|
Suez2002Raid Da Roma a Suez e ritorno Mai
più! La categorica affermazione di cui sopra non si riferisce
al mio addio alle avventure in mare ma riguarda soltanto l'impossibilità
di utilizzare un battello non ancora presente sul mercato, questo a
causa degli incontrollabili ritardi nei tempi di costruzione che questo
stato di cose comporta e che ha fatto slittare di oltre un mese la partenza
del raid. Il partire in stagione così avanzata riduce drasticamente
i margini di tempo utilizzabili per far fronte agli immancabili imprevisti
che puntualmente capitano durante un viaggio così impegnativo;
un urto fortuito, un'avaria ai motori o la snervante lunghezza delle
pratiche burocratiche in un Paese come l'Egitto, sono sempre in agguato.
Dato fondo alle recriminazioni possiamo iniziare il racconto di questa
nuova e affascinante avventura: tutto prende avvio da una chiaccherata
tra il sottoscritto e i responsabili del cantiere Nuova
Jolly (Antonio e Teo Aiello), avvenuta durante il Salone
di Genova dello scorso anno; loro ambivano a realizzare un gommone
di nuova concezione, io ero alla ricerca di un battello con cui arrivare
sino a Suez. Non sono state necessarie molte parole per giungere ad
una proficua intesa ed in questo modo prende avvio la nuova avventura
alla quale è dato il nome di Suez2002Raid.
Dopo il gommone, il King 750 nell'inedita
versione Cabin, occorreva trovare
un motore, anzi due; per la verità non sono mai stato un accanito
sostenitore della doppia motorizzazione ma l'occasione di testare su
lunga distanza il nuovo e leggerissimo Suzuki
DF 140 a 4 tempi da 140 hp era
troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire quindi, visto che non era pensabile
di spingere il "mostro" con soli 140 hp, ho preso la sana
decisione di montarne due; d'altro canto quale miglior occasione per
sviscerare i pro e i contro della doppia motorizzazione. Ben presto
a quest'allegra compagnia d'avventurosi si aggiungono alcune note aziende
del settore nautico quali Pennel Industries,
Ultraflex, Osculati,
C-Map, SI.MA.CAR,
Nuova Rade, Exide
e la Poker dei fratelli
Messinese, che contribuiscono a completare il fabbisogno tecnico
e strumentale dell'operazione. Finalmente il 18
Luglio, caricato il King sul robustissimo carrello 1800
SMO della SI.MA.CAR ed agganciato
quest'ultimo al Suzuki Grand Vitara 2.0
TD, partiamo alla volta del lago di Como per una brevissima prova
in acqua. Purtroppo per un banale errore sono stati montati due filtri
adatti al gasolio, così la prova serve solo per una piccola correzione
all'angolo direzionale dei motori; poi non c'è davvero più
tempo per altro. Nella tarda serata, terminati gli ultimi preparativi,
agganciamo il pesante fardello e partiamo per Latina
dove, complici i fratelli Citrone
della Cicar Nautica, avverrà
la prima presentazione in pubblico del King 750 Cabin. Teo
e Vito si alternano alla guida ed il viaggio prosegue spedito.
Grazie alle ottime doti di tiro della motrice e alla robustezza del
carrello in sette ore arriviamo a Latina senza lamentare alcun inconveniente.
La presentazione avviene nel capannone della Cicar Nautica, alla presenza
di un folto pubblico di gommonauti che si dimostrano subito entusiasti,
sia dell'imbarcazione, sia del grandioso rinfresco gastronomico offerto
dai simpaticissimi membri della famiglia Citrone che voglio ringraziare
subito per la magnifica torta augurale sulla quale troneggiava un beneaugurante
" in c... alla balena Giovanni".
6° tappa) la mattina inizia benissimo con un ottimo tea consumato al bar del Marina poi, però, la giornata prende una piega assai diversa; per cominciare l'ufficio portuale apre soltanto alle nove e devo quindi aspettare un'ora per espletare le formalità. Puntuale mi presento davanti ai due funzionari, un uomo e una donna, che appena avuti in mano i documenti iniziano subito a cercar grane: perchè il gommone non ha il nome e i numeri di matricola? Risposta: perchè in Italia le imbarcazioni al di sotto dei 7.5 metri sono considerate "Natanti" e non v'è obbligo d'immatricolazione! Veramente non è proprio così, i natanti, infatti, non "potrebbero" oltrepassare le 12 miglia ma questo loro non lo sanno e non lo devono sapere. Dopo una mezz'ora la donna è ormai convinta ma l'uomo non molla; telefona in continuazione a destra e a manca ma nessuno è in grado di illuminarlo. Tento allora con la rivista che riporta il raid del Giubileo ma non ottengo risultati apprezzabili; la situazione è ferma da quasi due ore quando arriva Giovanni, un farmacista che ha compiuto gli studi in Italia e che è stato felice possessore di un Raider 4.65 della Nuova Jolly. La sua testimonianza risulta decisiva e con un modulo dove dovrò annotare tutti i miei movimenti, cosa che non farò mai, e 44 € tutto finisce a tarallucci e vino. L'incontro con Giovanni mi schiude orizzonti impensabili poiché lui è membro del Club del Gommone di Creta e mi mette subito in contatto con Antonio Makridakis, presidente del club, personaggio simpaticissimo e parlante un ottimo italiano; i personaggi si dimostrano informatissimi sui battelli di produzione nostrana, d'altronde non potrebbe essere diversamente visto che sono tutti abbonati a Il Gommone. Uno dei soci mi offre l'occasione di provare il Minoan Dolfin, un nuovo gommone semicabinato di 7 metri motorizzato con un Mercury Optimax da 225 hp, che sulle onde fa davvero faville. Con l'aiuto di Elias riesco a procurarmi i 400 litri di verde per fare il pieno e, dopo aver salutato e dato appuntamento a tutti per il Salone di Genova, parto per Ierapetra; sono poco più di 100 miglia senza storia, se non quella dell'involontaria cattura di cinque pesci volanti. 7° tappa) ho messo la sveglia alle 4.00 e venti minuti dopo sono pronto a partire; ieri ho reintegrato il carburante consumato e adesso posso vantare una riserva di oltre 700 litri che mi dovrebbero consentire ben più delle 390 miglia che devo percorrere. Ho acceso le luci di via ma quella rossa non funziona; guardando con maggior attenzione mi rendo conto che è stata montata con il vetro al contrario; mi viene da sorridere ripensando all'agitazione degli ultimi giorni; si vede che eravamo proprio cotti. Il mare è discreto ed il gommone così carico di carburante passa le piccole onde come un coltello nel burro; ogni tanto mi volto indietro per controllare che i motori zampillino a dovere e nello stesso tempo, tiro un'occhiata a quello che combina Wilson; è steso in coperta e mi mostra la sua faccia sorridente, tutto bene allora. La bussola Suunto continua ad indicare 120° ormai da più di sei ore, quando si alza un poco di vento da NW; poco male visto che alza un filo di mare sul giardinetto di sinistra che non mi da assolutamente fastidio. A mezzogiorno il caldo comincia a farsi sentire con decisione e mi rendo conto che una delle problematiche del partire in stagione così avanzata è data proprio dal caldo che devo sopportare a queste latitudini; a differenza dell'Atlantico, dove appena ti muovi devi mettere il giubbotto, nel basso Mediterraneo il caldo diventa opprimente, specialmente con questa prua che toglie completamente il vento diretto. Alle 14 fermata tecnica per bisogni corporali, fame e travaso delle taniche nel serbatoio ausiliario; ho perso meno di mezz'ora, credo sia un record. A questo punto le miglia percorse sono 240, questo significa che ne mancano "soltanto" 150 a Porto Said; non succede più nulla degno di annotazione sino alle 20.30 quando quell'ombra che intravedo all'orizzonte diventa sempre più nitida e mi mostra la meta, che raggiungo quasi un'ora dopo proprio mentre il sole cade dietro l'orizzonte. Ho aggirato la lingua di terra che serve a proteggere il canale dagli insabbiamenti e, aiutato dalle luci che delimitano il canale, sono ormai in porto. I problemi però cominciano adesso: alla vista del King, i quattro gendarmi di guardia al molo cominciano ad agitarsi e a farmi segno di andare verso di loro; non avrei certo fatto altro. Sono stranamente calmo, sarà colpa della stanchezza, perciò ormeggio senza curarmi dei fucili con baionetta maneggiati dai miei sorveglianti. A questo punto la cosa si complica poichè i miei interlocutori mi parlano soltanto in arabo; cosa fare? Il Gommone, ecco la soluzione. Tiro fuori la rivista e mostro l'articolo che riguarda il raid delle Azzorre; è un toccasana, appena mettono a fuoco la mia figura sulle pagine del giornale il gioco è fatto. Due rimangono di guardia mentre gli altri, armati di giornale vanno a cercare non so chi, per sbrogliare la matassa. Per farla breve tornano in sei di cui uno parla l'inglese quasi come me, quindi male. E' l'inizio di una serie di controlli a tappeto sul gommone che, ad eccezione degli scarponi, sono eseguiti in modo civile e senza fanatismi; l'intera operazione dura sino alle 23 poi tutto sembra essere finalmente a posto. Di uscire dal porto non ci penso nemmeno quindi mi arrangio con formaggio, crackers e le pesche comprate ad Iraklion; è mezzanotte, sono a due passi da canale e ho due militari che mi fanno da guardiani, meglio di così! 8° tappa) le miglia e gli avvenimenti del giorno precedente mi hanno sfiancato e così mi sveglio soltanto alle otto; metto la testa fuori della cabina e vedo che i guardiani sono cambiati; sotto il loro sguardo incuriosito mi lavo faccia e denti con la doccetta di poppa; chissà cosa staranno pensando? Mezz'ora più tardi arriva l'ufficiale parlante inglese che mi accompagna dall'ufficiale in comando; quest'ultimo parla l'inglese ancora peggio del suo subalterno quindi potete immaginarvi che tipo di conversazione ne scaturisce. La buona volontà di tutti però prende il sopravvento ed alla fine riesco a spiegare quello che intendo fare -entrare nel canale- ed il perchè. Mi è concesso un lasciapassare per recarmi all'agenzia che cura i passaggi nel canale per le piccole imbarcazioni e così, tutto soddisfatto, vado a prenotare l'ultima tappa del viaggio d'andata e la prima di ritorno. La gestione del canale è demandata alla società Leth Suez Transit Ltd che ha sede ad Oslo in Norvegia; qualcosa di più vicino non era possibile eh! Il passaggio delle piccole imbarcazioni è demandato ad agenzie locali che forniscono anche il "Pilota". Avendo tempo e conoscendo le persone giuste probabilmente è possibile risparmiare sul costo del passaggio, ma io non conosco nessuno e di tempo ne ho davvero poco; il costo andata/ritorno è di € 960 e non posso permettermi nemmeno di fiatare, la cosa più importante è che questa sera a mezzanotte entrerò nel canale con il primo convoglio e domani sarò a Suez! Con il pass esco dal porto e con un taxi vado al distributore per vedere di fare un pò di benzina; non è difficile, basta tirar fuori qualche Pound (Lira Egiziana) e la questione si risolve velocemente; torno indietro, prendo taniche e Hulk e con due viaggi, sino a Suez ci dovremmo arrivare. 9° tappa) alle 23 sale a bordo "Il Pilota", un egiziano di una quarantina d'anni di nome Ashrab; poco dopo arrivano quattro gendarmi, di cui due salgono a bordo in veste di scorta, e così l'equipaggio è al completo. Il pilota è d'obbligo e i militari sono a bordo per la mia sicurezza! Seguendo le indicazioni di Ashrab mi stacco dal molo e aggiro a ritroso la lingua di terra che ci separa dal canale; sono passate da poco le 24 quando la prua del King s'inserisce in uno dei due canali più importanti del mondo, l'altro è Panama. A questo punto provo una grossa delusione, ho fantasticato mille volte su questo momento immaginando un lungo budello tra pareti scoscese, enormi chiuse che si aprono e si chiudono. Niente di tutto questo, il canale passa tra due sponde bassissime, e l'unica variazione a questo deprimente panorama è data dall'infinito numero di lampioni posti sulla riva sinistra, che illuminano quasi a giorno il nostro passaggio. Bastava ragionarci sopra, siamo in zone desertiche e le pareti scoscese dove potevano essere? Di chiuse nemmeno l'ombra e la sensazione è di trovarmi a navigare in una grande "roggia" della bassa padana; questo naturalmente con le dovute proporzioni. Dopo circa 30 miglia, nella zona di El Qantara il canale si sdoppia per una lunghezza di circa sei miglia per favorire il passaggio nel senso inverso; un paio d'ore dopo passiamo Ismailia, la navigazione procede sempre lentamente sino a che il canale s'immette nel Gran Lago Amaro; pochissime miglia e rientriamo nel canale per l'ultimo tratto del percorso; sono le 15 quando sfiliamo Suez ma ci vuole ancora un'ora di lenta navigazione per aggirare l'uscita del canale ed entrare in porto. La meta è finalmente raggiunta, adesso vediamo cosa succede; ormeggiato il gommone sotto l'edificio della dogana e accompagnato da Ashrab, vado ad espletare le solite noiosissime formalità d'arrivo. L'aiuto del pilota si rivela prezioso e l'iter burocratico si svolge in modo rapido e soddisfacente; il gommone resterà ben sorvegliato nel porto mentre io, per la mia sicurezza, dovrò passare la notte in albergo. Sotto lo sguardo non tanto vigile dei due gendarmi infilo pochissime cose personali nello zaino ed esco all'avventura. Di arrivare sino ad Hurgada ho già rinunciato da tempo perchè ci vogliono due giorni tra andata e ritorno e ho paura di dover rifare tutta la sequela di documenti per il ritorno a porto Said. La testimonianza di quello che vedo nei due giorni scarsi della mia permanenza a Suez è descritta a parte, e così riparto dal passaggio a ritroso del canale: anche questa volta parto con il primo convoglio ma l'orario di partenza è alle 06.00; meglio così, magari si può vedere qualcosa di più. Per la verità non c'è molto da descrivere se non la vista di un'enorme draga di color blu, ormeggiata a lato del canale e che penso serva a portar via la sabbia, continuamente smossa dalle grandi eliche delle navi in transito. Il ritorno dura poco più di 12 ore poiché le due piccole navi che ci precedono viaggiano a poco meno di otto nodi e alle 17 sono esattamente dove mi trovavo due giorni prima. Il problema più urgente è il rifornimento ma, forte dell'esperienza precedente, in due ore di viaggi e travasi riesco a caricare qualcosa come 780 litri; ho riempito anche sei taniche da olio vuote che ho fregato al distributore. Perchè così tanto carburante quando la tappa sino a Karpathos è meno lunga di quella che ho percorso all'andata? Forse mi sono dimenticato di dirlo prima ma in Egitto la benzina costa 1 Pound, qualcosa meno di 500 delle nostre vecchie lire. 10° tappa) sono le 05.00 esco dal bacino portuale e affondo le manette sino a 5.000 giri, che corrispondono a 25 nodi; dopo le tante ore navigate a bassa velocità, un pò di manetta è proprio quello che ci vuole per sgranchire i Suzuki.
La Suunto è su 310° e la
striscia che appare sul Tracker è perfettamente coincidente a
quella tracciata dal tasto Go To;
mentre l'acqua scorre veloce sotto al King, ripenso all'avventura appena
vissuta e sorrido al ricordo dell'espressione di gratitudine di Ashrab,
quando gli ho donato due magliette della Sea
Adventure, accompagnate naturalmente da una cospicua mancia;
il risultato è che adesso ho un amico anche in terra egiziana.
Il mare è buono, tutto funziona alla perfezione e così
inizia la fase di rilassamento; questo stato di cose agevola l'affioramento
della stanchezza che comincia a farsi pesantemente sentire e, l'unico
rimedio che posso opporre consiste nello sforzarmi di pensare al futuro,
a nuovi viaggi, a nuove imprese. Nel primo pomeriggio il mare si alza
sulla prua del gommone e mi costringe a ridurre l'andatura a 20 nodi;
niente turba il sibilo dei due Suzuki che si stanno rivelando straordinariamente
affidabili e silenziosi, nonostante le spie rosse continuino imperterrite
a lampeggiare. Lentamente il mare si calma nuovamente e alle 21.00,
dopo 16 ore di navigazione ininterrotta, entro nel porto di Karpathos.
11° tappa) ieri ho consumato circa 550 litri e me ne restano
oltre 200; la tappa di oggi è l'isola di Milos che dista 175 miglia da Karpathos; per essere tranquillo mi occorrono
almeno 100 litri, meglio se 200; per fortuna il rifornimento mi viene
portato direttamente sul molo tramite sei taniche da 30 litri; ho ormai
acquisito una notevole abilità nel travaso con la gomma, tanto
che non devo nemmeno più salire a bordo per "tirare"
quando cambio la tanica. Appena fuori dal riparo del porto mi rendo
conto che nell'aria c'è qualcosa di anormale; non c'è
vento, niente Meltemi! Possibile? Sì, questa annata così
anomala dal punto di vista meteorologico, si è portata via anche
il Meltemi; non che sia dispiaciuto, anzi, ho ancora nella mente il
ricordo del mare delle Cicladi nell'anno 2000; il vento di oggi è un flebile scirocco che non
è certo in grado d'impensierire il King, perciò motori
a 4.800 e via verso Santorini.
Tre ore dopo attraverso la grande spaccatura di Santorini e faccio un
paio di soste per riprendere quest'autentica meraviglia della natura;
di leggende su quest'isola dilaniata dalle eruzioni del suo vulcano
ne esistono molte, una delle più fantasiose la candida addirittura
quale unica parte restante del leggendario continente di Atlantide.
Leggende o no, dal punto di vista morfologico, Santorini si presenta
con uno spettacolo davvero unico, con gli enormi e ripidi massi rocciosi,
abbelliti dalle case bianchissime, nel più puro stile cicladico;
la meta di oggi però non è Santorini, quindi proseguo
sull'asse Folegandros/Milos. Non
sono mai stato a Milos, però i contorni disegnati dalla C-Map
mi stimolano parecchio e, quando imbocco la grande insenatura che porta
al capoluogo dell'isola, lo spettacolo che mi si para innanzi è
davvero superbo. Cerco con calma un posto per l'ormeggio e lo trovo
in fondo al molo centrale, proprio davanti a bar e ristoranti; una vera
meraviglia. Naturalmente non esiste il corpo morto, ma dare un'ancora
di poppa in un posto così tranquillo, è proprio uno scherzo
da ragazzi e approfitto subito per dare un saggio di buona marineria.
Scendo a terra e mi accorgo che c'è un buon afflusso di turisti,
molti dei quali sono italiani; la curiosità che scatena il binomio King/Suzuki, vuoi per la cabina
prodiera, vuoi per le tante scritte pubblicitarie, non viene meno neanche
a Milos, anzi, visto che in porto ci sono parecchi gommoni, molti dei
quali muniti di tende per il campeggio nautico, vengo sottoposto ad
un fuoco di fila di domande da parte degli appassionati greci. Uno in
particolare si dimostra un vero intenditore, è un ingegnere civile
che svolge la sua attività ad Atene ma che appena possibile torna
alle proprie origini; Antonio Malouchos mi racconta che un amico di Milos si è autocostruito un gommone
tutto d'acciaio inox; ma allora i "fuori
di testa" da gommone non ci sono soltanto da noi! Prima
di cena facciamo un salto a vedere l'opera e... Signori giù il
cappello: il tipo non soltanto si è costruito scafo e tubolari,
ma ha "creato" in casa l'intero sistema di trasmissione a
jet, turbina compresa. L'unico componente acquistato è il motore,
un vecchio VM turbodiesel, prelevato
da una Alfetta in demolizione.
Tutto questo ha comportato un intero anno di lavoro; davvero pazzesco.
La cena si consuma nell'antica e bellissima casa del nuovo amico Antonio,
tra formaggi e vino, poi di corsa verso il gommone perchè, alle
23.30 ora locale, ho un altro collegamento con radio
RTL 102.5, questa volta con Federico
l'Olandese Volante, famoso pirata... 12°
tappa) grazie all'efficienza di Nicholas,
che possiede un camioncino dotato di cisterna e pompa completa di filtro
ripulitore, fare il pieno non è assolutamente un problema, e
così alle 8.30 salpo l'ancora e parto alla volta di Atene,
che dista poco più di 90 miglia. Il vento stamattina c'è,
e anche bello teso; quando arrivo all'uscita del golfo mi è facile
capire che oggi sarà lotta dura; le onde sono quelle che hanno
reso famoso il mare delle Cicladi e arrivano proprio in piena prua. Manette indietro, prima a 4.200, poi
a 4.000 giri, infine a 3.800 con una velocità di 14/15 nodi;
più di così non mi riesce proprio di andare; quella che
consideravo una tappa di tutto riposo, diventa una tortura che dura
quasi sette ore. Nonostante la visita gioiosa di tre branchi di delfini,
la giornata è alquanto deprimente e, quando all'orizzonte compaiono
i contorni di Capo Sunion, provo
un senso di liberazione; tra non molto sarò al sicuro nel porto
di Kalamaki e poi si vedrà.
Poco dopo il mio ingresso in porto arriva
Yanis Flokis, importatore della Nuova
Jolly per il territorio greco; non ci siamo mai incontrati prima,
ma la simpatia arriva subito reciproca; grazie a lui le formalità
portuali vengono sbrigate in un attimo; poco tempo più tardi
arriva il giornalista Babis Kostantatos della rivista nautica Thalassa per una breve intervista e qualche foto, poi uno scambio di opinioni
tra colleghi, visto che anche lui è un temerario avventuriero
del mare. Il tempo passa in fretta ed in un attimo è buio; la
serata prevede la cena con Yanis, che puntuale passa a prendermi al
porto; durante il tragitto in auto sul lungomare di Atene, ogni ristorante
particolarmente sfarzoso o ricco di luci viene inesorabilmente bollato
dal mio compagno con la frase "Va
bene per turisti". Ci fermiamo in una piccola insenatura
ricca di fascino che ricorda un pò Nervi
(GE), e ci sediamo nel sotto il pergolato di una trattoria, che
già alla prima occhiata sembra di ottimo livello; mi spiace per
chi è a dieta ma il menù di Kalivas - mi sono fatto tradurre il nome e indirizzo- è da raccontare:
antipasto composto da "fasolare" freschissime, tanto che si
ritraggono quando vengono spruzzate con il limone; polpo seccato al
sole e condito soltanto con aceto e origano (variante Yanis, assolutamente
da provare); poi il mio ospite mi accompagna a scegliere il pesce, che
sarà uno stupendo sarago di 6/7 etti, cucinato in modo semplicissimo
e cotto in modo assolutamente perfetto (dai sapori mi sembra di essere
tornato nel nord della Spagna); una bottiglia di bianco da favola, poi
un piccolo assaggio di dolci locali. A tutto questo ben di Dio bisogna
aggiungere la meravigliosa compagnia di Yanis, uno di quei personaggi
che ti mettono veramente in pace con la vita. L'indomani è anch'esso
ricco di sorprese: la mattina incontro l'inviato de Il Gommone greco,
ovvero "Fokolikò",
o così almeno viene pronunciato; l'esperto esegue una prova completa
del King Cabin, della quale resta piuttosto soddisfatto; terminata l'operazione
ci salutiamo con la promessa di sentirci a Genova. A questo punto posso
finalmente dedicarmi al segretario del Club
del Gommone della Grecia, al secolo Sotiris
(Salvatore) Tsambiras, che avevo già sentito telefonicamente.
Il mio interlocutore parla benissimo la nostra lingua poiché
la sua signora è napoletana, e per questo che non posso permettermi
di rifiutare il suo invito a pranzo. Non voglio più farvi del
male, perciò non vi elencherò quello che ho mangiato;
posso soltanto dirvi che la signora Tsambiras parla un magnifico dialetto
di Napoli, al pari della mamma
che è tornata pochi giorni fa dalla città partenopea carica
di cibarie "Original",
e che anche le due giovani figlie se la cavano benissimo sia con la
nostra lingua, sia in cucina. 13°
tappa) partenza alle 08.00, con tutti questi "impegni"
non ho potuto fare carburante, ma lo troverò certamente a Nafpaktos;
mentre sono al traverso della penisola di Salamina vedo il solito sottomarino; dico il solito perchè gl'incontri
con i sommergibili sono ormai diventati una consuetudine; mi fermo un
attimo per scattare una foto, poi riprendo l'attraversamento dell'ampio
golfo di Saronikos. C'è
un poco d'onda sulla prua del King che ogni tanto accenna a sbattere,
meglio quindi ridurre un pò la velocità; manca qualche
minuto alle 10.00 quando, con un'elegante manovra, m'infilo tra due
grosse barche a vela attaccate al molo della torre di controllo del
canale. Ormai sono un veterano di Korinto e conosco a menadito tutta la procedura per il pagamento del ticket;
qualcosa però è cambiato: nel 2000 avevo speso circa 70.000
lire, adesso il costo è passato a €
71; alla faccia dell'Euro. Si passa alle 11.00 e così
cerco di scattare qualche foto a quelli che escono dal canale, manovra
che però mi costa il primo posto in partenza; pazienza, navigherò
a bassa velocità dietro alle barche più grandi. Anche
se non paragonabile con quello d'Egitto, il caldo è comunque
terribile, e all'interno del canale la calura si fa sentire in modo
insopportabile; a proposito di canali, questo sì che è
degno di questo nome; strettissimo, con pareti alte sino a 140 metri
e un'acqua color turchese; da sogno. Navigando nel lungo budello che
porta a Patrasso, qualcosa che
galleggia attira la mia attenzione; che sia un altro naufrago? Automaticamente
guardo Wilson ma lui non fa una piega; purtroppo è un piccolo
di delfino che, chissà in quale modo, ha trovato la morte. Con
l'animo rattristato riprendo a navigare verso Nafpaktos dove intendo
fare rifornimento; si vede che non è proprio giornata perchè,
dopo la triste visione del delfino, trovo tutti e tre i distributori
stradali chiusi; d'accordo che è Domenica, ma almeno uno di turno
lo potevano lasciare! Devo per forza andare a Patrasso, dove arrivo
dopo aver attraversato la strettoia omonima. Il carburante c'è,
ma soltanto dopo le 19.00, quindi addio sogni di arrivare a Cefalonia.
14° tappa) stamattina ho dormito sino alle 08.30, tanto la
meta odierna è a sole 80 miglia; prima di partire provvedo ad
una veloce riparazione della serratura della cabina e alla sostituzione
dei filtri del carburante; esco dal porto, il mare è di quelli
giusti per volare sulle onde e non c'è proprio nient'altro da
segnalare. L'arrivo ad Argostoli avviene
sotto un sole accecante, e con questo caldo solo il pensiero di reintegrare
il carburante consumato mi fa star male. Per fortuna a Patrasso mi hanno
portato la benzina con il camioncino e, anche se il prezzo era notevolmente
più salato, la cosa mi ha fatto ugualmente piacere. Ormeggio
nel luogo più vicino alla pompa e vado a farmi i 150 litri che
rappresentano la riserva per la lunga traversata di domani sino a Reggio;
come metto la testa all'interno del chiosco, sono festosamente accolto
dai saluti di mezza famiglia Anastasiadis;
insieme a Thassos e famiglia c'è
anche un ospite che è subito informato della mia impresa e che
commenta la cosa con un "ma che razza di gommone hai?" Gli
rispondo che può vederlo da solo, visto che è ormeggiato
a pochi metri; decisamente incuriosito, Pietro,
questo il suo nome, viene a vedere il King, aiutandomi nel contempo
a traportare un paio di taniche. Mentre gamaliamo (il verbo deriva dal
dialetto genovese "Gamalo du portu"
(facchino del porto), Pietro mi dice che vive a Carrara e che è imbarcato su un Akir;
dopo aver esaminato il gommone in ogni sua parte se ne va invitandomi
ad ormeggiare davanti alla sua imbarcazione, in modo da poter bere qualcosa
insieme. Mentre travaso gli ultimi litri mi sforzo di pensare al nome
Akir che mi pare sia una linea d'imbarcazioni prodotte dai Cantieri
di Pisa; ho proprio visto giusto, e il Monticello,
questo il nome dello yacht, è proprio un Akir
25 S dei cantieri di Pisa. L'unica omonimia con la mia imbarcazione
è data dal numero 25 che, nel mio caso riguarda la lunghezza
espressa in feet (piedi), mentre nell'altro è data dalla lunghezza
in metri! La differenza è facilmente visibile anche ad un cieco.
Scherzi a parte, la barca è magnifica e già nel salire
a bordo si prova una sensazione di grandiosità e potenza difficile
da esprimere; il Pietro, in arte il comandante Bernabè,
si rivela subito un personaggio di notevole spessore umano e dotato
d'immense capacità culinarie e marinare. Il perchè di
una simile affermazione? Vedete voi: mentre ci facciamo un goccio di
ottimo Vermentino ligure, arriva
un ufficiale della Capitaneria di Porto che chiede a Pietro di modificare
l'ormeggio - siamo messi al traverso - in modo da far posto alle barche
che entreranno in porto tra poco; la stessa richiesta è fatta
anche a me, ma alla mia risposta "sono quasi largo quanto sono
lungo" il mio problema cade subito. Per fare la manovra in tranquillità
occorrono due uomini a bordo ed uno a terra; "nessun problema"
dice il Comandante mentre finisce di affettare le patate che andranno
in forno assieme ad un magnifico arrosto di vitello piemontese, "cerchiamo
un volontario a terra, e tutto è a posto" Prima s'inforna
l'arrosto, poi s'infornano le patate, e appena dopo si esegue la manovra.
E tutto avviene proprio così: i cibi cuociono tranquillamente,
Pietro ai comandi, Carlo, il giovane
marinaio, all'ancora, io alle cime di poppa e due volontari a terra
che danno volta alle cime. In non più di cinque minuti, la prua
del Monticello disegna un perfetto angolo di 90° rispetto al molo
con la scaletta idraulica pigramente appoggiata in banchina. Le patatine
sono deliziose quasi quanto l'arrosto, ed il tutto è magnificamente
condito da una compagnia umana ricca di humour. Il Comandante,
Carlo, Sara, Sasha ed io ci troviamo a meraviglia e, passare
le ore piccole, arrivano purtroppo anche quelle grandi... 15°
tappa) guardo l'orologio e sono le 06.00; di muovermi ho davvero
poca voglia, gli strascichi della serata passata sull'Akir si fanno
sentire ma se voglio tornare in Italia devo darmi da fare, così
mezz'ora dopo ho già aggirato la punta del golfo di Argostoli.
Il mare sembra abbia buone intenzioni, meno male perchè le miglia
sono tante ed il fisico comincia a mostrare qualche crepa. Passano un
paio d'ore e la situazione cambia; un bel vento teso da SW alza il mare
proprio sulla prua del gommone -sempre lì- e dopo qualche salto
fuori programma, mi decido a rallentare l'andatura. Più passa
il tempo e più il mare peggiora, adesso le onde sono piuttosto
imponenti e di conseguenza la velocità si riduce ancora sino
ai 14/15 nodi. Le miglia sembrano non passare mai e la stanchezza fisica
e psicologica aumenta a dismisura; ogni mezz'ora controllo velocità
e miglia mancanti, ma la distanza sembra non diminuire mai; vado avanti
così sino alle 17.00 quando il vento inizia a spirare con minor
intensità e le crestine bianche all'orizzonte sembrano calare
un poco; è il primo segnale che le cose si mettono meglio, infatti,
in un'ora la situazione cambia radicalmente ed il mare adesso è
quasi calmo. Ci sono volute quasi quindici ore per arrivare a Reggio e, solo grazie ad un'ora di fuso da scalare, entro in porto che è
ancora chiaro. Le banchine sono piene all'inverosimile ma la buona volontà
degli ormeggiatori è tanta, che riescono a trovarmi un buon posto
per la notte. 16° tappa) ieri
sera mi sono addormentato alle 22.00 e stamattina mi sento fresco e
riposato; passo a salutare l'amico Arturo che è già al
lavoro, poi avvio i Suizuki e parto con destinazione isole Eolie.
Il meteo che ho visto in tv durante la cena diceva che oggi in mare
ci sarà il finimondo ma sino all'uscita dallo stretto le cose
non sembrano così gravi; appena in vista del mare aperto la situazione
cambia drasticamente e si presenta non propriamente rosea; Maestrale
o Mistral come lo chiamano
i francesi questa volta è proprio lui, non ci sono dubbi. Chissà
perchè le previsioni ci azzeccano sempre, quando danno brutte
notizie? Il problema peggiore è che il mare tira proprio di prua
piena e non mi è possibile tenere un'andatura decente; le onde
sono veramente altissime, come da anni non incontravo nel basso Tirreno e, dopo una ventina di miglia di tortura, mi rendo conto che devo rivedere
i miei piani; volevo andare alle Eolie per poi puntare su Cagliari,
ma un tempo del genere non cambia certamente in una giornata, specialmente
se si tratta di Maestrale e di Sardegna,
e il dover aspettare un paio di giorni per andare a Cagliari - ci sono
più di 250 miglia dalle Eolie - non lo posso prendere neppure
in considerazione; così cambio rotta e punto su Marina
di Camerota, che mi sembra la meta massima per quest'infelice
giornata. Il cambio di rotta offre il vantaggio di avere il mare al
mascone e non più in piena prua, questo mi consente di aumentare
un pò la velocità e, soprattutto, di prendere molte meno
botte. Non vi tedierò con i miei guai, posso solo dire che per
arrivare a Marina di Camerota devo battagliare per oltre 13 ore, e che
la tappa odierna rappresenta una delle navigazioni più impegnative
che mi sia capitato di fare in Mediterraneo.
L'ottima accoglienza da parte dei gestori del Marina
Leone di Caprera - strano il nome- mi convince di aver fatto
la scelta giusta; più tardi, dopo aver visto in TV che i traghetti
per le isole sono stati sospesi, e tutti gli altri disastri combinati
dal maltempo, mi sono convinto di aver avuto proprio un bel c..o. 17°
tappa) oggi è la diciassettesima e, dato che non sono
assolutamente superstizioso, ho pensato ad una bella tappa breve breve,
sino a Sperlonga; il mare non è
più quello di ieri e le 120 miglia che mi separano da Angelo
e Michele mi sembrano una passeggiata. Entrando a Gaeta per il rifornimento, a Sperlonga non c'è ancora il distributore,
non posso fare a meno di immortalare le bellezze di questo magnifico
borgo marinaro; mezz'ora dopo sono davanti alla bellissima rocca di
Sperlonga che, a causa delle mareggiate di questi ultimi giorni, ha
il canale d'ingresso del porto insabbiato. Per fortuna gli uomini del
Marina stanno volenterosamente dragando il canale e una decina di minuti
dopo, con i motori alzati al massimo, riesco a scivolare in porto. Quando
mi trovo a passare nei paraggi, questa è una fermata tecnica
cui non posso proprio sottrarmi; d'altronde sarebbe un vero peccato
rinunciare ad una serata con questi amici, che condividono con me sia
la passione del gommone, sia la cultura della buona cucina. La serata
passa tra "tagliata di vitella all'aceto balsamico, mozzarella
di bufala di...e prosciutto crudo proveniente da ..." 18°
tappa) oggi è l'ultimo giorno di raid! Proprio adesso
che mi ero quasi abituato; metto in moto i Suzuki, pensandoci bene è
da parecchio che non li degno di un'occhiata, ma a loro sembra proprio
che non gliene importi nulla. Con uno slalom degno del miglior Tomba,
driblo una serie infinita di imbarcazioni ed esco dal porto; certo che
i ragazzi del Marina sono davvero bravi, riescono a far stare 350 barche
in un porto dove normalmente ce ne starebbero 70, il tutto rispettando
le priorità di uscita mattutine; da applauso. La chiusura di
questo Suez2002Raid dovrebbe avvenire
a Latina ma oggi è il nove
di Agosto e sono ormai tutti in ferie quindi, il raid terminerà
in quel di Riva di Traiano, dove
qualche amico dell'Athlantis c'è
di sicuro. La giornata è piuttosto brutta, con grandi nubi nere
e mare molto mosso; poco male poiché le miglia sono solo un centinaio
e, con il ritmo tenuto sino ad oggi non rappresentano certo un problema.
Dopo un'ora e mezza circa, passo al traverso di Latina e da questo momento
il raid è da considerarsi felicemente concluso, anche se le miglia
da percorrere per arrivare ai pontili dell'Assonautica
di Savona sono ancora molte. Il mio arrivo a Riva di Traiano
viene salutato da Piero, Pino, Marcello
e Aurelio; grazie ai buoni uffici del comandante Amalfitano (Pino) presso il direttore del Marina, vengo gratificato di un ormeggio
particolarmente comodo e, soprattutto, gratuito. La sera, mentre si
festeggia insieme con una gran pizzata, non posso fare a meno di pensare
a quanto sono fortunato ad avere tanti buoni amici in giro per i mari.
A questo punto saremmo giunti alla fine ma, per dovere di cronaca, voglio
raccontarvi lo strano episodio che mi è successo il giorno dopo:
ritorniamo per un momento al pomeriggio precedente, quando ho parlato
al telefono con Teo e tra complimenti
e felicitazioni per la buona riuscita dell'impresa, mi sono lasciato
scappare una battuta ironica sulla compagna di suo fratello
Pino, ragazza deliziosa, ma con un micidiale pedigree di "portasfiga".
Bene, l'indomani parto da Riva di Traiano sotto la costante minaccia
del cielo e del mare, tanto è nero il primo, quanto è
mosso il secondo; la situazione è comunque sotto controllo visto
che prima di arrivare a Marina di Cecina,
ci sono parecchi ridossi quali l'Argentario, Punta Ala, Piombino ecc.
Tutto bene per circa un'ora, quando mi volto verso poppa per il consueto
controllo del raffreddamento dei motori, e vedo il terminale del tubolare
poppiero di sinistra completamente sgonfio; mi fermo subito per controllare
se sia colpa della valvola che perde, ma non è così. Il
pensiero vola subito a.... No! non può essere. Ma,
e se fosse davvero..... "L'altro Egitto" Un altro Egitto, un Egitto molto diverso da quello che si può vedere durante i viaggi organizzati per la visita alle Piramidi o ai tanti siti archeologici di cui è ricco questo grande Paese; questa, almeno, è l'impressione che ne ho riportato durante il breve lasso di tempo trascorso a Suez. Già all'uscita dal porto, la situazione si presenta in modo allarmante, con grandi barriere in metallo che ostruiscono il passo agli automezzi e alle persone, mentre una decina di militari armati sino ai denti verificano scrupolosamente persone e materiali in transito. Sono finalmente fuori e per prima cosa devo cercarmi un albergo; trovo un taxi e... prima sorpresa; qui, quasi nessuno parla inglese!! Questa è la prima grossa differenza che esiste tra una città come Suez, e altre città quali Alessandria o Il Cairo dove, causa turismo, molti parlano inglese. Certamente non mi scompongo per queste banalità e tra gesti e parole arrivo all'hotel; naturalmente anche davanti all'albergo ci sono tre militari armati. Una doccia fredda e un pò d'aria condizionata mi rimettono a nuovo, così decido di uscire alla scoperta di Suez. La sventolata d'aria calda che mi arriva in faccia appena fuori dall'hotel, avrebbe fermato anche un elefante, ma io non voglio darmi per vinto e, visto che il tempo è davvero poco, devo sbrigarmi a vedere quanto più possibile. La prima cosa di cui mi accorgo subito è che gli tutti gli automobilisti praticano la libera caccia al pedone, e che il clackson non è considerato un optional; quanto sopra è facilmente deducibile da un frastuono micidiale e dal fatto che se non presti tantissisimissima attenzione negli attraversamenti, ti asfaltano che è un piacere. In poco tempo mi rendo conto che la movimentazione cittadina è delegata ai Bus/Stop, ovvero a furgoncini a 7/9 posti, che arrivano e vanno continuamente da e per ogni direzione; mi sembra di essere tornato a Grenada (Piccole Antille), anche là vigeva il sistema Bus/Stop ma, i mezzi erano molto più puliti e sparavano a tutto volume il reggae di Bob Marley e Peter Tosh. A Suez, invece del reggae si sente in continuazione il lamento musicato dei Muezzin che, dopo qualche ora, comincia a stufare. Capita l'antifona, girare non rappresenta più nè un costo, nè un problema; la tariffa è di 0.5 Pound (Lira Egiziana) che corrisponde a poco più di 10 centesimi di €; l'unico fattore negativo è che gli autisti cercano di fregarti in continuazione, cambiando lo 0.5 con 5 Pound. La cifra è comunque bassa ma, farsi prendere per il fondelli non fa piacere a nessuno, quindi la risposta arriva con un colpo di "A soreteee", gergo partenopeo dal significato di: A tua sorella gli do i 5 Pound! Di contro, pagando una cifra un poco superiore a quella ordinaria, è possibile dirottare il Bus e farsi portare dove si vuole, naturalmente accompagnato dagli altri viaggiatori che cercano subito di far valere le proprie ragioni. Interi quartieri fatiscenti e persone che dormono per terra in ogni luogo e ad ogni ora, sono la poco piacevole realtà di questa città che purtroppo non può offrire le Piramidi del Cairo o le spiagge di Alessandria, ma che "vede" il transito di gran parte delle merci e del petrolio che fanno girare mezzo mondo. I numeri del raid
Distanza percorsa: 3.010 miglia Navigazione
effettiva: 182 ore Consumo totale: 5.400 litri Consumo parziale: 29.67 litri/h La
velocità media di navigazione è stata penalizzata soprattutto
nei due passaggi all'interno del canale dove la velocità di trasferimento
è stata di 6 nodi; di contro, ne hanno tratto beneficio i consumi
che dai 36 lt/h sono scesi a poco meno di 30 lt/h. I
protagositi del raid Il Gommone Il
King 750 Cabin utilizzato per il raid è il primo esemplare
di gommone pontato prodotto dalla Nuova Jolly; la carena rispecchia
fedelmente il modello "aperto" mentre la coperta presenta
un'inedita cabina prodiera. Le parti in VTR si sono dimostrate particolarmente
robuste tanto che, dopo oltre 3.000 miglia di navigazione con mari anche
particolarmente duri, non ha palesato crepe o ragni sul gel coat; l'unica
parte che ha richiesto un intervento di riparazione è stata la
serratura della porta/cabina. La parte gommata realizzata con tessuto
da 1670 D.tex serie Orca
della Pennel Industries
non ha evidenziato alcun tipo di deterioramento o scoloritura, neppure
dove sono stati applicati gli adesivi degli sponsor, e non c'è
stato bisogno d'interventi di ripristino alla pressione dei tubolari
per tutta la durata del raid. L'unica avaria, verificatasi peraltro
a raid concluso, ha riguardato lo scollamento di una bandella trasversale
che ha determinato un'apertura di circa 1 cm. nella giunzione del fondello
di poppa. Notevole la capacità di stivaggio del gavone poppiero
che, oltre al serbatoio supplementare del carburante da 200 lt. e a
quello dell'acqua da 70, ha saputo contenere anche sei taniche da 30
lt, tutte le dotazioni di navigazione e l'intera ricambistica di rispetto.
Molto confortevole la seduta di guida che si è dimostrata perfetta
per ogni esigenza di guida, sia in piedi che appoggiati o seduti. Ottime
le doti di navigazione di questo nuovo King che ha saputo tenere una
media giornaliera superiore alle 160 miglia marine; è intuitivo
che il modo di guidare un battello di queste dimensioni e peso, è
un poco diverso da quello con cui si pilotano i gommoni di stazza inferiore,
soprattutto in condizioni di mare molto formato. A questo proposito,
non è certo consigliabile far saltare il gommone sulle onde facendo
avanti e indietro con la manetta, ma bisogna cercare il giusto assetto
con il trim e regolare la velocità in modo che il battello segua
l'onda. La manovrabilità già ottima del King è
messa ancor più in risalto dalla doppia motorizzazione, che gli
consente di fare davvero di tutto. Ottimo il sistema autosvuotante statico,
anche se sarebbe stato meglio che i due grossi ombrinali fossero collegati
ad una canalina di scolo; l'impianto del carburante, comprensivo di
due grossi filtri di decantazione, si è rivelata affidabile e
comoda nello scambio dei serbatoi da utilizzare. Un poco risicati i
due passaggi laterali verso prua - su queste dimensioni credo sia difficile
far meglio, che sono però fruibili in totale sicurezza grazie
ai pratici e ben posizionati tientibene in acciaio inox. Non mi sono
servito del salpa ancore elettrico poichè su un gommone di questa
misura lo ritengo un inutile ingombro; è talmente comodo filare
e salpare l'ancora da centro battello che le mie due ancore le ho stivate
nel gavone di poppa. Decisamente confortevole la cabina; ci ho dormito
per tutta la durata del raid e poi per qualche giorno di vacanza con
la famiglia; per due persone lo spazio risulta ottimale e, con un pò
di spirito di sacrificio, si può convivere anche in tre. I Motori Non è facile trovare gli
aggettivi giusti per descrivere questi due autentici gioielli partoriti
dalla Suzuki; in un mese hanno
camminato per oltre 200 ore, coprendo
più di 3.500 miglia, consumando
davvero pochissimo e senza necessitare di alcun intervento di manutenzione
o rabbocco d'olio; inoltre, sono stati in moto sino a 16
ore consecutive per diverse giornate senza mai palesare il minimo
inconveniente. Silenziosissimi sino ai medi regimi, evidenziano un sibilo
contenuto anche quando devono tirare fuori gli artigli; le eliche da
18" - cortissime - montate sul Cabin, ne hanno certamente penalizzato
i consumi, tant'è che durante la navigazione con mare formato,
quindi ad un regime di giri inferiore, hanno offerto un consumo minore
di quello palesato durante la navigazione con mare buono. Alla fine
del raid, l'interno dei motori presentava ancora la di polvere di vetroresina
raccolta in cantiere durante i lavori di installazione, segno questo
dell'ottima protezione all'acqua e all'umidità, offerta dalla
chiusura della calandra. Il GPS Contando il miniraid di Marsiglia,
è la terza volta che utilizzo il Navman
Tracker della Plastimo;
al momento ha totalizzato oltre 6.000 miglia di navigazione, sempre
installato all'aperto e sempre su imbarcazioni planati; credo che miglior
collaudo di questo non si possa veramente fare. Ottima la visibilità
dello schermo, che appare ben leggibile anche con luce riflessa, e notevole
la velocità di acquisizione dei dati. Di uso intuitivo, possiede
tutte le facoltà che si possono ricercare in un apparato di qualità;
di grande praticità il tasto "Nascondi" che permette
di ottenere uno schermo perfettamente libero da ogni tipo d'informazione
superflua. Le Carte elettroniche La nuova carte elettroniche C-Map
sono di facile lettura e dettagliatissime (anche troppo per i miei gusti);
anche durante questa lunga navigazione non ho riscontrato alcun errore
o mancanza di dati. L'unica problematica riscontrata è stata
quella della non segnalazione della base militare all'interno del golfo
di Suda, mancanza che però
è evidente anche sulle carte nautiche tradizionali. Gli Strumenti Tutti la strumentazione di bordo,
ad eccezione dei contagiri e degli strumenti di angolazione dei trim,
è di marca Uflex Trade;
tutti gli strumenti hanno funzionato in modo ineccepibile, segnando
correttamente i consumi, il voltaggio dell'impianto elettrico, la carica
delle batterie ed i tempi di percorrenza. Di grande praticità
e comodità lo strumento di sincronizzazione dei motori, che mi
ha consentito di tenere in perfetta sincronia i due Suzuki, con estrema
facilità. Le Batterie Due i motori, due le batterie; da
sempre sostenitori delle batterie a ricombinazione di gas, anche questa
volta abbiamo montato due Maxxima 900
della Exide. Eccezionali le prestazioni
elettriche, così come sono eccezionali le possibilità
d'installazione, vista la possibilità di essere montate in qualsiasi
posizione, anche capovolte. Di notevole praticità i doppi attacchi
delle polarità, che ne consentono ogni tipo d'allacciamento.
La Timoneria La timoneria idraulica Performax
della Uflex s.r.l. (Gruppo Ultraflex)
si è dimostrata affidabile e sicura; ha gestito i due Suzuki
mantenendo sempre il giusto sforzo sul volante, non richiedendo rabbocchi
o manutenzioni particolari; soltanto il primo giorno ha manifestato
una piccola evaporazione d'olio dal tappo della pompa, problematica
che non si è più presentata in seguito. Di notevole interesse
il sistema di scorrimento del cilindro, che consente di sterzare i motori
mantenendo perfettamente fermi i tubi dell'allacciamento idraulico della
pompa. La Bussola La bussola utilizzata in questo
Suez2002Raid è stata la
Suunto G 116 FL/B importata dalla
Uflex s.r.l.; questo modello presenta
la lettura diretta della rosa, ideale per il montaggio in posizione
elevata. La G 116 ha mostrato una
buona facilità di lettura ed un ottimo smorzamento dell'equipaggio
mobile. In navigazione mi sono sempre servito della bussola per il mantenimento
della rotta, anche durante le traversate più lunghe e impegnative,
e l'errore finale è risultato sempre al di sotto dei 5°.
Buona l'illuminazione notturna.
|