzuki iniziano a far sentire la loro voce, accendo lo Spot e via per il mio primo passaggio nel Bosforo; lo spettacolo è da mozzafiato con i due grandi ponti che collegano le due sponde della città e le moltissime navi che percorrono lo stretto avanti e indietro; vista l'ora mattutina mancano i diportisti che dormono ancora e anche la scarsa luce dell'alba non è sufficiente per fare foto decenti; poco male, le farò durante il ritorno. Le 16 miglia dello stretto passano come per incanto ma appena mi affaccio sul Black Sea (Mar Nero) ricomincia la sarabanda delle onde in prua; so che il Meltemi soffia abitualmente in questa stagione ma costantemente così forte sembra diventata proprio una maledizione, come in seguito confermato dagli amici milanesi che non sono riusciti a scendere nelle Cicladi. E' mezzogiorno, sono sei ore che navigo e mancano ancora 140 miglia a Konstanta; comincio a convincermi che con la benzina sono troppo tirato e che sarà meglio puntare sul porto di Varna in Bulgaria; il pensiero diventa subito azione ed un attimo dopo correggo la rotta e punto su questa meta di cui non conosco assolutamente nulla poichè avevo deciso di non entrare in Bulgaria per evitare ulteriori pastoie burocratiche. Il cambio di rotta favorisce l'andatura perchè il mare adesso mi arriva a 45° e posso aumentare la velocità a 18/20 nodi senza sbattere più di tanto. Alle 14.30 sono nel golfo di Varna e dirigo subito verso il grande porto commerciale; appena fuori dall'alta murata del porto è in pieno svolgimento una regata velica e punto subito verso uno dei gommoni di controllo per sapere se c'è un marina turistico e la risposta che mi arriva è affermativa; poco dopo entro nel piccolo marina e ormeggio al traverso della lunga banchina in cemento senza che nessuno si faccia vivo; buon segno, prendo il passaporto e i documenti del gommone e mi dirigo verso gli uffici del marina. Il poliziotto di servizio mi dice subito che lì non posso stare ma basta dirgli che sono un giornalista italiano e tutto si mette a girare per il verso giusto. Il responsabile del marina compila velocemente i documenti per la sosta, poco dopo arriva la Polizia di Frontiera che in una ventina di minuti regolarizza la mia posizione. Tutto ok e posso restare all'ormeggio dove sono, una meraviglia. Mentre ritorno al gommone leggo la locandina che pubblicizza la regata che si sta svolgendo fuori e che è valida per il Campionato Europeo classe 470. Una mezz'ora più tardi i regatanti rientrano in porto, le barche sono tantissime e con grande sorpresa leggo prima un ITA 4410, poi ITA 4421 e ITA 4275; cavolo, ci sono anche tre equipaggi italiani. Non ci vuole molto a rintracciare i connazionali ed è un grande piacere scoprire che gli equipaggi arrivano da Milano, Genova e Napoli; uno dei genovesi risulta essere il nipote di un caro amico mentre il prodiere partenopeo è un grande amico di Peppe Penta, responsabile vendite Suzuki che ho lasciato in quel di Bari alla mia partenza. La sera faccio una lunga escursione per la città che è bella e ben curata; immensi parchi verdi dividono le abitazioni, il centro è pieno di vita con tantissimi ristorantini, pub e bancarelle; davvero una bella città di villeggiatura, con le lunghe spiagge prese d'assalto da tanta gente, ma è normale visto che siamo in Agosto.

 

9° tappa: stamane l'amico Styco, ex ufficiale di macchina sulle petroliere, mi trova un fusto per carburante da 200 litri ed un altro amico mi accompagna con un Transit a riempirlo di benzina. Rapido travaso mediante un grosso tubo di gomma e a mezzogiorno sono pronto a partire per raggiungere l'agognata meta rumena Konstanta. Esco dal porto mentre i miei amici velisti sono alle prese con il lato di bolina esterno, io passo a non più di 500 metri dalla barca di testa che è proprio ITA 4410 ovvero l'equipaggio napoletano; mentre ci salutiamo con la mano non posso fare a meno di pensare al destino che ci accomuna, visto che entrambi stiamo puntando verso la meta. Per dovere di cronaca i partenopei hanno vinto la regata di Varna e il Campionato Europeo 2008; davvero bravissimi. Il mare è quasi piatto e le 80 miglia per arrivare a Konstanta sono solo una formalità; alle 17.00 aggiro il lunghissimo molo del porto commerciale ed entro nel nuovissimo marina , tanto nuovo che stanno dragando i fondali e non vogliono lasciarmi ormeggiare! Eh no, ho patito le pene dell'inferno per arrivare sin qui e adesso non me ne vado di certo. Mentre la discussione si fa accesa, dal molo centrale il proprietario di una vecchissima barca a vela in legno fa cenno al responsabile del marina che posso ormeggiare accanto alla sua barca; la domanda è: ti va bene questa sistemazione? Benissimo rispondo io e avvio i Suzuki per dirigermi verso il mio benefattore che scoprirò essere un personaggio molto importante, oltre che un vero marinaio; questa però ve la racconterò più avanti... Il mio benefattore risulterà essere Stanei Matei, ovvero l'allenatore di tre campionesse olimpiche di ginnastica artistica, una delle quali era la famosissima Nadia Komaneci. Il nuovo amico mi informa che a Constanta c'è un altro porto turistico dove posso trovare il distributore in banchina così, libero dagli angosciosi problemi del rifornimento, faccio un giro in centro e mi accorgo che questa città può essere definita a ragione la Rimini rumena, tanto è zeppa di alberghi, ristoranti e vacanzieri.

10° tappa: ieri mi sono spostato al marina di Bedona dove ho trovato la colonnina della verde in banchina, un vero sollievo visto che nel serbatoio sono entrati 404 litri. Sono le 05.15 quando arrivano i poliziotti dell'antimmigrazione che sbrogliano rapidamente l'iter burocratico e alle 06.00 in punto posso partire per la prima tappa di ritorno che prevede una navigazione diretta sino a Istanbul; il mare è grosso ma, come sperato, spinge da poppa e l'Emotion naviga senza troppi patemi a 22/23 nodi. La monotonia della navigazione viene interrotta dall'incontro con tre branchi di delfini che sono simili a quelli presenti nel Tirreno ma di taglia un po' più piccola; alle 15.30 rieccomi all'imbocco del Bosforo e stavolta tiro fuori la Nikon per immortalare questa meraviglia.

 

11° tappa: alle 07.45 parto dal Kalamis Marina dove ho sostato attraccato ad un barcone perchè non c'erano altri posti liberi mentre il rifornimento l'ho fatto al solito distributore stradale ma servendomi di un carrello preso in prestito da un supermercato. Il mare è grosso e il vento fortissimo ma arriva sempre da poppa e non mi pone problemi particolari se non il costante controllo della rotta; poco dopo le 14.00 entro per la seconda volta nel marina di Canakkale e dieci minuti più tardi arriva il solito giovanotto con il motorino che mi aiuterà a risolvere i problemi burocratici e di rifornimento, o almeno questo è ciò che penso in questo momento. Le cose, però, andranno in modo completamente differente: infatti, già prima di compilare il transit log il mio interlocutore mi dice che stavolta gli devo dare tutti i 220 euro sennò non si fa nulla. La mia risposta è “non ci penso nemmeno” e, visto che stavolta l'irremovibile è lui, gli dico che mi arrangerò da solo! Sono passate da poco le 15.00 e ho tutto il tempo che mi serve per risolvere i miei problemi. Il primo passo è andare al distributore con le taniche e cercare un carrello per il trasporto; vista la quantità di litri di cui ho bisogno, il gestore mi concede l'aiuto di un addetto che mi accompagna con una vecchia auto e con tre viaggi il problema benzina è risolto. Adesso non resta che andare alla Polizia di Frontiera e farmi vistare i documenti per l'uscita dalla Turchia. Vista la faccia scura del responsabile del marina per il mancato versamento dei 220 euro, preferisco non far capire dove sto andando, quindi, infilo i documenti in una comune borsa della spesa e mi reco al porto commerciale dove c'è l'ufficio informazioni; qui mi viene confermato che il posto di polizia dista 8 chilometri e che come mezzo di trasporto c'è solo il taxi. La caserma è situata in una specie di deserto dei tartari ma era raggiungibile via mare... a saperlo; l'unico addetto presente se la cava abbastanza rapidamente ed un quarto d'ora più tardi risalgo sul taxi in attesa e con 22 euro, 25 con la mancia, me la cavo alla grande. Tutto giulivo risalgo in gommone notando, però, che il mio uomo sta sfoderando uno di quei sorrisi che sembra dirmi “ridi pure che t'ho fregato”. Al momento di scendere dal gommone per andare a cena, lui è sempre lì e il suo ghigno pure; non sono tranquillo ma non so bene cosa fare se non dare un'ultima occhiata all'ormeggio che a poppa è a posto così come le cime di prua... ma no, la cima di dritta non è a posto per niente! Scendo dal gommone e controllo la cima che ha soltanto il trefolo centrale sano mentre risulta tagliata tutt'attorno.. L'anello d'acciaio dove è legata è lucido e non può aver ridotto così una cima nuova, inoltre, si vede benissimo che è stata recisa da una lama tagliente. Risalgo a bordo, prendo il coltello da sub, una via di mezzo tra la versione Rambo e Crocodile Dundee, taglio il pezzo di cima e rifaccio la gassa; poi chiamo l'uomo, che arriva bel tranquillo, gli faccio ballare lo spezzone davanti agli occhi dicendogli che se lui ha tagliato quello, io posso tranquillamente tagliargli la gola! E glielo dico con una calma che lo mette in allarme, fors'anche perchè alle parole faccio seguire un eloquente gesto con il coltello sotto la gola. Sono più che arrabbiato, se la cima mollava, il gommone avrebbe ruotato la poppa contro la barca vicina e con i motori tirati su gli avrei fatto una serie di intarsi che neppure un mosaico bizantino... Più tardi, a cena, mi viene di pensare che non avrei dovuto farlo perchè ora potrebbe benissimo vendicarsi, anche se una vocina mi dice che non conviene né a lui, né al resto della combriccola attirare l'attenzione, visto che all'andata la polizia di frontiera non ha nemmeno visto l'ombra della mia faccia.

12° tappa: parto di buon mattino senza alcun problema ed è la prova che le buone maniere funzionano quasi sempre; il mare è molto grosso con onde altissime in cui l'Emotion si infila sino al roll bar; all'inizio alleggerisco un po' le manette quando il gommone si infila nelle onde più profonde, poi, prese le misure non mollo più sino a quando entro in un'autentica voragine che sembra volermi inghiottire gommone compreso. La botta è micidiale e un paio di metri cubi di acqua si alzano verso il cielo; anche se il vento fortissimo spinge da poppa, una massa d'acqua così grande non riesce certo a spostarla, così, dopo essere rimasta per un attimo sospesa in aria, l'acqua ripiomba giù di colpo e faccio una di quelle docce salate come non ricordo di aver mai fatto; naturalmente ci rido sopra anche se l'autostima ne esce un po' abbacchiata; la speranza di fare carburante in giornata naufraga quando il gestore mi dice che è solo e non può chiudere la pompa; così tutto è rinviato a domattina.

13° tappa: ci vogliono due viaggi da 180 litri dopodiché posso partire con destinazione Skopelos dove dovrei incontrare gli amici milanesi che stanno incrociando in zona. Oggi il mare è calmo e non ho problemi ad arrivare nel bel porto di Skopelos dove però non incontro gli amici milanesi che si sono fermati nella zona sud dell'isola; l'incontro è così posticipato a domani.

14° tappa: sono ancora all'interno del porto quando arrivano i magnifici sei; un caloroso saluto, qualche foto e poi ognuno riprende la propria rotta, loro saliranno verso Alonissos mentre io scenderò all'Olimpic Marina di Lavrion per fare carburante, poi punterò sull'isola di Ydra. Alle 18.00 entro nel bellissimo porticciolo di Ydra, una vera e propria bomboniera anche se piena di barche all'inverosimile; ci saranno almeno 200 vele da noleggio piazziate ovunque, anche in terza fila, e trovare un ormeggio sembra proprio impossibile. Provo così a spingermi tra le barche da pesca dove un piccolissimo buco sembra esserci, ma non vorrei prendere il posto di qualche pescatore che è ancora fuori. Ma in Grecia sono proprio i pescatori che di solito ci danno una mano e, proprio un pescatore mi offre il viatico d'ingresso con la frase “tomorrow morning go?” La risposta è “morning, morning” e così mi permette di ormeggiare di fianco alla sua barca visto che il suo vicino è fuori a pesca e tornerà solo nella tarda mattinata di domani.

15° tappa: oggi la meta è l'isola di Kythira che si trova a sud del Peloponneso; sono 85 miglia di navigazione tranquilla e anche qui l'unico problema è trovare un posto d'ormeggio, visto il gran numero di barche e gommoni presenti in loco. Dopo un accurato esame della situazione trovo un posto tranquillo nel golfo più piccolo, dove posso finalmente fare un lunghissimo bagno ristoratore e una verifica completa dell'Emotion che sembra cavarsela alla grande.

16° tappa: anche oggi la navigazione scorre abbastanza tranquilla, vivacizzata soltanto da un paio di incontri con i delfini; sono da poco passate le 11.00 quando entro nella protettissima baia di Pilos, l'antica Navarino,così ben descritta da Giulio Verne nel suo famoso Ventimila leghe sotto i mari. Due sono i benzinai che si contendono i nuovi arrivi e in poco tempo il problema rifornimento è risolto all'ottimo prezzo di 1.20 euro al litro; il porto non è cambiato molto dal mio passaggio nel 2002 e mancano sempre luce e acqua in banchina compensati però dall'ormeggio gratuito.

17° tappa: a conferma che la superstizione è una roba seria, oggi è la 17° tappa, il mare non si presenta buono come nei giorni precedenti e devo battagliare con le onde di prua sino ad Argostoli (Cefalonia). Ormeggio come sempre al traverso della lunga murata del porto ma la risacca è fortissima e devo mettere fuori quattro parabordi oltre a regolare le cime per non far sbattere troppo il gommone. Una doccia veloce e sono pronto per la passeggiata che mi porterà per l'ennesima volta al monumento della Divisione Acqui. Dopo il rinnovo dell'impegno tra l'amministrazione comunale di Argostoli e quello della mia città (Acqui Terme) ho trovato il sito in ottime condizioni, un paio di panchine nuove per favorire la sosta e la meditazione mentre le bandiere dell'Italia, della Grecia e dell'Europa sventolano su questo luogo caro "alla memoria"...

18° tappa: ho sballottato tutta la notte a causa della risacca ma non sono finito in banchina come altre tre barche che erano ormeggiate di poppa accanto all'Emotion; quando fuori c'è vento forte, succede spesso che tra le 03.00 e le 04.00 si scateni una mezz'ora di vento terribile che prende d'infilata questa zona e se l'ancora non ha una presa eccezionale si finisce in banchina. Un po' intronato a causa della nottata particolarmente movimentata, aggiro il lato ovest dell'isola per poi puntare sulle bianche spiagge di Lefkada dove, dopo aver navigato per tante miglia da solo, mi trovo circondato dai tanti amici che trascorrono le vacanze in questa splendida isola. 

19° tappa: è una lunga sosta quella di Lefkada, causata dalle numerose richieste di prove dell'Emotion da parte degli appassionati greci e dall'attesa della consegna di un importante documento riguardante il monumento di Cefalonia da parte della locale amministrazione; adesso però sono pronto al rientro in patria e sarà una tappa lunga e inconsueta: lunga perchè sino a Roccella Jonica (Calabria) ci sono 223 miglia, inconsueta perché oggi non navigherò da solo ma avrò una compagna di viaggio. La Monica, moglie dell'amico Clipper, deve forzatamente rientrare al lavoro e non è riuscita a trovar posto sui traghetti; inoltre, c'è la fortunata coincidenza che i suoi genitori sono in vacanza a pochi chilometri da Roccella e potranno accompagnarla a Milano. Alle 06.00 in punto la mia compagna d'avventura sale a bordo e, luci di via accese, lasciamo questo angolo di paradiso per rientrare nelle patrie acque calabresi. Le poche miglia che ci separano dal mare aperto scorrono veloci ma le previsioni che davano vento da NW forza 3 in aumento questa volta si dimostrano azzeccatissime e l'onda che ci troviamo dinnanzi è importante ma, per fortuna, è un quasi traverso e l'Emotion pur sballottando un pò riesce a navigare sui 18/20 nodi. Ci vogliono 12 ore per arrivare a Roccella dove ci attende il babbo della mia compagna d'avventura ed i complimenti alla Monica sono d'obbligo visto che ha navigato per 223 miglia consecutive su un mare che proprio calmo non era, non ha visto terra per più di 10 ore e tutto questo sempre sfoderando uno smagliante sorriso sulle labbra... davvero brava.

20° tappa: dopo la lunga tappa di ieri sono un po' tirato con il carburante e la sosta a Reggio Calabria è d'obbligo; il mare è buono e soltanto il breve tratto nello stretto di Messina riesce a mettere un po' di pepe ad una navigazione tranquilla. Fatto il pieno, punto dritto sull'isola di Salina dove spero di trovare, e lo trovo, un ormeggio dall'amico Nando Saltamacchia, dinamico noleggiatore di barche e gommoni nella Darsena Turistica.

21° tappa: la meta di oggi è Ustica, la regina delle riserve naturali, un'isola bellissima anche se nel periodo di ferragosto il suo bel porticciolo è strapieno di barche. Grazie alla gentilezza ed all'abilità professionale degli ormeggiatori locali posso sostare davanti al distributore per la serata e, considerando che oggi è sabato 13 agosto, non è davvero cosa da poco.

22° tappa: sono le 06.20 e devo immergermi per recuperare i miei 30 metri di cima che è legata ad un corpo morto sotto a una miriade di barche e gommoni; l'acqua è tiepida e trasparentissima, e quello che pensavo fosse una sofferenza diventa un vero piacere. Incastrato come sono esco attaccandomi alle barche vicine senza accendere i motori per non disturbare chi ieri sera ha fatto le ore piccole; la mia uscita silenziosa viene però frustrata da una decina di botti tremendi sparati dagli artificieri che stasera daranno vita allo spettacolo pirotecnico per la festa patronale di Ustica.

23° tappa: la meta di oggi è San Giovanni di Sinis che si trova ai bordi del golfo di Oristano; devo incontrare l'amico Alessandro (Chessa) che ha promesso di farmi provare la sua Lattina, ovvero la barca in metallo che ha progettato e fatto costruire in loco. La giornata termina con un rombante giro turistico in Jeep attraverso le meraviglie naturali di questo luogo dove la natura è rimasta praticamente intatta, un luogo che ben si adatta ad un turismo “duro e puro”.

24° tappa: oggi si naviga poco perchè voglio dare una controllata alla pompa dell'acqua che non va più e fare un po' di pulizie visto che tra un paio di giorni il raid terminerà. Entro nel porto di Alghero ricordando le vicissitudini passate nella lunghissima tappa invernale del Gommoshow e mi dirigo alla banchina Sermar dove l'amico Federico mi accoglie con la consueta simpatia e mi offre un ormeggio al traverso proprio sotto il suo ufficio; il controllo della pompa dice che, purtroppo, non c'è nulla da fare.

25° tappa: ieri ho battuto la fiacca ma oggi recupero con una tappa da 175 miglia sino a Saint Florent (Corsica); il mare è buono sino al traverso di Galeria poi si alza spinto dal Maestrale che in queste zone si fa sentire spesso. Entro nel porto per fare l'ultimo pieno di carburante poi, come ormai consuetudine, simulo un'avaria a uno dei Suzuki per avere accesso in questo marina sempre stracolmo di imbarcazioni. Cena con l'amico Renè, poi a nanna presto perchè domani mi aspettal'epilogo di questo lunghissimo ed appassionante raid.

26° tappa: alle 07.00 motori in moto per l'ultimo tratto di un mare calmissimo che mi offre una navigazione particolarmente rilassante; alle 12.30 arrivo alle banchine de Il Pontile dove mi attendono famigliari ed amici per festeggiare degnamente la riuscita di questo lungo ed impegnativo Raid Romania 2008.

Le tappe

1° Torre a Mare (BA) - Otranto 100 miglia -

2° Otranto - Itaka (Grecia) 155 mg.

3° Itaka – Nea Peramos (Atene) 160 mg.

4° Nea Peramos - Skiros 135 mg.

5° Skiros - Lemnos 115 mg.

6° Lemnos – Canakkale (Turchia) 85 mg.

7° Canakkale - Istanbul 135 mg.

8° Istanbul – Varna (Bulgaria) 150 mg.

9° Varna - Kostanta 80 mg.

10° Kostanta - Istanbul 230 mg.

11° Istanbul - Canakkale 135 mg.

12° Canakkale – Lemnos 85 mg.

13° Lemnos - Skopelos 80 mg.

14° Skopelos – Ydra 145 mg.

15° Ydra – Kythira 80 mg.

16° Kythira – Pilos 85 mg.

17° Pilos – Argostoli 105 mg.

18° Argostoli – Lefkada 65 mg.

19° Lefkada – Roccella Jonica 225 mg.

20° Roccella J. - Salina (isole Eolie) 115 mg.

21° Salina – Ustica 85 mg.

22° Ustica – Villasimius (Sardegna) 180 mg.

23° Villasimius – San Giovanni di Sinis 115 mg.

24° San Giovanni di Sinis – Alghero 45 mg.

25° Alghero – St. Florent (Corsica) 175 mg.

26° St. Florent – Genova 105 mg.

Distanza totale percorsa: miglia 3.170 (5.870 km)

Navigazione effettiva: 26 giorni

Ore di navigazione: 171

Velocità media: 18.53 nodi

Consumo totale: 6.620 litri

Consumo orario: 38.71

I protagonisti del raid

Il gommone

L'E-motion 29 impiegato nel Raid Romania 2008 è nato dalla matita di Federico Gerna, già autore dell'E-motion 32 che, a differenza di quest'ultimo, è disponibile soltanto con motorizzazione fuoribordo. La filosofia di progetto dell'E-motion 29 è intesa ad offrire un battello espressamente dedicato al campeggio nautico ma ancora carrellabile seppur mediante un auto ed un carrello di grande portata oltre all'obbligatorietà della patente B-E. Anche questo modello si avvale della soluzione delle plancette laterali pieghevoli, un'eslusiva della Mar.Co Marine, nata per riportare la larghezza del battello entro i limiti previsti dal Codice della Strada. L'Emotion 29 offre un elevatissimo standard costruttivo, unito ad una veste estetica che ha saputo coniugare in modo sapiente, stile, eleganza e sportività. La cabina prodiera possiede i giusti spazi per un confortevole riposo notturno ed un locale bagno separato; questa conformazione, in abbinamento alle ottime doti di navigazione offerte dall'opera viva, fanno dell'E-motion 29 il battello ideale per il camping nautico a largo raggio. Le parti in VTR sono realizzate mediante componenti di elevatà qualità quali il gel neopentilico e le resine isoftaliche che vengono rinforzate da stuoie in vetro multiassiale e lavorate mediante il modernissimo processo "Infusion Sistem". La parte gommata è interamente costituita da un tessuto di neoprene/hypalon della prestigiosa serie ORCA, nella grammatura da 1670 D.Tex, prodotta dalla Pennel & Flipo.

I motori

I compagni d'avventura del Mar.Co 29 E-motion sono stati due Suzuki DF 175 VVT (Variable Valve Timing) che si sono dimostrati i propulsori ideali per la realizzazione di questo impegnativo raid. Il Suzuki DF 175 VVT è un motore a 4 tempi da 175 hp che dispone di una cubatura di ben 2867 cc suddivisa in 4 cilindri in linea, con doppio albero a camme in testa e 4 valvole per ogni cilindro; l'alimentazione EFI (Electronic Fuel Iniection) si avvale di un avanzatissimo sistema d'iniezione multipoint, gestito da un microprocessore ECM a 32 bit, che permette di rispettare le severe normative Euro ed EPA sulle emissioni. Il DF 175 dispone dell'esclusivo sistema di trasmissione Suzuki, denominato Offset Drive Shaft, caratterizzato da due ingranaggi che riducono il rapporto di trasmissione direttamente all'uscita del motore, spostando parimenti la massa motore verso l'interno dell'imbarcazione.

Apparati di navigazione

Un raid così impegnativo abbisognava di strumenti di navigazione e di sicurezza dotati di notevole precisione e grande affidabilità, per questo motivo abbiamo scelto di utilizzare il plotter cartografico a colori Navman Tracker 5607 della Plastimo. Questo plotter cartografico è in grado di sfruttare appieno la nuova cartografia elettronica C-Map Max prodotta dalla C-Map di Viareggio, leader mondiale del settore. A compendio degli strumenti elettronici di navigazione é stata installata una bussola magnetica modello Offshore 135 della Plastimo, uno strumento creato appositamente per le imbarcazioni veloci e dotato di una straordinaria affidabilità, unita ad un elevato fattore di smorzamento della rosa dei venti.

Sea Adventure ringrazia:

Mar.Co Marine, Suzuki Marine Italia, Plastimo, Nuova Rade, Jeppesen Marine, Ve.Co srl, CSI (Centro Sportivo Italiano), www.ilmarinaio.com, Club del Gommone di Milano.

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